I misteri dell’Ermetismo o le stranezze


L'Ermetismo per l'Ermetismo è finito da almeno cinquant'anni. Nessuno
dotato di una mediocre conoscenza poetica si siederebbe a tavolino scrivendo
le prime stranezze sconnesse che gli vengono in mente considerandole poesia moderna così come, tanto meno, nessuno penserebbe di prendersi il ruolo di
maestro sul volgo ignorante come cento e più anni fa, e tenete presente che
faccio i conti all'ingrosso.
Viceversa oggi il poeta è uno che si abbandona al mistero interno ed
esteriore mescolando come più gli piace parole oscure e chiarissime,
intrecciandole e potenziandole a vicenda le une sulle altre e dentro le altre
fino a trasformarle in una sola sintesi simultaneamente oggettiva
e soggettiva, leggibile a diversi livelli.
Anche la vecchia idea di scrivere poesia comprensibile a tutti, opposta
alla poesia premeditatamente incomprensibile, è completamente caduta.
La cultura è indispensabile per fare poesia di un qualche livello. E
mica posso piazzarci dentro gli errori di grammatica e di sintassi
del periodo. Comunque senza amore per la conoscenza e lo studio
degli altri autori, numerosi e diversi per non subirne l'influenza stilistica,
la mia poesia non progredisce, magari resta gradevole, ben composta,
ma sarà soltanto un'eco e non inciderà nei cuori e nelle anime.

                                                              Domenica Luise
 

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la notte del sabato santo

Spina di Cristo
 Maddalena mandò via le poche donne rimaste fino a quell’ora dietro l’enorme pietra del sepolcro. Non c’era più nulla che si potesse fare, bisognava soltanto tornare a casa, lei si sarebbe sdraiata su una coperta ai piedi del letto di Maria. La prese per il braccio reggendola come una bambola rotta e si avviò. Il cielo era cobalto scuro senza nuvole, ma non si vedevano stelle.
A casa cercò di farle bere una tazza di latte tiepido e si stupì che Maria non la rifiutasse. Con gli occhi asciutti, la madre inghiottì e subito vomitò, Maddalena le tenne la fronte, pulì senza parlare. L’aiutò a mettersi a letto.
Si era legata i capelli splendenti, di un castano chiaro striato di biondo, in una specie di coda di cavallo. Non si era mai guardata né presa cura di sè in quei giorni tragici e si sentiva strana. Lo amava talmente, ma non come aveva amato alcuni fra gli uomini che l’avevano avuta. Con Gesù c’era l’anima. E adesso la sua anima di prostituta era torturata e sepolta con lui.
Ma il dolore della madre era di qualità diversa a causa dell’innocenza, che lei non aveva più.
Maria giaceva ad occhi chiusi e Maddalena controllava che respirasse. Alla fine la credette addormentata e si accoccolò sulla coperta stringendo le ginocchia contro il petto. C’era caldo, ma rabbrividiva e dovette alzarsi per prendersi il mantello e metterlo addosso, poi sentì un bel tepore e si abbandonò.
La fiamma della lucerna guizzava debolmente. Maria aprì gli occhi, anzi li sbarrò.
Fissò sul muro i battiti di ombra e luce.
Le venne ancora da vomitare con irruenza, cercò di trattenersi per non svegliare Maddalena.
La porta era serrata, ma c’era qualcuno dentro. Un ragazzo, un uomo.
Si portò una mano alla bocca come per trattenere il grido.
<Mamma, sono risorto come ti avevo promesso> disse Gesù, prese la sedia che, quand’era piccolo, gli aveva fatto Giuseppe, la mise accanto al letto e le strinse le mani.
Su quella sedia, pur non essendo un uomo particolarmente robusto, entrava a malapena e a Maria veniva sempre da sorridere perché lui sembrava proprio che preferisse accartocciarsi lì sopra ogni volta che tornava a casa.
Ma adesso non sorrise. <Sei vero?> sussurrò.
Gli mise una mano sul petto e sentì il cuore. Una felicità senza attributi la dilatò dall’interno, <Figlio mio, figlio mio, sei un sogno?>
<No, mamma. Sono io, corpo, anima e divinità>.
<Non ci credo>.
<Avrei un po’ di fame, mamma, alzati e mangiamo qualcosa>.
<Non vorrei svegliare Maddalena>.
<Non si sveglierà>.
Maria saltò giù dal letto, cercò le ciabatte senza trovarle, allora Gesù si chinò e gliele mise ai piedi. Aveva due grossi buchi sulle mani, ma erano completamente cicatrizzati, la pelle rosea. Chino davanti a lei, la guardò e sorrise, sulla fronte c’erano i segni delle spine, anche questi guariti. <Non toglierò in eterno dal mio corpo le stimmate dell’amore> le disse.
<Sì, Gesù>. Maria gli baciò le mani.
<Mamma, prendiamo il pane che hai fatto giovedì scorso e il vino, il mio bicchiere di quand’ero piccolo>.
<Ci sono il formaggio e il burro> disse Maria. Dentro la dispensa vide anche della frutta, portata da qualche vicina e una focaccia cosparsa di miele.
apparecchiò con due tovaglioli puliti e si sedettero a mangiare entrambi.
Egli sembrava affamato: <Ti faccio un uovo?> chiese Maria.
Gesù mangiò anche l’uovo, bevve un bicchiere di vino e gli venne un po’ di roseo sulle guance. Maddalena non si era mossa.
<Mamma, adesso ti debbo lasciare e tornare al sepolcro>.
<No, figlio, resta ancora con me, aspetta, perché vuoi tornare lì?>
<Tra poco Maddalena  si sveglierà e correrà al sepolcro, voglio incontrarla>.
<Sì, figlio, come tu vuoi>.
<Mamma, sei felice?>
<Sì, Gesù>.
Egli sparecchiò e lavò i piatti e bicchieri anche se la brocca dell’acqua, per quanto ricordava Maria, era vuota da due giorni. Poi Gesù ripiegò i tovaglioli, li conservò, mise a posto il pane e l’orciolo del vino, <Torna a letto> le disse, <dormi tranquilla.  Aspettami più tardi. Non dire niente di avermi visto>.
La baciò in fronte ed uscì a porte chiuse com’era entrato.

