Il Natale di Pinocchiessa

Pinocchiessa

Non tutti sanno che Pinocchio aveva una sorella gemella, figlia dello stesso tronco. Mastro Geppetto la fece nei ritagli di tempo, con capelli di granturco, la bocca dipinta di rosso vivo e due piccole pietre nere, rotonde e levigate, al posto degli occhi. Quello che tuttavia gli riuscì meglio fu il naso, che era quasi invisibile. La vestì con un vecchio quotidiano trovato ai giardini pubblici e le mise, unico lusso, un fiocco di raso celeste tra i capelli.
Pinocchio e Pinocchiessa litigavano sempre e, a furia di bugie, i loro nasi divennero robusti, coriacei e sempre più lunghi.
Sembravano due stecchi vestiti, cosa che in effetti erano.
<Non diventerai mai un bambino di carne e ossa, sei troppo bugiardo> diceva lei.
<Non diventerai mai una bambina di carne e ossa, sei troppo bugiarda> ritorceva lui.
Ogni sera Geppetto regolava al minimo i due nasi, che però il giorno dopo ricrescevano subito.
Benché fossero di legno, mangiavano come due veri bambini affamati.
Geppetto si mise a vendere prodotti da barba e rasoi di sicurezza pur di fare qualche soldo e mantenere i figli. Incominciava a racimolare i primi clienti, quando Pinocchio fuggì dietro al teatro dei burattini non tanto per scansare la scuola, dove era in ogni caso il primo in ignoranza e bestiologia, quanto per arraffare una marionetta bionda, riccia, con lunghe ciglia ed abito scollacciato.
Pinocchiessa fu chiusa al Pio Istituto delle orfanelle derelitte e Geppetto, col suo fagotto in spalla, partì per cercare Pinocchio.
Le orfanelle erano sempre tristi e a Pinocchiessa facevano pena. Si sentiva come un pezzo di legno più morbido nel centro del petto. Ce n’era una, in particolare, piccola, magra, con gli occhiali e una cipolla di capelli castani sul cocuzzolo. Si chiamava Maria Magda. Spesso restava a letto malata, Pinocchiessa giocava con lei e le raccontava un mucchio di bugie:
<Sono una principessa rapita dai briganti, mi hanno derubata dei miei abiti di seta e dei gioielli per abbandonarmi, quasi nuda e morta di fame, davanti a questo istituto>.
<Apposta sei così magra?> chiedeva Maria Magda accarezzandole una spalla di legno.
<Apposta> rispondeva Pinocchiessa, e ricominciava a raccontarle del suo castello con più di duecento stanze e trenta giardini, del re e della regina, suoi genitori, del fratello Pinocchio, principe ereditario, di tutti i giocattoli con i quali si divertivano quotidianamente, compreso un cavallo alato meccanico a cavalcioni del quale andavano a scuola, dove erano naturalmente i migliori della classe, anzi della nazione.
Il naso le cresceva regolarmente ed ogni sera la burattina se lo tagliava alla buona con un coltello rubato in cucina.
No che non si facesse male perché, pur essendo di legno, aveva quasi la stessa sensibilità di un naso normale umano. Avrebbe pianto tanto volentieri, ma non sapeva come si fa. Al posto del sangue usciva un pochino di segatura, Pinocchiessa si puliva col fazzoletto, si lisciava con la carta vetrata ed era come nuova.
Se l’avesse finita di raccontare bugie il naso sarebbe rimasto normale, ma Maria Magda sembrava assetata di quelle storie, si divertiva, fantasticava ed era più ammalata che mai.
Di giorno in giorno le bugie diventavano raffinate ed il naso sembrava un monumento.
Maria Magda aveva preso il raffreddore, che le durava da venti giorni. Il termosifone della sua stanza era sempre acceso.
E venne il Natale. Fatta la colazione, le orfanelle, le istruttrici e finanche il direttore con i suoi assistenti partirono per la messa, dopo avrebbero pranzato a casa di un benefattore, che li aveva invitati tutti.
Pinocchiessa volle restare con Maria Magda al posto di una giovane domestica. Le fecero tante raccomandazioni, carezze e promesse:
<Vi porteremo il pacchetto dei vostri pranzi, il panettone e la crema al cioccolato>.
<Vi porteremo i vostri regali>.
<Pregheremo per voi>.
Appena uscirono, si bloccò la caldaia elettronica e si spensero tutti i termosifoni.
Dapprima non se ne accorsero.
Pinocchiessa creava favole di corteggiatori che duellavano per avere il suo fazzolettino di batista ricamata. L’altra beveva avidamente ogni cosa.
Infine Pinocchiessa si tolse il fiocco di raso celeste, unico ricordo del suo papà, e lo porse a Maria Magda : <Tieni, è un regalo di Natale>.
<Oh…> rispose Maria Magda, ed incominciò a tossire. Pinocchiessa la coprì meglio e le diede lo sciroppo al lampone.
<Quando ero nel mio palazzo abbiamo fatto un ballo in maschera> affermò.
<E tu com’eri vestita?>
<Da fatina coi capelli turchini ed avevo centinaia di questi nastri>.
<Oh…> ripeteva Maria Magda sognando, subito dopo : <Fa freddo>.
<Mettiti sotto, più sotto> rispose Pinocchiessa. Nevicava.
<Fa freddo> gemeva l’altra stringendo il nastro nel pugno. Pinocchiessa si accorse che il termosifone era spento, allora si tolse il vestito e lo mise sulle altre coperte, ma era solo un vestito di carta.
<Fa freddo>.
Pinocchiessa si ricordò di quando Pinocchio si era bruciato distrattamente i piedi e Geppetto glieli aveva rifatti  meglio di prima, ma decise, in assenza del padre, che fosse più prudente bruciare il solo naso.
<Che bel calduccio> sorrise Maria Magda. Il naso bruciò e dopo un poco Maria Magda ripeté: <Fa freddo> e riprese a tossire.
Allora Pinocchiessa si bruciò i piedi, dopo le gambe, il braccio sinistro, i suoi bei capelli di granturco, che sembravano veri ed alla fine divampò tutta mentre l’altra diceva: < Che bel calduccio, sono sicura che guarirò>.
Ultimo bruciò il cuore e fu pura delizia, tanto che Pinocchiessa sentì una lacrima e dopo un pianto che le veniva, ma non dagli occhi. Allungò una mano, strano, ma non era divampata?
Toccò i suoi lunghi capelli rossi e ricci, che sembravano pannocchie di granturco.
Indossava un abito di raso celeste ed era una bambina di carne, ossa ed anima.
Ai suoi piedi c’era una cucchiaiata di cenere e due sassolini neri, rotondi e levigati.

