Dove va la poesia? Test di Renzo Montagnoli

onda poetica

L’amico Renzo Montagnoli, che con News Arteinsieme riunisce e propone prosatori e poeti antichi e nuovi compiendo un lavoro magnifico, tempo fa mi invitò a rispondere ad un proprio test sulla poesia, che ho riletto nell’insonnia notturna, ho pensato di pubblicarlo qui così come lui ha posto le domande ed io ho detto quello che penso. Se volete e avete cose da dire siete i benvenuti sempre.

 1) Da sempre cenerentola quanto a mercato, se raffrontata con la narrativa, la poesia tuttavia più che la prosa mostra nel tempo più frequenti evoluzioni, per quanto, a mio parere, in questo inizio di secolo stia segnando il passo. Non mi pare, infatti, di vedere qualche cosa di realmente nuovo, se non riproposizioni, più o meno riuscite, di varianti dell’ermetismo.
Concordi con questa opinione? In caso contrario, esprimi liberamente il tuo pensiero, suffragandolo con elementi di giudizio.

 Non mi pare che in questo inizio di secolo la poesia stia segnando il passo, semplicemente è mescolata con troppa zavorra e quindi non si distingue la pepita, che resta sommersa.
A moltissime persone piace scrivere poesie, un’andata a capo a casaccio, due gabbiani e un tramonto, un tono nebuloso telegrafico, due o tre paroloni, un po’ di versi sconclusionati ed è fatta.
Chi legge non capisce niente e chi scrive nemmeno. Metrica e rima non ci sono più, qualunque diplomato col sei in italiano e nessuna voglia di leggere si può scoprire poeta.
Le varianti dell’Ermetismo sono ormai inevitabili e, per me, ci troviamo appena agli inizi perché l’Ermetismo è il mistero interno umano ancora e sempre inesplorato. Le parole terrene che dicono la nostra storia esprimono barlumi di una realtà vastissima, tuttavia è sbagliato l’approccio volutamente oscuro, il linguaggio irto di difficoltà premeditate, l’esibizionismo del proprio sapere o di una semplicità forzata, anche il rifiuto del sentimento, chi osa oggi scrivere la parola amore?
Qualcosa di nuovo in poesia ancora non c’è, ma forse non è nemmeno richiesto. In pochi autori viventi, navigando su internet, vedo eccellenza espressiva: è il massimo che riscontro. Siamo nel momento del big bang ermetico, gli autori hanno letto, studiato, amato la parola e adesso tentano di dire l’animo umano storico e personale.
A meno che non vogliamo considerare novità la liberazione a tutto campo delle parolacce in poesia: nessuno le proibisce col necessario equilibrio e intelligenza, ma solitamente mancano l’uno e l’altra, c’è la voglia di farsi notare, quella sì: spiccatissima e grave limitazione di questi tempi strani.
Bisogna lasciare sedimentare la zavorra per assaggiare il liquore soave, che rinvigorisce l’anima, le cose nuove arrivano pure, ma a piccoli passi.
L’eliminazione di metrica e rima ha condotto al verso libero: sono caduti corpetti soffocanti, crinoline e abiti a sbuffo che non passavano dalle porte, ringraziamone il cielo, ma non approfittiamone per scrivere schifezze indecenti con la scusa della libertà. Se l’autore è ignorante in grammatica e sintassi si vede subito lo stesso.

 2) Posto che è improponibile un ritorno alla poesia con una metrica rigida e che quindi il verso libero, oppure solo apparentemente tale, ha ormai consolidato il suo primato, sei dell’opinione che una poesia debba sempre avere una sua struttura equilibrata e armonica, ciò al fine anche di differenziarla dalla prosa?

 Quando ho studiato i poeti greci, c’erano anche i versi liberi identici a quelli nostri, ma erano divinamente semplici e armoniosi perché quella gente antica ancora non usava tante figure retoriche e stranezze: non è stato l’Ermetismo a inventare il verso libero.
Io lo trovo bellissimo: semplicemente la facciata della casa è pronta e sono stati eliminati i ponti di legno perché non servono più.
L’armonia poetica non è data dalle rime e dalle sillabe né dagli accenti forti al posto giusto, ci vuol altro, ma la sola musicalità del verso non basta. In quanto agli artifici dello stile, giocare un po’ fa parte del divertimento, ma non debbono mai sovrastare sull’animo.
A me non interessa differenziare di proposito la poesia dalla prosa, che è soltanto meno concentrata della poesia. Ho scritto poesie più distese e poesie più sintetiche, alcune più vicine alla prosa altre meno, seguo la voglia interna e non permetto all’artificio inevitabile di fagocitare l’arte e la limpidezza del dire: per me la poesia deve rimanere equilibrata ed armonica, con qualche stridio eccezionale perché non si parla soltanto a bassa voce, talora si grida e si perde la compostezza.

 3) Ci sono tanti temi che la poesia affronta e svolge, ma oggi, secondo te, di che dovrebbe trattare soprattutto, e perché?

 Per me la poesia esprime l’essere umano in quel momento storico, il corpo e l’anima, non il vestito. Lo stile matura e talora marcisce, ma la pesca è sempre lei, malgrado i suoi vari gusti di fruttificazione. I temi della poesia sono universali e senza tempo: amor, dolore, gioco.

 4) Quale sarà, a tuo parere, il futuro prossimo della poesia?

Difficile o impossibile dire quale potrà essere il futuro prossimo della poesia. Intanto, per fare buona poesia, occorre liberarsi di molti limiti: via la superbia del successo ottenuto , ma anche l’avvilimento di essere ignorati dalle persone più vicine, il poeta è un profeta inascoltato quasi sempre, occorre accettarlo. Via l’invidia del dono altrui, riconosciamo sinceramente il talento. Via lo scavare nelle opere degli altri per trarne spunto scimmiottando, è in se stessi che occorre scavare. L’essere umano si cerca per lasciarsi in testamento ad altri esseri umani, che faranno lo stesso. È questo il futuro, ma anche presente e passato di tutta la poesia.

 Domenica Luise

(Elaborazione grafica di Domenica Luise)