                                                                               Domenica Luise

Torta di Pasqua
                                                                    (Fotografie di Domenica Luise)
 

A Gesù

Pietà verde e viola


Nel momento della mia massima infelicità
tu sempre mi hai resa felice
come hai fatto non so.

Sto giungendo alla soglia nuziale
sono tranquillissima
come faccio non so. Stupisco
di te e di me.

C’è una realtà
ben oltre l’amore dolore gioco
della poesia che sempre mi soffia negli orecchi
negli occhi e nelle mani
con parole ferite
e rifiorenti.

Adesso ho una casa arcobaleno
con due stanzette, una nera
e l’altra bianca
dove riposo. Ma i muri divisori
scompaiono silenziosamente.

                                                         Domenica Luise
                                                        (Acquerello di Domenica Luise)

La casa di Mimma: gli stucchi

Stucco cucina

stucco cucina 2

 

Vi voglio far vedere come ho dipinto gli stucchi per la cucina e la stanza da ricevere-salotto: il lampadario che ho in cucina, soprannominato da tutti noi "Il cappello" per la sua forma stramba, è di vetro bianco e nero, sicché ho scelto una decorazione di frutta varia, dipinto di nero lo sfondo e ho fatto in modo che uva, fichi, pere e mele risaltassero per bene. 

Stucco salone

stucco salone

Invece nell'altro stucco ho ripreso gli azzurri intensi e i blu che predominano tutt'intorno mettendo in postazione centrale i colori dell'arcobaleno che prediligo. Adesso sto dipingendo con le stesse sfumature un grande vaso antico con dentro una pianta che il gatto Lazzaro mi stava distruggendo avendola usata come cuccia: ho trascinato dentro il pezzo e, con la pazienza, sia la pianta che il contenitore vanno riprendendo un buon aspetto, appena finisco il lavoro lo fotografo e ve lo pubblico.
E con ciò vi auguro una giornata bellissima, godetevi aprile e corro a svuotare l'altra zona della casa perché dobbiamo finire i lavori di ristrutturazione. Che il cielo mi aiuti, ne uscirò cotta.

