Vignette sì, vignette no

Ebbene, confesso la mia ignoranza: io non avevo mai visto quelle vignette.
Del resto l’informazione televisiva deve essere completa, le cose dette a bocconi, secondo la tendenza del canale, sono molto simili a quelle taciute completamente.
Quindi, fermo restando che non si spara mai e poi mai a chi si è servito di carta e matita per prendere in giro l’umanità e inventarsi un comodo lavoro redditizio, cosa mi sento di dire riguardo a quelle vignette, che ho guardato accuratamente?
Sono bestemmie vere e proprie contro tutte le religioni e non credo che qui la libertà di stampa c’entri per nulla, c’entra molto, invece, la stupidità umana di chi compra il giornale e trova, lì dentro, una conferma alla propria incredulità.
Adopero un esempio trito: la libertà di stampa è come un treno, per camminare ha bisogno dei binari e il buon gusto è necessario come il pane e l’acqua per vivere.
L’altra sera ho seguito, mi pare fosse rai 3, un ennesimo programma sulle vicende di charlie hebdo:  molto commovente, e a buona ragione, ma nessun accenno al tipo di vignette. NON SI SPARA a chi bestemmia per strada o in una redazione, vergogna, ma non si offendono le religioni, e questo volevo dirlo affinché il mio silenzio disgustato non venga scambiato per acquiescenza e accettazione di libertà, che invece sono libertinaggio. Le regole sono dapertutto, se vogliamo essere considerati esseri umani non dico superiori agli animali, come alcuni credono, ma almeno in grado di spartire il pianeta con loro.
Quello non è un giornale satirico, ma una bestemmia in atto. E perché bestemmiare contro un qualunque Dio alla cui esistenza non credono? ma quanto li fa arrabbiare. E la chiamiamo civiltà? Mi fanno impressione. Però non li voglio morti di morte violenta a quell’ignobile modo, meglio di vecchiaia degustata lentamente.

Domenica Luise

 

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19 thoughts on “Vignette sì, vignette no

  1. SOTTOSCRIVO,
    se passi a trovarmi avrai modo di leggere cose ne penso in merito nel mio ultimo post. Una cosa che mi ha molto colpito di questa vicenda, strage a parte, è il blocco difensivo che i giornalisti, quasi tutti, hanno costruito intorno a Charlie hebdo. Fior di intellettuali e illuminate penne che per ragioni di corporativismo e interessi di bottega perseverano nel considerare satira la bestemmia, non solo, addirittura considerano la blasfemia indice di libertà. La libertà è soprattutto rispetto, l’oltraggio religioso è la negazione del rispetto quindi della libertà stessa, pare elementare ma evidentemente non lo è.

    bellissimo post.

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  2. Concordo. La bestemmia, la blasfemia e l’infamia nulla hanno da spartire con la libertà di pensiero e nemmeno con la satira, con l’ironia e persino con il sarcasmo. Così come uno che ammazza è un assassino e non un martire di un qualsiasi dio. Non esiste un Dio, una Divinità o un’entità Suprema che dica di ammazzare in suo nome.

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    • Evidentemente in Francia le stesse parole hanno significazioni diverse dalle nostre e chissà, per loro, in che cosa consiste la bestemmia. E tu dici bene: nessun Dio a lettera maiuscola, degno di essere creduto, dice di ammazzare in suo nome. Quando impareremo a rispettare il pensiero altrui con sincerità? E chi arma gli assassini? I fucili costano e qualcuno li arma, il fanatismo li manda. Ed osano parlarmi di crescita?
      Quanto siamo ingenue e tristi sui nostri blog o sulla pagina facebook.

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  3. Infatti. Se si offende una persona e quella fa presente di essere stata offesa ma si continua imperterriti ad offenderla in nome del proprio diritto a fare quel che pare e piace la si autorizza a fare, a sua volta, ciò che le pare e piace. E le regole, a quel punto, quali sono e chi le decide?
    Un abbraccio, buona serata!

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    • Nel corso della storia gli esseri umani si sono sempre ammazzati per motivi economici, però sono stati spinti con paraventi più nobili, capaci di fare rapidamente adepti: per esempio le guerre di religione.
      E hanno chiamato eroi gli assassini e viceversa. L’unica lotta lecita è la difesa del mio, se sorprendo un ladro in casa mia e gli do una bottigliata in testa faccio benissimo. Certo non l’ammazzo a meno che non sia per mia difesa e io stessa, magari coi miei, in pericolo di vita.
      Le guerre di aggressione mascherate da lotte intellettuali e religiose si riconoscono rapidamente, malgrado il fumo negli occhi iniettato dai media.
      Non significa condividere il pensiero dell’altro, che ognuno mantenga in pace la propria diversità. E dite le cose come stanno e non per deviare a vostro piacimento il pensiero della gente. Ormai anche gli analfabeti, se ancora ne rimangono, hanno capito. E visto che sono arrivata al discorso, voglio parlare anche di questo: c’è in atto un tentativo di rendere sempre più ignoranti le persone canalizzandone l’attenzione sul gioco, la cultura epidermica, la mancanza di studio e il dispregio per chi s’impegna a fondo nel proprio dovere. Osano chiamare intelligenza l’astuzia. Rispondete a questa semplice domanda: vedete i telegiornali per conoscere i fatti reali oppure per essere informati, sopra ogni rete, di calendari e donne nude come e quando e quanto? Senza esclusione dei maschi, è ovvio. Ora io dipingo e i nudi non mi impressionano, ma considero i telegiornali inappropriati all’anatomia di quel genere.
      La mancanza di regole aiuta la presa del potere. Guidare un gregge non è come dare conto a persone pensanti una per una. Nelle stesse reti trasmettono le pie biografie di santi. Ma non si vergognano? Generano confusione, ed anch’essa aiuta i furbi.

