La scocciatrice

Se volete sentirmi cantare un po’ di gorgheggi inventati da me, fate clic sul link che vi incollo qui e poi aprite la stringa nera che appare.

http://beatiipoeti.blogspot.it/

Ciao a tutti e buonissima estate.

Quel vizio di piegarsi sul mio orecchio per urlarci dentro ad altissimi decibel le cose più scontate, domande sceme, supposizioni inutili. La incontro sul viale dopo almeno cinque anni, tacchi a spillo, maglietta stramba, gonna quasi mini, ma non troppo, capelli incollati decolorati, profumo mascolino al muschio insopportabile. Sarà, non sarà, ma speriamo di no, invece è lei e non si sfugge. Mi abbranca al polso della maglietta e la tira finché mi fermo. Guardo tristemente la manica che pende slabbrata per sempre e l’accarezzo, va bene, mi conforto, era del mercato, ma mi piaceva, ci avevo fatto i tondini a uncinetto multicolore qua e là che sembravano di classe. Mah.
<Proprio te cercavo> sorride con labbra rosso corallo, i denti, adesso, sono dritti e sembrano più piccoli.
<Perché mi cercavi?> chiedo ipnotizzata, come allora, dalla sua sicurezza.
<Ma lo sai che ti ho sempre pensata? Ora non ho tempo, ti debbo chiedere un favore, mi dai il numero del tuo telefonino?>.
<Che favore?>.
Guarda l’orologio, ma è tutto d’oro? Mi sventaglia in faccia la fede nuziale e l’anello con uno zircone mostruoso, oppure sarà un vero brillante? Mi sento una fallita totale col mio posticino sudato all’istituto d’arte, dove ho una supplenza di moda e figurinismo e che fino a dieci minuti fa mi sembrava il non plus ultra.
<Ora non ho tempo, un massaggio dall’estetista, sai, per mantenere la pancia piatta dopo la bambina>.
Maritata, con figlia, profumata, disinvolta, io non sono una che tende all’invidia, non fino al minuto fa. Il mio ragazzo aspetta ancora che lo mettano in regola nel negozio di computer dove lavora e stiamo risparmiando per sistemarci goccia a goccia. Mastico amaro e le do il telefonino, ma con una cifra sbagliata. Con premeditazione e deliberato consenso.
Vanessa è sempre stata così: sorprendente. A scuola, compagne di banco, il pomeriggio, verso le cinque, passava da casa mia e copiava le versioni, a cosa le serviva se non capiva niente? La bocciarono e venne di meno, poi sparì: si era appollaiata su un’altra compagna di classe, ma seppi che quella si faceva pagare in denaro sonante per passarle i compiti e soffiarle i suggerimenti durante le interrogazioni.
Dopo sette giorni mi rintraccia, e in verità non ne dubitavo. <C’era un numero inesatto, scusami se non mi sono fatta sentire prima come ti avevo promesso (?) puoi prestarmi la tua tesi di laurea? Me la porti con la macchina? Io non posso venire, aspetto una visita, oggi è sabato. Ho preso lo stesso argomento, però la tua tesi me la devi spiegare sennò non ci capisco niente>.
