Sabato e domenica

                                                
 
Il fine settimana, per loro, era sacro. Già il venerdì mattina le bambine si svegliavano con quel pensiero:”Chissà dove ci porta stavolta papà".
Era semplice: nella buona stagione tutti in una campagna intorno a
raccogliere erbe fiorite, giocare, ridere di niente e di tutto e scoprire l’imprevedibile, che so io: la camminata sbilenca dello scarafaggio nero
col corpo a pallina, la prima margherita gialla e gli anemoni di campo viola
col cuore scuro, una lumaca con le corna ritte o la farfalla bianca, che
era una ballerina, diceva il papà. La mamma partiva con una borsa
bella grande, dentro c’erano due bottigline di acqua per le bambine e i
panini bene imbottiti, caramelle per tutti, compreso il papà, che non fumava,
cosa che talvolta, alla figlia più piccola, sembrava un’imperdonabile debolezza.
Poi i grandi le spiegarono che fumare è un brutto vizio, i polmoni si fanno neri
e si può anche morire perché non si respira bene, che papà una volta fumava,
ma aveva smesso e lei concluse: <Meno male, papà, così non muori> e si era
messa a piangere come una scema.
In quelle loro escursioni papà fece amicizia con un contadino, proprietario
di una capretta e un paio di pecore, che offriva ogni volta pane  e formaggio
fatti in casa con un bicchiere di vino rosso <pestato con questi piedi>
affermava orgoglioso, le bambine non avevano l’età per il vino, la mamma
l’assaggiava appena e papà, invece, lo trincava d’un colpo schioccando le
labbra e con gli occhi luccicanti. <Che schifo, si è bevuto il vino pestato
coi piedi di quel vecchio> dissero poi le bambine a casa, e mamma e papà,
dopo avere spiegato che il vino si faceva proprio così, ne risero giorno
dopo giorno a lungo.
Papà, che si dilettava a dipingere nel tempo libero dal lavoro, una volta
portò in regalo a quello che tra loro chiamavano pastore un proprio quadro
perfino incorniciato, un paesaggio campestre, e lui lo volle ricambiare a
tutti i costi con un bottiglione di vino da due litri pestato coi piedi.
Per il papà la figlia grande aveva una vera ammirazione, tanto che,
una volta cresciuta, era convinta di sposarlo.
La sorella minore voleva sempre giocare alle signore che trovavano il figlio
sotto il tavolo o dietro la macchina da cucire nuovissima, comunque né
sotto un cavolo né lo portava la cicogna, nella sua versione appariva,
ma come non sapeva.
E del resto non si conosceva granché nemmeno dei cavoli e delle cicogne.
In inverno, invece, ogni domenica papà portava al cinema quelle che chiamava
“le mie donne”, a vedere film come Biancaneve, Cenerentola, Peter Pan e,
al massimo, L’orfana senza sorriso e Lacrime di sposa.
Si informava accuratamente al botteghino se fosse adatto, altrimenti
non esitava un momento a riportare a casa la famigliola recalcitrante,
le figlie senz’altro, ma pure la moglie.
E sapeva fare doppietta con grande disinvoltura quando cambiava le marce
sulla cinquecento rossa della quale erano tutti e quattro orgogliosi.
Per il colore avevano votato le bambine, lui l’avrebbe voluta blu e la mamma
beige che, diceva, era raffinato.
Nei giorni feriali, al tramonto, quando era bel tempo, uscivano in balcone
a guardare quella che le piccole chiamavano la processione degli asinelli:
tutti i contadini si ritiravano ognuno in groppa al proprio, soltanto qualcuno
gli camminava a fianco perché magari l’asino era vecchio e gli faceva pena
che portasse un altro peso oltre l’erba e le ceste. Uno gli parlava pure
vicino alle orecchie, guardandosi furtivamente intorno per pudore di
essere visto a chiacchierare con l’animale.
Le bambine dovevano contarli tutti, nel frattempo passava qualche
macchina e bisognava indovinare se la targa fosse pari o dispari,
nessuno vinceva, ma ridevano tanto.
La televisione non era ancora arrivata in tutte le case.
Poi una domenica di primavera la cinquecento rossa non si mise in moto.
Dovettero rientrare, le bambine imbronciate esplicitamente, la moglie
si mise a stirare, tutte e tre in cucina.
Dopo cinque minuti arrivò il papà, che rideva. <Venite, andiamo a giocare>.
<Stacca il ferro, moglie. Oggi è festa, non si lavora>.
La mamma, obbediente, tolse la spina e lo guardò perplessa.
Con una matita papà contornò irregolarmente un pezzo di muro e ne assegnò una porzione ad ognuno, compreso se stesso.
<Adesso ci dipingeremo dentro quello che vogliamo> affermò.
<Ma cosa dirà il padrone di casa?>.
<Non dirà niente, tranquilla, moglie, gli parlo io>.
<Ma papà> disse la piccola che era la più saggia delle due figlie, 
<ti consumeremo tutti i colori che costano un sacco di soldi>.
<Io voglio dipingere, io voglio dipingere> rispose invece la grande,
che era la più impetuosa, e già frignava.
Egli distribuì i propri colori ad olio, che costavano tanto, ed incominciarono dapprima timidamente coi pennelli, dopo con furia e a manate.
Il giorno più bello della loro vita insieme.
 
