Quando noi…

Famiglia Luise

Quando tu scherzavi, con le ciliegie sugli orecchi,
ed eri un padre burlone, ma triste,
deluso da coloro che avevi chiamato
amici,
nome sacro. Ti difendevi
ridendo, eri
un uomo mascherato
perché nessuno guardasse oltre il naso di pagliaccio.

 

Madre, quando tu venivi dalla spesa
ed ogni giorno cucinavi e pulivi
e ti lamentavi amando

come tutte le madri.

 

La vita continua, si dice,
ed è anche vero,
ma senza di voi.

 

 

Noi
non ci comprendemmo.

 

 

E poi,
chi mai potrebbe capire
un ramo storto e fiorito come me?

 

 

 

 

Domenica Luise o Mimma

 

 

 

(Fotografo sconosciuto)

 

 

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Il meglio di me

 

Il mare di Brolo


Ho sempre vissuto
sul mare, talora tanto vicino
da lasciarmi l’odore sulla pelle
notte e giorno.

E’ la mia via
verso l’infinito. A volo fra i gabbiani
alti e sicuri, che precipitano un attimo
e dalla grande acqua schizzano ancora in cielo.

Così
creatura di sale e di azzurro
libera almeno in poesia.

Entro
nelle rocce
a baciare il dolore degli altri
come se fosse mio e grido
un verso rauco universale, musica
ignota.

 

Domenica Luise o Mimma

(Fotografia di Domenica Luise)

Ritratto della prof. Domenica Luise

Veramente, quando ho dettato il titolo del tema per casa: “ Ritratto della prof. Domenica Luise “, il dubbio mi era venuto: sta a vedere che qualcuno mi fa un disegno.

