I misteri dell’Ermetismo: l’epidermide e l’anima

Le targhette, in poesia, servono soltanto a inserire quel testo cronologicamente negli usi, costumi, politica e storia del tempo in cui l’autore scrive: sono l’abito mentre le poesie sono il corpo.
Se io dico: -Questa è una poesia del Medioevo-  tutti capiscono il contesto e la mentalità di quel poeta, come era allora la casa, la strada e il galateo fra le persone. Se invece dico: -Questa è una poesia ermetica- subito tutti pensano a Quasimodo, Ungaretti e Montale, alla grande rivoluzione di pensiero del mille e novecento, a Freud, Young e alla scoperta del subcosciente, l’abito è cambiato, il corpo è quello umano in crescita.
Oltrepassando l’epidermide degli abiti ed entrando nel corpo della poesia, troviamo l’anima universale umana con la sua fame d’amore ed il dolore che deriva dalla non presenza o dall’incorrispondenza, a cui fa da contrappunto il gioco dolceamaro o amarissimo che sia, dove la poesia diventa satira, schiaffo e nerbata.
Amor, dolore e gioco sono uguali nei secoli, cambiano soltanto gli abiti o titoli.
Odio ed amo, scriveva Catullo tremando al rumore dei sandali di Lesbia proprio come un ragazzo di oggi quando gli arriva il messaggio dell’amata sul telefonino.
E i cuori degli antichi balzavano identicamente. Dante, alla vista di Beatrice che passava fra le amiche, doveva cercare un muro a cui appoggiarsi e gli si interrompeva la parola.
Proprio così.

Domenica Luise