I misteri dell’Ermetismo: l’incompiuto

Schizzo di ballo

Tutto iniziò quando al liceo conobbi l’incompiuto michelangiolesco, che è affascinante. Avevamo due ore settimanali di storia dell’arte e una professoressa straordinaria. Capire, già nel Rinascimento, come l’infinito si mangia il finito è stato geniale, ancora oggi lo capiscono in pochissimi e lo reputano grossolanità di stile.
Mah, l’incompiuto mi affascina da quand’ero ragazzina, quante volte mi sono trovata a pensare che erano più belli i bozzetti del quadro finito (ad esempio i disegni preparatori di Leonardo da Vinci, una magnificenza). Certo allora non capivo il perché, le prese di coscienza spesso durano una vita. All’incompiuto in pittura e scultura (e musica e quant’altro) corrisponde la sintesi ermetica, NO il riassunto: parlo di sintesi e libertà dalle sovrastrutture.
La poesia è come una frase implicita: posso dire altrettanto bene io studio affinché impari oppure io studio per imparare, dove io studio è la frase principale o reggente e affinché impari è frase finale esattamente come per imparare, solo che la seconda, introdotta dalla preposizione per seguita dall’infinito, è implicita ed è meno chiara, ma più snella della corrispondente frase esplicita con affinché e il verbo coniugato. Chiedo perdono per la digressione e l’analisi del periodo generosamente ammannita a persone di cultura come voi, che mi leggete di tanto in tanto e certamente non avete bisogno di questi chiarimenti, ho insistito perché, girando su internet nei blog letterari e di poesia incontro errori ed orrori tali da sconvolgere la mia ormai decrepita mente troppo innamorata di una lingua italiana corretta, agile e innovativa al giusto.
Personalmente mi sento libera di usare lei o lui come soggetto al posto dei pomposi egli ed ella, ma non posso sopportare che si sbaglino i congiuntivi, quella è ignoranza, o che si lascino frasi relative sospese, pronomi accordati alla storta coi plurali e grazioserie del genere.
Quindi gli errori ortografici, grammaticali e sintattici non fanno parte dell’incompiuto come smettere di lisciare la propria scultura non fa parte di un’incapacità tecnica oppure azzerare la profondità di un quadro non fa parte dell’ignoranza sulla prospettiva aerea. So benissimo che i colori si attenuano fino a fondersi e sparire man mano che si allontanano mentre scuriscono avvicinandosi a chi guarda, ma talora ho appiattito i miei quadri, altre volte li ho sprofondati come mi è venuta voglia. Incompiuto? Qua siamo all’azzardo e mi diverto, quindi gioco per ottenere un effetto “oltre”.
Attenzione a non eliminare il gioco dall’amore e dolore umani: significherebbe diventare comunque lagnosi o perché sdolcinati(e qui bisogna ammetterlo: la poesia sdolcinata è prettamente femminile) oppure tam tam delle disgrazie mondiali presenti, passate e immaginabili nel prossimo futuro. Amore e dolore sono incompiuti senza il gioco, ma incompiuti davvero, non per pienezza d’ispirazione che mi spinge a lasciare qui e prendere lì, lasciare lì e tornare qui o ancora altrove con un segno, una parola, un’incisione, una botta di colore.
Razionalizzare totalmente questo tipo di arte è impossibile, ha dimensioni di ignoto anche per l’autore. E nell’incompiuto si cela il meglio, il più intimo, vero e segreto.

Domenica Luise

(Rielaborazione grafica di Domenica Luise su un proprio schizzo)

Vita umana

Farfalle cubetti


Un affanno oscuro che ondeggia
sognando il volo.

Animali complicati dalla coscienza
sulla scacchiera implacabile
di ignota origine. Stranezze
supposizioni illusioni, soprattutto ignoranza.

I mendicanti della poesia, razza a parte
o quasi. Incapsulati
nei colori della mongolfiera
a concimare parole.

 Domenica Luise

Rielaborazione grafica di Domenica Luise