Ritratto della prof. Domenica LuiseDifatti. Sorpreso, poco dopo, nel momento creativo,  l’alunno Pintaudi Carmelo è costretto a consegnarmi il capolavoro, al quale segue, immediata, la mia risata e quella della classe, quando esibisco il foglio con una battuta velenosa: < Nemmeno fra vent’anni sarò ridotta così >.
L’unico perplesso è l’autore, che sembra anche preoccupato di una mia possibile “ vendetta”.
Messo in chiaro che “ il ritratto ” deve essere esposto con la scrittura e non con la grafica, traggo dai loro compiti qualche florilegio, errori esclusi.
“ Quando siamo con lei, nelle sue ore di lezione, siamo tutti contenti senza un minimo di paura “
( Ravalli Simone ).
“ E’ una persona di carattere leale, sincera, calma e affidabile ” ( Calabrese Piero ).
“ Le sue spiegazioni sono molto interessanti e anche belle perché non parla solo della lezione, ma durante la spiegazione parliamo anche dei problemi della vita “ ( Zaccone Francesco ).
“ Per me la professoressa Luise è non solo un’insegnante, ma un’amica  perché con lei discutiamo di tutti i problemi, studiamo e scherziamo. Alcune volte è un po’ severa, ma non importa ” ( Alesci Giuseppe ).
“ Alla professoressa Luise piacciono i cappelli. Io sono rimasto felice di questa professoressa perché, quando faccio lezione con lei, mi fa capire qualunque cosa.  Voglio che anche lei stia bene con noi “ ( Perdichizzi Antonino ).
“ Ci rimprovera ogni giorno, ma lo fa per il nostro bene. A volte ci mette anche voti bassi e fa bene perché così noi, vedendo che ci mette voti di poco valore, ci impegniamo di più ottenendo risultati migliori , come si è verificato in questi giorni. Si confida con noi, se abbiamo bisogno di aiuto ci dà una mano “ ( Pintaudi Carmelo ).
“ La prof. Luise, dal primo giorno di scuola, ci ha insegnato tutto ciò che possiamo e non possiamo fare…alcune volte si mette nei nostri panni… lei è stata tanto gentile da farci conoscere sua nipote, una bella stangona, per mezzo di una foto. Lei è brava, peccato che un altr’anno se ne va in pensione “ ( Molino Salvatore ).
“ Ha i capelli neri e un po’ grigi, gli occhi neri e porta gli occhiali. Qualche volta la professoressa è un po’ severa, infatti, quando non stiamo attenti, ci richiama dicendo: < La carne è debole > “ (Giardina Carlo ).
“ La prof.ssa Luise è una simpatica e affettuosa professoressa, però quando si arrabbia diventa ferocissima “ (Interdonato Giuseppe).
“ Secondo me lei è una professoressa che agli alunni li fa sentire più allegri, ma c’è lo studio, ella vuole che ci dedichiamo molto e particolarmente con serietà ed impegno. Di tutte le professoresse che ho avuto lei è l’unica che ci fa finire di mangiare il panino “ ( Mazza Alessandro ).
“ Pur non avendo una giovane età è molto allegra, simpatica, divertente. Il suo abbigliamento è alla moda, solo un po’ strano e buffo il suo cappello di colore nero, che usa per prevenire i dolori alla testa. Non è sposata per sua scelta, ma penso che tutti l’avrebbero voluta o in moglie o come parente. Vorrei che restasse con noi per cinque anni, doverla lasciare poi sarà difficile. Spero che ci permetta di andarla a trovare “  ( D’Amico Carmela ).
“ Ha subito due operazioni e non ha avuto per niente paura . Ama molto i suoi alunni, infatti fa di tutto per aiutare i ragazzi che si trovano in difficoltà “ ( Milone Francesco ) .
“ Lei non ama fare rapporti e neanche rimproverare gli alunni, però esige educazione e rispetto. La prof.ssa Luise non rende mai le lezioni pesanti  perché le espone in modo semplice, da poter capire “ ( Cucinotta Giovanni ).
“ Dopo otto anni di scuola è la prima volta che mi capita che nelle ore di italiano non mi annoio. Quando spiega io certe volte non sono attento alla lezione e lei lo capisce e interviene subito e questo è molto positivo perché un alunno capisce che la prof.ssa non si disinteressa di lui “ (Maiorana Francesco ).
“ E’ un angelo, non si arrabbia quasi mai, soltanto in alcuni casi, quando non ce la fa più ed è disperata “ ( Orlando Antonino ).
Leggo i loro compiti, correggo, rido e piango. Sono stata una così felice professoressa.

Domenica Luise o Mimma
(Queste considerazioni sono state scritte dai miei allievi della prima classe dell’Istituto Professionale per l’industria e l’artigianato. Erano tutti ragazzi tranne una sola femminuccia. L’articolo, disegno compreso, è stato pubblicato sul giornalino dell’istituto nel 1997. L’anno dopo sono andata in pensione).


Delicatezze

Domenica Luise
o Mimma

Cristina Bove a colori 


Tutto è gioia perché tutto è amore

che ti fa sorridere nei chiodi

e ballare sui cocci. La fanciulla

indossa una veste di acqua e di sangue

lampeggiando in fiammella.

 

Quel canto

 

prorompente

tocca gli animi. L’aquila

compie il volo e torna al nido

per nutrire i figli.

 

Le formiche vanno in fila

 

con le loro misere provviste

e parlano delle cose di sempre:

che tempo fa, mia moglie è una lagna,

mio marito è sempre nervoso,

chissà quanto piglia di pensione la prof.,

dove andate in vacanza quest’anno? Intanto

la fiammella scappa

a giocare nell’universo

come una birichina. E ride.

 

 

(La foto che illustra questa poesia è Cristina Bove bambina, era in bianco e nero ed io l'ho colorata nel programma di fotografia. Mi commuove il suo sguardo: solitamente una bambina in posa sfoggia il suo miglior sorriso, lei no, è remota, quasi misteriosa, addirittura triste, che a quell'età non dovrebbe avvenire. Per questo, e proprio per contrasto, voglio vederla come la fiammella che ride della poesia, una splendente creatura universale vittoriosa e libera.)

