La vita, vita ed altra vita

fresie 1

Poni i voli pindarici all’interno dell’essere umano
amor dolore gioco, ed è poesia. L’aia
dove le ballerine danzano
per liberare il grano dalla paglia
e la pietra cava per frantumarlo
a lungo in farina e le pagnotte
con una croce sopra
nel forno antico. Così andiamo
dalla giara dell’olio all’industria
e dal pennino alla tastiera del computer, ma
la partita è sempre quella, stelle e atomi
in moto perpetuo.

Una follia di bellezza delicata
che nasce chissà come, vive chissà perché
e sempre si trasforma
stranamente. Altri rideranno
e piangeranno dopo di me
ed altri piansero e risero
prima e prima. Adesso
s’impone questo giorno
e albeggia. Riprendo sonno.

Domenica Luise

(File di Domenica Luise  da una propria fotografia di fiori)

Annunci

Chissà qual è la terra dei poeti

Fiori d'acqua 3

Dentro la notte c’è un cuore di stelle
e nella morte un punto di vita
dove inizio e fine coincidono nel sempre.

 La cometa bacia il sole
e la trasformazione avviene.

La danza dell’immobilità frenetica
sta pulsando. Qui e ora, ma
oltre lo spazio e il tempo
e dentro l’oltre. La verità
bramata. Il grande incontro
gli amori ritrovati vergini
e finalmente appagati. Il sorriso umano.

Tutte le grotte in eden.

Domenica Luise

(File creato da Domenica Luise su un proprio disegno)

La donna e la bestia

Mimma e Lupo belli

C’è sempre una fessura
al volo e un cibo. La coda dello scorpione
colpisce gli innocenti, io meglio in agonia
che colpevole, come sempre
festa e farina finte, forca  di tasse.

Si aggirano gridano si lamentano
mormorano accusano soffrono
da due prospettive opposte: ego
e tutti gli altri. Giudici svenduti
che hanno dato il titolo a se stessi. Maldicenti
a bocca aperta. Pinocchi e Pinocchiesse
per natura scelta e volontà, quasi eterni. Incompatibili
al prato, al mare e al cielo
dove folleggiano lumache poetiche
e pesci a strisce sgargianti e grandi aquiloni
e aquile di parole che nessun vento spezza
né onda o formiche divoratrici. Aria
nell’aria, sole nel sole
stella nelle stelle e atomo frenetico. Mistero.

La foto di una donna col suo cane
a ricordo di quella carezza che ci demmo. Fu
il mio tepore. Cantavo
e tu ballavi con morbide zampe. Ridevamo
entrambi.

Domenica Luise

Fotografia di Iole Luise: Mimma e Lupo.

I poeti ignoti

L'atollo 3

I poeti invisibili, incomprensibili e incompresi, quelli
dimenticati inutili senza soldi né amici
pazzi dell’isola che non c’è, posseduti dalla parola
che viene dal silenzio e arriva a un sorriso
assurdo, sulla cui tomba
è scritta la solita epigrafe: padre esemplare
madre esemplare
o meglio niente: fu una poetessa
non sarebbe una formula dignitosa.

Gli scemi che non hanno cercato denaro né potere
e alla fine hanno incominciato ancora da vivi
a rientrare nel silenzio che li precedette
dopo avere capito che ogni tentativo di comunicazione
non riusciva. Poco competitivi
e non c’era più niente da dirsi, sogni incorrispondenti.

I poeti sono soli o non sarebbero poeti
e scintillano nella bolla. La loro verità
mal si addice alla menzogna mondiale
dove poche eccezioni tirano la fatica di Atlante
per quanto incolpevoli. Per quel numero sparuto
di uomini e donne
il pianeta ancora resiste alla superbia ottusa
di maschi e femmine. I poeti
sperano sempre una risposta intorno a sè, ma
ci vuole fortuna. Così
muoiono senza eredi di poesia.

Domenica Luise

(Elaborazione grafica di Domenica Luise)

Libera

Farfalle 6

Il segno dell’infinito, il dna
la spirale della galassia
una nessuna e centomila, radici
e vita dalla morte e dalla vita
entrando uscendo e rientrando. Abissi
e musiche dove spazio e tempo
si annullano. Canterelliamo
rintocchiamo fantasticando
il poco immaginabile. Togliamo
i ceppi alle mani, ai piedi
e al cuore. Adesso vado
e non se ne accorgono nemmeno
portavo il mantello dell’invisibilità
come nelle favole.

Volevo scrivere, è notte, quasi mi addormento sul quaderno
e buon riposo alla mia tempesta.

 Guardo negli occhi la solitudine
che non mi spaventa, è pietosa
e mi prende
con dita senza carne e parole senza sillabe. Mi raggomitolo
su questo letto
che raccoglie il sussurro della farfalla.

Ma sogno la danza.