Le due sorelle bussarono al portone elegante, di legno massiccio. Aprì un
vecchio bianco, con la papalina sulla testa, uno scialle a uncinetto blu
da donna sulle spalle e un mouse in mano: il padrone di casa.
<Siete proprio voi…care bambine, signore…>.
<Ed è proprio lei, signor Gustavo>.
<Sua moglie?>.
Egli accarezzò quasi rudemente lo scialle:
<Morta cinque anni fa, i figli lontani, io…>.
<Come sta? Come sta?>.
<Bene, mi passo il tempo su internet, scrivo racconti e poesie>.
<Si mantiene in splendida forma> mentirono le due signore, egli finse di crederci.
<E voi siete bellissime>.
<Possiamo?>.
<Ma certo>.
Il cuore si spezzava in quel lungo corridoio che, quand’erano bambine,
sembrava tanto grande. Nella sala da pranzo la pittura sul muro di quel lontano giorno era stata incorniciata e sembrava appena fatta.
Le signore presero le loro costose macchine fotografiche ed incominciarono
a scattare per trattenere un barlume della vecchia vita.
Mimma sfiorò, con l’indice della mano destra, un pezzo di muro:
<Questo l’ho fatto io>. Era una ballerina storta con gambe lunghissime
ed ali di farfalla bianca.
<E questo io> disse Iole accarezzando uno scarabocchio .
<Che cos’è?> chiese Mimma.
<Un bambino che nasce> rispose Iole.
<Invece questo paesaggio col pastore e la capra l’ha fatto papà, gli piaceva
tanto dipingere le campagne piene di luce>.
<La mamma non sapeva cosa fare e ha buttato colori a casaccio>  fece Iole.
<A casaccio no> rispose Mimma, <c’è il rosso, che sono io, e il giallo, che sei tu>.
<Bella interpretazione> sorrise il padrone di casa, ma aveva la voce
commossa, quasi soffocata.
<Come siamo state felici> mormorarono le due signore.

