Peso forma

Mimma e la granita di caffè con panna

 
Non è la stessa cosa

un boccone in più o in meno
o mi viene il diabete, il colesterolo
e l’infarto. Togliete
togliete quel cioccolattino, chiudetemi
la televisione con le creme che colano
e i biscotti di tutte le marche, lo zucchero
è un vizio. Ho acquistato
settecento pillole di aspartame, duecento
sono in regalo, menzognere
come i tuoi occhi diversi dai tuoi pensieri.
 
Quando il diavolo ti accarezza

significa che vuole l’anima. I dolci
sono tamponi delle carenze affettive, mangio
perché non mi sento amata né di notte
né di giorno. Che schifo i cannoli
ci si sono posate le mosche, ecco. Lo faccio
per la salute
non per rientrare nella taglia 46
oppure 48, che già sarebbe tanto.
 
E poi salirò e scenderò le scale

di nuovo senza aggrapparmi
come la fanciulla che sono dentro
molto dentro. Le rughe
non fa niente. Il collo che pende
basta non guardarlo né toccarlo di nascosto
come ultimo pensiero prima di addormentarmi. 62 chili
il sogno da specchio magico. Specchio delle mie brame
chi è la più scema del reame?
 
                                                                        Domenica Luise
                                                                        (Fotografia di Iole Luise)

 

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Questa storia mi viene a conoscere

Dai tempi di Fedro ed anche prima
sempre
e dovunque.

Il toro disse alla pecora: < Non è posto per te
e poi il tuo biancore mi abbaglia >.

Gli rispose la pecora: < Che fastidio ti do ?
Hai tanta più forza ed amici di me >.

Allora il toro, battendo a terra la zampaccia
suonò il tam tam dei tori a raccolta

e con le frogi fumanti stabilirono il verdetto:
< Tingiti il mantello di nero >.

Subito la pecora, che le piacesse o no,
andò dal parrucchiere

e da bianca innocente divenne nera notte.

Il toro disse alla pecora: < Ma sei proprio cretina
e adesso, tutta scura, ti posso calpestare,

lo sai che ci vedo poco, mi manderai in galera
con l’accusa di omicidio volontario. Perché non te ne vai?
L’arena non è posto per una femminuccia >.

Gli rispose la pecora: < Ma qui ho comprato casa
ed ho il mio praticello >, < Va bene >, disse il toro,

< però devi portare un campanello a zampa
così ti sento e non ti schiaccio >, < Sì, maestà >.

< Insomma, cara figliola, non hai senso di misura >
si arrabbiò il toro, < con questo scampanio

tu lo fai apposta a svegliarmi dal sonno
continuamente >. < Perdono, maestà,
è stato involontario, metterò il cotone
nei campanelli >.

< Al tuo posto me ne andrei > concluse il toro,
< parlo per il tuo bene, potresti avere

un incidente. Mi piglierò io
cura della tua casa e del praticello, cioè
mi piglierò casa e praticello >.

< Sì, maestà > rispose la pecora
< è giusto, maestà. Io sono nera, rifiutata dal gregge

e con i campanelli inutili, non ho intelligenza
ed è tutto vostro,
maestà >. Il toro si accomodò
nel praticello in fiore della pecora
ma vennero gli uomini a stanarlo
e lo fecero fuori nella corrida
insieme a tutti i suoi amici.

Domenica Luise