E’ arrivata anche a me l’antologia


Esultate e godete tutti. Non dovrete fare la questua
 delle antologie per provvedermi, poco fa, alle ore 11,20,
mentre ero al telefono con Cristina e chiacchieravamo
 del più e del meno, uno squillo del campanello, il corriere,
 il cancello non si è aperto, ho arraffato le chiavi, ho salito
di corsa ( o quasi ) quei pochi scalini,  l'ho guardato con occhi
bramosi, il pacchetto, voglio dire, ho firmato e, dal piano
 superiore, la famiglia si godeva lo spettacolo
di una zia saltellante. Poi si sono affollati ed ho
incominciato a firmare dediche seduta stante.

Evviva, evvivissima, molto più evvivissima assai.

     

Mamme e babbi natale

Mamme Natale

Vi presento Mimma con la sorella Iole
e i nipoti Giovanni e Mariachiara
 in due pose natalizie,
non siamo travolgenti?

Mimma, Iole e Giovanni

Giuseppe babbo natale

E per concludere in bellezza
 ecco mio cognato,

anche lui incappucciato e divertito.

E adesso scatenatevi. Buon Natale a tutti.

 Vivete felici.

Ciao.

    (Fotografie di Crisafulli e Domenica Luise)

A Gesù Bambino

 
 

Presepio 


Emigrato a dorso d’asino
fuggitivo esiliato
guardato storto, suscitatore
di odio e pietà discendente di re
in mano al falegname e a una casalinga.

Non  avresti suscitato il mio amore
se fossi arrivato sul tappeto rosso
con una schiera di servi e serve
e la madre in portantina con papà.

Mi piace la tua stalla, era costume
a quei tempi
che i poveri convivessero insieme alle bestie
usate anche come termosifoni.

E poi, vuoi mettere un nido di paglia
in luce tremula
e il disagio lo sgomento il parto
di una ragazzina
che ha dato inizio al Natale?

Una storia troppo semplice
e innocente, chiodo di nostalgia
a chi non ci crede e refrigerio
per quelli che si attaccano alla fede
come a una croce o a un letto di piume.

Io sono qui, pastora
per fare visita a Dio. Oso
condurre a te il mio gemito
e la speranza. Insieme
a tutti costoro: guardaci
e rialzeremo le nostre mani
dalla caduta.

 

     Domenica Luise (Mimma)

     (Quadro di Domenica Luise, olio su tela, 70 per 50)

 

 

Antologia del Giardino dei poeti

Attenzione, attenzione, avviso urgente,
 ma così urgente che più rosso non si può.

La nostra antologia è partita e viaggia verso ognuno di noi.

Ho iniziato la danza del ventre, la danza delle piogge
 e la danza delle gru in amore.
Per quanto riguarda il canto sono preoccupante:
difatti sto ululando alla luna, al sole e alla famiglia.
Dice che non mi sopportano più.
Canto, controcanto e supercanto con bramiti, vagiti,
fusa, guaiti e coccole varie, sto anche inventando parole nuove
e vado mescolando latino, greco e mimmiano:
un gergo incomprensibile pure a me.
La copertina è bellissima, le poesie sono bellissime,
 io sono bellissima.
Bando alle ciance: controllate il postino, andategli incontro,
abbracciatelo stretto, cavategli il pacchetto dalla borsa,
ringraziatelo caldamente e fuggite in un luogo solitario
 con le forbici ad aprire il prodotto di tanti spasimi.
Annusate l'odore della carta stampata, ah, ah, ahhhh.
Ammirate i fiori della copertina, uh…..
Cercate il vostro nome e controllate.
Ci siamo tutti davvero.
Chissà cosa diranno Coccola e Cristina, se non sapete di chi parlo
 peggio per voi, cercate nelle categorie alla vostra sinistra.