<Vanessa, non posso venire, faccio lezioni private ogni pomeriggio e non ho tempo per spiegarti la tesi. Del resto l’ho prestata e non me l’hanno più restituita, sono partiti per l’Australia con la mia tesi>. Ormai la bugia è partita spontanea, grossa quanto una montagna.
< Come l’hai prestata, pazza incosciente, adesso hai perduto la tua tesi, e io che ho preso lo stesso argomento apposta>.
<Ma anche tu me l’hai chiesta in prestito. Scusa, ti devo lasciare, ha bussato il mio fidanzato>.
<Ti sei fidanzata? Com’è, bello? Che lavoro fa? Lo ami, ti ama, quando vi sposate>.
<Scusa, ci sentiamo poi>. E stacco il telefonino, corro a togliere la tesi dalla libreria, l’impacchetto in confezione anonima e la nascondo in cucina, nello stipetto, dietro la bombola del gas.
La mamma ascolta, guarda e tace continuando a lavare la verdura, è una mia impressione o sta ridacchiando?
C’è poca luce, non distinguo bene, mi mette così tristezza questa penombra perpetua e il fatto che non accendiamo prima la lampadina per risparmiare.
Respiro profondamente come a sputare fuori questo senso di smarrimento e ritorno dai miei allievi a spiegare la è verbo con l’accento sopra e la e congiunzione senza l’accento.
Quale goduria e realizzazione intellettuale.
Guardo l’anellino con la pietruzza celeste, un’acqua marina o un vetro, non so,  che lui mi ha regalato e lo bacio furtivamente.
La sera, verso le sei e mezza, se ne sono andati tutti e mi sono appena aperta una brioscina di quelle che non ci vedo più dalla fame, l’addento e bussano alla porta. È lei, affannata, tutta rossa, e si è pure cambiata, ma il profumo è lo stesso, sempre più acuto.
<Mi devi aiutare per la tesi, avrai la brutta copia>. stavolta mi sbatte in faccia due grossi bracciali che tintinnano uno a destra e l’altro a sinistra.
<Mi dispiace, ho strappato e buttato tutto>.
Si rivolge a mia madre: <Signora, glielo dica lei>.
<Mia figlia ha appena smesso di lavorare e adesso deve preparare la cena, signorina> fa la mamma, ed aggiunge:
<Noi non prestiamo niente a nessuno, perché non prova a scriverla da sè?>.
<Chi, io? Non ho tempo, ho una bambina piccola, una casa, un marito, io>.
<Allora impari come si fa e smetta di imbrogliare>.
Vanessa resta a bocca aperta, si gira senza una parola, apre la porta di casa e se ne va. <Mia mamma ride esplicitamente, e poiché abbiamo finalmente acceso la luce la guardo e mi sembra talmente bella con tutte quelle rughine allegre, si china  a prendere il pacchetto dietro la bombola del gas e dice: <Tranquilla, quella non torna più. E da ora in poi impara a dire di no, tesoro>.
Per il momento faccio fuori la brioscina e mentre mastico apro il frigorifero per uscire le cotolette già impanate: mio padre e lui stanno per arrivare. Provo una calda felicità insostituibile.
Stasera voglio mettere la tovaglia con le fragole rosse  stampate, un po’ sgargiante, come piace a me.

