Attenti: sipario

Nonna Maria lavora

Un pigolio senza nessuna risposta
troppa attesa, assenze, sonni beati
e adesso faccio clic.

 Avevano tutti bisogno di una domestica gratuita
e onesta, sono donna
quindi serva (una volta le chiamavano così)
o niente. Contano zero tagliato
laurea, abilitazione, insegnamento sulla cattedra
poesia, pittura, creatività
perfino computer e blog
invece di fare l’uncinetto
come tutte quelle normali. Perché sono donna, si sa
si vede. Sono donna.

 Almeno mi fossi dedicata con più impegno alla cucina
sarei stata meno inutile. In fondo
sono donna, femmina, una volta si diceva
angelo del focolare
che apparecchia sparecchia e riapparecchia
è salato, è crudo, è scotto.

 Adesso i capelli diventano bianchi e il cuore oscuro.

 Bisogna prima morire. Non ne ho la forza, ma
questa è una cosa che si fa senza forza
e ci arrivano tutti, papi e papà
zitelle(ma non si usa più chiamarle così
come non si dice bidello né spazzino, cambiano i nomi
soltanto quelli)
e madri opulente, maschi, femmine e gay
santi (pochi) e bugiardi (quasi tutti). Nella pagella della vita
mediocre è il voto più alto.

Domenica Luise

(Fotografia di Iole Luise)

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19 thoughts on “Attenti: sipario

  1. Ma perchè a un certo punto della vita ci si deve sentire inutili?
    Mia madre (vedova, figlie da crescere da sola, casa a cui badare, laurea, insegnamento), sfiorati i 90 il corpo inizia a cedere e lei che fa ora più poltrona dopo aver corso tutta una vita, lei dice di sentirsi inutile. ” Non vi posso aiutare”, dice a noi figlie. Non si rende conto quanto la sua presenza sia già un dono per noi e poi ha ora il sacrosanto diritto di non stancarsi col pranzo domenicale per tutti noi e di essere lei invitata, di guardare la tv anche al mattino se le fa piacere, di leggere come e quanto vuole.

    Sei donna e sei tutto. Per te e per chi di questo te vuol continuare ancora a godere.

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    • Grazie, cara. Ti posso rispondere solo una cosa, novant’anni devono essere terribili, specialmente se la testa è funzionale. Diglielo: che la sua sola presenza nel letto, senza fare nient’altro, è per voi la massima gioia. Diglielo perché sicuramente lei non lo sente né lo vede. E amatela insieme senza raccontarle tutti i problemi, mostratevi affettuose tra voi e fatevi coraggio per accompagnarla soavemente. Un bacio.

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  2. Triste, ma è così, tutto è recita. Si cambiano nomi anche se poi il lavoro è sempre uguale. Quello che più svilisce è che si è perso la dignità. Ogni lavoro è nobile.

    Tutti pretendono soldi, alla resa dei conti pero’ crollano i muri, i ponti ed è tutto da rifare.
    Dov’è il lavoro dei nostri nonni, bisnonni, tutto è sparito, ciò che è costato, conquistato
    si è sgretolato come la sabbia sulla riva arriva un’ onda e va via un pezzo di storia.
    La semplicità delle cose, il profumo del pane, la solidarietà tra parenti amici vicini. Siamo tutti di corsa, per andare dove? Chissà dove andremo! Comunque senza amore non si va da nessuna parte. Ci resta la foto della nonna o zia o mamma che fa l’uncinetto o la maglia per figlia o nipote. E le donne? Lavorano e lavorano.

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  3. Una poesia moderna nello stile e fortemente femminista anzi femminile. Se ti riferisci a te stessa, è bene che non ti sia dedicata più di tanto alla cucina (anche se ogni tanto sciorini ricette pure nel blog) e più all’arte perché …semplicemente sei una artista. I tuoi pensieri viaggiano nonostante te: Trimacassi, ad esempio, ha citato un tuo recente discorso sulla poesia ermetica nel club dei poeti a sostegno delle sue tesi.
    Un abbraccio
    franca

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    • È una poesia di denuncia di una situazione femminile universale, purtroppo, la situazione si allarga dal particolare all’universale e viceversa. Trimacassi è una persona molto a posto, un signore. Grazie, Francuzza, ciao, abbraccio.

