Poeti di oggi: Doris Emilia Bragagnini, Un nome da stella

Esiste un piccolo suono
rimasto a danzare nel tempo
mai del tutto compiuto, eco d’intento
cornice del senso già innalzato nel gesto
di un sole che vive, nutre il silenzio.

 “Un giorno lo versarono a spicchi”

 dolce, teporoso, profumava d’infinito
regalava messi di risposte
le speranze raccolte tra i papaveri bianchi
il colore smarrito accarezzato _/ _/ _/ _/ _/
_/ _/ _/ _/ _/ _/ come i tasti di un’armonica

 C’è un piccolo dono per la festa nei campi
forse un nome da stella, senza ciuffo ribelle

 La poesia di Doris è dedicata a don Tonino Bello, sacerdote di Gesù. La poetessa non lo conosceva, si è documentata (tutti noi, che abbiamo partecipato al libro La versione di Giuseppe, lo abbiamo fatto) leggendo un suo scritto (La carezza di Dio – lettera a Giuseppe), ma ha anche ascoltato alcune sue omelie conservate su filmati e ne ha osservato i gesti e come innalzava l’ostensorio. Ne è stata toccata per la profondità e la semplicità espressive e per l’amore con cui trattava il pane consacrato. Io dico sempre che l’amore, quando c’è, si vede e quando non c’è si vede pure, negli scritti di don Tonino Bello Doris l’ha visto e, per lui, ha scritto questa poesia, una sola, ma ha sentito il bisogno di spiegarla, nello stesso libro, aprendo i suoi sentimenti.
Conosco la poesia di Doris e so quanto sia criptica, invece questa, per mezzo della sua stessa spiegazione, che per me è un’espansione ammirata dell’anima, è semplicissima per qualsiasi lettore anche non tanto a dentro nei segreti della poesia moderna.
Don Tonino, per Doris, è “un piccolo suono rimasto a danzare nel tempo mai del tutto compiuto” e si capisce perché: la coscienza della propria piccolezza è la massima grandezza che l’uomo possa attingere. E questa piccolezza grande rimane a danzare in un tempo mai del tutto compiuto per mezzo degli scritti che don Tonino ha lasciato dietro di sè, che continuano ad accarezzare e amare i suoi lettori.
Egli sapeva aprire il suo cuore e toccare chiunque lo avvicinasse non distrattamente.
Le parole dei suoi scritti non ne permetteranno la dimenticanza e il tempo non sarà mai del tutto compiuto. Appunto.
Di lui rimane l’eco e il gesto di quando innalzava l’ostensorio, sole che vive e nutre il silenzio.
Un giorno anch’egli, con la sofferenza e la morte, fu versato a spicchi e divenne ostia.
Egli fu dolcezza e tepore, profumo d’infinito e regalava alle eterne domande umane, così grandi, “messi di risposte” ancora più grandi in parole e fatti, accogliendo i poveri e gli abbandonati (i papaveri bianchi).
Quei papaveri bianchi, per lui che suonava l’armonica, erano come i tasti amati e la poetessa sente il bisogno di rappresentarli anche graficamente dentro la poesia, nel tentativo di stigmatizzare meglio il concetto dell’armonia che don Tonino Bello, strano nome da rock star, seppe spiritualmente suscitare e lasciare a noi. Gli manca soltanto “il ciuffo ribelle”, ma egli è comunque una STELLA.

 Domenica Luise

Miei cari amici, stamattina mi è venuto il pensiero di fare un link sul mio blog alla presentazione di alcune mie poesie sul Giardino dei poeti di Cristina Bove. La presentazione è di Flavia Isetta, risale ad ottobre dell’anno scorso e ci sono alcuni commenti di valore che preferisco tenermi sotto gli occhi per rileggerli quando mi piace, ho pensato di pubblicarvi il link qui sotto qualora vogliate andarci:

http://giardinodeipoeti.wordpress.com/2012/09/14/domenica-luise/#comments

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15 thoughts on “Poeti di oggi: Doris Emilia Bragagnini, Un nome da stella