Domenica Luise

PS: A grande richiesta, metto il link alla crema semplice, senza uova e senza grassi, che ho pubblicato tempo fa su questo blog: https://usignolamimma.wordpress.com/2011/05/20/il-bianco-mangiare/#comments
Va molto bene per i bambini, è buonissima ed io la preferisco bianca, con tanta buccia di
limone grattata al momento. Se poi volete evitare che raffreddando faccia la pellicola, basterà aggiungere un pezzetto di burro, ma io mi accontento della pellicola risparmiando calorie.

Annunci

Amore e Mimma

Quando Mimma incontrò Amore era una ragazzina sventata, che leggeva sempre, anche i giornali vecchi nei quali, allora, avvolgevano i pesci che la mamma comprava per risparmiare. In particolare c’era un giornaletto che s’intitolava Bambola e lei sapeva tutto a memoria, peraltro conosceva anche le poesie studiate a scuola e, per intero, il libro di lettura della seconda elementare, che declamava a testa alta nella noia generale della classe e della maestra. Ecco.
Tuttavia le avventure di Pupetta, Pippetto, l’ometto lampadina e fata stellina erano le sue predilette.
Zia Maria la provvedeva di tali tesori, che ottenevano molteplici effetti: improvvisamente la furia di casa, rintanata nell’angolo più remoto del cortile, sotto il gelsomino che, dal giardino dei vicini si arrampicava per fiorire sul muro in comune, non si vedeva e non si sentiva più per un’ora e mezza, forse due se la lettura esigeva fantasia. Intanto il mondo mi attendeva sollevato per la momentanea stasi.
Mimma non si accorse di avere due tentativi di campanellini al posto del seno fino a quando una mattina a mare, mentre faceva impetuosamente un fosso nella sabbia, non le scapparono dalla pettorina uno a destra e l’altro a sinistra e se non fecero din don a festa poco ci mancò. Una signora vicina di ombrellone incominciò a prendermi in giro, subito si creò un capannello, tutta rossa di vergogna e di innocenza Mimma fuggì, discinta o quasi, verso casa, bastava attraversare la strada, salì le scale difendendosi i campanellini saltellanti e bussò di furia gridando che quel prendisole non l’avrebbe messo mai più.
Invece l’indomani lo indossai, ma la mamma, armata di ago e filo, dovette praticamente cucirmelo intorno, così imbracata mi presentai sulla spiaggia, con disappunto dei compagnetti maschi e divertimento di tutti. Orgogliosissima, mi scatenai con un occhio al secchiello e l’altro alla pettorina, che non si mosse, ma il problema venne dopo, al momento che la mamma dovette togliermelo e non veniva via in nessun modo, mi ci aveva cucita dentro troppo bene. In quel momento lei doveva preparare il pranzo e la prese con me, dopo non mi ricordo come finì, si sarà rassegnata a comprarmi il prendisole nuovo.
Bazzecole, inezie, carabattole. I ragazzini  di allora, nella foto ricordo, hanno gli occhi puntati su di me, che rido ignara con addosso il prendisole incriminato, era giallo a fiorellini grigi.
Quando intravidi Amore, egli fece per me un balletto di luce, che mi lasciò a bocca aperta. Non si poteva resistere a tante seduzioni e mi preparai al matrimonio.
Avevo una così grande felicità che poteva bastarmi per sempre, ma il mio sposo non voleva mostrarmi i suoi occhi, diceva che m’avrebbero accecata. Ridendo, gli rispondevo che sembrava il mito di Amore e Psiche, ma a noi non sarebbe mai accaduto. Allora egli mi sorrise a sua volta, ma con una strana tristezza. Difatti, quando ci baciammo, gli disobbedii e lo guardai. Un lampo azzurro mi abbagliò davvero e strinsi l’aria.
Adesso gli chiedo sempre: <Dove sei?>.
Interrogo la pesca succosa e il fiore pietoso, l’erba che buca la terra e il sole che va a dormire rosso di vergogna per i peccati umani. Mi sto addormentando anch’io, buonanotte, Amore, dove sei, chi sei? Protendo la mia cecità verso di te.

Domenica Luise

PS: se volete ascoltare Mimma che canta inventando nell’attimo, fate clic su http://beatiipoeti.blogspot.it/

Cogli la vita

come i papaveri in estate, bocche
che ridono ai misteri, timbri di ceralacca
su lettere strettamente personali da cielo in terra e le più dolci
ferite
con quel colpo nello stomaco dove la fiamma
ha toccato e appiccato.

Dalla goccia al mare in schiuma d’onda.

E non dovrò più tagliarmi le unghie
nemmeno entrare e uscire da una porta
o tingermi i capelli. Libera
poesia
e fiato semplice.

Il caleidoscopio ricompone l’immagine
con l’ultima tessera d’oro.

Ecco, ora vedo. Quasi.

Buonanotte, le ore
si sgomitolano, fili di seta
sulle palpebre.

                                                                              Domenica Luise

 

Se volete ascoltare un pezzetto del canto che ho inventato e gorgheggiato meglio che ho potuto, fate clic su questo link: http://beatiipoeti.blogspot.it/

Elaborazione grafica di Domenica Luise su un particolare del proprio affresco Le poetesse radiose.