Per sorridere un po’

Mimma che dorme a Rometta SuperioreMimma pronta per il matrimonio di MariachiaraVi sembra la stessa persona? Nella prima foto dormo angelicamente a Rometta Superiore e invece nella seconda sono agghindata e abbellita per il matrimonio di Mariachiara, nel giardino di casa. La prima foto è opera di mia sorella Iole Luise, che mi ha risvegliata col flash, la seconda è stata scattata dalla signora che si prende cura di me, alla quale avevo solo raccomandato di tenere le braccia aderenti al corpo e le gambe un po’ divarcate (serve a tenere la macchina ferma) cercando di inquadrare in maniera dritta, col soggetto al centro.

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Le poesie perdute

Mimma cammeo super

Le poesie perdute
dei poeti ignoti dimenticati
prima di esistere, dei quali
hanno riso amici nemici
conoscenti e i tristi parenti.

Indovina chi ti ha colpito?

Assetati di parole non possedute, questi che rincorrono
la poesia con un retino da farfalle
incompatibile, incapaci di trappole
e di convenienze utili.

E passeranno nel dimenticatoio.

Ma
ai delinquenti attribuiamo l’avvocato gratuito
e tentiamo di convertire la prostituta, alle assassine
mandiamo lettere d’amore in carcere
con proposte di matrimonio
anche se sono brutte. Quanto siamo buoni.

Domenica Luise

(Elaborazione grafica di Domenica Luise su una propria fotografia)

 

Disavventure della poesia dopo la fuga

La poesia si era sciupata e sembrava la gatta Cristina della professoressa in pensione Domenica Luise, eterna poetessa o aspirante tale anche in vecchiaia, quando avrebbe invece dovuto pensare al bastone, alle pillole da non dimenticare se voleva campare e ai pronipotini quasi pronti.
Anche la professoressa aspirante poetessa si era sciupata, era stata un’influenza, uno strano virus che attaccava lo stomaco. Si era trovato bene nella ciccia insieme alla sua famiglia e se la stavano mangiando, sicché la padrona e la gatta, sia pure per differenti ragioni, avevano assunto lo stesso sguardo infossato e talora smarrito. Non erano un gran bel vedere, tanto è vero che, dopo mesi di influenza imperterrita col mal di stomaco e la diarrea, la sorella, il cognato e i nipoti della prof. incominciarono a temerne un decesso del quale poteva, del resto, essere anche il momento opportuno mentre a sua volta l’aspirante (io) incominciò a meditare che, se le moriva la gatta, non le restava più nessuno che la festeggiasse con fusa e strofinamenti adoranti. E a me piace tanto essere festeggiata.
Tuttavia la poesia era peggio ridotta di me dopo l’influenza di moda e della mia gatta dopo avere difeso strenuamente la ciotola e la virtù, cosa che dopotutto non le riesce dolorosa essendo sterilizzata.
Queste poco strane vicissitudini familiari (molti hanno un gatto e quasi tutti, quest’inverno, si sono beccati l’influenza di cui parlo, anche se magari poi non gli è durata fino ad agosto) mi servono per la dimostrazione del mio assunto: se io depositavo in congelatore i cibi che non mi calavano e, periodicamente, li regalavo ai cagnolini randagi di Enza nascondendoli alla sorella preoccupata e se la mia gattina annusava le proprie polpette, ci girava intorno e si mangiava invece l’orlo della mia camicia da notte o del pantalone o della gonna che casualmente indossavo al momento ciucciando voluttuosamente là dove non c’era latte, quali cibi avevano messo nel piatto alla poesia per essere diventata così smunta? Perché qualcosa che le aveva fatto male gliel’avevano data.
La poesia di Dante non avrebbe mai camminato rasente ai muri come se si vergognasse e per di più coperta di veli neri, perennemente a lutto. Con Dante aveva fiammeggiato, adorato, gridato, sorriso e sprizzato luce, mai silenziosa. Con Petrarca si era lamentata di un amore struggente, un po’ ripetitiva eppure gradevole, Ariosto aveva favoleggiato, Torquato Tasso posto il dolore umano al centro delle favole, intanto i secoli passavano e il pensiero si adergeva, Vittorio Alfieri aveva esaltato le bollenti passioni e il sentimento, Leopardi si era lamentato, ma con così tanto stile e savoir faire che il suo pessimismo divenne poesia e Silvia si trasformò in un’amica degli allievi attoniti, simbolo della giovinezza stroncata. Mah. Pascoli scoprì dolcezze nuove e cuori di bambino sensibile, anche capriccioso, D’Annunzio si innamorò della parola, Quasimodo, Ungaretti e Montale cantarono la scarnificazione del pensiero e dei sentimenti, dopo di che la poesia,oggi, piange e basta, tipo epigrafe: Qui giace la poesia, madre e moglie esemplare, morta per anoressia d’anima. La vecchia partita a tennis di amore e di dolore è finita per sempre, amore non sorride più o così poco da essere niente mentre dolore fa gli strepiti e si tira i capelli anche quando è calvo.
Ma se la risata o lo scherno o la bonaria presa in giro non sono genuini, dal proprio profondo, non si possono inventare, sarebbe come accendere il fuoco nel caminetto senza scintilla né esca.
Non è prendendo una fiammella dal caminetto altrui e attribuendosela che si nutre il proprio fuoco, non funziona così. Copiare non serve perché non suscita, non riscalda, non si attacca.
Meglio tacere: è più dignitoso. Almeno io, per esempio, non potrò dire di avere chiaramente trovato, nelle cose altrui, questi appunti usciti dalla mia testa o tracce inequivocabili di me.
Adesso è chiaro il perché sia fuggita: troppa concorrenza sleale di una poesia finta. I cloni poetici nutriti di menzogne ed autoproclamantisi grandi autori, si moltiplicavano ad ogni crocicchio facendo concorrenza ai poveri negri lavavetri e consegnavano agli automobilisti foglietti colorati con la pubblicità del proprio libercolo (smilzo, brutto e pieno di errori di stampa e di ignoranza), i maschi facevano guizzare i muscoli lucidati ad olio d’oliva e le femmine chinavano la scollatura a V fino sul volante, quelli che ci andavano peggio erano i lavavetri, intanto scattava finalmente il verde e tutto ricominciava pochi metri più in su o in giù.
La pubblicità è l’anima del commercio, sempre che di anima si tratti e non di cartamoneta.
Alla fine la poesia dovette cambiare pianeta per bisogno di respirare, qua rimasero la televisione, internet e i giochini scacciapensieri, ogni cosa al suo prezzo.

Domenica Luise

 

Cristina sul muretto

 Vi faccio vedere la mia gattina in agguato sul muretto del giardino, non sembra tanto spennacchiata in questa prospettiva, mi ha gratificata di un benigno sguardo verde e poco dopo è schizzata dietro qualche povera lucertola sopravvissuta ai suoi artigli.

(Fotografia di Domenica Luise)