                                                       Domenica Luise

Miei cari amici, i personaggi di questo racconto sono reali e li potete vedere,
come erano ai tempi descritti, in questa foto

Famiglia Luise

Annunci

32 thoughts on “Sabato e domenica

  1. Buongiorno, cara Mimma, che delizia questa narrazione di uno squarcio della tua vita. Hai avuto una bella infanzia, con genitori così sensibili e umani è sempre bello. Ciò che conta non è la ricchezza materiale, ma la ricchezza d'animo. Siete una bella famiglia, che tenerezza mi suscita la foto, sai anche la mia mamma mi adornava i capelli con un fiocco.

    buona giornata cara.
    un abbraccio
    annamaria

    Mi piace

  2. vnSono rimasta incantata a leggere questo racconto, tanxhe che, dopo averlo finito, ho ricominciato daccapo. Hai fatto uno splendido affresco di un passato mai veramente passato ma più vivo che mai nel tuo cuore. Grazie di averci resi partecipi di queste emozioni così intense.

    Mi piace

  3. Mimma, dove hai trovato la bacchetta magica che ostenti con fierezza? Ogni tuo racconto è magia. Io mi ci ritrovo in pieno, come stessi vivendo al presente ciò che tu racconti al passato. La famiglia era il fulcro, una fonte inesauribile di gioie, certo anche piccoli dolori, ma sopportabili perché c'era un legame tra genitori e figli, tra sorelle e fratelli, che generava una complicità appagante e rassicurante.

    Grazie, mi hai  riportato in un mondo incantato. Io non ho mai letto favole, la mia vita era la mia favola a quei tempi, ed io ne ero perfettamente consapevole.

    Un abbraccio traboccante di affetto, buona giornata tesoro

    Mi piace

  4. che vividezza di immagini in questo quadtretto di vita famigliare!
    narrazione davvero gradevole e in due tempi, per giunta.
    bella la figura del vecchio, che hai sapientemente evidenziato in tutto il suo stato di solitudine e ricordo, in pochi tratti essenziali.

    La foto è bellissima e le due bambine deliziose.

    Mi piace

  5. Ricordo ancora il calore della mano di papà sul mio piccolo braccio quando facemmo questa fotografia. I vestitini bianche di sangallo li aveva fatti la mamma, cavandoli dai mutandoni della nonna. Ne eravamo orgogliosissime. Zia Maria, di nascosto, mi aveva fatto fare la permanente coi boccoli, che ai tempi erano di gran moda e desideravo follemente. Peccato che i capelli crebbero. Iole aveva i boccoli naturali, io niente, tutti ammiravano i boccoli, anche io. Mah. La permanente, per qualche tempo, aggiustò il grosso problema esistenziale, ah, ah, ah, poi mi costrinsero a tagliarli, io non volevo, condotta dal parrucchiere con la violenza, non dimenticherò mai i miei bei riccioli sotto uno spazzolone mostruoso, li fissai fino all'ultimo e la sera, con la casa piena di gente in visita, passai il tempo a guardarmi dalla parte di dietro del piatto d'argento, che sembrava uno specchio, più mi guardavo più mi vedevo brutta e triste. Naturalmente non la passai liscia, i grandi se ne accorsero e venni presa in giro a volontà.
    Zia Maria fu diffidata dal ripetere l'esperimento ed io dovetti aspettare di crescere.
    Benvenute, signore, in questo piccolo mondo antico, quando sabato e domenica erano magnifici.

    Mi piace

  6. Leggere e guardare la foto mi ha fatto venire i lucciconi, io mi stringevo alla mamma che amavo più di me stessa, tu, orgogliosa dei tuoi riccioli , eri accanto a papà. Si, i nostri genitori ci hanno tanto amate e noi eravamo felici di niente…
    Sai ho voglia di raccontare una cosa avvenuta questa mattina, anche questa una storia semplice. Io e Mariachiara siamo andate al mercato in cerca di qualche piccolo regalino di Natale, ci siamo fermate alla bancarella di una signora che vendeva belle pietre montate su argento. Ci siamo messe a chiacchierare come buone amiche e ci ha detto di essere del Senegal. Poco prima di andare via le ho chiesto se fosse cristiana o islamica,  lei mi ha risposto di essere islamica, ma che ciò che conta è essere sinceri nella propria fede e rispettare quella degli altri. " Sono d'accordo, ho ribattuto, posso darle un bacio?", lei è venuta fuori da dietro la bancarella e mi ha dato un abbraccio caloroso,  dicendo che ero profumata e non aveva voglia di lasciarmi andare, poi ha abbracciato e baciato anche Mariachiara. Oggi l'ho pensata tanto, chissà se ha lasciato la sua famiglia nel suo paese, se qui è sola…è una piccola donna coraggiosa.

