Il volto di Cristo

Cristo 2013

Il volto di Cristo è quello del pugile deformato dai colpi, quello
della prostituta stanca
quello della sposa, che partorisce nel dolore.

 Il volto di Cristo
è quello del fuggitivo dalla patria e dai più cari
affogato nella stretto di Messina, stesso mare
dei miei bagni abbronzatura nuotate inquinate
e speranza disperazione annullamento
e ricordi. Il volto di Cristo
è quello dei disoccupati giovani di mezza età anche sessantenni
senza soldi senza mutuo col mutuo
con gli strozzini, ma
il volto di Cristo è anche quello degli strozzini
ladri politicanti bugiardi assassini
e assassinati. Il suo volto
è il mio tuo nostro. Uno solo
schiaffeggiato colpevole
innocente, lui
e non innocenti: noi.

Signore, amo il tuo volto
e voglio accarezzarlo, non ho schifo di te
se sei grigio e sporco di sangue. Ti riconosco
mio padre figlio fratello
schiacciato,  incredulo
affamato di gioia. Tu
poeta della vita.

Domenica Luise

Disegno di Domenica Luise eseguito al computer

Buona Pasqua a tutti

Grafica di Domenica Luise

 

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La vita del cigno

La ballerina del vento 

La ballerina è fra le braccia
dell’amore amato o poesia.

 Sa di non sapere ed ivi
s’acquieta coincidendo. Il cigno
celebra la vita a braccia aperte
così. Ed è la musica
incarnata, amore nell’amore
ali bianchezza luce stelle
nel grande buio che grida
e colma. La fanciulla
è sostenuta sospesa elevata
risollevata sulle punte dei piedi
feriti e sul cuore
attraversato che si scioglie
a colori d’azzurro e di vento, eccomi
eccomi.

 Domenica Luise

Disegno eseguito al computer da Domenica Luise

La sirena

Ulissa naviga il mare
senza cera nelle orecchie, legata
al palo della zattera o alla croce
con vela di carta velina e né timone
né copertura a difendere.

 Questo canto azzurro liquido sulle membra
e nei capelli dove l’universo
è tutto nel punto
della  stella marina bianca. La seduzione
non interrompe il fischio
ora più ora meno, ma
sempre
ultima insistente struggente
invincibile speranza senza speranza, che
mi cerca un’altra volta ancora
per la mia poesia inesistente
con la coda di pesce e le mani appoggiate
a trattenere la sabbia. I violini delle favole
a onde placide e lacrime, qui
c’è il tesoro dal cuore rattoppato.

Perché non capisci, non vedi, non senti?

Domenica Luise

Disegno eseguito al computer da Domenica Luise

Carnevalata quasi burlesca

Valzer buffo

Si muore così vivendo, qui
non contano gli anni. Sono
distratta o non tratta
da me alle realtà della vita
concreta, tutte noiose pedanti fangose
e metaforicamente disabilitate.

A che? Domanda retorica, non re
quello con la corona e nemmeno
re nota musicale
piuttosto torica, cioè grossa
cornuta e arrabbiata. Comunque
anch’essa vuoto a perdere
senza risposta
che non sono i ri plurale di re, né ri-sposta
la sposta. Che dicevo? Mi sono imbrogliata
in sinestesie ortografiche sillabiche
fantasiose da fan-ta-smi, mi
mi. A me.

E le rime, signore e signori, non dimentichiamo
ri con me e me con ri. Versi
belati grugniti nitriti
mugugni ululati. Ati iti
gni: nati benserviti o portati, portatori
sani di poesia, bagni, bacia, ba
baciami piccina, pic indolor, na
fai la nanna, nacchere, che re?

Chicchirichì, chi chi ri
dicevo i ri. Microsoft word
segna errore
o felicità del computer con
pu e ter, dove pu
è l’incognita tre volte con
chi?

Non lo so e non me ne importa, nemmeno so
di che cosa sto cianciando fanfurellando, fricciche, ecco.

Traducete voi la scomposizione in fattori sillabici
elevati alla potenza di una potenza, che sono io, ma
senza turbamenti psicofisiologici. Parlo di voi
perché io sono tranquilla come il triangolo delle Bermuda.

Un’ispirazione spontanea, in ogni prato
ci sono le ortiche giganti che pungono la lingua dei poeti.

Matrimoni, matti ri
moni plurale di monos, monadi
meglio soli che male accompagnati
a con pag (ina) nati. Matti nati
come me, con me, me
ecco.

La vita è un intervallo fra un pasto e l’altro. Ma
la poesia. Oh. Ho. Ah, ha, ah.
Ha.

I bambini giocano senza scopo
che è marito di scopa e padre di spazzolino
nipote di spazzolone marito di spazzola
figlia illegittima di spagnoletta, il filo
di Arianna. Dov’è
il filo? Incomincia il tango spagnolo, marito
di spagnoletta, figlia di Spagna
e letto, lontano parente di lettura.

E qui la smetto perché l’ho letto
nel letto, che cosa? Non sottilizziamo.

Sono una zia presa all’amo
o amore e le zie delizie
come me, tante e tutte
meno matte più noiose, ho detto
basta. Apriamo rai tre.
Tre per tre, perché?

E i poeti danno il soffio alle parole imbalsamate.

(Quando una poetessa aspirante tale come me
rompe gli argini).

Valzer buffo, amoroso straziato.