 

 

La gattina Coccola

Coccola sulla sedia
Eccola qui sdraiata a pancia all'aria, piena di fusa mentre io faccio i biscotti. Il sole entra dalle persiane e lei mi fa i versetti suoi particolari mediante i quali  mormora la sua gioia. L'altra mattina le ho dovuto limare un pochino le unghie con la carta vetrata perché, dall'entusiasmo, parte da lontano, si abbrancica ai miei polpacci e tenta la scalata fino al viso, allunga le zampe e fa una carezza su entrambe le guance. Mi dà l'impressione di quand'ero bambina e stavo appresso alla mamma, che puliva e cucinava, chiedendole cosa facesse ( ho parlato precocemente, ma questo s'immaginava), Coccola al massimo fa miao, ma l'atteggiamento è uguale: segue ogni mio gesto standomi più appiccicata possibile.

( Fotografia di Domenica Luise )

I biscotti Mimma

I biscotti Mimma

Un chilo di farina, mezzo chilo di zucchero (oppure 400 o 450 per farli meno dolci), cento grammi di burro ammorbidito dal caldo torrido che grava su di noi, una bustina di lievito in polvere per pizze ed una bustina di lievito per dolci, buccia grattugiata di due limoni appena raccolti dal mio albero in giardino, pizzico di sale, ho detto pizzico. Impastare e mettere a lievitare tutta la notte, l'indomani mattina forno a 180 gradi, sistemare i biscotti distanziati l'uno dall'altro sulla teglia appena imburrata e infarinata, quando il forno è caldo metterli dentro e guardarli affettuosamente dall'esterno senza soggiacere alla tentazione di aprire lo sportello. Intanto pensare a una poesia che rotola nelle meningi. Lieviteranno come tanti palloncini, appena vedete che prendono il minimo di colore tirateli subito fuori senza bruciarvi le delicate manine callose. Rimangono morbidi in una scatola di latta e se li fate lunghi e grossi quanto un dito ve ne basta uno solo nel latte e caffè la mattina, starete benissimo con tutti i nutrienti necessari e non andrete spiluccando. Forse.
Se non avete i limoni da grattare, potete sostituirli con due bustine di vanillina.
Variante dei biscotti Mimma: Aggiungere cacao amaro togliendo altrettanta farina prima di impastare.
 Badate che sono subito pronti quindi non venite a commentare le mie poesie lasciandoli nel forno.

Domenica Luise o Mimma

(Fotografia di Domenica Luise)

Concerto per erbe e amore

Erba e galassia 


So

dove appoggio

le mie dolcezze. Suono

la chiave di violino

per dare inizio al canto toccando

e ritoccando

nervi ferite baci.

 

Ho le orecchie abituate

 

ai fragori e sussurri.

 

E fluendo

 

sono concime per le stratificazioni geologiche

e umore che dà vita al giardino

dei fichidindia, pullulando di steli

mi insinuo fra le zolle

a giocare per amore dolore

tutto amore

che sempre trova il suo controcanto

e scrive parole dritte su righe storte

perché le righe non esistono.

 

Nel più profondo del pozzo

 

scaturisce l’innocenza che ride. Datemi

le mani a coppa,

è acqua buona.

 

Domenica Luise o Mimma

 

(Quadro di Domenica Luise, olio su tela 70 per 50)

 

 

 