  1. Mimma, eppure lo devo dire, anche se amerei non farlo, però sono commossa, lo confesso. Ho rivissuto l’emozione che è stata incontrare Don Tonino. Ciò che mi ha portato a scrivere quella piccola poesia. Quel suono, rimasto a danzare nel tempo, vedi, lo sta facendo anche ora, chiama, induce ad aprirsi, al significato.
    È stato bello essere una voce con voi, nel coro.
    È anche bello come tu abbia voluto sottolineare quello che volevo dire e lo spirito che mi animava, spero che questo possa arrivare a qualcuno che come me non sapeva nulla di quest’uomo così amorevole e pieno di compassione per chi soffriva, un’incontro che non lascerà indifferenti ma piuttosto con una fiducia maggiore, speranza maggiore.
    Se me lo permetti Mimma, vorrei qui dirti, che spesso t’incontro nelle pagine letterarie che frequentiamo e che è sempre un piacere leggere le tue opinioni e che ammiro la tua capacità di cogliere i significati, anche quelli più difficili da districare. Complimenti per la tua energia e il tuo impegno.
    Un abbraccio grande. Doris

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    • L’amore, cara Doris, non solo è un boomerang, che sempre ritorna al mittente, ma si moltiplica, si protegge, SI ACCAREZZA, è madre. Simultaneamente si accetta, riceve LA CAREZZA, vagisce di vita: è figlio. E la poesia è come l’amore perché è amore in sè e per sè, qualcosa di sottile, potente, anche imperfetto, tradotto in parole storte, ma sempre amore. O non è niente e non resta.
      E proprio l’imperfezione delle parole dei poeti di tutti i tempi storici è fonte di nuovi poeti: qua stiamo appena iniziando.
      Incontrare don Tonino, cara Doris, è stata una tale emozione anche per me, ma non perché egli fosse sacerdote cattolico: perché ho visto in lui l’amore fraterno, senza il quale non esiste né religione di alcun genere né Dio né dio né assolutamente niente. E niente si lascia.

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  2. Pingback: Domenica Luise: Poeti per don Tonino Bello – Doris Emilia Bragagnini « Neobar

  3. E’ per me di grande commozione ricordare, con questo intenso testo di Doris( davvero non criptico, Mimma, anzi brillante di limpidezza!) , tutto il coro che in quella indimenticabile serata estiva si levò nella piazzetta di Alessano (io c’ero!) a ricordare La carezza che era penetrata nell’anima di tutti gli autori attraverso le parole di Don Tonino.E ho speranza quasi profetica che nella prossima occasione salentina in ricordo del fratello Tonino ( la nostra rinascente Rut sull’idea bella di Abele Longo) ci troveremo tutti accanto in amoreumiltà e sincera condivisione. Come sorelle-fratelli non in poesia, ma in umanità.
    Grazie, Mimma, per la vicinanza così empatica e l’energia di cui sei prodiga verso tutti. Ti abbraccio insieme a Doris.
    annamaria

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    • Cara annamaria, la poesia è poesia ed è come vuole: criptica o limpidissima è secondaria, forse che una rosa, potata diversamente, è meno bella o più bella di quella selvatica? Oppure il costume diverso nei secoli storici può cambiare il cuore profondo della persona umana? Ecco, io non posso venire da voi nelle belle riunioni poetiche, allora ho voluto portarvi tutti da me, ad uno ad uno, il libro è finito ed Abele ha voluto commentare anche me appena si è accorto che, logicamente, mi ero “saltata”.
      Mi sono messa per ultima e, nella prossima settimana, pubblicherò una mia poesia, scelta da Abele, che è nel nostro libro.
      Tutti abbiamo ricevuto una carezza di cui ognuno sentiva il bisogno.
      Un grande abbraccio anche da me per tutti voi.

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  4. Commovente poesia, che viene resa più comprensibile dal tuo sempre utilissimo commento. Grande personaggio Don Tonino, che io ricordo in particolare per il suo “angelo con un’ala sola”, poesia diventata testamento spirituale di una mia ex alunna, morta di cancro a sedici anni.

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    • La vita è sempre un mistero per le nostre possibilità di comprensione terrena. Il perché non si può capire e nemmeno se sia meglio morire a novant’anni oppure a sedici: semplicemente nessuno lo sa. Io, però, penso alla sofferenza di chi perde il suo giovane figlio e ne comprendo le follie. Don Tonino ( ma poteva essere quel buddista o maomettano o testimone di Geova o chiunque mi saluta sorridendo) ha lasciato a noi la sua compassione, che adesso si moltiplica.