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  4. Mio padre è mancato a quasi novant’anni. Il suo corpo non ce la faceva più, era completamente consumato, come quello dei prigionieri nei lager nazisti.Ogni tanto si guardava sconsolato: “Non ho più muscoli,nè carne, solo un po’ di pelle sulle ossa!” Si disperava, diceva: “Io sono solo un peso per te, se solo potessi aiutarti!” Ma diceva anche: “Finchè avrò un alito di vita proteggerò te e tua madre, nessuno vi potrà mai mancare di rispetto in questa casa!”

    Invece lui non era affatto un peso per me, anzi, mi era di grande aiuto, con la sua “memoria storica”, con i suoi saggi consigli, con il suo umorismo. Ah! Se solo avessi potuto mettere la sua testa in un contenitore, lontana da quel corpo che gli impediva ormai di muoversi e respirare, e continuare a dialogare e scherzare con lui, continuare a sentirmi ” figlia e protetta dal suo amore” e dargli tutto il mio affetto e la mia devozione filiale! Mi manca così tanto…

    Mia madre, purtroppo, negli ultimi sette anni era diventata la mia bambina:sono stata io la sua serva, la badante, la domestica, l’infermiera, eppure non rinnego un solo giorno e rifarei tutto di nuovo.
    A volte siamo noi a sentirci mediocri e inutili, mentre gli altri non ci vedono così. In ogni caso, essere troppo disponibili ci può rendere schiavi. Amare i nostri cari sì, ma non permettere che “ci mettano i piedi sul collo”…

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    • Se tu sapessi cosa provo nel leggere i tuoi commenti dove appari in tutta la tua meraviglia di donna, figlia e madre dei tuoi cari, animaletti compresi. Come si percepisce la sincerità di vita nella quale sei immersa.
      Anche a me mancano così tanto, specialmente un caro che non può più aiutarmi né pensare, sorridere o soffrire con me. Insieme era davvero troppo facile. Quante volte, in questi lunghissimi anni di assenza, ho pensato che era migliore preservare i suoi ricordi della vita attuale. E quante altre volte mangio la noia a fette come un salame.
      La creatività è un dono raro e terribile, esige una corrispondenza che non c’è quasi mai. WordPress mi informa di molte persone che seguono questo blog, ma una parola buona di commento mai. Così non li commento più nemmeno io e amen: non ho paura della solitudine. Però intervengono quando possono obiettare oppure se c’è da ridere su una mia foto buffa. Tutt’intorno un bell’ammasso di copisti con me assolutamente muti, giro su internet e vedo che si ispirano molto ai miei scritti sull’Ermetismo. L’altro ieri non ero citata, ma soltanto copiata.
      E ripeto: una parola di commento e di incoraggiamento su questo blog mai.
      Il fatto è che ci tenevo, ma mi sta passando anche questo legame con le stupidità di questa terra. Io non ho paura della solitudine, anzi la benedico e non sopporto i falsi.
      Scrivevo di essere inutile sarcasticamente, ma questo non l’hanno capito perché leggono in fretta oppure, se mi vogliono bene come mia sorella Iole, si preoccupano per me. Invece non è a me che debbono pensare, è un male planetario e siamo prossimi a situazioni gravi di emergenza paese contro paese.
      Perché dovrei essere felice e contenta io?

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  5. Ciao
    Ho riletto e ho costatato: la mia prima analisi del testo mi ha fuorviato, sarà certamente come dici tu nel tuo ultimo commento, la fretta. Io credo, forse che c’ è anche il momento in cui viviamo, stato d’animo. Per quanto mi riguarda mi ero resa conto che stiamo perdendo i valori che i nostri antenati ci hanno lasciato e non ho approfondito bene il tuo scritto. Quindi, certamente anzi quotidianamente mi fanno sentire inutile, anche i miei cari, che danno tutto per scontato ed è sopratutto un mio “errore” quello di accontentarli sempre, essere sempre disponibile, per amore e con amore a volte si sbaglia. Ogni tanto mi arrabbio, come ogni madre poi passa, ho i mie sfoghi (scarabocchio poesia) un grazie
    alle inutili che se non ci fossero mancherebbero. Un abbraccio e buona domenica
    Chiara

