Ciò che mai dissi e forse mai dirò

 Onda bella

Poggiare il mio viso nei segreti
storici, evoluzioni, matematica
armonie universali, luoghi
anni luce speranze tormenti
e trasformazioni. I grandi silenzi.

 E questo parlare a colori o musica di me.

 Lascio l’impronta al tempo che consuma
stalattiti e stalagmiti dove mai brillò
se non fosforescenza strana inaspettata
o parola da buio. I sogni
precipitarono nel buco interno
a diventare radici e speranza
malgrado tutto.

 Imperterrita, declivio verde e azzurro
diversamente squillante. Chi c’è?

 Un fruscio, ogni tanto.

 Domenica Luise

Elaborazione grafica di Domenica Luise

 

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19 pensieri su “Ciò che mai dissi e forse mai dirò

  1. Splendido quadro, un’onda di colori, di speranza che hai nel tempo che consuma
    malgrado tutto, diversamente squillante.
    Splendida la chiusa.
    Bella bella bella
    questa tua è proprio, per me, una delle tue più belle.
    Un abbraccio.
    Poi tornerò, in una seconda valutazione si scoprono cose nuove.
    Un abbraccio
    Chiara

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    • In verità, cara Mimosa, la musica c’è, l’ho inventata e cantata e avevo messo il collegamento al file, ma forse qualcosa è andato storto e non lo vedo più, ci penserà il tecnico perché deve venire anche per altre cose, è il canto che mi è uscito d’urgenza per la favola dell’usignola stonata. Ne ho sistemati dieci minuti (il canto completo dura un’ora, l’ho eseguito alcuni anni fa accendendo un registratore, su cassetta, e poi è stato trasferito su CD). Vedrò di provvedere, è già la seconda volta che il collegamento si guasta. Mah. Un abbraccio.

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  2. yin e yang. Sentirsi singoli, individui, soli, nel tutto. Dirlo – saperlo dire, comunicare, dipingere, suonare. I segreti si dischiudono nell’aria rarefatta delle vette? O lassù niente più importa? Chissà…
    Ma intanto la poesia è bellissima – due volte bella: fuori e dentro.
    Baci, cara, riguardati … con questo freddo, brrrrr…

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    • Ciao, rosellina nascosta e odorosa. Che bella armonia fra noi, lo vedi che proprio tutto è canto? Adesso ti dico come penso che sarà lassù, quello che chiamo “oltre”.
      I poeti vorrebbero arrivare a dirlo in parole, ma le parole terrene non ne hanno la forza, da qui questo continuo cercare poetico, che progressivamente, per me, si affina e penetra dentro le anime di autori e lettori. Guarda la storia poetica da quel poco che conosciamo ai tempi nostri.
      Dopo la morte, secondo me, veniamo resi coscienti delle nostre mancanze d’amore e delle conseguenze che hanno avuto sulla vita: i cattolici lo chiamano inferno, nel caso che non ci sia un minimo punto di recupero e che la persona continui a scegliere da sè il non amore. Se si pente del male commesso lo chiamano purgatorio, ossia purificatorio: viene resa cosciente delle conseguenze, anzi le vede in tutte le diramazioni possibili e ne patisce. Mancanze d’amore e di poesia, che è amore: vanno ripulite fino in fondo.
      Come ciò avvenga non lo so e non lo sa nessuno al mondo, fa parte della visione, che per adesso nessuno ha nella sua pienezza e trasformazione.
      Vedo il paradiso come una meravigliosa aula scolastica dove s’imparano tutti i misteri d’amore e si continua a vedere, sempre più approfonditamente e sempre più intensamente, Dio nella sua realtà interna, così come Egli è: impareremo cose nuove ed esaltanti per sempre, che i cattolici chiamano eternità, ognuno di noi sarà perfettamente felice e appagato e le parole della poesia si eleveranno tanto da diventare altro perché oltre. Tutto questo sarà di una semplicità immensa. Simultaneamente potremo comunicare a pieno gli uni con gli altri, animali, vegetali e natura compresi, e sapremo i pensieri divini che continuamente ci si sveleranno: perché e come fu amore la morte straziata degli ebrei innocenti a masse di cadaveri rinsecchiti o i bambini di oggi, scudi umani, o quei piccoli mandati nei mercati carichi di esplosivi a morire e far morire e perché o per quale amore immenso questo Dio l’abbia consentito senza mandare fulmini sull’umana follia. Aggiungo ancora quello che sento fortemente dentro di me: per una perfetta felicità personale basterebbe per sempre appena l’inizio dell’incontro svelato con Dio dopo la morte, ma in quella meravigliosa aula dove tutti siamo allievi perenni è preparato per noi immensamente di più e di inimmaginabile a mente terrena: una crescente esplorazione della Divinità e della vita, anche la memoria sarà potenziata e non dimenticheremo mai ciò che abbiamo appreso perché l’abbiamo “visto”, e non solo con gli occhi carnali, ma con tutta l’anima.
      È vero, c’è freddo anche se in questo momento è venuto fuori il sole. Ti abbraccio con affetto fraterno e gioioso.