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  5. “… il colore smarrito accarezzato _/ _/ _/ _/ _/
    _/ _/ _/ _/ _/ _/ come i tasti di un’armonica

    C’è un piccolo dono per la festa nei campi
    forse un nome da stella, senza ciuffo ribelle…”

    leggo e visualizzo sul suggerimento grafico, oltre quello poetico, il mondo interiore di Doris.
    In quella stella senza ciuffo ribelle c’è il tremolio bambino, stella da poco nata, a fare luce dalla fronte, occhi sul mondo in fiore.

    cb

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    • Già, Cristina: quelle che contano sono le persone capaci di dare amore e lasciarlo in quel “tremolio bambino” del quale tu parli: siamo meravigliosamente imperfetti e per questo rimaniamo bambini in qualche punto segreto, profondo e solitamente nascosto di noi. Punto poetico di araba fenice, che risorge dalle proprie ceneri o di Cristo risorto: finché c’è cenere c’è speranza come finché c’è poesia.

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    • Benvenuta, gelsobianco. La meraviglia è per l’anima quello che il concime è per le mie piantine: nutrimento, bellezza e vita. Lo dico perché ho appena finito di mettere mezza pilloletta di “cibo” alle violette giapponesi, forse fioriranno: le ho fatte io da una fogliolina e producono soltanto foglie rigogliose. Poi vi dico e fotografo. Per ora sembrano cespi d’insalata.

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  6. Un grande grazie a Mimma, per la puntuale lettura della poesia di Doris e per essersi cimentata con testi di tutti gli autori che hanno preso parte a La Versione di Giuseppe. Sì, una carezza la sua, che ci insegna come un libro va oltre il momento e le stagioni, e i versi di Doris tornano, infatti, come dice Annamaria, a brillare della stessa luce della sera in cui Ippolito Chiarello l’ha letta e Rocco Nigro l’ha messa in musica con lo strumento che don Tonino suonava e che Doris ha voluto richiamare nei suoi versi. Don Tonino amava la “bellezza”, intesa come arte, sport, stare insieme, passione per le cose, il credere in se stessi: sentirsi parte di un tutt’uno ma anche qualcosa di “speciale”, perché speciale è ognuno di noi.
    Credo che a don Tonino sarebbe piaciuta molto la poesia di Doris. Era di certo una “star”, non solo per quel suo sapersi donare agli altri, ma anche perché, nel senso buono e costruttivo del termine, amava “vincere”, arrivare primo, conservando in questo l’animo del bambino cresciuto per strada. In un documentario, un suo seminarista dice che quando giocavano a calcio con lui le partite rischiavano di non terminare, si giocava fino a quando non si assicurava che la sua squadra avesse vinto. Ricordo anche il racconto che ci aveva fatto, ai tempi del liceo, delle sue esperienze da seminarista a Bologna. Ci diceva di quanto soffrisse agli inizi per non essere bravo con gli sci come i suoi compagni di corso nati al nord, e che quando finalmente si presentò l’occasione per nuotare non ci pensò due volte a tuffarsi e far vedere quanto invece ci sapeva fare con il nuoto, anche se le acque erano quelle gelate di un fiume e non quelle del mare di Leuca.
    Un abbraccio e a presto
    Abele

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    • Grazie a te, Abele, per il sostegno. È vero, commentare tutti gli autori che hanno partecipato a La versione di Giuseppe è stato impegnativo, ma ti assicuro che la prima ad arricchirmi sono stata io perché ogni poesia è personale ed entrarci dentro significa sfiorare l’anima di un altro nel suo aspetto più delicato, che è quello poetico. Si va ben oltre il “mi piace , quindi è buona poesia” e si scoprono sentieri diversi dalla propria via artistica prediletta. Si esplora la diversità, sperimentando ancora una volta che non è divergenza, ma bellezza. È la nostra umanità che ci accomuna oltre il colore della pelle e il pensiero politico, religioso o quello che è. Non significa cambiare le idee assumendo quelle altrui. Ero piccola, ma quando a scuola mi spiegavano le conversioni di interi popoli sottomessi, già capivo che non potevano essere vere, come togli a un gruppo i propri dei, la propria poesia, i propri usi e costumi? Non mi piaceva la storia spiegata a quel modo, non ci credevo. E stavo alle elementari.
      Don Tonino Bello era competitivo… forse anche un po’ troppo: per me è un limite, ma vedo che la cosa è molto diffusa. Sono competitivi tutti: fratelli, sorelle, gatti e cagnolini, cuccioli e adulti. Anche a me piacciono le sfide e non è stata da poco quella di commentare tutti gli autori de La versione di Giuseppe. Appena finiamo di festeggiare il carnevale (ho pronto per voi un piattino succulento) pubblicherò la mia poesia presentata da te: una cosa bellissima, grazie.

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