 Domenica Luise

(Disegno di Domenica Luise rielaborato al computer)

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19 thoughts on “Il Natale di Pinocchiessa

  1. E’ bellissima, tu sai sempre toccare le corde del cuore. Poi, iniziando a leggere, m’è venuto in mente all’improvviso che molti anni fa avevamo rappresentato una commediola – nella comunità dove lavoravo – intitolata “il pinocchio liberato”, scritta e interpretata da noi (operatori e utenti). Se riesco a recuperare il testo te lo mando.
    Bacioni assieme ad un anticipo di auguri di Buon Natale

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    • E questo le mamme lo hanno capito benissimo dal momento in cui il loro ventre si è incominciato a ingrossare fecondato dalla nuova vita. Soffrono tutto per i propri figli. Ma tutte le donne sono mamme in un modo o nell’altro, tranne poche snaturate i cui gesti finiscono in televisione a sconvolgerci non solo il Natale, ma anche tutti gli anni presenti e passati della nostra vita.

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  2. Il fuoco come elemento che distrugge e rinnova. Ma nella tua bella storia c’è la volontà della distruzione per aiutare l’altro. E da qui l’inaspettato premio.
    Fermo restando che non è necessario distruggersi, ma semplicemente accostarsi all’altro con anima e cuore, direi che le buone azioni sono spesso frontali: fanno bene a chi le riceve, ma fanno tanto bene a chi le fa.

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    • Il problema è l’amore, cara ili, ecco perché la fiamma si spegne soltanto a trasformazione totale avvenuta, quando è emersa tutta la propria umanità. Ed è vero che le buone azioni sono frontali, fanno bene a chi le compie e a chi le riceve proprio come quelle cattive, che fanno male a tutti.

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  3. Io la vedo come il trionfo dell’amore. Un burattino che si sacrifica per dare calore ad un altro essere vivente e viene premiato diventando a sua volta un umano. Insomma l’amore premia sempre soprattutto chi lo fa. Bacio con abbraccio ❤

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    • E difatti non ho mai scritto una favola dove l’amore sia talmente assoluto e oblativo: indica la trasformazione estrema della nostra anima, quando tutto è davvero compiuto. L’avatar che hai scelto ti rappresenta benissimo: una signorina fuori tempo dal cuore pulito. Ti ricambio ogni bene e gioia.

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    • Grazie, Carmen, e sempre benvenuta. Perché molti cuori dei grandi sono diventati così duri da perdere il sogno e la speranza? È che ci siamo guardati intorno e abbiamo visto la falsità, la derisione, l’inganno miserevole e la prepotenza sui deboli o ritenuti tali. Certe persone sono diventate tutt’altro, sono irriconoscibili. Così furbe e tristi.
      E poi vedo che non mi credono quando parlo.
      Non è mancato per me. Tutto passa. Ti abbraccio e spero di rivederti per una visitina, però sono ammalata a letto e un po’ meno pimpante della volta scorsa, pazienza, meglio di niente.

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