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      • Questo – che hai scritto – è a dir poco commovente. So già come rispondere, ma ora non ho tempo (devo portare il nonno a fare spesa e poi ho danza… :-)) perchè non si può che replicare in modo attento e ponderato. E per far questo serve tempo. A volte serve molto tempo anche per scrivere poche parole, pochissime parole.
        Quindi carissima, a presto. Ti auguro un ottimo pomeriggio (speriamo che il vento non ci porti via. O forse sì, speriamo che il vento ci porti via, come Dorothy nel “mago di Oz”)
        Baci

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      • Le tue idee sono piene, come te, di ottimismo. Spero che sia come dici tu… ciò che immagino io prende le mosse dal verso “come in cielo così in terra”. dunque immagino che i piani sottili siano regolati dalle stesse leggi del mondo materiale. E così come il nostro corpo viene riassorbitp e reintegrato nella materia così sarà anche del nostro “spirito”. Quindi siamo fatti di parti sottili che provengono da un “tutto spirituale” esattament come il nostro corpo proviene dal “tutto materiale”. Perciò è così importante progredire spiritualmente: ciò che impariamo non andrà disperso ma si reitegrerà in qualcun altro. Poi così come ci sono corpi che non sono andati del tutto polverizzzati ma mantengono parti integre anche certi spiriti non si dissolvono del tutto, ma permangono in parte. Leggendo alcuno storici delle religioni, in particolare Mircea Eliade e Guenon mi sono resa conto che parlano – Eliade molto velatamente, più esplicitamente Guenon – di possibilità di immortalità. Di una via che è stata trovata da antichissimi saggi e la cui memoria non sarebbe ancora del tutto cancellata… affascinante, vero? Se così fosse l’idea di aldilà che esponi risulterebbe verosimile.
        Ecco, tutto qua. Ci voleva tanto? No… 🙂
        Un abbraccio grandissimo in attesa della primavera. A presto!!

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        • È proprio vero, siamo tutti una sola cosa d’amore nel tempo e nello spazio presente, passato e futuro. Questa unione è talmente profonda. Poi ogni religione ha i suoi modi e la sua teologia: teismo, monismo o panteismo, che sembrano opporsi, ma dove c’è l’amore si unificano. E senza amore non c’è religione né vera né falsa. Anche le conoscenze dei più grandi teologi sono nulla senza l’amore, S. Paolo lo scrive: se non ho l’amore sono un cembalo sonante.
          Io credo che l’idea di un Dio d’amore vada ben oltre quello che sono riuscita a scrivere. Percepisco, dentro tutto quell’amore, degli attributi divini (gli attributi divini, lo puntualizzo, sono le qualità di Dio che sono tutte buone essendo egli amore) vietate a qualunque mente terrena nella sua carne perché non potremmo vederle o averne un barlume di conoscenza senza morire d’amore. A me piacerebbe molto morire d’amore più che di malattia o di qualsiasi ragione fisica. Tu parli di possibilità di immortalità, ma pensa come potrebbe essere diversamente, l’essere umano ha già scritto la Divina Commedia, la pioggia nel pineto, Se questo è un uomo, l’ode della gelosia di Saffo e di Catullo, che la riprende, ha scritto Ed è subito sera e il resto, chissà adesso cos’altro scriverà e dipingerà o danzerà, canterà e suonerà trovando addentellati nuovi e rinnovando quelli vecchi. O magnificenza, l’immortalità è sicura e la poesia, per me, è lo spirito ispiratore che soffia questa vita.

