Il ragazzo e la signora

Piangeva ad occhi spalancati fissando il quadro della ballerina bianca. La mostra aveva avuto inizio la sera prima, con un sontuoso rinfresco al quale avevano partecipato parecchi critici di riviste e quotidiani importanti. Si erano consigliati fra loro a bocca aperta e, masticando, lodavano la fluidità delle pennellate, i colori puri mescolati stranamente a fare scintillare i verdi e blu impuri, le deformazioni prospettiche e anatomiche e lo stile astratto che entrava nel figurativo e nell’onirico per avvolgersi a spirale in altre variazioni sgargianti. Insomma, pensava il giovane autore, tutte quelle espressioni affascinanti con cui i critici tentano, bene o male, di mettere a fuoco l’arte altrui.

La signora era vestita modestamente ed aveva osato entrare lì perché sulla vetrina era scritto a lettere cubitali: ingresso libero.

Gonnellona a fiori un po’ troppo lunga, top verde che strideva con la sua pelle chiara, giacchetta nera, di almeno una taglia superiore, a mezze maniche penzolanti fin quasi ai gomiti.

Stonava in quell’ambiente ovattato e in mezzo a tanta gente elegante.

Il ragazzo non poteva staccarle gli occhi di dosso.

“ Avrà quarant’anni” pensò.

Egli pure si sentiva a disagio in tutto quel lusso, non era abituato. Stava seduto ad un’elegante scrivania antica autentica , vendeva cataloghi e distribuiva grossi biglietti da visita ai  possibili clienti.

Qualche mese prima aveva regalato uno dei suoi quadri al proprio medico, perché era venuto a casa più volte quando lui aveva avuto la bronchite e li aveva molto lodati, così gli aveva organizzato quella mostra, una volta pagate le spese avrebbero diviso metà per uno quello che restava.

Una parte dei quadri, con sua sorpresa, erano stati già venduti la sera prima, all’apertura, a prezzi iperbolici, considerati il minimo al momento.

Il ragazzo controllava a stento la propria gioia, era finito sui giornali anche con qualche foto e parole lusinghiere degli intenditori.

Però gli rincresceva cedere le proprie creature e questo rendeva dolceamara la vittoria che assaporava.

Molti che avevano riso di lui vennero a visitare la mostra, chiesero i prezzi e dovettero andarsene senza comprare nulla.

Il ragazzo si alzò dal proprio panchetto e, con in mano il catalogo, si avvicinò alla donna ancora immobile.

< Signora >, disse sottovoce, era emozionato da quelle lacrime, < signora >, ripeté.

Girò verso di lui uno sguardo bruno che sembrò toccarlo come una freccia sul bersaglio. Il ragazzo si commuoveva facilmente, per questo l’avevano preso sempre in giro ed egli, ormai, faceva in modo che nessuno se ne accorgesse.

< Signora >, disse, < perché piange? >.

< Volevo ballare >, rispose lei, < danza classica, col tutù e le scarpette >.

Egli desiderò spasmodicamente di regalarle quel quadro, ma ormai non poteva più, costava troppo e due o tre signori di quelli che contano si erano mostrati interessati, e che contassero si vedeva da com’erano vestiti: in blu o nero dalla testa ai piedi, camicia immacolata, cravatta a fantasia minuta e colori tenui a fondo blu oppure nero secondo il caso.

Anche una donna ne aveva chiesto il prezzo, una ricca vedova molto scollata e coi capelli troppo biondi arricciolati a coprire le rughe del collo e il petto scarno.

Il ragazzo diede il catalogo alla signora:

< Sono l’autore > disse. Gli tremò la voce nel desiderio di consolarla in qualche modo.

Lei sorrise: < Quant’è bravo > mormorò toccando il costoso catalogo come se fosse un gioiello. Egli aveva preso l’edizione completa, corredata con le proprie poesie e fotografie patinate dei quadri a tutta pagina.

< Ma non ho i soldi per pagarlo > aggiunse restituendogli il volume rilegato in finta pelle blu e fregi dorati.

< E’ un regalo > disse in fretta lui temendo di umiliarla, < sa, in cambio di quelle lacrime > soggiunse tentando una battuta di spirito, che non riuscì, < se aspetta qualche minuto sta arrivando il rinfresco anche stasera, rustici, dolci, bibite >, la invitò, poi arrossì fino alle orecchie, < mi creda, non la sto abbordando > mormorò a voce bassissima, < mi scusi > si imbrogliò decisamente.