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    • Chiara, sei veramente una persona squisita (eh, eh: ti ho “assaggiata”) perché ben poche persone al mondo sarebbero capaci di ammettere un qualsiasi proprio errore. Le parole più difficili da dire sono: scusa, ho sbagliato. Allora soltanto il rapporto si rinsalda perché l’altro abbraccia subito, invece cerchiamo sempre di giustificarci e talora aggiungendoci qualche bugia di circostanza, prima o poi l’altro se ne accorge ed è finita. i matrimoni si chiudono così e anche tutti i rapporti, amicizia, parentela, conoscenza. Qua in mezzo, comunque, ci consola il fatto di essere tutti più o meno colpevoli, chi non ha mai mentito (almeno un po’) alzi la mano.
      Poi ci sono i bugiardi inveterati, ma può darsi che sia genetico. Certo, se il marito è taccagno e attacca briga per il mazzetto di roselline del mercato, allora se lo merita, in ogni rapporto l’intelligenza deve essere vicendevole. Se quello è cretino…
      Ed un altro errore grave è farsi mettere i piedi in faccia dal proprio contorno. Qui la colpa è tutta nostra, così li teniamo buoni invece di lottare, che è duro mentre sorridere e dire di sì li rende contenti tranne noi e alla fine tutti sono tranquilli (anche noi) almeno fino a domani, se non afferriamo il telefono.

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      • Oh! Mi spiace ih…ih…ih! Mi hai assaggiata ora che mi sento cactus con spine e dolori in riserva di vita!
        Qualche tempo fa ero più fico d’india , dolce ma con spine.
        Ridiamoci su…dai! Sei fantastica!

        PS: sai che ho ancora il calendario mimmiano e la foto mia trasformata.
        Un bel ricordo grazie ancora.
        Un abbraccio
        Chiara

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        • Ah, ah, ah, allora sempre spinosa sei stata, tra fico d’India e cactus, anche tu sei fantastica. Sì, era carino il calendario mimmiano, in molti hanno preso spunto, e anche le foto trasformate. Vedi come ci divertiamo? In fondo riusciamo sempre a ritagliare un po’ di tempo per noi. Mi ricordo all’inizio, quando misi le prime ricette di cucina sul mio blog, quanto rise una mia amica, adesso lo fa anche lei, anzi: lo fanno proprio tutti, in televisione ci son chef mattino, sera e notte. Mah.
          E mica possiamo sempre essere concentrati solo sui mali del mondo, mangiamo pure.

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  6. Sì è triste ma è una poesia guerriera. La tristezza è constatare come cambia solo la forma o le formule. Un nuovo/vuoto lessico, che si rinnova, quasi ridicolo, e prolifica per sostenere menzogne e nullità. “Se tutto deve rimanere com’è, è necessario che tutto cambi”.
    Nel voto finale, Professoressa Luise, è stata anche troppo generosa!
    Inutile dire che mi è piaciuta tantissimo! Un abbraccio con il cuore

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    • Grazie, Flavia, per avere messo anche qui questi commenti che mi erano tanto piaciuti su facebook. Ebbene lo confesso, sono sempre stata un po’ larghetta di voti, preferivo darne mezzo in più che in meno, però…una volta segnai zero tagliato in quattro a uno spilungone del quarto, con dietro il testo e la pagina da cui aveva ignobilmente copiato, il giorno dopo mi cercò in un’altra classe, bussò, entrò, mi porse la mano ridendo come un matto e disse: professoressa, può un pentito stringerle la mano?
      Gli risposi che certo, poteva, ma che zero era e zero sarebbe rimasto, solo che io non conoscevo la matematica e quindi aveva speranza. Ero documentata bene sui temari, loro copiavano e io li pizzicavo, ma per tutto l’anno bastò (quasi) solo quella volta. Alla fine era più difficile copiare che scrivere e così miglioravano.

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  7. Più la rileggo e più continuo a sentirla come una poesia combattiva, che non cede il passo, ma è ferma nelle sue convinzioni, anche a costo talvolta di qualche momento di solitudine e di dolore. Del resto la sensibilità e l’ intelligenza non amano troppo i compromessi. Quanto ai voti, sono come te: ottimista e fiduciosa nel “progresso”! 🙂

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