Aggiornamento del 18 dicembre 2008

Oggi, mentre stavo al telefono con Cristina,  ho sentito un urlo quasi umano: < E' arrivato il corriere, ti debbo lasciare >.
Era proprio la nostra antologia, superbamente fotografata
 da Cristina in mezzo ad alcuni dei suoi libri nello scaffale.
Ho esultato e mi è subito uscita la ruota pavonesca
multicolore.

Antologia giardino dei poetiEcco la fotografia scattata da Cristina, adesso si è
acquattata come una quaglia: legge e ammira.
Io aspetto il corriere per domani.
Una volta si andava a cavallo, oggi in aereo,
non hanno ancora inventato la velocità del pensiero.
Buonanotte, per ora. Mi sento più allegra del solito,
come se mi fossi bevuta un bicchierotto di marsala.

La pastiera della regina Margherita

Secondo il foglietto, fortunosamente ritrovato dalla mia amica Tinuzza
nella propria casa antica durante lavori di restauro,
 questa è la vera ricetta della pastiera che piaceva alla regina Margherita.
 Ma sentite i fatti.
Dopo la morte di Giuseppina, che era sua madre (La madre di Tinuzza ! ),
per tutta la casa non le riuscì di trovare un cofanetto di legno

Cofanetto chiuso

  lavorato a intarsio dove sua mamma teneva
 stipate certe monete antiche alle quali
attribuiva molto valore.

Le venne il pensiero che qualche ospite intraprendente
avesse allungato le mani e non ci pensò più per anni. Tinuzza è una donna intelligente e non il tipo che vive di rimpianti. Abbiamo quasi
 la stessa età ed ormai la saggezza incalza.
A che pro rammaricarsi se non c'era nulla da fare?
Quando mise a posto una camera traballante nella grande casa
e i muratori fecero il pavimento nuovo, le venne l'idea
di usare uno sgabuzzino per seconda cucina in modo che,
 se fosse andata in collina soltanto per il fine settimana, non sarebbe
 stato necessario salire e scendere dalla propria
camera alla cucina grande del pianterreno. Ormai era vedova da un po'
 e non aveva tanta voglia di girare da sola in quella casa immensa.
Svuotando lo sgabuzzino, in un pacco di cartone pieno
di cose arrugginite di uso non identificabile, trovò il cofanetto
con dentro tutte le monete.

Cofanetto aperto Allora si mise subito a pulirle e,
manipolando il cofanetto, vide che il velluto rosso interno era
in parte  staccato, così prese l'incollatutto, ma il velluto le restò
in mano e trovò il doppio fondo.
Dentro c'era un foglietto ingiallito quasi illeggibile
 con la ricetta che vi accludo. L'autore o l'autrice
(il foglietto non era firmato) affermava che alla regina Margherita
 piaceva molto questo dolce, che doveva essere fatto mescolando alla ricotta i soli tuorli e
con scorzette chiare di agrumi, da scartare
 rigorosamente le ciliegie candite, che avrebbero macchiato
di rosso la ricotta.
State attente a non farla cuocere troppo e seguite
accuratamente le istruzioni, con questa dose vengono
due teglie da 30 cm. di diametro.

 

           
 

IngredientiPastiera napoletana di Iole

 

Pasta frolla: gr  250 burro


gr 150 zucchero
gr 500 farina

                       4 uova (2 intere e 2 tuorli)

                      

 

Ripieno:         gr 500 ricotta di mucca

                       gr 300 zucchero

                       gr 500 grano già ammollato

                       6 tuorli d’uovo

                       Un buon pizzico di cannella

                       Mezza bottiglietta di acqua di fiori d’arancio (oppure due fialette)

                       Mezza bottiglietta di acqua di millefiori (questa deve

essere proprio così)

                       gr 150 di scorze d’arancio candite

                       gr  150 di cedro candito

                       gr 150  di cocozzata (zucca candita)

                       evitare assolutamente altri tipi di canditi

 

Crema            &frac12; litro di latte

                      gr. 150 zucchero

                      gr   50 farina

                       4 tuorli d’uovo

                       Scorza di limone (senza bianco, e da togliere dopo)

                                           

 

        Esecuzione

 

Prima di tutto far cuocere il grano con un piccolo bicchiere d’acqua  e

 

una noce di burro (se si adopera quello in barattolo, basta

farlo cuocere solo per 10 minuti). E farlo raffreddare.

