Favola per nessuno

Creatività, Concretezza e Fantasia erano le tre amiche di Poesia, le uniche alle quali, ne era sicurissima,  avrebbe potuto, volendo, dire tutti i suoi segreti, essere ascoltata e, da ognuna, ricevere una risposta opportuna del tutto sincera.
Creatività era una ragazza semplice, tipo mediterraneo, portava sempre uno chignon alto, con trecce da cui dipartivano altre trecce irregolari e, da un lato solo del volto, una frangia lunga a boccoli larghi, com’era di gran moda in quel momento. Vanitosissima, si cambiava d’abito più volte al giorno e aveva inventato, con scialli, sciarpe, fiocchetti, fiocconi e frange arrotolati intorno al corpo, come trasformare in capi d’alta moda i suoi tubini di lunghezze varie secondo gli impegni e incontri della giornata. Difatti faceva la stilista.
Concretezza era una brunetta corta rasata fin sopra le orecchie, sul cocuzzolo portava un ciuffo liscio e irto di gommina che lo tenesse su a cresta di gallo, anzi di gallina.  Era un’avvocatessa dalla mente lucida e razionale,  seguiva la politica interpretandola dall’inglese, dalle sigle e dalle parole a raffica urlate o smozzicate di tutti i telegiornali e programmi vari televisivi e te ne faceva un riassunto  chiaro, semplice e spietato sicché, in due parole, capivi tutta la situazione nazionale e internazionale. Per Poesia, che non capiva nemmeno se stessa, era un grande aiuto. In quanto a Fantasia era una creatura sognante, capace di trasformare gli eventi piccoli e grandi della vita in avvenimenti esaltanti: Intanto i capelli color topo, lavati nell’arcobaleno, erano diventati fiamme di luce varia assolutamente improbabili su qualunque testa umana, gli abiti, che il volgo comune definiva indecenti, appiccicati sul corpo sottile, ma ben definito: petto in fuori, pancia in dentro, culetto pimpante, gambe lunghe, sode e con due ginocchia, dico due, che sembravano conchiglie rosa a nascondere perle rare e uguali. Gli occhi saettavano e colpivano al cuore maschi e femmine con frecce di Cupido accecanti sicché non ne distinguevano nemmeno il colore, forse erano verde scuro, no, c’erano dentro scintille turchesi e dorate, con riflessi neri, azzurro intenso e blu elettrico, ma che dite? Viola come quelli della buonanima di Liz Taylor, che riposi in pace. Viola scuro e chiaro con pagliuzze di opale. Adesso vi faccio uno scoop: Fantasia faceva l’illusionista al teatro Massimo sicché ognuno vedeva quello che voleva, in realtà i suoi occhi erano color topo come i capelli e non era nemmeno tanto alta né soda con le conchiglie rosa al posto delle ginocchia, aveva le ossa e la pelle come tutti noi e certe volte piangeva di nascosto quando si sentiva delusa e stranamente invidiata.
Poesia era la più originale e la più strana del quartetto, anche per i colori sgargianti coi quali talora si vestiva (“Mi sembri un carretto siciliano”affermavano le tre amiche del cuore sincere come sempre, questo si sa) alternandoli con abiti funerei e un mantello di velluto nero che le copriva anche la testa col teschio sulla schiena ricamato in filo di lurex argento (“Mi sembri la morte in vacanza” dicevano stavolta le amiche del cuore, sempre sincere). Poesia, ormai in pensione da alcuni anni, era stata professoressa di lettere al liceo e non si può immaginare quanto ridessero i ragazzi ogni volta che compariva in classe acconciata così o cosà, un giorno si tolse perfino le scarpe perché disse che soltanto a piedi nudi si sentiva perfettamente libera, però ridevano sottovoce perché se quella si arrabbiava e incominciava a interrogarli con l’analisi logica e del periodo della Pentecoste di Alessandro Manzoni oppure di A Zante del Foscolo non se ne sarebbe salvato nessuno tranne una certa Maria, appassionata della lingua madre e, come Poesia sperava, sua erede artistica su questa terra dura e bella. Perché Poesia osava sperare le cose più assurde e certe volte tanto se le sognava che sembravano vere, poi si risvegliava mentre gli allievi, magari, se ne approfittavano e facevano chiasso e pensava che al mondo mai nessuno le avrebbe voluto bene.
Quando fu chiaro che la sua poesia ed anche la sua pittura importavano soltanto a lei e a nessun altro al mondo, Poesia incominciò a dimagrire stranamente perché non le calavano più né gli antipasti colorati di Creatività né il melone con gli spiedini di banane, kiwi e fragole di Fantasia e tanto meno i fagioli con le cotiche di Concretezza sicché passò dalla taglia 52 alla 46, sia pure abbondante, e poiché intanto era anche diventata povera per avere tutto dato e nulla chiesto, incominciò a rimettersi i propri vecchi abiti, almeno quelli che non aveva avuto ancora il tempo di impacchettare per la Caritas, e le stavano di nuovo bene, solo le pendevano dalle spalle, che le si erano rincantucciate per l’età e i dolori dell’artrosi e, quando camminava, faceva cric e croc in tutte le articolazioni dalla noce del collo ai polsi e, talora, anche alle dita dei piedi. Si trascinava col bastone sempre accompagnata e sostenuta pensando a quando andava e veniva a piedi dal mercato nel paese vicino e se lo girava tutto oppure usciva solo per comprare il sacchetto di croccantini ai gatti o partiva in treno e viaggiava di notte da sola da Messina a Roma e, in hotel, telefonava, comodamente sdraiata nel letto della sua stanza, alla persona cara che l’aspettava facendosi dare la linea dalla hall perché allora non c’erano i telefonini e i computer erano cose avveniristiche improbabili e si sentiva una principessa libera dalla corte. Così ricordava e si vedeva adesso, a fantasticare fino all’ultimo queste favole per nessuno.

