Donne libere

Donne libere

Abbiamo barlumi di universi
o poesia, e prati
rifiorenti nell’anima dove il verde squilla
a campane ossidriche. Così
andiamo
coi polsi legati dal filo spinato
ed ali di libellula che tutto sollevano
nell’anima pensiero corpo. Le bocche gialle dei piccoli fiori
eruttano il magma, canali

all’immenso.

                                                                         Domenica Luise

                                                  (Quadro a olio di Domenica Luise, 70 per 50)

PS: Con questa poesia vi comunico che dal primo agosto sarò in vacanza
e lascerò squillare a volontà i fiorellini gialli del mio prato.

             

I misteri dell’Ermetismo


 
L’Ermetismo non è nulla se non viene da un afflato profondo,
che è la voglia di dire oltre ogni dire.
Non si costruisce a tavolino per stupire e non si rifiuta a priori
perché non lo capisco.
In realtà c’è poco da capire e molto da intuire, nel senso latino del verbo:
guardare dentro se stessi e la vita totale.
E’ un balbettio semplice, che ha bisogno soltanto della fantasia e di
una sorta di liberazione interiore ad un forte abbandono mentale,
il che porta alla dimensione favolosa del dolore e dell’amore
coagulati col minimo delle parole.
Supera gli schemi del raziocinio e fa schizzare a volo il sogno poetico.
E’ un modo di comunicare il fondo del mistero umano rivissuto dal poeta.
Il vero Ermetismo è  interpretabile soggettivamente a più dimensioni,crea attenzione, concentrazione, gusto ed un suo sapore. Attira irresistibilmente.
Normalmente nemmeno l’autore stesso penetra a fondo quello che scrive
perché non esiste una lucida composizione posseduta. Poi succede
che il commento di uno sconosciuto spieghi a me stessa con chiarezza
un mio verso o un'espressione visti da prospettive altrui.
Quando ciò avviene è raro ed esaltante.
Non siamo usciti dall’Ermetismo né potremo uscirne poiché il poeta
maschio e femmina, uomo e donna, ha finalmente capito di essere
un posseduto dal mistero che non possiede.
Esteriormente e interiormente viviamo nella sconoscenza fondamentale,
ciò che ci spieghiamo lucidamente è semplicemente l’orlo del mantello
nel punto in cui striscia per terra.
Quindi nel futuro potranno cambiare le forme espressive esteriori, ma non
la coscienza dell’ ignoranza delle nostre stesse radici profonde personali.
Invece l’Ermetismo voluto, potenziato e falsificato
incuriosisce un momento e si lascia.
Dopo la lettura restano impressioni nell’anima: è avvenuto il contatto
con l’autore, la luce si è accesa e si distingue qualcosa di quel poeta.
Non hai capito quasi niente eppure senti cose interiori che si smuovono,
stati d’animo oltre le parole.
Rileggi e ti pare di capire qualcosa, ma in confuso.
Rileggi ancora, ti emozioni, intuisci, partecipi.
Il velario si attenua come se divenisse una nebbia impalpabile
nella quale due mani si stringono, autore e lettore,
anche oltre i chilometri, i secoli, il gusto e le mode poetiche.
Dante ed io. I poeti dei blog ed io.
E’ l’eternità artistica o il “ non morirò del tutto” di oraziana memoria.
La mia parola esce dal cassetto e si regala.
 

                                                   Domenica Luise

 

Erbe di prato

 


Fiore bianco astratto

 

 E’ una lenta armonia

disarmonica, dove gli ottoni

risuonano nelle orecchie sul tamburo del cuore

ed all’improvviso il ritmo si scatena

ad incalzare i piedi feriti

della ballerina, crescendo

e pacificazione. Squillano le trombe

dal centro della vita. I bianchi violini

si struggono ardendo.

 

E’ il dolore che canta l’amore

o viceversa? Forse

insieme.

 

Polline

su campi di girasoli

dalla faccia rotonda

e buffa. Azzurro. Semi e terra

all’esultanza.

