Violetta e l’omino di neve

Vuoi giocare con me? È capodanno

e ti faccio un regalo. Balliamo, così

non avrò più freddo. Abbiamo

gli occhi innocenti entrambi

e bianchi e belli. Ridiamo

in faccia alla vita di cui tutti si lagnano

incominciamo per primi? Lo so, sembra

impossibile.

Adesso ti racconto la favola

dell’omino di neve triste, che cercava

la sua donna di neve, ma invece

trovò una bambina calda, che lo squagliava se lo toccava

e che rabbrividiva al bacio accennato

ed al respiro.

Così

aspettarono un poco vicini e lei

si stringeva le mani nei guanti e lui

pensava di avere un buco al posto del naso

e un altro buco per bocca e due buchi

come occhi e il mento a punta e non era un bel vedere.

Il tempo di una fotografia in bianco e nero, d’altri tempi

feriti dall’innocenza. Poi

la bambina tornò di corsa in casa, al caldo

e lui restò fuori finché il freddo durava, l’indomani

si era squagliato per quella carezza. Iridescenza sull’acqua

che scorreva accanto al marciapiede.

                                                                                                               Domenica Luise

(Fotografo sconosciuto)

Il Bambino


Asciugo quel sangue versato

dall’anima. E la sera

accende il silenzio, ne respiro

sussulti e segreti. Il mio petto

 è un’amaca che ti culla.

Ti scappa un vagito nel sonno

e mordi il mio capezzolo

mangiando un po’ di mamma. Col dito

 accarezzo la tua guancia

che mi trafigge e tocco

la bocca in abbandono.

Così

io vengo a te nel bacio. Guardami.

 Il culmine dell’amore

è che Dio si faccia Figlio a me.

                                                                                              Domenica Luise

(Madonna con Bambino, olio su tela di Domenica Luise)

L’angelo in estasi

Era un unico blocco di resina, si girava la chiavetta e il carillon suonava le note di Tu scendi dalle stelle. La maestra raccontò di Maria, Giuseppe e come Gesù fosse nato in una grotta perché non avevano trovato posto all’albergo. Disse che lì dentro scesero gli angeli e cantavano.
Noemi non poteva staccare gli occhi da uno di quegli angeli che stava nel gruppo poggiato sulla cattedra: era vestito di azzurro, aveva l’aspetto di un ragazzino, le ali aperte e il viso rovesciato all’indietro, allora Noemi chiese perché facesse quella faccia, la maestra rispose che era in estasi e tutti i bambini vollero sapere cosa fosse l’estasi né fu facile spiegarlo nell’entusiasmo generale.
Poi la maestra dette ad ognuno dei bambini un biglietto, che costava tre euro, e disse che lei regalava il presepio per sorteggiarlo, l’indomani avrebbero riunito i soldi e comprato i panettoni da portare, tutti insieme, al vicino orfanatrofio dove tante bambine, se nessuno le invitava, avrebbero passato il Natale senza mamma e papà.
Così avrebbero giocato e mangiato tutti insieme.
A Noemi piacque tanto l’idea del gioco, dei panettoni da mangiare insieme, ma soprattutto l’attirava l’angelo in estasi. Anche la Madonna era carina, San Giuseppe era vecchio e le piaceva meno, e poi aveva barba e baffi, che lei non sopportava perché il nonno la pungeva ogni volta che la baciava.
Alzò la mano: <Posso comprare tre biglietti invece di uno?> chiese essendo proprietaria di dieci euro. Sperava di vincere.
Le sarebbe sempre rimasto un euro per qualche masticante alla fragola.
<Certo> rispose contenta la maestra, <il Signore vede il tuo cuoricino generoso>.
Noemi restò perplessa perché invece si sentiva abbastanza egoista e, quando l’indomani vinse davvero ed ebbe il suo tesoro fra le mani, si mise a saltare di gioia.
Letteralmente.
Adesso bisognava nasconderlo perché la sua mamma, totalmente atea, faceva sparire immediatamente qualsiasi oggetto religioso appena qualcuno azzardava il pensierino da Lourdes oppure da padre Pio. In casa sua c’erano stanze, spazio, quadri e ricchezze, ma non s’era visto mai un crocifisso nemmeno piccolo oppure un’immaginetta. Il papà lasciava fare volentieri e preferiva anche lui tenersi lontano dalle superstizioni. Si sa, erano soltanto speculazioni sulla paura della morte che tutti gli esseri umani coscienti provano. Egli preferiva affrontare la verità.
Non aveva, del resto, nemmeno il tempo di pensarci col suo lavoro di dirigente dei dirigenti, come scherzosamente si autodefiniva.
La fabbrica di tessuti in pura lana era sua e sapeva che l’occhio del padrone ingrassa il cavallo. Voleva essere informato di tutto, specialmente delle minime lamentele.
Così non gli restava tempo, quando sarebbe andato in pensione avrebbe ripreso i pennelli in mano, visto che da giovane aveva tentato di fare il pittore, ma poi la fame era troppa e si era trovato un impiego.
“Da galoppino a padrone” pensava sempre anche se non lo diceva.
“Lo nasconderò nella pancia di Babì” decise Noemi. Babì era l’orsacchiotta rosa fucsia con la quale dormiva abbracciata, aveva una cerniera sulla schiena dalla quale si poteva estrarre l’imbottitura per lavarla. Coi suoi pugnetti Noemi fece un piccolo fosso e infilò lì dentro, al sicuro e nel morbido, il suo presepio.
Nessuno l’avrebbe mai trovato. Si addormentò sorridendo quasi con la stessa espressione dell’angelo. Era il ventiquattro dicembre.
L’indomani mattina sotto l’abete mostruoso e carico di palline e luminarie c’erano grandi pacchi multicolori, poi arrivarono gli zii con altri pacchi ancora più grandi e più colorati e i nonni ed anche una bisnonna col cammeo sulla gola e pizzi bianchi che venivano fuori dal cardigan blu.
Noemi fu sballottata, baciata, punta dalla barba e dai baffi del nonno Espedito, venne alzata per aria dal cugino Ippolito, che a lei sembrava un po’ cretino perché rideva sempre e la maestra diceva che il riso abbonda sulla bocca degli sciocchi. Dopo di che l’abbandonarono a giocare con le Barbie principesse in abito sontuoso e diadema di plastica insieme con le cuginette più piccole di lei, e quelle due incominciarono:
<La mia Barbie vuole un fidanzato>.
<Anche la mia cerca marito>.
Allora dobbiamo comprare l’abito da sposa e le fedi.
Noemi sbadigliava e pensava all’angelo nella pancia di Babì, <Mamma> fece, oggi ci sono tre  bambine dell’orfanatrofio che sono senza mamma e papà, ho sentito la maestra dire che non le ha invitate nessuno perché sono brutte, posso farle venire a mangiare con noi?>.
Anche il papà si interessò subito e poco dopo tre bambine intirizzite, con i cappotti un po’ corti e gli occhi spalancati, entrarono nell’elegante salone. Vennero accolte come ospiti d’onore, messe a loro agio e in breve finirono nella stanza di Noemi, dove si sentì ridere e chiacchierare fino all’ora di pranzo, quando si presentarono con gli occhi accesi ed erano tutte bellissime.
<Ho diviso con loro i miei giocattoli e anche i vestiti> disse Noemi orgogliosa.
<Hai fatto bene> rispose la mamma.
<Brava la mia bambina> disse il papà.
Nella pancia dell’orsacchiotta fucsia sembrava che l’angelo sorridesse più in estasi che mai.

Domenica Luise