                                                                                                Domenica Luise

(Disegno eseguito al computer da Domenica Luise)

Vi faccio vedere la torta che ho inventato per il mio compleanno, è una specie di crostata farcita di ricotta bianca e al cacao , è un po’ storta, ma mi sento comunque un genio culinario.  Al centro ho messo la parte bianca e sopra una rosa modellata nella pasta al cacao. Ci siamo leccati i baffetti maschi e femmine, m’aspettavo di peggio.

Nascita

 
Nascita

 
Dov'è la poesia in nuce in gestazione
in esplosione d'artificio e poi
e poi sempre così aggirandosi
un passo avanti e uno indietro, ma
una volta c'erano gli inchini
ammiccamenti, teste piegate
perfino galateo netiquette e robe strane.
 
La poesia ride, gioca a campana
si nasconde, sale sul palcoscenico
si moltiplica sempre diversa
e piange a calde lacrime per gioia dolore
amore vita morte e usignoli.
 
Trasforma il grido in canto, è il suo potere.
 

                                                                      Domenica Luise

                                                                         (File di Domenica Luise)

Non c’è più tempo

donna colorata
così, nel silenzio e caldo di zanzare e
piastrine che non funzionano abbastanza da
tenerle lontane, e tentativi di rose alle quali
si piegano i germogli rincantucciati, penso
lucidamente, come un pavimento tanto pulito da
essere scorticato scolorito brutto
vecchio e coi denti consunti, aspetto
che un grumo mi finisca tanta poesia
e sapore di vita e vita e vita.
 
Non ho paura quasi nemmeno
tristezza
c'è una qualche dignità anche nello scomparire e
mi cancelleranno con un clic.
 
Avevo ancora tanta gioia oltre
tutta questa solitudine, così
non dirò più la danza a colori
doloramorosi, ho soltanto scherzato.
 
                                                                Domenica Luise

(Il disegno che illustra questa poesia è stato eseguito col mouse e i colori del computer da Domenica Luise)

Avviso urgente e bello: nel 2009 ho pubblicato una poesia fatta da tutti gli amici che me ne hanno mandate via PVT, l'argomento era la vita. È stato bellissimo, io ho scelto alcuni versi di ognuno e ci siamo tanto allargati che non la finivamo più. Propongo l'invito per continuare il gioco ai nuovi amici che, nel frattempo, si sono aggiunti ed anche a quelli che hanno già partecipato: abbiamo tutti ancora molto da dire su un argomento che ci tocca nel profondo. Vi metto il link, cliccateci sopra e potrete leggere la poesia e i commenti, specialmente l'ultimo, che è appena arrivato.

http://domenicaluise.splinder.com/post/20968199/le-nostre-poesie

 

La perdita dell’innocenza

Il bambino e la bambina

Così l'aquilone è scappato via dalla mano
del bambino sul prato e il gatto nero
ha smesso di seguire la padroncina
ronfando, l'aria azzurra
si è macchiata di cancro.
 
Ecco perché. I mangiatori di soldi
una cosa dicono, una cosa pensano
e una cosa fanno, paludati di potere
e frange sotto i fiocchi
imbiancati.
 
Le femmine, tacchi
seni e labbra al silicone, i maschi
pillole delle perfette prestazioni
per bere insieme alla coppa del piacere
o dispiacere che sia. Il bambino e la bambina
ridono maliziosi crudeli
tristi. Ma la notte
il cielo si avvicina.
 
E si lascia respirare da chi lo vuole.
 
 
                                                                      Domenica Luise
                                           (Disegno eseguito al computer da Domenica Luise)


 

Il bambino sul prato

Il bambino
 
È l'innocenza dell'aquilone che vola
con gli occhi e i pensieri appesi
d'aria nell'aria. Toccata
e fuga azzurra
e larghi orizzonti al galoppo
alto, alto
alto.
 
L'amore urge. Nessun obbligo:
pura passione. Nessun guadagno, semplice
regalarsi al respiro
che svapora in poesia
mistero e nuvola a celare
mentre si dice.
 
Il covo di vermi o vipere
è stato scoperchiato, la vita
 fa da boomerang agli assassini
di corpi e di anime. Non avete conosciuto
la potenza della carta velina
a colori sgargianti. E l'ansia buona
di guardare intuendo.
 
L'amore
è l'appiglio nel cielo.

                                                Domenica Luise
                         (Disegno eseguito al computer da Domenica Luise)

 

L’impronta

La bambina

 I colori dei miei quadri ballano intorno
appesi in croce di bellezza
sulla guerra e anime drogate
di sesso soldi potere. Un'innocenza
che faccia cantare l'usignola stonata
(tacque gorgheggiò tacque
e rifiorì
crebbe si accartocciò divenne seme
e seme storto e seme nero
e brutto calpestato sepolto col tacco
distrattamente).
 
E che mi corrisponda
o muoio.
 
Poesia contro il muro. Mani in alto.
 
Fuoco, ma che sia amore.
 
                                                            Domenica Luise

                                                                                  (Disegno di Domenica Luise)

 

Ridi, pagliaccia

Maschera

Amor dolore cuore: anticaglie
del milleottocento
oggi sorpassate dal pensiero tecnologico.
 
Nottata insonne a mulinelli nell'anima.
 
I piedi ghiacciati coi crampi.
 
Guarda i miei scarabocchi a pantaloni
larghi sgargianti e una lacrima
sul ciglio dove la strada biforca
in sentiero di campagna, via maestra saputella
e viuzza.
 
L'erba tra le prode
dove passo e fiori ignoti
a frecce indicative: giardino dell'eden.
 
L'albero del bene e del male
porta cuori incisi
che gocciolano. Lascio
un'impronta digitale nell'acqua.
 

                                                Domenica Luise
                                 (Disegno creato al computer da Domenica Luise)