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    • Buongiorno, caro TADS, e meno male che c’è anche il pane a rendere il mio ermetismo meno incomprensibile a me stessa e agli altri che osano leggermi…in verità potrei oscurarmi ancora di più e talora la tentazione è forte, basterebbe addensare ancora, solo che a questo punto sarebbe troppo e diventerebbe una specie di artificio anch’esso. Non dobbiamo mica creare altri schemi per questa fame di libertà dagli schemi, che è ansia di infinito e di “oltre”. Sto esplorando e imparando, mi piace tanto essere allieva di questa vita strana e meravigliosa malgrado tutto.

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  3. Sento tutto il respiro del parlato, in questi versi ampi. Anche il buco interno non sembra scuro …vi percepisco invece colori (come quellì dell’onda del quadro).
    A dispetto del quadro, dove i colori assumono il limite della sua superficie, le parole armoniche ne continuano ed amplificano il disegno. Toni musicali si nascondono tra i flutti cromatici.
    Che dire dell’uomo? Ha bisogno di trovare le sue origini e la propria Fonte; ha bisogno di dare un senso al proprio esistere esattamente quanto ha bisogno di comprendere il senso del suo esistere. Questo esistere, il suo incastonarsi nella natura come gemma in un diadema, viene comunemente definito “disegno”.
    Questo mio parlare ha tracciato un cerchio, appunto, da un disegno dal fluire di parole, sono approdata con altro fluire di parole ad un disegno ancora più grande.
    Insomma, ho percepito il quadro sopra impresso come specchio di un quadro infinito, il Disegno che tutto comprende!
    A questo punto mi rendo conto di aver espresso in modo molto contorto la mia sensazione nel leggere le immagini descritte e disegnate…
    Me ne scuso e mando un carissimo abbraccio musicale!
    Baci by Brigida.

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    • Come sempre, cara bicicci, hai azzeccato un sacco di cose. È vero: il buco interno è semplicemente abbagliato dalla luce, che si muove e si scompone come più le piace. Per creare i disegni astratti gli effetti dei vari programmi di grafica sono preziosi, li uso uno sull’altro e certe volte ci impiego ore, fino a quando non ne scelgo uno, il preferito, e lo pubblico. Ci lavoro sopra anche manualmente, clonando, sfumando,disegnando e poi sfumando ancora, l’altro ieri avevo una fila di livelli tale che mi sono messa a ridere da sola. È l’aspetto ludico del computer. Mi diverto tanto.
      Ed è anche musica, oltre che flutto. E comunque le parole continuano il file, giusto, e dal disegno sei approdata al Disegno: è impressionante come tu abbia colto l’argomento che in questi ultimi giorni ho approfondito negli ultimi scritti sulla poesia ermetica e fede in un Dio amore amato amante. Ermetica, la poesia, perché segreta e misteriosa, tanto splendente da accecare perché Dio, fonte di ogni poesia e vita ed evoluzione della vita terrena, è segreto, misterioso e tanto splendente da accecare, sicché sembra un buco nero mentre invece è un abisso abbagliante.
      Io mi chiedevo se fosse il caso di pubblicare quegli scritti, ora so che DEVO.
      Me lo confermano alcune rare risposte come la tua. L’impegno richiesto è notevole, ci vuole tempo e voglia, è necessaria anche una vocazione interiore, ma alla fine ci si arriva, i nostri occhi si allargano di stupore e ne scopriamo la semplicità.
      Non sei stata contorta, è l’argomento che si attorciglia soavemente come il DNA umano.

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