Glodis, erandoro, Cristina, Mimma e Nunù

Glodis, Erandoro, Cristina, Mimma e Nunù
Siamo già diventate cinque e tutte donne, lo dicevo io che la poesia è donna. Per secoli e secoli la donna è stata zitta, anche se sempre l'hanno chiamata chiacchierona. I maschi partivano baldanzosi per procurare la preda sanguinolenta e le femmine raccoglievano erbe, frutta e tuberi, li pulivano, li cucinavano, gestivano, partorivano, crescevano la prole e facevano mangiare tutti, adesso la donna finalmente ha gli stessi diritti degli uomini e difatti continua a raccogliere cibo al supermercato, ma poi cucina, lava, asciuga, rilava e ricucina, gli uomini vanno al lavoro anziché a caccia, le donne ormai pure vanno al lavoro, ma continuano a crescere i figli dopo averli concepiti, gestiti e partoriti. Che sono tutte cose bellissime, ma troppe in una volta. Ecco perché i libri d'arte sono vuoti del contributo femminile: non ne avevano il tempo.
Meglio tardi che mai: incominciamo a battere i piedi. La lavatrice e il forno a microonde, l'aspirapolvere e queste meraviglie ci hanno concesso qualche ora per pensare anche noi. E non è poco.

(Fotomontaggio di Domenica Luise)

 

Gelosie di artisti

 
 

La mostra di beneficenza avrebbe aperto i battenti in serata. Tutti gli animali aspettavano l’arrivo della grande artista, che doveva inaugurarla ed intanto passeggiavano nel salone osservando i quadri esposti. Piano piano si formavano dei crocchi dove si chiacchierava animatamente.
Il sindaco, che era un tacchino rubizzo con la fascia tricolore, seguito dai vari politicanti del pollaio, era rimasto scandalizzato dalle opere, se così si potevano chiamare, astratte donate dalla pavonessa Miama. Cosa volevano significare tutti quei colori sbattuti a casaccio sulle tre tele? Blu oltremare, carminio, verde smeraldo, giallo oro, azzurro cobalto e magenta, imbrogliati l’uno nell’altro. Ogni tanto, poi, c’erano colpi di bianco assolutamente assurdo. E dire che aveva pure il coraggio di intitolarli Volo n.° 1, Volo n.° 2 e Volo n.° 3.

 

Volo n° 1

Volo n° 2

Volo n° 1

 

Volo n° 2

 

 


 

Volo n° 3                                                   Volo n° 3

Intanto la pavonessa Miama, attorniata dalla sua solita corte di maschi ringalluzziti, procedeva a piccoli passi. Si era messa i tacchi alti e un reggiseno a balconcino , che le faceva salire il cuore in gola. Non avrebbe perduto per nulla al mondo quell’occasione di trovare marito. Emanava a distanza un forte profumo di “ Blu pavone “. Fece osservare , alla sua corte osannante, le alteluci che facevano vibrare la superficie delle proprie tele, la fantasia dei colori armoniosamente accostati, le sapienti velature e tutto quello che le venne in mente. Dopo si fermò davanti al quadro donato dal sindaco, uno solo, ma davvero grosso.

Granturco                                                                  Granturco

Le scappava da ridere, disse. Intanto il titolo così prosaico:
“ Granturco”. E poi, una superficie sproporzionata, coperta di tanti granellini tutti arancioni, di uguali dimensioni, una cosa assolutamente realistica, senza fantasia né vitalità.

Nel frattempo i gatti criticavano i quadri dei cani e viceversa, le lumache litigarono con le lepri, gli scarafaggi la presero contro le farfalle e dalle parole passarono ai fatti quando il canguro, sdegnato, mollò un pugno e, per caso, ficcò una zampa nell’occhio al tricheco.
In quel momento arrivò la grande artista o presunta tale, del resto l’unica che avesse accettato di inaugurare gratis la mostra.
Era una pecora nera buttata fuori dal gregge per le sue assurde idee di purismo artistico. Aveva perfino osato proclamare che le poesie ed i quadri dovevano essere tutti originali, cavati dall’animo e non copiati a dritta e a manca e spacciati con la propria firma. Portava il vello con una messa in piega semplice, appena ondulata e scintillante di riflessi rossi molto di moda cinque o sei anni prima. Si chiamava Mimmina Beehhhlla.
I contendenti smisero di azzuffarsi e si accusarono a vicenda.
Incominciò la pavonessa, che puntò contro il sindaco la propria manina guantata:
< Ha detto che ho buttato i colori a casaccio sulle mie tele. >
< E lei ha detto che nelle mie opere non c’è un briciolo di fantasia. >