Domenica Luise

 

(Quadro a olio di Domenica Luise)

Rose della roccia

Rosa della roccia

Talvolta siamo lava che scioglie la pietra
e rose nate contro natura, stillanti
con le radici nel fuoco che non consuma
e strana vita imprevista. Nati
dalla corona di spine, cresciuti con cuori secchi, ma
all’improvviso questo fiorire
e ci guardiamo, come possono petali
tanto delicati
resistere in questa guerra perpetua
dentro, fuori e intorno? Quale potere
ha la primavera, il rialzarsi
nella Pasqua di Dio, quella vera
nuda e cruda, un boccone di pane
e null’altro. La poesia umana
non è nelle vaghezze e nemmeno nelle stranezze
o nella furia della natura: è dentro
al di là delle parole e delle forme, dove
ci smarriamo deliziosamente e vediamo, noi
drogati dalla parola e dai colori e da questa
invincibile pienezza. La fanciulla giocosa
si diverte a piedi nudi sui carboni accesi.

Domenica Luise

(Fotomontaggio fantasticato da Domenica Luise)

Preghiera per la donna

Mimosa 2

Al Dio segreto nel nostro
profondo più profondo: io ti ringrazio
per avere inventato la donna
così romantica, talora perfino ingenua
capace di illudersi dopo ogni delusione
di perdonare l’imperdonabile
e sperare malgrado tutto. Noi
abbiamo bisogno degli uomini, anch’essi
invenzione ed evoluzione divine, ma
li vorremmo a nostro modo. Anch’essi
vorrebbero le donne a modo loro
senza mimosa per forza o mettiamo il muso
ed ogni giorno c’è una buona ragione per litigare
tu sei taccagno e tu sprechi i soldi
tu sei sempre arrabbiato e tu sei una lagna continua
e le bugie…il cappotto della boutique
che diventa uno scarto del mercato
o altrimenti succede la scenata e per oggi
che è l’otto marzo
il cesto di rose gialle striate di rosso alla segretaria
così bella, garbata, mai assente
e alla moglie una sbuffata e un rametto
se c’è
comprato alla bancarella.

Pranzo di gala, è festa, e quanti silenzi
stanchezze dimenticanze. Non sono cose importanti.
Domani si ricomincia. C’è di peggio
dopotutto non ci siamo ancora ammazzati, i telegiornali
sono una vergogna
e quale civiltà? Dove sei
o Dio ignoto d’amore ignoto?

Domenica Luise

(Fotografia di Domenica Luise)

Ma

Il volo della farfalla 1

vado precipitando nella nube
dell’inconoscibilità deliziosa, dove
vedo senza vedere, bacio senza baciare
vado e vengo a volo immobile
su correnti che non so come ci siano.

 È l’uno il tutto il sempre
l’incontenibile
l’inimmaginabile desiderato.

Una vita altra quasi sfiorata, annusata
respirata con parole
o non parole e silenzi senza pensiero.

 Sono il papavero nel prato e il grano
il fiordaliso e la sequoia
e neve sole orizzonti, il gattino che succhia
il topo in fuga, padre figlia madre
sorella sposa e la tigre ed il vento
dolore amore grido risata
ribellione morte vita passato
e futuro in presente. Ora.

 Il volo della farfalla.

 Ma
eccomi. Non aspetto: esisto.

Domenica Luise

(Disegno e rielaborazione grafica di Domenica Luise)

Germogli quasi nel sonno

 Mimma fiore 8

Talora, nei meandri dello spirito dove il mio pensiero
si aggira poggia vola torna fiocca
trovo il nido
e intuisco il cibo e il cuore
caldo
finalmente. Ne riconosco il sapore
ed i fruscii. I ricordi
rimbalzano freschi, fu ieri
ma è ora. Le parole
tornano al silenzio. Deliziosamente.

 E nella notte scrivo quasi una poesia
come l’erba di prato che fiorisce
piegata sulla terra. La primavera
incalza
a germogliare in sangue verde.

 Sotto la notte c’è la pace.

 E il sonno mi prende con mani lievi
e dissolvenze mentali
qui sono e più non sono, questi quaderni sghembi
i compiti di una bambina
buona o quasi
e le voci amate. Ti ricordi
quando presi nove in matematica
io che indovinai per caso l’operazione?

 Si slabbrano i pensieri con i baci
alla vita.

Domenica Luise

(Composizione fotografica di Domenica Luise: Mimma a tre mesi, bambina, ragazzina e adulta festosa)

Ciò che mai dissi e forse mai dirò

 Onda bella

Poggiare il mio viso nei segreti
storici, evoluzioni, matematica
armonie universali, luoghi
anni luce speranze tormenti
e trasformazioni. I grandi silenzi.

 E questo parlare a colori o musica di me.

 Lascio l’impronta al tempo che consuma
stalattiti e stalagmiti dove mai brillò
se non fosforescenza strana inaspettata
o parola da buio. I sogni
precipitarono nel buco interno
a diventare radici e speranza
malgrado tutto.

 Imperterrita, declivio verde e azzurro
diversamente squillante. Chi c’è?

 Un fruscio, ogni tanto.

 Domenica Luise

Elaborazione grafica di Domenica Luise