    Mi piace

  7. Grazie, Mike: in poche parole hai reso l'idea della freschezza di allora.
    Iole, che bel commento, l'episodio che ti è avvenuto stamattina è tanto bello, grazie per averlo raccontato su questo blog, dove abbiamo una sola regola: quella del rispetto amoroso vicendevole, dopo di che possiamo parlare di tutto, anche animatamente. Siamo una famiglia.
    E se non parliamo in famiglia, con quelli che ci vogliono bene, dove possiamo andare?

    Mi piace

  8. Ecco, tu hai reso felice il mio sabato, e domani rileggerò così sarà una domenica altrettanto felice.
    Grazie di cuore cara Mimma, per questa bella famigliola felice, tu sai che io "vivo" quello che leggo, così se qualcosa mi è mancata la prendo in prestito.

    Un abbraccio

    frantzisca

    Mi piace

  9. Benvenuta, Frantzisca. Hai visto? Anche nel mio racconto c'è un pastore, che offre pane, formaggio e vino di casa. Mi ricordo la paura che presi quando la sua capretta mi rincorse per tutto il prato, io stringevo in pugno le erbe che avevo raccolto e chiamavo "fiori",  alla fine mi raggiunse e se li mangiò, erano gialli.
    Sono così felice di regalare un momento di serenità con queste piccole cose che mi tornano alla mente, è vero, c'era tanto amore fra noi.
    E grazie anche a te, Chiaretta, sono contenta che lunedì ritorni a casa. Ti ho commentata, ma non ho visto venire fuori niente, domani controllo. Un bacio a tutti, buonanotte, sogni felici e riposo profondo.

    Mi piace

  10. Che bel ricordo! sembra davvero di essere lì insieme e vedere e vivere le cose che racconti; a me hai fatto venire in mente l'unico film che ho visto da bambina, al cinema, Marcellino pane e vino, tutti gli altri erano vietati!
    Che commozione!
    Ciao, buona domenica.
    Carmen

    Mi piace

  11. certo che è bello immergersi in queste atmosfere così tenui e avvolgenti… sembra quasi di trasferirsi in un'altra epoca e in fondo sono passati solo alcuni anni…
    oggi, nell'era del "lo voglio e perciò me lo prendo", sembra che non si riesca più ad apprezzare niente…
    trascinati, come siamo, dalle acque di un fiume pronto a straripare, potersi soffermare su ricordi così delicati è una pausa intensa e gioiosa di cui ci hai fatto dono…
    un abbraccio

    Mi piace

  12. Complimenti cara Mimma per questa tua famiglia, per questi sabato e domenica da incanto che hanno saputo regalarti i tuoi genitori e che tu regali a noi. E' u racconto bellissimo.
    ( anche mio figlio parlando della sua famiglia dice "le mie donne" con orgoglio e tenerezza )

    ciao, buona domenica

    franca

    Mi piace

  13. Immagino la scena mentre tu, guardandoti allo specchio, rimpiangevi i tuoi bei boccoli di permanente che ti avevao tagliato perché dovevi aspettare di crescere. C'è da riflettere, ora che ci sono bambine di pochi anni con i capelli schiariti, mesciati, ondulati, con l'extension ecc. Ne ho visto alcune anche con la french manicure!

