Telegiornali

Paesaggio nuvoloso saturato 3

Le lacrime di Dio dalla pelle nera
troppi Dio in incognito (maschi e femmine)
incarnato sotto specie umane, ancora
figlio in croce. E i nuovi giustizieri
scelgono chi tenere, chi respingere
e cosa farne e fin dove avere pietà.

 Chi l’ha detto?

 Acqua salata come la mia.

 La risata finta a canini scoperti si aggira dentro il monitor
parla accusa simula nasconde
e non desiste dallo scempio, il Vesuvio
è coperto di spazzatura, la scuola
strizzata dall’ignoranza e nelle tasche degli italiani
c’è rimasto il fazzoletto per piangere. Paghiamo
le tangenti al sole all’aria
e all’acqua, anche alla terra dove ci danno un posto
bontà loro.  Com’è umano lei. E zitti
o ci fanno la multa. Ma il gregge
sta riservando qualche sorpresa, gli ridiamo in faccia
e il belato corale frastorna più del ruggito solitario
per sè e i pochi adepti pronti al bacio di Giuda. Abbiamo
deposto fiducia paura e creduloneria, adesso
preferiamo il letto di chiodi, che è più comodo
della viltà.
Io la notte ho intenzione di dormire.  Mi resta
l’urlo di Munch universale. Sì, lo voglio, porgo il dito all’anello
e i polsi alle manette dell’anima.

 Apro
la bocca sdentata, l’elettrochoc
non si usa più da quando siamo diventati civili
e, come dicono tutti i matti, non sono pazza
né ubriaca né niente: questa
è la mia normalità quotidiana. La poetessa
da cuoramore e l’usignola stonata
ha raccontato una favola diversa, vera
purtroppo. Elargiamo un’offerta, basta scegliere
tra cento associazioni benefiche della pubblicità televisiva
che appaiono come i funghi dopo l’acquazzone
e togliamoci lo scrupolo, tanti poveri
una mollica per uno è un dovere,
o finiamo all’inferno e non sarà servito a niente
esserci presi l’artrosi polidistrettuale
andando e venendo dalla scuola ogni giorno
con qualunque tempo, ricordo che mettevo
due collant sotto i pantaloni
e mi alzavo presto, i gatti e i cani
mi chiamavano per strada e ci fu
il vento furioso e il calore che le cosce
si appiccicavano ai sedili dell’autobus.

 Manteniamoli tutti, è il minimo
che dobbiamo fare poiché la nostra tavola
è imbandita dopo una vita di fatica.

 Ci fu il mio primo giorno di scuola appena laureata
particolari insignificanti, grigio su grigio
non da telegiornali. Occorre
d’urgenza uno sponsor
contro la paralisi dell’anima più diffusa dell’aids.

 Chi collabora? Tutti assenti.
Ah, ah, ah.

 Ah.

Domenica Luise

(Elaborazione grafica di Domenica Luise)

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10 thoughts on “Telegiornali

  1. Da bambina mi hanno insegnato che il “Caso” non esiste… il signor “Caso”, avendolo incontrato, si è molto arrabbiato della mia diffidenza… la verità è che non possiamo rispondere esaustivamente a chi ci chiede se ciò che asseriamo è verità o preconcetto! Tutti sappiamo ma legati dal “se non puoi provare, ti denunciano, ti annientano”!
    Però come mai loro, prove alla mano, non vengono annientati? …Il mio cuscino, così come il tuo, non è morbido: pieno di spine, di echi di onde che portano foto di disperati dispersi tra i flutti di qualsiasi mare. Eppure, solo noi sentiamo: coloro che sono artefici del diffuso malessere, coloro che potrebbero fare qualcosa per fermarlo, tutti assenti ingiustificati…
    Il maestro ha saputo fare il suo lavoro, Domenica, come al solito chi stava nelle ultime file di banchi, solitamente reputato più furbo, ha recepito solo ciò che faceva più comodo.
    Detto ciò, se come ribadito all’inizio, il “Caso” esiste, allora potrebbe essere anche che “il mondo non sia davvero dei più furbi” … … …
    Un caro saluto e grazie per le tue riflessioni.
    Brigida

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    • Benvenuta, cara Brigida. Sante considerazioni. Anch’io penso che il caso non esista, non è possibile se esiste invece l’amore. Il caso sembra a noi, che ignoriamo il più e il meglio degli eventi sotto i nostri occhi. Facciamoci coraggio di fronte all’evidenza e osiamo sperare malgrado tutto, non siamo abbandonati come sembra. È più comodo rubare che lavorare onestamente e duramente, approfittare della propria condizione e tutto quello che sappiamo, sicuramente costoro, a scuola, avevano scelto gli ultimi banchi, avviene sempre così, ma sono più felici di me? Ne dubito fortemente.

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  2. Per forza “tutti assenti” ! Troppo intenti a “presenziare” nel loro blaterale autoreferenziale e ormai vergognoso.
    Cara Mimma, non sei mai stata una poetessa da “cuore/amore”, ma questi sono versi durissimi, gridano disperazione, sono muti oltre il dolore, la miseria, la speranza.
    Condivido il pensiero e il post.
    Come stai? Ti avevo inviato una mail con gli auguri per il tuo compleanno? L’hai ricevuta?
    Ti abbraccio con tanto affetto
    Flavia

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    • Sì, Flavia, la tua email è arrivata regolarmente, ma ero convinta di averti risposto su facebook. In questo commento mi hai detto una cosa preziosa, e tu sai che mi fido moltissimo del tuo giudizio sincero: che non sono mai stata una poetessa, da cuore/amore.
      I tuoi commenti fanno sempre centro.

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      • Non ho visto la risposta, ma su Facebook sono un po’ pasticciona! Nessun problema! L’importante è che tu abbia ricevuto gli auguri. Grazie per la considerazione che nutri verso di me è che tu sai essere molto importante. Mi fa piacere poi di aver colto il tuo messaggio. Con affetto fraterno/sorellesco
        Flavia

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  3. “Io la notte ho intenzione di dormire. Mi resta
    l’urlo di Munch universale. Sì, lo voglio, porgo il dito all’anello
    e i polsi alle manette dell’anima.”
    E’ il poeta che urla il dolore di tutta l’umanità ingiustamente sfruttata, sottomessa e vilipesa. E’ il poeta che se lo porta dentro tutto intero e la sua parola sembra una voce folle nel deserto.
    Un bacio e tanti auguri di buona salute, comunque

    franca

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    • Sì, sembra una voce folle, cara Franca, in questi tempi di follie a ogni livello. Eppure abbiamo una coscienza che si fa sentire come il grillo parlante di Pinocchio. Allora ci resta solo una strada scomoda e stretta: incominciare da noi stessi a diventare più umani malgrado tutto.

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