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  4. Ora si stanno tutti scandalizzando per le parole del papa. Io credo che,nella sua semplicità, volesse far capire il rischio che si corre quando si prende in giro qualcuno. E’ pur vero che rispondere con un pugno non è bene, ma bisogna pur mettere in conto che certe persone “un po’ accese” abituate a rispondere con la violenza, potrebbero vendicarsi qualora prese ferocemente in giro. Insomma, se si tocca la religione di un popolo, in particolare così poco controllato, bisogna ben mettere in conto una reazione spropositata. Come dici tu, la libertà di stampa dovrebbe valere soprattutto per l’informazione,non per certi tipi di satira!

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    • Personalmente mi scandalizzerei se questo splendido papa Coraggio dicesse altre parole come ne sentiamo tante: addolcite, aggirate,concessive a dritta, a manca e nel centro, capaci di non dire dicendo.
      Quella non è satira: è bestemmia contro tutte le religioni. Nessuno gli impedisce di essere atei, ma non si può tollerare che si riuniscano e arricchiscano con un giornale di quel genere e osino chiamarla satira.
      Voglio ripetermi ancora: non meritavano di morire ammazzati per avere così pubblicamente bestemmiato, ma chiamiamo le cose col proprio nome. La satira è quella di Orazio, già il sarcasmo è ben oltre, fa sanguinare là dove la satira strizza e ride come una monella, ma sono graffiature, no delitti.
      Vaticano o no in Italia, non credo che occorra la presenza del papato per capire l’oscenità di quelle vignette. Come vedete, in questo mio breve post, manca completamente l’immagine, l’ho voluto nudo.

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  5. Condivido in toto il tuo pensiero, oltraggiare è come un’arma a doppio taglio. Chi scrive, anche facendo satira, non deve offendere e soprattutto un Dio, entità soprannaturale. Il rispetto è libertà da diffondere anche attraverso la satira che dovrebbe essere sana ironia.
    Buon inizio settimana
    un abbraccio
    annamaria

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    • Ho preferito ripeterlo in tutti i commenti a cui ho dato risposta su questo blog, non meritavano di essere ammazzati a quel modo per avere pubblicato quelle vignette, ma certamente non chiamiamola satira perché si tratta di bestemmie offensive contro Dio, chiunque egli sia, e contro gli uomini che in lui credono. Gli atei sono più di quanto comunemente si creda e stanno dapertutto, trovano il proprio utile e lì rigirano la propria falsità. Pochi sono coloro che osano restare atei nel momento del bisogno. Ci vorrebbe troppo coraggio.

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  6. Io penso che la libertà è quella del rispetto, che sia religiosa o no, politica o no, di destra o di sinistra e centro. La mia libertà finisce dove inizia quella del mio prossimo.
    Ed hai ragione non è satira è bestemmia e la bestemmia è maleducazione. Certo non si uccide per questo e non si uccide nemmeno perché sono cristiano, mussulmano, ebreo buddista o altro. Su FB ho scritto qualcosa in merito ” piange la vita” quando manca il rispetto.
    Un abbraccio carissima e sensibile Mimma
    Chiara

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    • Chiara bella e pulita, finalmente sono soddisfatta, l’abbiamo detto, ripetuto e digerito. La cosa è chiara e non occorre oltre rimestare, i miei lettori sono pochi, talora svogliati, ma buoni. Ci vuole anche troppo coraggio a leggermi, vedo. Dicevo “buoni” non nel senso morale, ma stimabili. Che non è piccola cosa. In quanto al rispetto, deve essere vicendevole, io non rido del burqa e loro non ridono della Trinità. Ho deciso di scrivere, su questo blog, un post sull’ineffabilità divina e su qual è il Dio in cui credo. Certo, ci vorrà il suo aiuto, per prima cosa occorre tirarsi fuori dalle pie leggende, dalle superstizioni vere e proprie, dalle tradizioni, ricordini, reliquie e via dicendo, senza offendere chi ci crede, se anche tutto ciò fosse vero in blocco non sarebbe nulla in raffronto a quello che sento dentro di me. Altro che vignette.

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  7. Condivido in pieno, hai scritto le parole che non trovavo io per esprimere il mio disappunto e la mia perplessità. Alla libertà di espressione ci dev’essere un limite, il limite che sta nel rispetto altrui.

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    • Esattissimo, cara. Ultimamente mi sono beccata una specie di influenza che mi ha riempito il corpo di dolori e rintronato la testa, così ho perduto qualche telegiornale (mi fanno schifo, ma li debbo seguire, almeno due o tre minimo e qualche programma di politica) e mi sono subito disorientata un po’, non avevo guardato le vignette e, quando le ho viste, mi sono ritrovata con gli occhi sbarrati. Quella non è libertà di stampa e chi acquista il giornale si dovrebbe vergognare anche lui. A te, invece, un benvenuta e grazie del consenso.

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