 

                                                    Domenica Luise                       
 

                                                                           ( File di Domenica Luise )

La teoria mimmiana del cappuccino

Il cappuccino

 

Dunque: qui in famiglia e dintorni tutti conoscono il mio amore
viscerale,è proprio l’attributo giusto, per il cappuccino.
La mattina non transigo. Dentro una bella tazza panciuta riverso un
po’ di latte e molto caffè, che deve essere appena amarognolo.
Riscaldo a microonde e ci inzuppo, poiché sono in dieta, tutti i cereali
che mi pare, quelli semplici senza cioccolatto né mandorle né frutti secchi.
Con questo metodo dimagrisco rapidamente, se però passo
ai biscotti ingrasso nella stessa maniera.
Quindi niente dolci, mai o quasi: mi conforto col cappuccino.
Ecco.
Quando Iole era incinta di Mariachiara, io facevo il catechismo
ai bambini della prima Comunione la domenica mattina.
Avevamo un libro di testo che seguivo a modo mio leggendolo e spiegandolo
insieme ai bimbi. Rapidamente scattò fra noi un’intesa profonda per cui
la domenica, alla fine del catechismo, c’era la gara a chi mi potesse
stare più appiccicato e, soprattutto, impadronirsi di una delle mie mani.
Ricordo la risata del parroco quando, una volta, mi vide uscire
dalla saletta del catechismo con due grappoli di bambini,
uno a dritta e l’altro a manca, tutti vogliosi di sedersi
accanto a me durante la messa che sarebbe seguita.
Il culmine lo toccò Grazia, che faceva il fioretto di NON sedersi
accanto a me. Eppure io non sono una che incita alle “grandi” penitenze. Mah.
Grazia era un caso a parte, adesso è una dottoressa e pittrice.
Mi disse, sottovoce, che Gesù “le allargava il cuore”.
Ricordo come avvenne quella preziosa confidenza. Basterebbe
un momento così ad accendere una luce perpetua nella vita di una catechista.
Ora il libro di testo iniziava col segno della croce e un accenno
alla santissima Trinità.
Ed io dovevo spiegare un tale argomento a una schiera di infanti inquieti,
perché all’inizio gli allievi non sanno cosa li aspetta e provano
a divertirsi un po’, dopo ascoltano per rendersi conto con chi hanno
a che fare e, se trovano un punto debole, non li pigli più.
Non ricordo se mi sono raccomandata l’anima a Dio il primo giorno, all’incontro,
ma suppongo di sì poiché lo disturbo continuamente per molto meno.
Ho detto che c’è un solo Dio in tre persone e ogni persona ha un proprio compito.
Il Padre crea l’universo, la terra e tutti gli esseri viventi; il Figlio
si sacrifica sulla croce per salvare ognuno di noi e lo Spirito santo
tiene sempre uniti Padre e Figlio col suo amore e dove va l’uno
lo segue anche l’altro perché stanno sempre abbracciati.
Ho abbracciato due bimbi: <Se noi ci vogliamo tanto bene e
non possiamo vivere separati, dove vado io ci siete anche voi>.
A questo punto mi è venuta l’ispirazione: <Che cosa mangiate la mattina?>.
Subito è iniziato il coro: il latte, il cioccolatto, il cappuccino.
Appunto.
<Prendiamo il cappuccino, come si fa?>.
<Col latte, col caffé, con lo zucchero>. Questo lo sapevano tutti.
<Quindi ci vogliono tre cose diverse, come le tre Persone della santissima Trinità>.
<Certo, tre cose>.
<Allora al Padre che crea tutto l’universo ed è come una mamma
facciamo fare il latte?>.
I bambini riconobbero che il ruolo del latte gli calzasse a pennello.
< E a Gesù, che prova i dolori della croce, cosa facciamo fare?>.
<Il caffè perché è amaro>.
<E allo Spirito Santo lo zucchero, che addolcisce latte e caffè>.
Tutti d’accordo.
<E dopo che mescolate il cappuccino, potete più separare latte, caffè e zucchero?>.
La risposta fu un coro trionfale: <NOOOOOO>.
<Proprio come il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo> conclusi, anch’io in trionfo.
Dopo un anno, le prime Comunioni si avvicinavano e ne interrogai uno.
<Parlami della santissima Trinità> dissi.
<La santissima Trinità è come un cappuccino> rispose lui.
< E noi siamo il biscotto che s’inzuppa dentro> concluse un altro.
Dieci con lode a tutti i bimbi.
Diteglielo a qualche teologo…ah, ah, ah.
 