  Domenica Luise

 

19 pensieri su “Favola per nessuno

  1. Poesia è impastata di concretezza, creatività e fantasia. E chissà che altro ancora.
    Io lo so che sei una grande poetessa. Se lo so io che di poesia non me ne intendo tanto chissà quelli che invece ne capiscono!
    Quelli che oggi sembrano nessuno domani si riveleranno essere Ulisse
    Baci, buona domenica!!

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    • Ah, ah, ah, cara Rosa Velata, forse tu lo sai proprio perché di poesia non te ne intendi (o perlomeno così affermi) ! invece l’unica che sa che io sono una grande poetessa sono io. E permettimi di ridere ancora, ah, ah, ah, ahimè.
      Però ci hai azzeccato subito: Le amiche di Poesia sono anch’esse Poesia e, tu dici, chissà cos’altro (o chi altro) ancora.
      Sei sempre molto cara. Baci e buona vita.

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      • Lo dico perchè è vero: non me ne intendo. Affronto la poesia in modo incompetente e molto “basic”, tipo “buono-no buono”. Se la poesia mi cattura, evoca immagini, non mi annoia, suscita reazioni, pensieri, emozioni allora è “buono”. Se rompe le scatole è “no buono”. E ti assicuro che c’è chi riesce a rompere le scatole e annoiare anche con le 17 sillabe di un haiku. Tua poesia è “molto buono”, slurp 😀
        Ciao cara, buona notte 🙂

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  2. Tre belle amiche hai, tutte con un loro peso:
    simpatia, amicizia e sincerità. Tu splendida nel raccontare favole apparentemente per nessuno ma in realtà per tutti quelli di buona volontà. Piaciutissima. Poesia è quella che prediligo, può essere tutte e tre le amiche assieme, concretezza, fantasia e creatività è ciò che in uno scritto di poesia si cerca oltre ai sentimenti di “poesia”.
    Favoleggiandomi nella tua favola
    Buona domenica
    Un abbraccio
    Chiara

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  3. Ho anch’io tre amiche che a volte “mi rompono” che a turno non mi danno tregua. Ma io sono Poesia e vorrei essere lasciata in pace….a sognare che qualcuno mi dica “mi piace quello che fai…mi piaci come sei…!”
    La tua favola mi rispecchia totalmente. Buona domenica, con affetto

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    • Purtroppo sì, lo so, ti rispecchia, per i malati di poesia come noi su questa terra la speranza di essere apprezzate è così piccola da essere nulla, ma forse questo avviene perché l’ispirazione è un dono troppo grande. A taluni capita di essere capiti post mortem, a me, vedrai, mai, né prima né dopo né durante perché, arrivata a questo punto, si sarebbe visto un qualcosa, invece no, vengo avvicinata perché vogliono commenti e fare di me l’acquirente dei loro libri, la crisi ha toccato anche il mio conto in banca e ormai fuggono a gambe levate verso sponde più redditizie. Così ormai ho capito perfino io, la scema del pese.