    Mi piace

  14. Carmen cara, vedo che i tuoi genitori erano ancora più severi dei miei! Allora Marcellino pane e vino fu un successo planetario, io ebbi un fotoromanzo con le immagini del film e lo consumai a furia di rileggerlo. Però la storia mi metteva tristezza perché il bimbo alla fine moriva.
    Cara Dalloway 66, eravamo tanto felici con poco, a quei tempi. Oggi i ragazzi mi sembrano troppo rabbiosi e reputo che sia un gran male svezzarli talmente tardi, mio papà diceva: quando l'albero è cresciuto storto…. lasciando sospesa la frase principale, che era: non c'è più niente da fare.
    La mancanza di autorità nell'educazione sta portando a pessimi risultati sia in famiglia che nella scuola. Responsabilitizzateli!
    Grazie, Francuzza, sono contenta che queste innocenti vicissitudini ti siano piaciute, come vorrei rivivere dieci minuti della vecchia vita, allora ne avevamo tanta.
    Cara happysummer, veramente quello era il retro del piatto d'argento, regalo matrimoniale del compare Giardina a mamma e papà, che stette per tutta la nostra vita al centro del tavolo nella sala da pranzo. Io e Iole lo usavamo come specchio dal rovescio e come aureola dal dritto quando giocavamo a fare le sante, ma non bisognava farsi vedere dalla mamma perché non voleva, non sembrava tanto devota…

    Mi piace

  15. Mi è scappato il commento. Non sembrava tanto devota…soprattutto le sante erano morte e ciò le appariva di malaugurio.
    E adesso mi preparo perché oggi la mia amica Giusy mi ha invitata a pranzo, vado a folleggiare, ah, ah, ah. Ci sentiamo in serata, un abbraccio per tutti e passate una bella domenica.

    Mi piace

  16. A me sembra di assistere ad un bellissimo incontro di tanta umanità che arriva e parte da questo confortevole e confortante… "porto di mare" che è il tuo blog.
    Post e commenti che richiamano sempre profondi sentimenti di umanità vissuta, che è sempre spiritualità.
    (Per me una immensa, infinita, struggente malinconìa e tristezza e sofferenza per non aver mai potuto gustare e vivere quell'amore di mamma e papà).
    Grazie, Mimma, a te e a tutti.

    Abele.

    Mi piace

  17. Oh, Dolù, è proprio uno scorcio di vita felice … felice delle piccole cose, delle cose semplici, genuine…
    Che padre fantastico !!!!!!!!!!
    Anche mio padre aveva la cinquecento … era la nostra topolino che ci portava ovunque….
    Grazie Dolù di avermi fatto partecipe di momenti così belli.
    Baciotti
    Cristiana

    P.S.: Che bella famigliola siete bellissimi

    Mi piace

  18. Buongiorno a tutti, signore e signori, ieri sera sono letteralmente cascata addormentata dopo la bella giornata passata con Giusy, alla fine della quale, in macchina, mentre mi riaccompagnava a casa, ci siamo vicendevolmente dette quanto siamo state bene insieme. Ci divertiamo molto anche perché lei è una sarta rifinita, io dipingo, così procediamo al baratto vicendevole con soddisfazione di entrambe, ah, ah, ah. Adesso, dopo il quadro che le ho fatto (e lei mi ha ristretto tutto il guardarobaa invernale, ho quasi venti chili di meno rispetto all'anno scorso), mi ha chiesto di dipingerle due cuscini con fiori, questi le costeranno cari: un pranzo a casa sua, al quale mi inviterebbe ugualmente.
    Hai ragione, Abele, quest'umanità intorno a me è viva, affettuosa, calda, spirituale. E voglio risponderti con le parole di Frantzisca, nel commento numero 9 qui sopra:"Tu sai che io vivo quello che leggo, così se qualcosa mi è mancata la prendo in prestito".
    Prima o poi qualcosa manca a tutti, ma è più triste quando si è privati da bambini.
    È vero, Falconier: la mamma sarebbe stata orgogliosa di essere stata paragonata ad un'attrice tanto bella, papà invece diceva che somigliava alla regina Elisabetta.
    Sono contenta, Cristag, della tua partecipazione e che questi piccoli episodi ti abbiano fatta sentire bene. Ieri, al mio ritorno,  ho incontrato una gattina piccola, che urlava e si grattava, qualcuno deve averla gettata nel mio giardino, che è diventato un po' come questo blog: un via vai di gatti. Ci sono i croccantini per mangiare, l'acqua per bere ed uno scatolo con lo straccio dentro per accucciarsi. L'animaletto è una signora, l'ho chiamata Dolù.
    Buona giornata, vivete felici e con coraggio.