 

Impastare tutti gli ingredienti per la pastafrolla, lavorandola velocemente, formare una palla e lasciarla riposare in frigo.

Preparare la crema pasticciera montando bene i tuorli con lo zucchero

e la farina, poi aggiungere lentamente il latte e un pezzo di buccia

di limone senza la parte bianca, quindi mettere

a fuoco lento rigirando fino a quando si è addensata.

Togliere la buccia del limone ed eliminarla

Nel frattempo montare i 6 tuorli con lo zucchero fino a che

l’impasto diventa soffice , quindi aggiungere delicatamente

la ricotta passata al setaccio,

poco meno della metà del grano, passato anch’esso al setaccio

(non frullare niente nel frullatore, ché si smonta tutto e diventa

come una frittata).

Aggiungere sempre delicatamente la crema pasticciera, il rimanente grano,

i canditi tagliati a dadini  e, infine, l’acqua di fiori d’arancio

e di millefiori. Amalgamare bene ma con delicatezza il tutto.

Stendere col matterello tre quarti della pasta frolla, da suddividere in 2 o 3 teglie da crostate, dipende dalla grandezza, ricordando che la pastiera non deve essere troppo alta, poco più di 2 dita.

Foderare la teglia rialzando la sfoglia tutt’intorno.

Delicatamente versare il ripieno. Quindi coprire con listerelle

di pasta frolla e infornare a fuoco moderato, 180  gradi.

Sarà cotta quando avrà un bel colore dorato.

Mangiarla rigorosamente fredda.

I giorni seguenti sarà ancora più buona.

 

( Fotografie di Domenica Luise )

 

 

 

 

 

         

 

 

I nostri amori 3

La prof. Mimma
Ecco per voi una chicca vera e propria: la prof. Domenica Luise fotografata sulla cattedra dai propri alunni. Avevo i capelli lunghi
 legati a coda di cavallo e ho colorato coi mezzi potenti
del computer lo sfondo troppo anonimo per i miei gusti. 
Nella categoria intitolata I nostri amori
 ci sto a mio perfetto agio,
come una cozza nelle sue valve,
poiché io mi amo molto, com'è giusto che sia.

Anto2Lela2

Questi due baldi giovani sono i figli di Angela Anais,
 Antonio, detto Anto ed Emanuela o Lele. 
Ve li faccio ammirare
in altre due pose
ed osservate quant'è carina la ragazza
 nella foto bicolore che ha fatto lei stessa al computer.

LelaAnto1

E adesso il mortaretto finale, qui c'è
 Nonna Pina,
 nei suoi incredibili novantatre anni,
vi consiglio di leggere i racconti della sua vita
 che pubblica sul club poeti:
 tutti le vogliono bene, anche i più selvatici.

Nonna Pina

Siamo tutti bellissimi e allegri, direi travolgenti.

   (Le foto sono concesse da me stessa medesima, com'è naturale,
    da Angela Anais e da nonna Pina)

 

Ineluttabilità

mimma e cristina sull

 

Un brodo primordiale di dolore
assetato
dove soltanto i giullari
nuotano a proprio agio
o quasi giocando.

Porto il mio abito a campanellini
metà notte e metà giorno
freddo e tepore, morte
e vita. Ai piedi difformi
scarpette da ballo
per scalare le pietre.

Così vado senza i mezzi giusti
(perché si deve)
a respirare l’acqua.

E non sono né triste né infelice
e nemmeno incosciente:
goccia
caduta ora
evaporata
e ricaduta.

Atto gioioso.
 

                                     Domenica Luise (Mimma)

                                          (Fotografia di Cristina Bove)

Il respiro della luna


Ehi, baldi giovani, uomini e donne, se vi intendete di poesia
 e siete dei buongustai della parola stato d'animo profondo,
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