Gli zoppi balleranno

vergine addolorata

Lia era nata così: la gamba destra piegata ad angolo, senza articolazione, e il piede storto verso dentro. Camminava su una specie di stampella che le aveva intagliato il papà e saltellava pure su e giù per le ubertose valli dove frequentemente ruzzolava e la rompeva, ogni volta il papà buttava due strilli, ma poi gliela rifaceva subito con un altro pezzo di legno , che non doveva essere né troppo fragile né troppo grosso o la ragazzina, essendo smunta, non l’avrebbe potuto trascinare. Ci volevano un pomeriggio di ricerche per il legno giusto, una serata col coltello a raschiare accanto al fuoco, e l’indomani, al suo risveglio, la gruccia nuova sarebbe stata pronta.

Lia era sempre distratta e si comportava come una bambina ancora piccola né si accorgeva di come le sue coetanee le ridessero dietro e avanti mentre i coetanei ci provavano, ma lei nemmeno se ne accorgeva.

“Questa figlia mi resta zitella a stentare”, pensava sempre la mamma.

Quel giorno la giornata era più azzurra che mai, gli ulivi, le colline, il fiume e il paesaggio di sempre scintillavano. Uscì salterellando con attaccato alla spalla un tovagliolo di quelli buoni, che guai se la mamma se ne accorgeva, dentro ci aveva messo il pane, l’acqua e la sua bambola preferita (e unica) di quand’era piccola, di pezza, con gli occhi ricamati tristi e la bocca rossa.
Non era stagione di frutta selvatica, cosa avrebbe mangiato col pane?

-Figlia- disse alla bambola, -siamo povere-, e per consolarla la baciò dopo essersi guardata furtivamente intorno per paura che qualcuno la vedesse.

Sulla collina c’era una gran folla, tutti ad ascoltare un profeta che predicava, quel Gesù.
Era carino e, quando sarebbe stata appena un po’ più grande, lo avrebbe seguito come gli apostoli, sempre con lui.
Forse si sarebbero sposati e avrebbero avuto bei bambini come tanti altri.
Si mise a correre e sgomitare per andargli più vicino possibile, la folla la strizzò e qualcuno le fece lo sgambetto volontariamente o involontariamente, non sapeva.
La bambola si spaccò contro uno spuntone di roccia e uscì la segatura che l’imbottiva, così tutti videro che non era una vera bambola, ma un tentativo casalingo fatto di stracci. Capì che non era riparabile e si sentì ridicola per averci giocato fino a undici anni.

-Ti sei fatta male?- Gesù aveva raccolto la bambola da terra, era decisamente morta, poverina (pendeva dissanguata con gli occhi non solo tristi, anche disperati) e si chinava su di lei con un atteggiamento che pareva la mamma. Lia si commosse e, senza volere, le uscirono due lacrimoni.
-No, sono felice- rispose.
-Neanche la tua bambola si è fatta male- disse Gesù porgendole lo straccetto che continuava a perdere segatura,
-anche lei è felice- continuò.
Lia prese la bambola che, improvvisamente, era nuova come se l’avessero appena imbottita e gli occhi ricamati non erano più tristi, anzi ridevano felici. Felicissimi.

-Adesso ti puoi alzare- continuò Gesù. E rideva pure lui.
Lia tornò a casa con la bambola e la gamba nuove, saltando di suo e senza stampella, della quale non vi fu più bisogno.

Crebbe, divenne bella e si fidanzò. Conservò sempre la sua bambola. Erano passati due anni dal giorno del miracolo.
-Stanno ammazzando il profeta che ti ha guarita- gridò suo padre.
-Perché l’ammazzano, che ha fatto di male?-
-Dice che è contro i romani e ha creato una setta per rovesciare il governo accumulando armi e delinquenti pagati per uccidere, dice che mangiano i bambini dei romani a cena, quando ne rapiscono-.

-Non ci credo-. Lia, in tutta la sua vita, non aveva mai alzato tanto la voce e i genitori non poterono fermare la sua corsa sul Calvario dietro a Gesù.
Sgomitando gli arrivò vicina, gridava:
-Sono io, Signore, sono Lia. Mi vuoi sposare?-.

Egli cadeva sotto la croce e si rialzava. Faceva pena e aveva bisogno di acqua. Sembrò che per un attimo la guardasse negli occhi.
-E vattene, cretina, togliti dai piedi, che dici?- fece uno dei soldati occupati a fustigarlo per farlo muovere. E le diede un calcione.
La gamba destra, così bella e sana, si piegò come prima, senza articolazione, e il piede si torse verso l’interno. Lia cadde svenuta per il dolore.

