Avviso urgente

Buongiorno, amici, posso invitarvi sul mio nuovo blog? L’ho inaugurato con un racconto breve:
              
  http://beatiipoeti.blogspot.com/

Un abbraccio affettuoso.

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Mimma e la casa autopulente

Era vergognoso che, con i nuovi ritrovati della scienza e della tecnica, la donna dovesse ancora faticare tanto per spazzare, lavare, spolverare, cucinare e ripulire continuamente la casa.
Dopo secoli di angelo del focolare alla brava massaia caddero le ali e se il maschio volle mangiare sulla tovaglia e dormire nelle lenzuola stirate dovette condividere la condanna.
Così ci furono i secoli bui del Medioevo di coppia, quando le arti erano sottomesse alle faccende domestiche: <Non posso dipingere la Gioconda> si lamentava Leonardo da Vinci, <debbo preparare il ragù e dare aria ai materassi> e perfino Michelangelo aveva interrotto a metà uno dei diavoli del Giudizio Universale perché sua sorella aveva mal di pancia e non c’era nessuno che spolverasse col piumino di penne di gallina.
Per non parlare di Dante Alighieri e Alberto Moravia che, da quando si erano conosciuti, litigavano sempre per le opposte opinioni etiche e stilistiche e su una cosa sola erano d’accordo: nessuno dei due voleva andare a buttare la spazzatura.
Ora Mimma aveva un gran buon cuore, una bella intelligenza artistica ed era stata una delle prime donne al mondo a perdere precocemente le ali di angelo del focolare, che le caddero verso i tre anni accartocciate una di qua e l’altra di là  in due miserevoli mucchietti di pennucce gialle da pulcino bagnato perché la mamma le aveva consegnato uno strofinaccio a quadri rossi e ordinato di asciugare quattro cucchiai. Nessuno la volle così sfornita e Mimma restò zitella anche se poetessa.
Allora, almeno, si organizzò la casa.
Al mattino c’era la sveglia, questo si sa: una dolce musica si diffondeva nella stanza, poi il ritmo cambiava divenendo sempre più galoppante fino a quando i colpi di grancassa la facevano incominciare a sbadigliare, il letto si girava, si piegava e la scodellava sul tappeto, che incominciava a vibrare portandola fino in bagno, Mimma veniva delicatamente sospinta in una specie di attrezzo che sembrava un autolavaggio, massaggiata, asciugata, rivestita e seduta al tavolo dove la robottina di casa le aveva preparato la colazione.
<Buongiorno, signora Mimma, dormito bene? Come vanno i dolori dell’artrosi? > chiedeva la robottina scuotendo i morbidi capelli color arcobaleno. Le tagliava il pane e le spalmava la marmellata, il burro Mimma non lo mangiava per non ingrassare più di quanto già fosse, le versava il caffè col latte e il dolcificante. Dopo avere inventato la robottina, ormai diffusa a livello planetario e funzionante ad acqua marina, Mimma era diventata ricchissima tanto che tutti volevano diventare suoi eredi e si erano trovati molti lontani parenti. Anche gli enti benefici si procuravano il suo numero di telefono, benché non fosse in elenco, e le chiedevano continuamente offerte per i bisognosi, così Mimma destinò l’uno per cento dei guadagni ai poveri esentasse e tutti furono soddisfatti, almeno momentaneamente, ogni palazzo, albergo, associazione e finanche i conventi di clausura ebbero le proprie robottine tuttofare non inquinanti, il cui effetto collaterale era semplicemente una moderata produzione di sale che serviva per i bisogni di casa.
Ben presto alcune robottine si riunirono in associazioni ribelli e pretesero il robottino compagno, a Mimma sembrò giusto e così uomini e robot popolarono felicemente il mondo, ma solo perché questa è una favola e tutti vissero contenti.

                                                                   Domenica Luise

Avviso urgente: se fate clic sul link qui sotto potrete saltare sul blog di Cristina ed avere notizia di una bella antologia poetica alla quale partecipa anche lei:
http://cristinabove.splinder.com/post/25738528#commenthttp:
//cristinabove.splinder.com/post/25738528#comment

Poeti di oggi: Cristina Bove


Quando si legge la poesia di un autore bisogna guardarsi da alcune apparenze: per esempio una semplicità espressiva, che invece è condensazione di vita oppure dall'uso di parole poco abituali, antiquate o rare, che invece sono ansia espressiva. In entrambi i casi c'è un inganno dell'autore stesso, che mentre si confessa smuove le acque per essere soltanto intravisto senza essere posseduto.
Questa poesia di Cristina Bove si legge, si capisce e, volendo, si commenta d'un fiato, in cambio lei ha detto molto e il commentatore non ha penetrato niente.
 
La culla era un cassetto del comò
la bambola di pezza
anzi di cartapesta
aveva gli occhi disegnati blu
i capelli di stoppa
e mia sorella la ninnava a sera
 
io no
facevo finta d'esser grande
volevo solo leggere e imitare
mia nonna che faceva la frittata
e mi faceva sbattere le uova
La poca vita andava condivisa
con le amichette della stessa scala.
 
Ma c'era un'assoluta povertà.
Allora mi domando
oggi che abbiamo tanto
e questo tanto non ci basta mai
dov'è che abbiamo errato?
Visto che non è certo il capitale
a farci progredire
se viene tolto al povero e arricchisce
la curia il governante ed il banchiere.
 
Si disquisisce tanto sull'amore
Intanto che il regresso
è in atto e sta togliendo ogni valore
al clandestino come al manovale
e non permette più di rinsavire.
Ovunque
pare stia vincendo il male.
Ma forse non è vero e c'è chi ama
davanti a un forno mentre cuoce il pane.
 
A differenza della sorella, Cristina non ama giocare con le bambole. È un atto di disperazione, come quando l'innamorata pazza grida al proprio uomo: non ti amo più.
Tu non mi ami, nemmeno io ti amo più, allora me ne piglio un altro. E Cristina si prende i libri e "la frittata" della nonna, cose da grandi. Già.
Chissà se guardava di sghimbescio la sorella, che quando giungeva la sera cullava la sua bambola prendendola dal cassetto del comò. Sicuramente si chiedeva cosa ci trovasse.
Bisognava condividere il pochissimo che avevano con le amichette della stessa scala. Era consuetudine dei poveri.
Adesso i tempi sono cambiati ed è vero, abbiamo tanto, ma soltanto un di più materiale.
E qui giungiamo al punto nevralgico della poesia: Cristina soffia il suo attacco e si chiede dov'è lo sbaglio perché tanto non sono i soldi a farci progredire, li hanno tolti ai poveri e si sono arricchiti "la curia il governante ed il banchiere".
A questo punto  metterei in evidenza il titolo: Non era felicità nemmeno quella come non è felicità questa.
In realtà l'essere umano non è capace di vivere contento,manca la saggezza perché sull'amore si disquisisce sempre e non si agisce mai con fatti concreti.
Sembra che tutti insieme stiamo piombando nella voragine di un vuoto umano infinito, ma…
ecco la speranza o sogno o illusione: forse non è vero.
E l'ultima è l'immagine che tutti accarezziamo: " e c'è chi ama davanti a un forno mentre cuoce il pane".
L'uomo è tornato alla sua funzione più vera: nutrire e nutrirsi. Il profumo terreno.
 
                                                             Domenica Luise

Per ascoltare le poesie di Cristina interpretate magistralmente,
con una delicata musica sullo sfondo, fate clic su questo link:

http://neobar.wordpress.com/