Intelligenza artistica

uccelli 5

È pittorica, lineare, plastica, architettonica, poetica, prosastica, musicale, coreografica ed è creativa da un proprio pensiero oppure da uno spunto altrui rivissuto possentemente e trasformato a tal punto da rendere irriconoscibile la fonte, non premeditatamente, per nascondere la copiatura, ma per sovrabbondanza personale. E’ una forma di intelligenza rara, sintetica, intuitiva e visionaria. Il suo punto culminante è avere voglia di scrivere o di dipingere senza un’idea, andare lì e creare dal nulla.

 

Domenica Luise

(Elaborazione grafica di Domenica Luise su un proprio quadro a olio 70 per 50, Gli uccelli d’acqua)

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I misteri dell’Ermetismo: l’uovo e il budino all’aglio

Frattale 2 quarta

La poesia sta nella vitalità della sintesi, è l’uovo di Colombo fermo sulla sua piccola ammaccatura (la parola), uovo condito col sale perché il massimo del gusto è nella semplicità del cibo apparecchiato. A me piace alla coque, con pezzetti lunghi di pane inzuppati nel tuorlo. Appena fa giorno me lo mangio a colazione, me lo posso permettere solo ogni tanto perché il colesterolo incalza.
La vivanda è l’opera poetica, il primo poeta che lo disse e mi viene in mente è Dante nel suo Convivio, ma chissà a quanti prima di lui, di ogni lingua e religione, è saltata in testa questa stessa, banalissima affermazione. Indagate voi nel passato, io sono troppo impicciata col cambio di stagione dell’armadio.
E in cucina tutti sanno che il più difficile è preparare le cose semplici senza pasticciare con cento aromi e come il sapore dei cibi in sè e per sè non debba esserne sopraffatto. Gli aromi sono gli artifici poetici, la “scuola” dove ci sono canoni precisi e inevitabili. Oggi il canone principale della poesia è la libertà dagli schemi precostituiti, il che per un autore scarso o mediocre vuol dire libertinaggio, confusione, stranezze intese come novità artistiche e oscurità volontaria del testo, una pessima accozzaglia di budino all’aglio caramellato spacciato come un piatto da grande chef.
Il poeta (o pittore o scultore che sia) dice che si abbandona all’ispirazione, in realtà si illude o finge di esserne invasato. O c’è o non c’è, normalmente non c’è né si può cucinare senza sapere come si cuoce la pasta. Si può, al massimo, copiare una ricetta punto per punto e in poesia i copisti sono fin troppi, talora girano due pagine invece di una e continuano mescolando fischi con fiaschi, tanto per mantenermi sul tema culinario.

 Domenica Luise

(Elaborazione grafica di Domenica Luise)

Il canto diurno della pastorella errante siciliana

 canto diurno

Che fai tu sole in ciel, dimmi, che fai
o tempestoso sole? Arrabbiatissimo
dall’alto guardi le prodezze umane
sempre le stesse, noi fin da paleolitici
inventammo l’obolo e le tasse. Trasformammo
i frutti della terra in soldi
così mangiammo l’oro come Mida
e a Messina arrivano le arance straniere
insapori, enormi e lucidate a specchio. Tu, sole
vecchio saggio, che cosa fai per questi
vermi di terra brulicanti
alla conquista dello spazio con una fionda?

 Davide e Golia, Ulisse e il ciclope
utente contro sfruttatori. Sorrisi tatuati
fissi e buchi neri accumulatori
del dio denaro gestiscono il gregge
imbecille addormentato con televisione e internet, ma
il giorno è inoltrato
ormai,la luce entra in tutti gli angoli
in qualche cosa il gregge deve pur credere
per continuare a pagare. Intanto
mangiamo di meno, i prezzi crollano
i negozi chiudono, le offerte speciali
aumentano e il fisco incalza
gridano tutti uno sull’altro. Ci siamo svenduti
al migliore offerente
e tu, sole, che diavolo combini
imperterrito nel cielo inquinato
sul mare dei fuggitivi affogati
morti di stenti per ingiustizia?

 Si sono spartiti i soldi della beneficenza
e hanno mandato gli altri a fare la guerra
hanno tosato a sangue tutte le mie pecore
che non ragionano più né hanno gioia d’erba
e di agnellini saltellanti sulle poppe.

 E tremano i piccoli morendo per imbandire
banchetti ed abiti e ville di bagordi.

 Abbiamo questo respiro così fragile
e compriamo le medicine anche se siamo esenti
paghiamo la visita privata o se ne parla fra due anni
e nel frattempo moriamo, tanto non importa a nessuno
che una professoressa in pensione
sempre aspirante poetessa
liberi il posto.

 Eppure
la vita è bellissima.

Domenica Luise

(Elaborazione grafica di Domenica Luise sul particolare di un proprio quadro)

La bellezza dell’asino

La bellezza dell'asino

Era un asinello bigio e tutti si aspettavano da lui che mangiasse poco e lavorasse tanto sotto basti mostruosi. Ma questo qui era un asino ambizioso, che decise di mascherarsi da cavallo per partecipare alle gare e vincere cospicui premi, difatti gli piaceva correre e non s’affannava mai.
Ora la sua fortuna era che aveva un amico chirurgo plastico asino come lui, che gli tagliò le orecchie in anestesia locale e gliele rimpicciolì, fu un’operazione lunga, anche dolorosa per le complicanze e gli effetti collaterali, ma dopo un paio
di mesi, una bella mattina d’autunno si guardò soddisfatto allo specchio:
-Sembro proprio un cavallo- disse ammirato di se stesso e nemmeno si accorse che tanto i cavalli quanto gli asini gli ridevano dietro e anche avanti battendo gli zoccoli per terra e tenendosi la pancia.
Mentre le orecchie guarivano e gli ricrescevano quei quattro peluzzi sulle cicatrici, curò la criniera e la lunga coda, entrambe finte e tutte fatte di extension incollate magistralmente dalla parrucchiera della sua fidanzata, che pure lo decolorò dalla testa ai piedi perché volle essere un cavallo bianco. Intanto si imbottiva di vitamine e ormoni della crescita per migliorare la potenza dello scatto, la resistenza nel galoppo e sviluppare i pettorali, si spalmava ogni giorno con la lozione contro la calvizie per infoltire il pelo e concludeva, a sera, con un massaggio di olio di jojoba che lo facesse risplendere sotto i riflettori. Ma il più difficile fu abituarsi a correre sui tacchi alti perché era troppo piccolo in confronto ai cavalli, partiva ogni mattina presto con gli zoccoli serrati nelle scarpine tacco dodici, e ce ne volevano quattro, due avanti e due dietro e, dopo molte cadute, sembrava che ci fosse nato. Mah. Il bustaio gli fece una bella panciera che lo stringesse nei punti nevralgici e così imbracato egli sembrava davvero un purosangue.
E venne il giorno della sua prima gara, una cosuccia regionale, di non grande rilievo. Stava in mezzo a tutti quei bei cavalli veri e si sentiva emozionato, c’era una femmina bionda che sembrava molto interessata a lui, gli aveva perfino fatto una carezza sulla criniera di extension, con sua grande preoccupazione che gliene portasse via una ciocca o due. Era molto lusingato che quella bella ragazza lo corteggiasse così esplicitamente, in confronto la sua fidanzata, bigia come lui, era meno di zero. Scariche adrenaliniche gli percossero il cervello e le reni al pensiero di quanto la vita, ormai, gli sorridesse e gli scappò un raglio alto, rauco, sonoro, così subito lo squalificarono prima che partisse.

Domenica Luise

(Acquerello di Domenica Luise)