Occhi di gazzella

Avrebbe sposato chiunque, purché di sesso maschile e non deforme.
Occhi di gazzella era, appunto, una gazzella più che matura per il matrimonio e la maternità.
Si potrebbe addirittura affermare che non ne poteva più, tanto le bruciavano le zampe anteriori e posteriori.
Una volta sapeva scrivere delicate poesie e disegnare con garbo. Aveva pure una vocina di soprano che la domenica, in chiesa, emergeva negli a solo.
Sentiva tante aspirazioni artistiche nel suo giovane petto villoso. Adesso, invece, cercava marito.
Tutte le sue compagne di scuola erano accoppiate con prole.
Forse nessuno la voleva perché era grassa, come le diceva la sorella maggiore.
Dimagrì e nessuno la volle lo stesso, forse perché era sciupata, come le diceva la sorella minore.
O forse perché era scialba e poco spiritosa, come affermava la mamma.
Il padre solo non le diceva niente, ma si struggeva cercando una soluzione.
Nessuno l’invitava a una festa o fuori a cena  a mangiare la pizza. Di discoteca, poi, nemmeno a parlarne.
Scrisse ad un’agenzia matrimoniale ed il computer l’interrogò: era timida, brutta, ignorante, troppo vecchia, aveva un carattere scontroso, pretendeva troppo?
Ma no, rispose Occhi di gazzella piuttosto a disagio per domande tanto indiscrete.
Forse le mancava l’amore in famiglia?
Ma no, ripeté Occhi di gazzella pentitissima di avere scritto. Tutti le volevano bene.
Il computer, allora, chiese una sua fotografia e le mostrò colori e pettinature varie, fogge diverse di abiti, scollature, minigonne, suggerì profumi adeguati, decolorazioni ed arricciature del pelo. Dopo le sue istruzioni Occhi di gazzella sembrava una modella, tutta biondo cenere, con la permanente sulle orecchie. Portava un bustino nero strizzato in vita ed una camicetta trasparente che metteva in evidenza la morbida pelliccia del seno.
< Com’è volgare > dissero i giovanotti. E nessuno la volle.
Occhi di gazzella si tolse il bustino e la camicetta di merletto , incominciò ad indossare abitini castigati, petto e colletto, mezze maniche, piegone avanti: <Come si concia quella, sembra una monaca > dissero i giovanotti. E nessuno la volle.
Occhi di gazzella evitò di uscire per un bel po’. Fece un mucchio di tutti i suoi abiti assurdi e li regalò ai poveri, che non seppero cosa farne. Incominciò a vestirsi come le pareva e a disegnarsi i modelli da sola. Stoffa buona, modelli raffinati, con un tocco di fantasia. Riprese a cantare, i giovanotti, passando, la sentivano dalla finestra.
Si incuriosirono. Cosa aveva, quella zitella, da essere così felice? Alla fine uno, quello che lei aveva amato inutilmente per primo e per più tempo, bussò alla sua porta, aveva fra le zampe un bouquet di rose bianche e chiese di lei.
Gli aprì la sorella minore, che sbarrò gli occhi dalla sorpresa vedendo un così bel ragazzo interessato ad Occhi di gazzella.
La quale si presentò con un vestito nero dipinto da lei: scollatura moderata, orlo asimmetrico, vita appena sottolineata. Portava un nastrino rosso a destra ed uno violetto a sinistra, un altro nastrino blu le stringeva il sottile polso.
Era conturbante.
Il giorno dopo il giovanotto ritornò con un mazzo di rose rosa, lei non pensò proprio di cambiarsi d’abito, ma era ancora più conturbante.
L’indomani lui si presentò con un mazzo di rose rosse e si dichiarò.
<Voglio fare la sarta e la stilista> rispose Occhi di gazzella fredda fredda, <non ho tempo per il matrimonio>.
Il mattino seguente, davanti alla casa di Occhi di gazzella, c’era una ressa di ammiratori che pigiavano per entrare, ma lei scriveva poesie e non li sentiva.
L’indomani la folla di giovanotti aumentò e ci fu qualche incidente con feriti lacero contusi, sirene spiegate, autoambulanze varie, ma lei non si accorse di nulla: stava dipingendo un quadro.
Il giorno dopo dovette intervenire la polizia a separare i contendenti, ma lei non sentì niente: dormiva.
Quando finalmente si svegliò, rimase molto sorpresa di quello che era avvenuto, perché davvero non aveva fatto niente per provocare tanto scompiglio.
A suo tempo un marito qualunque le sarebbe bastato. Ormai ne aveva perduto la voglia. Aveva altri interessi.
Così rispose in televisione agli intervistatori. Portava un semplice abito amaranto decorato di ciniglia nera ed un nastro di merletto fra i capelli. Tutti dissero che era molto sexy perché, involontariamente, la gonna le si scucì da un lato e si vide un pezzetto di zampa fino al ginocchio, che era tornito, elegante, praticamente perfetto.
Occhi di gazzella sbadigliò in diretta e tutti la trovarono deliziosa. Un produttore telefonò offrendole qualunque cifra per averla in un film come protagonista, un grande sarto le propose di sfilare per lui, i bambini, le madri di famiglia e i vecchi dell’ospizio, finanche i moribondi del reparto rianimazione, intasarono le linee telefoniche.
<Piuttosto entro in convento> le scappò detto mentre tentava di coprirsi le zampe meglio che poteva.
Il giorno dopo tutti i giornali uscirono con questi titoli:
“Occhi di gazzella vuole farsi monaca.“
“Santa o bugiarda? L’intervista televisiva ad Occhi di gazzella.“
“E adesso cosa farà la bellissima Occhi di gazzella?“
“Vi diciamo tutto sui pretendenti di Occhi di gazzella.“
La quale continuava a sbadigliare, ma alla fine si innamorò di un ragazzo semplice di cuore come lei perché era un tipo allegro, lavoratore e la faceva ridere.
E così vissero felici e contenti quanto in terra si può.

Domenica Luise

 

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