I misteri dell’Ermetismo: la poesia che amo

Mimma nel vortice

La poesia che amo è semplice, ma interrotta; è visionaria,
fantasiosa, sintetica, è una poesia coi voli pindarici, che tocca,
sottintende e passa all’apparentemente tutt’altro.
Le connessioni si moltiplicano generandosi l’una nell’altra
e l’una dall’altra. C’è ricchezza, anzi profusioni, anzi
accumuli di pensieri intersecantisi in delizia estetica.
Nessuna parola di troppo: distrarrebbe dall’essenziale sovrabbondante.
L’interiore tocca orizzonti non soltanto personali miei e
sfocia nell’universo e nell’universale storico.
La bellezza e la vita qui sono immensamente vincenti sopra
qualsiasi pessimismo storico e stupidità.
Le morti più ingiuste diventano concime ad altra vita
dove nessun amore è perduto. Ed in questo io credo,
ma non per aver un appiglio e una speranza,
che non mi basterebbero.
Ci credo per amore, come se l’avessi visto, anzi come se
l’avessi sempre davanti ai miei occhi.
Per questo in poesia non esiste decadenza, ma danza e
salti a ostacoli, è viva, cerca, trova e cerca ancora, talvolta aggira,
ma alla fine colpisce il bersaglio e si rende indimenticabile:
guarda la Divina Commedia o i frammenti di Saffo
o il M’illumino d’immenso.

Domenica Luise

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La donna e la bestia

Mimma e Lupo belli

C’è sempre una fessura
al volo e un cibo. La coda dello scorpione
colpisce gli innocenti, io meglio in agonia
che colpevole, come sempre
festa e farina finte, forca  di tasse.

Si aggirano gridano si lamentano
mormorano accusano soffrono
da due prospettive opposte: ego
e tutti gli altri. Giudici svenduti
che hanno dato il titolo a se stessi. Maldicenti
a bocca aperta. Pinocchi e Pinocchiesse
per natura scelta e volontà, quasi eterni. Incompatibili
al prato, al mare e al cielo
dove folleggiano lumache poetiche
e pesci a strisce sgargianti e grandi aquiloni
e aquile di parole che nessun vento spezza
né onda o formiche divoratrici. Aria
nell’aria, sole nel sole
stella nelle stelle e atomo frenetico. Mistero.

La foto di una donna col suo cane
a ricordo di quella carezza che ci demmo. Fu
il mio tepore. Cantavo
e tu ballavi con morbide zampe. Ridevamo
entrambi.

Domenica Luise

Fotografia di Iole Luise: Mimma e Lupo.

I misteri dell’Ermetismo, I surrogati

Sguardo di fanciulla

Sono tutti surrogati che hanno più o meno lo stesso sapore.
Il calcio, lo sport in genere e ogni gara, concorsi poetici compresi, sono tutti surrogati della condivisione dove ognuno dà quello che ha a tutti quelli che lo vogliono e lo possono prendere.
Certo se uno non ha mai letto la Divina Commedia sostenendo che tanto è ateo non si discute l’ignoranza volontaria, che in poesia non è ammessa, né può pretendere di ascoltare gli assunti di Roberto Benigni, magari dal vivo, applaudendo con entusiasmo senza capire nulla quando gli altri applaudono, con lo smartphone sempre in moto e messaggi a dritta e a manca.
Del resto non si può ricevere quello per cui non si ha la capienza essendo spesso anche già pieni di vanità, opinioni a priori e talora vere stupidità.
Condivisione del sè significa che ci si regala senza invidia del dono altrui, anche riconoscendolo superiore al proprio, e senza rubarsi le idee a vicenda, come quando in un braciere i carboni accesi si infiammano disfacendosi ed entrando gli uni negli altri con calore e gioia alla maniera trinitaria: il Padre ama il Figlio con viscere di maternità, il Figlio ama il Padre con viscere di filialità che gli si affida, lo Spirito Santo è l’amore totale, massimo ed eterno, un entrare il Padre nel Figlio e il Figlio nel Padre per essere UNO sempre rimanendo tre Persone distinte.
In questa maternità e filialità infinite l’essere umano creato è desiderato, accolto e amato come figlio mentre la maternità e filialità di amore trinitario include anche, e simultaneamente, la fratellanza e la nuzialità dell’amore per cui siamo tutti figli del Padre, fratelli, sposi perché uniti e amici di Gesù e fra di noi. Tutto il resto è un surrogato che simboleggia in piccolo ed imperfetto l’eden scritto nel cuore umano e mai dimenticato.
I vari facebook e twitter sono surrogati. Ogni amore e bellezza terrena sono surrogati. La poesia terrena è il surrogato della felicità ignota che percepiamo dentro di noi, forse per questo è così irraggiungibile: perché la parola con cui la balbettiamo è il surrogato di un sentimento troppo alto, storico, profondo, doloroso, amoroso e giocoso.

Domenica Luise

(Acquerello di Domenica Luise)