Vi aggiungo lo stucco dell'ingresso, del quale mi ero dimenticata perché risale ad alcuni anni fa e non è nuovo come i due precedenti.  Vivete felici e creativi.

Stucco ingresso 1
stucco ingresso 2

                                                                   Domenica Luise
                                                   (Fotografie di Domenica Luise)

 

Il valore della speranza (pensiero mimmiano n° 17)

Esulto in giardino 
Sognar non nuoce.

                                                            Domenica Luise

                            (Quadro di Domenica Luise, olio su tela 70 per 50)

Carissimi amici, con gioia vi comunico che sul blog Neobar
di Abele Longo sono state pubblicate alcune mie poesie.
Sono molto commossa e vi metto il link
:

http://neobar.wordpress.com/


 

Il quid misterioso


Spesso mi sono chiesta che cosa faccia la differenza tra l'opera d'arte
e il prodotto di un buon artigianato ed alla fine ho dovuto concludere
che è la vitalità: non l'originalità soltanto, la quale solitamente coesiste,
né la perfezione tecnica, del resto irraggiungibile ed a cui non è nemmeno consigliabile aspirare perché l'opera sembrerebbe gelida e costruita.
La vitalità è la lievitazione del pane, il sale nella minestra, il fiore che
sboccia e si apre libero. È il fiato nei polmoni di chi nuota tra le parole.
Poi c'è la moda del momento: nel secolo scorso usavano descrizioni
minute (vedi l'addio ai monti di Lucia di manzoniana memoria), come
diceva mio padre "si allungava il brodo", oggi tutto è ridotto
all'essenziale, la poesia però sta altrove, non nella moda: abita dentro.
Dove la parola oscilla fino al silenzio, che la spezzetta e la fa riemergere
a tratti oscuri  e simultaneamente chiarissimi intersecantisi. Da qui
l'impressione netta di un'incompletezza, che in sè e per sè è inevitabile
e necessaria essendo l'essere umano, il soggetto pensante, limitato sia
fisicamente che psicologicamente e spiritualmente.
In questa coscienza la poesia diventa vitale anche quando si lamenta
della morte perché ha trasformato il dolore e la privazione in gorgheggio.
La vetta di ogni vitalità è l'innocenza poetica e artistica, che si attinge per
un dono e coesiste con tutte le limitazioni umane. Non è richiesto un merito
speciale per ottenerla, sta lì e chiunque voglia può prenderla, è il gabbiano
sul mare, la gattina Dolù che mi fa l'incontro con fusa a distanza, il fiore,
la pianta, la luna e la galassia, il filo d'erba, magari scrivere la favola
di un'usignola stonata che vinse e fu felice e diede felicità intorno,
è avere una fede nell'amore e nella speranza.
 
                                                       Domenica Luise

Carissimi amici, con gioia vi comunico che sul blog Neobar
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sono molto commossa e vi metto il link:

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Ridi, pagliaccia

Maschera

Amor dolore cuore: anticaglie
del milleottocento
oggi sorpassate dal pensiero tecnologico.
 
Nottata insonne a mulinelli nell'anima.
 
I piedi ghiacciati coi crampi.
 
Guarda i miei scarabocchi a pantaloni
larghi sgargianti e una lacrima
sul ciglio dove la strada biforca
in sentiero di campagna, via maestra saputella
e viuzza.
 
L'erba tra le prode
dove passo e fiori ignoti
a frecce indicative: giardino dell'eden.
 
L'albero del bene e del male
porta cuori incisi
che gocciolano. Lascio
un'impronta digitale nell'acqua.
 

                                                Domenica Luise
                                 (Disegno creato al computer da Domenica Luise)