Nessuno se ne accorse e le ore passarono, quando riprese i sensi c’era buio fitto e tutti gridavano:
-È morto, è morto-.
-È la fine del mondo-.
-Signore, perdonaci, abbi pietà di noi-.
Anche i soldati avevano paura e molti scapparono qua e là senza sapere dove rifugiarsi.

Quando il fidanzato vide cosa le era successo e come ormai fosse nuovamente ridotta, la lasciò subito perché, disse, la sua famiglia era contraria che si pigliasse un’invalida. Ma per Lia fu un sollievo: le bastava, piuttosto, il ricordo di Gesù.
Nessuno seppe mai, nemmeno la mamma e il papà, che cosa fosse successo tra quei due dopo che lui risorse da morte, di sicuro fu che al dito di Lia apparve un sottile filo come di luce, che sembrava d’oro, ma non era.
-Un regalo-, faceva lei a occhi bassi quando qualcuno chiedeva. Non lo nascondeva e non lo esibiva, ma nessuno glielo poté mai sfilare dal dito, nemmeno la mamma e il papà, curiosissimi, che ci provarono più volte mentre dormiva.

Quello che sorprendeva in una povera zoppa era quella strana gioia costante, come se avesse una speranza ben più alta della salute perduta. Gesù l’aveva guarita una prima volta quand’era ancora bambina ed era tornata zoppa da signorinella, perché non guarirla di nuovo?

Ma nel momento della morte, quando ormai Lia era vecchia, rugosa e sempre più tremolante , vide Gesù, che le disse:
-Lia, mi vuoi sposare?-.
E ballarono insieme.

Domenica Luise

(Disegno a china eseguito da Domenica Luise)

 

 

 

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11 thoughts on “Gli zoppi balleranno

  1. E’ bellissimo, commovente. Sono certa che sia una storia vera. Poi, mentre leggevo pensavo che tutti noi potremmo fare miracoli: con l’attenzione, il rispetto, la gentilezza. Con la cura. Un po’ di filo, un ago, e molte bambole di pezza potrebbero risorgere e far felice qualche bimba. Sarebbe un vero miracolo di resurrezione.
    Un abbraccio, Buona Pasqua carissima Mimma ❤

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    • Cara Rosa Velata, chissà quanti miracoli ignoti simili a questo ha compiuto Gesù nella sua vita terrena, ma il miracolo più grande è quando suscita l’amore nei nostri cuori di pietra. Soltanto allora avviene la resurrezione. È vero che con l’attenzione, il rispetto e la gentilezza anche noi possiamo fare miracoli, specialmente quando i beneficati, appena non gli serviamo più, ci girano le spalle, riuscire a superare questo è una grande forma di resurrezione. E quella piccola carità che ci possiamo permettere compiamola secondo quello che ci dice il cuore, se possiamo diamo una gioia e un sollievo, non bisogna poi cercare tanto lontano. Quante volte nostro marito e i figli si sentono soli perché tutti i pomeriggi andiamo a fare le sante in chiesa e nei gruppi di preghiera, ci sono signore che non stanno mai in casa propria, ciò non è lecito: allora si faceva suora oppure rinunciava al matrimonio e si dedicava alla chiesa, sennò una donna sposata può impegnarsi un giorno alla settimana e per la messa festiva, dopo di che si curi della propria famiglia che ha bisogno di lei.

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    • Grazie a te, cara Piera, sì, con un po’ di fantasia e di amore ho scritto questa specie di favola, preghiera o quello che è. Ma sono convinta che chissà quanti miracoli più belli di questo ha compiuto il Signore nella sua breve vita terrena. È soltanto un esempio dell’amore che Egli poteva suscitare intorno a sè, dove la parola “matrimonio” è intesa soprattutto come matrimonio mistico tra l’anima e il suo Dio, dove le parole, mutuate dal linguaggio terreno (pensa al cantico dei cantici) sono talmente insufficienti e dicono così poco da diventare silenzio.

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  2. Delicata, dolce, profonda questa tua favola. E’ sempre un piacere leggerti, soprattutto quando sei ispirata dalla tua fede! comunichi serenità e speranza.
    Buona Pasqua
    carissima Mimma
    franca

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    • Anche a te, Francuzza. La fede è sempre ispiratrice o esplicita o implicita, ma è lì dentro il soffio vitale al quale attingiamo anche, e forse specialmente, quando ci sembra di non crederci affatto. L’uomo, per sua natura, è tremante o sarebbe un manichino di gesso. Buonissima Pasqua e vivi felice.

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