La signora sorrise di nuovo, quasi con allegria o tenerezza o chissà come, < Mi fa l’autografo? > chiese aprendo il catalogo. Egli, che era anche poeta ed abituato alle parole, restò a lungo con la penna in aria pensando, ma più pensava e meno la dedica gli veniva, alla fine, ormai alle strette, osò chiederle il nome, < Anna > disse lei.

E il ragazzo, sempre più rosso, odiandosi, riuscì a scrivere: Ad Anna, con stima.

Mise uno scarabocchio di firma tremolante che non sembrava la sua.

La signora lesse attentamente, come se fosse il verso pregnante di una poesia moderna ermetica.

< Grazie, Mario > rispose chiamandolo per nome, < non posso fermarmi qui, devo preparare la cena, mio marito torna fra un’ora coi bambini >, involontariamente, nel muoversi, gli sfiorò una mano ed arrossì anche lei, < tornerò a guardare meglio i suoi quadri, sono bellissimi >. Lo salutò in fretta, ma con strana intensità.

Qualcuno lo chiamò, la donna si girò rapidamente e sparì aprendo un buffo ombrello di tutti i colori sotto la pioggerella gelata.

Egli, il giorno dopo, le preparò un suo quadretto che non aveva esposto perché gli piaceva troppo e voleva tenerlo. Lo impacchettò con carta marrone e pensava di regalarglielo dicendole di aprirlo soltanto arrivata a casa , ma Anna non tornò né l’indomani né mai. Conservò quel catalogo nel suo comodino, accanto al quaderno delle proprie poesie perfettamente incomprensibili ed all’album di fotografie di quand’era bambina e giovane ragazza.

Suo marito, lì dentro, non cercava mai, nemmeno quando beveva e gli venivano gli attacchi di gelosia più furiosi, che atterrivano i figli. Per il resto non era un uomo cattivo, non aveva mai alzato le mani e portava a casa quasi tutto quello che guadagnava.

Anna non pensò nemmeno per un istante di tornare alla mostra e di rivedere quel ragazzo dagli occhi ardenti. Nel catalogo le rimasero alcune sue fotografie: Mario a quattro anni sulla bicicletta, Mario alle elementari, Mario ragazzo, i quadri di Mario.

La ballerina bianca.

                                                                                                                   Domenica Luise

 

(Elaborazione al computer di un particolare del mio quadro “La ballerina bianca”)

 

Libera

Farfalle 6

Il segno dell’infinito, il dna
la spirale della galassia
una nessuna e centomila, radici
e vita dalla morte e dalla vita
entrando uscendo e rientrando. Abissi
e musiche dove spazio e tempo
si annullano. Canterelliamo
rintocchiamo fantasticando
il poco immaginabile. Togliamo
i ceppi alle mani, ai piedi
e al cuore. Adesso vado
e non se ne accorgono nemmeno
portavo il mantello dell’invisibilità
come nelle favole.

Volevo scrivere, è notte, quasi mi addormento sul quaderno
e buon riposo alla mia tempesta.

 Guardo negli occhi la solitudine
che non mi spaventa, è pietosa
e mi prende
con dita senza carne e parole senza sillabe. Mi raggomitolo
su questo letto
che raccoglie il sussurro della farfalla.

Ma sogno la danza.

Domenica Luise

 

(Quadro a olio di Domenica Luise)

Buona Pasqua 2015

Fior di pietra

Buonissima Pasqua 2015, che tutto, per voi ed anche per me, possa sempre trasformarsi in gioia, amore, amicizia, fraternità e speranza. Possiate vivere così come siete, guardate questa piantina selvatica nata in una crepa nel muro di cemento, l’ho incontrata durante una passeggiata in campagna e l’ho subito fotografata, sembra un bouquet da sposa, piccolo e rotondo. La trovo incantevole e così siamo noi, fioriamo dove troviamo una zolla. Coraggio, il nostro non è un ottimismo sciocco, a tutti i costi e contro ogni evidenza, sappiamo soltanto che la vita nasce, rinasce e vince sempre, noi vogliamo sperare malgrado tutto perché la pace renda feconde le nostre famiglie e il pianeta terra sia azzurro per davvero, no bagnato di sangue.

Domenica Luise

(Fotografia di Domenica Luise; disegno al computer di Domenica Luise)

Uovo