                                             Domenica Luise              
 
 

Incontro tra Mimma e Cristina

Ordunque: il cognato e la sorella prenotano il vagone letto per tempo, i biglietti sono in borsa al sicuro. Io e Iole, nel tratto Messina Roma Termini, viaggeremo di notte e sdraiate, per non avere problemi di circolazione alle gambe.
E viene il giorno della partenza. Dimentico le lenzuola pulite in lavatrice e le stoviglie sporche nel lavello, eppure sono un tipo accurato, quando voglio.
La sorella e Mariachiara mi prendono a casa con la macchina, Iole si assicura che tutto sia a posto, dico di stare tranquilla,  che non ho dimenticato niente. Mah.
Iole mi passa lo smalto sulle unghie dei piedi e mi abbottona i sandali alla schiava nuovi, raso terra, che non mi fanno male.
Indosso un paio di pantaloni blu di quindici chili fa, che ogni tanto debbo tirare sulla vita perché non cadano: voglio viaggiare comoda. Una maglietta rossa, con collana di plastica assortita, è il mio segnale di riconoscimento per Gloria, che verrà a prenderci a stazione Termini.
Conoscerò pure Frantzisca il giorno successivo.
Mio cognato porta dalla campagna anche i fiori di zucca, che Iole  frigge in pastella, ne sono golosissima e calano che è un piacere insieme al resto.
La sera più si avvicina il momento di partire e più sento un dolore in quello che qui chiamiamo "la bocca dell'anima", alla fine penso che tanto la valigia l'ho fatta e invece di andare a
Roma mi porteranno all'ospedale. Lo penso, ma non lo dico.
Anche Iole e Giuseppe lo pensano e non lo dicono.
Partiamo, col cognato alla guida, verso la stazione di Messina, io trattengo i gemiti, il dolore sembra diminuire, lo sapevo che i fiori di zucca erano troppi.
Intanto senza cena, per carità.
Il cognato ci sistema sul treno che si mette in moto, il dolore diminuisce e scompare, non torna più, ma non c'è mai nemmeno stato: un'esperienza nuova in occasione di tanto viaggio?
Poco dopo arriva una telefonata da Giuseppe: Come sta Mimma? Bene.
Mah.
Ci accomodiamo, sarebbe a dire che diamo zuccate qua e là, Iole si inerpica sulla scaletta, buonanotte.
Gloria è una creatura deliziosa, sembra una ragazza. Dopo la ronfata fatta sul treno mi sento pimpante e piuttosto emozionata. Il viaggio fino a Lariano è lungo, passiamo accanto al Colosseo, io scherzo: <Per fortuna, Gloria, ci sei tu a farmi vedere queste cose tanto belle>, in genere è una battuta che riservo ai funerali, in quei casi Giuseppe guida ed io la dico, come da copione sorridiamo tutti insieme.
Cristina ci fa l'incontro in giardino e resto a bocca aperta, giuro, nessuna foto le rende giustizia: ha la mia stessa età ed un viso senza una ruga, la pelle trasparente e chiara che hanno le rosse naturali a trent'anni. Incominciamo a ridere e chiacchierare.
Ha preparato il pranzo, che facciamo fuori energicamente tutte e quattro. Intanto arriva la telefonata da Mariachiara: < Le gattine stanno bene, ma che ha fatto la zia? Le ho steso i panni e pulito i piatti>.
Abbiamo una sensazione in comune, io, Cristina, Iole e Gloria: quella di conoscerci da sempre, che è il primo sintomo quando scocca il feeling. Lo stesso avviene l'indomani con Frantzisca.
Così ho lasciato loro il mio abbraccio ormai non solo virtuale.
Vi faccio vedere qualche foto: nella prima Cristina, io in mezzo e Iole alla vostra destra. 
Cristina  Mimma e Iole
Questa è stata scattata dal gestore del ristorante dove abbiamo pranzato l'indomani con Frantzisca.
Nella seconda la mia faccia buffa, commossa e contenta

Mimma

nella cucina di Cristina, che ha scattato la foto.     
Nella terza si vede Gloria mentre
si riposa sul letto di Cristina
perché, proprio quel  
Gloriagiorno,
aveva l'influenza, qui l'autrice
della foto sono io.  

Dice che spesso la conoscenza di presenza, in queste amicizie virtuali, è deludente: non per noi.
Ci siamo sentite felici e siamo state benissimo insieme.
Grazie Iole, per avermi accompagnata, grazie Cristina, grazie Gloria, grazie Frantzisca, mi dispiace soltanto che preferisci non comparire sul blog in fotografia, c'era quella dove ridiamo tutte e due che è uno spasso.
Vi voglio un gran bene. Vivete felici.

                                                               Domenica Luise