La lepre accusava la lumaca: < Mi vuoi dire cosa significano tutte quelle corna che dipingi? >

Lumaca

 

 

 

 

 

La lumaca, agitata, mosse le corna: < E’ un autoritratto cubista > affermò, < tu, piuttosto, cosa volevi rappresentare? Quando mai s’è vista una lepre a strisce verdi e marroni? >


La lepre

< Anche quello è un autoritratto. Il verde è l’erba, il marrone è la terra, io mi mimetizzo con la terra>  declamò la lepre convinta, < è un’opera surrealista. >

 

 

 

 

 

 

 

Felini
In quanto ai cani accusavano i gatti perché facevano una pittura di parte dipingendo soltanto gatti,

 

 

 

canidinello stesso tempo i gatti miagolarono forte le loro ragioni contro i cani, essi facevano una pittura di parte, affermarono, dipingendo solamente cani.

 

Farfalla


 

 

 

 

 

La pittura delle farfalle era sentimentalistica e abbagliava gli occhi  con colori fosforescenti, protestavano gli scarafaggi,

Scarafaggio

 

che avevano presentato certe tele piene di mostri neri; ognuno puntava il dito contro l’altro.
< La vostra pittura è troppo brutta ed è statica > dicevano le farfalle agli scarafaggi, < La vostra pittura è troppo bella ed è agitata> rispondevano gli scarafaggi.

 

 

 

 

In quanto al canguro, che aveva la crisi d’identità, aveva dipinto tanti topolini naïf in fila, il che provocava le risa del tricheco, che pur guardando con un occhio solo poiché l’altro gli era diventato blu, gonfio e dolente, diceva di divertirsi anche troppo: < Grande e grosso come sei, mi vai a dipingere topolini! Topolini! >

Topolini< E tu, allora, anche tu sei grande e grosso eppure hai dipinto una specie di foca a cui si contano le costole. >
Il tricheco si imbronciò e tacque. In effetti egli sperava di dimagrire e quello era un proprio
autoritratto,

La foca anoressica

ma ritenne inopportuno confessarlo perché aveva visto nelle vicinanze un giornalista del famigerato settimanale “ Il Pettegoliere “  e temeva che lo sentisse.

 

La grande artista sorrise dolcemente e mosse appena la zampa. Tutti, all’improvviso, tacquero.

 

 


Era una fanciulla, ma non proprio tanto giovane, un pochino curva e sembrava stranamente stanca.Osservò i quadri uno per uno. Lodò i colori fantasiosi della pavonessa e quelli realistici del sindaco, l'autoritratto cubista della lumaca e quello surrealista della lepre, i quadri specializzati dei gatti, che esaltavano i felini e quelli specializzati dei cani, che esaltavano i canidi, la bella pittura danzante delle farfalle e gli strani mostri ieratici dell'inconscio presentati dagli scarafaggi, disse che i topolini naïf del canguro erano come un armonioso motivo musicale dolcemente ripetuto e trovò una parola buona perfino per consolare il tricheco, al quale faceva ancora male l'occhio: < Non avevo mai visto un personaggio così trasparente dipinto in un quadro >  affermò mentre tutti la guardavano a bocca aperta perché, davvero, non credevano di essere stati tanto bravi e di avere donato qualcosa di buono.


Ella aggiunse, con una specie di tenerezza materna, che in ogni essere vivente è calato un artista diverso ed improvvisamente tutti gli animali smisero di essere gelosi gli uni degli altri. La grande artista era convinta del loro valore. Sostava da un quadro all’altro pensosa, senza fretta. Il pubblico affluì per comprare opere di così alto significato e si fecero tanti soldi, coi quali si ricavarono borse di studio per artisti poveri.

 Domenica Luise o Mimma

(Disegni creati al computer da Domenica Luise)