    Mi piace

  19. Sono felice che tu abbia chiamato Dolù la gattina … cosa ti avevo detto … non saresti rimasta sola … la vita riserva anche molte piacevoli sorprese.
    …. ma ora posso chiamarti ugualmente Dolù???
    Baciotti
    Cristiana

    Mi piace

  20. Buon pomeriggio! Sì, Chiara, quel periodo della nostra vita è stato bellissimo, adesso non potrei averne neanche cinque minuti. La domenica mattina a messa insieme, almeno solitamente, il pomeriggio al cinema, qualche gita in campagna, la processione degli asinelli nelle sere feriali di buon tempo…quale felicità.
    Cristiana, ma certo che puoi chiamarmi Dolù, mi piace moltissimo. Oggi Dolù mi ha fatto compagnia mentre tagliavo la siepe che, in alcuni punti, invadeva il marciapiede, ha miagolato chiamandomi per un'ora buona, io fuori e lei all'interno, dietro la rete che le impediva il passo. Dopo di che si è fatta prendere in braccio mostrandosene lieta. Bene, siamo Dolù io e lei. Ah, ah, ah.

    Mi piace

  21. Uè, che suggestione è capace di donare una foto così..
    Il colore seppia. Mi sbaglio?
    Il tuo tratto non è mutato e,poi, sappiamo che la bambina che narra e gioca con i colori era ""in fieri"..vero? 

    Mi piace

  22. Benvenuta, Marzia, spero che tu sia un po' più serena: ci vuole tempo.
    Le foto antiche in bianco e nero, frequentemente, con gli anni diventano color seppia, questa che ho pubblicato è in partenza. Volendo, col programma di fotografia l'avrei potuta trasformare o tutta in bianco e nero oppure tutta color seppia più o meno intenso, a mio piacere. Ma ho preferito lasciarla com'era.
    Già, la pittrice era in fieri fin da piccolissima, ho iniziato sui tre anni. Papà faceva da maestro. Disegnavo sempre la casa col comignolo e il fumo, un fiore rosso coi petali a cuore e le ciliegie. Mi piaceva mettere il rosso vicino al giallo. Piccole cose così.
    Un abbraccio, Marzia, tu sai che ti sono vicina.

    Mi piace

  23. Bellissimo amarcord…
    Pioggia di ricordi che cascano come perle lucenti dal cielo:-)

    …mi affaccio alla finestra…la luna illumina i monti qui davanti e lo sguardo raggiunge l’Ortigara. Lassù c’è Monte Zebio e mio nonno sta riscaldando il caffè anche per me…Non importa se fa freddo in trincea…Mio nonno si
    chiamava Eligio, come me…
    ( fuori tema)
    (cliccare sull’immagine)

    Mi piace

  24. Mimma, mi hai fatto venire il magone ma è bellissimo questo racconto… strabellissimo, lasciamelo dire, e ora capisco ancora meglio la persona straordinaria che sei.
    Hai avuto un'infanzia meravigliosa, credimi, ma tu già lo sai, piena d'amore
    che è la cosa più importante che la vita possa donarci come bagaglio per il futuro, per la nostra persona.
    E immagino sai la tristezza che provi ora nel ricordare, è molto comprensibile…ma sono ricordi bellissimi, ce ne fossero di famiglie così
    armoniose e il mondo sarebbe diverso…
    Baciniiiiiii

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...