La dietologa

Faceva la dietologa ed era una cigna bianca, sexy, sempre scollacciata e con le calze autoreggenti di merletto nero.
Dopo una storia d’amore conturbante, aveva sposato un medico di belle speranze, dedito alla ricerca di laboratorio su tutti i parassiti degli uccelli con malattie annesse e connesse.
La giovane moglie, quando finiva di pesare, consigliare e misurare cigne grasse, tornava a casa fremente, cucinava, si scrostava con la varechina le penne ad una ad una, faceva il bagnoschiuma “Passione n° 55“ e, tutta olezzante, lo aspettava.
Egli arrivava coi vetrini dei parassiti in tasca e l’intenzione, dopo pranzo, di riguardarseli con comodo al microscopio. In laboratorio lo chiamavano sempre i suoi colleghi a destra o a sinistra perché li aiutasse a riconoscere questo o quel microbo, virus o batterio che fosse, sicché non si poteva concentrare sul proprio, delicato lavoro.
Lei gli portava le pantofole, il giornale e il sigaro intanto che, nel forno a microonde, scaldava il piatto di verdure varie senza sale e senz’olio, per non ingrassare. Nemmeno il tempo di accendere il sigaro, che glielo toglieva di bocca: <Non lo fumare, amore, o ti viene il cancro ai polmoni> e gli scodellava davanti il primo piatto, lo stesso ogni giorno. Egli spiluccava in mezzo a tutta quell’erba:
<Mangia, amore, ci sono le fibre, ti fanno bene.>
Di secondo piatto, formaggio magro, bianco, molle e scipito: <Non contiene colesterolo.>
Il cigno sospirava ingoiando.
<A cosa pensi, amore?>
Egli, veramente, fantasticava sul panino con la salsiccia fritta che intendeva mangiarsi a merenda coi colleghi, di nascosto, alla rosticceria sotto la clinica. Dopo si sarebbe pure bevuto un bicchiere di vino rosso, un caffè ed avrebbe concluso con una sigaretta, forse due.
Di fronte a tanta goduria, l’espressione gli divenne stranamente sorridente, con l’occhio lucido. La cigna, che era gelosa, gli fece una scenata: <Ecco, chissà a cosa stai pensando, è più giovane, più bella, più magra di me?Perché non mi rispondi?>
Egli, che si era distratto e non aveva capito il motivo per cui sua moglie, all’improvviso, si fosse messa a gridare, prese tempo portando alle labbra il bicchiere pieno di quella che sembrava premuta d’arancia e per poco non la sputò.
<Che cos’è questa?> chiese con una smorfia.
<Succo di carota, ci sono le vitamine e fa bene alla vista. Non ti piace?>
La cigna abbassò lo sguardo sbattendo le ciglia cariche di rimmel:
Si era rincantucciata su se stessa e sembrava molto depressa.
<Ma sì che mi piace.>
<Non è vero.>
<Ma sì che è vero.>
<No, tu mi menti. E prima non hai risposto alla mia domanda.>
<Quale domanda ?> chiese lui incauto.
<Ecco, non negarlo, non mi hai nemmeno ascoltata.> starnazzò lei.
Il cigno tacque un attimo frustrato.
<Siamo magri come la morte in vacanza ed io ho sempre fame.> sbottò per la prima volta durante il matrimonio.
Ed appoggiò, forse distrattamente, i vetrini dei parassiti sulla tovaglia di Fiandra immacolata.
<Ti pro-proibisco> strillò balbettando lei, <di-di mettere-re qu-quelle orribili cose sulla to-to-tovaglia.>
<To-to-tovaglia> le rifece il verso lui.
Così litigarono proprio come fanno i cigni selvatici, strombazzarono il loro sdegno a tutto volume puntando l’ala l’uno contro l’altra ed alla fine lei gli disse sul becco:
<Maledetto il momento che ti ho sposato.>
<Confermo> strepitò lui.
<E dire che mi ero scrostata, lavata, profumata e il resto per te, che mi tradisci pure> urlò la cigna fuori di sé.
<Io ti tradisco? E quando, come, che dici, sei pazza? Non è vero! Non è vero!> fece lui, sempre sullo stesso tono.
<Ti amo follemente, non posso vivere senza di te , sei sicuro di non avermi tradita?>
<Ma certo che no, anch’io ti amo, non mi sono mai sognato di tradirti.>
<Allora a che cosa pensavi poco fa?>
<Al panino con la salsiccia fritta che mi mangerò nel pomeriggio insieme ai colleghi> confessò lui, messo alle strette.
A questo punto la cigna non trovò di meglio che mettersi a piangere a gocce, a catinelle, a fiumi, a laghi. A oceani. Si sa che questa è l’arma vincente femminile, difatti funzionò pure stavolta. Egli le aprì subito le braccia e l’accucciò tutta sul suo piumoso torace scarno:
<Amore, potrai mai perdonarmi, sono stato un selvaggio.>
<Ed io credevo che la cucina dietetica ti piacesse. Domani ti preparo la pasta al forno.>
Per un attimo gli occhi di lui ripresero quell’aspetto languido di prima.
<Ti giuro, non porterò più i vetrini dei parassiti a casa> affermò poggiandosi una zampa sul cuore.
<Basta che non me li metti sulla tovaglia.>
<E la prima volta che litighiamo.>
E si dettero un bacio passionale, come ai bei tempi del fidanzamento. Il che dimostra che, nel matrimonio, è meglio litigare che tacere.

Domenica Luise

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Terra

prato impressionista

Sono imperfezioni
di bellezza e d’amore. Prati.

Un granello in viaggio incerto.

Atomo al proprio centro oscuro.

Il rumore di un soffio
tra altri fiati e fili d’erba
momentanei. Così
ruotiamo, ragni senza filo
appesi all’aria.

Incognite irrisolte.

Domenica Luise

(Elaborazione grafica di Domenica Luise)