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  4. Mi piacerebbe dire che in ogni “nessuno” c’é “qualcuno”… eh si, mi piacerebbe!
    Poesia ha bisogno di una casa, di due orecchie che l’ascoltino e due mani che la condensino, di due occhi che la colgano ed un cuore che l’accolga. Perché Poesia è, suo malgrado, per tutti coloro che la cercano e, fra le righe di ogni suo/a schiavo/a, prima da autore e poi da lettore, trova sempre il modo di farsi trovare.
    Quattro pesi per una sola misura, in questa novella pagina delle tue, dolce Mimma. Tre, conferiscono una sorta di equilibrio (Creatività, Concretezza e Fantasia), la quarta dal grande cuore è per loro asilo e strumento.
    Da zappatrice di tastiere, così come amo definire me stessa, ti ringrazio per aver fantasticato una favola vera anche stavolta.
    Grata, ti mando un caro abbraccio.
    Brigida.

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    • Sei veramente molto cara, Brigida, e non sei affatto una zappatrice di tastiere. Non pensavo che afferraste così bene quello che volevo dire, ma tant’è: perfino Poesia ha bisogno di incontrare altre Poesia e deve sempre sperare che, sulla terra, qualcuna si trovi ancora che non sia fuggita, schifata dal pianeta, verso universi lontani.

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  5. Beh, io questa favola, che dici per nessuno, l’ho gustata tanto.
    C’è un po’ di amarezza tra le righe, ma in chi, in quale vita, in quali bilanci non la trovi? E quel quartetto di amiche è assai simpatico: si sono sostenute a vicenda, per come hanno potuto e saputo, prendendo un pizzico dell’una e dell’altra per completarsi.Tutte hanno del buono e del bello e tutte hanno avuto il privilegio di un’amicizia sincera e reciproca.Poesia aveva, però, compreso qualcosa di essenziale: la bellezza di fare, dire,dipingere, scrivere, poetare in consapevolezza, gioiosità e libertà e oltre l’ applauso che, benvenuto all’occorrenza, superfluo quando mancava. L’importante era (ed è) essere stata (ed essere) se stessa e amarsi così.
    Un sorriso,
    Marirò

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    • Eh, cara Marirò, quanto diventiamo sagge col tempo…tanto, tanto tempo ci vuole per un briciolo di saggezza. Meglio tardi che mai, anche questa è saggezza. Mah. Essere stata ed essere se stessa è davvero duro. Una volta mi è stata proposta la partecipazione a un concorso di poesia dove ero già la vincitrice, ho rifiutato. Ho rifiutato la pubblicazione con una grossa casa editrice perché volevano ritoccarmi i testi, e via così filosofeggiando fin da giovane con questa assurdità che la poesia non è una misera gara, ma una bellissima compartecipazione. E la mia testa è dura, questo sì, senz’altro. E rifarei lo stesso esatto di quello già compiuto. Io voglio scrivere come mi pare, non sono addomesticabile né disposta a imbrogliare, non ne ho bisogno. È della poesia che ho bisogno. Ciao, bellissima: un sorriso di risposta e un’allegra strizzata di occhio, uno dei miei due, che ti ammicca sornione.

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  6. Poesia non deve vivere di nostalgia: può dare tanto e tanto ancora. La nostalgia immalinconisce e fa arenare la fantasia, la creatività. Poesia sa come donare emozioni impastate di superba ironia.
    Buona serata, cara Mimma.
    un bacione
    annamaria

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    • Poesia ha anche un’altra caratteristica: gli sbalzi di umore. Oggi fa il suo canto di usignola radiosa e domani si lamenta a oltranza, casca in ginocchio, si sbuccia, ma subito si rimette a ballare. È imprevedibile, inaspettata, sempre ironica, anche sarcastica, rabbiosa e dolcissima. E chissà cos’altro e quant’altro ancora.
      Grazie, annamaria. Un grande abbraccio.

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