I misteri dell’Ermetismo: La semplicità

Triplice ballerina 16

La semplicità avviene quando inizio e fine coincidono e l’iride poetica si trasforma in luce bianca , che diventa buco nero e torna iride, e ancora luce bianca e buco nero entrando e uscendo dal proprio pensiero, parola e poesia. Così il pensiero è simultaneamente parola poetica, che si accresce in pensiero di un’ulteriore parola poetica.
Ora tutto questo è semplice tanto che sembra avvenire da sè perché è così che
funziona. È un dato di fatto ed amor, dolore e gioco ne sono la legge poetica. Spiegatemi, ad esempio, come possa avvenire che un fiocco di neve sia formato da tanti cristalli ognuno diverso dall’altro, ma tutti esagonali: mi basterebbe. Ed è pure multiplo del tre perché due per tre uguale sei. Un altro esempio: cervello, cuore e respiro sono i punti vitali dell’uomo perché se mi tagliano una mano posso sopravvivere, senza polmoni, cuore oppure decapitata no. Ecco l’uomo uno e trino. Tutto sembra triplice e suo multiplo come se ci fosse qualcosa di matematico nella natura, dall’universo alla straordinaria bellezza visibile soltanto al microscopio, nelle sue profondità essenziali irraggiungibili al nostro cervello di carne. Come non pensare a Dio uno e trino, Padre, Figlio e Spirito Santo, ossia amore materno che crea e dà, amore filiale che riceve e ricambia e amore nuziale-fraterno, dove le tre persone sono alla pari e, in sè, attirano tuta la vita creata?
Chi ama crea concretizzando attraverso il dolore un figlio, una musica, un lavoro, una poesia. È semplice. L’amore è la fonte (acqua e inizio della vita, il big bang), il dolore il mezzo (il sangue del parto e della croce) e l’interazione tra amore e dolore è il gioco della vita umana o respiro o afflato, senza il quale non esce poesia.
I poeti, se sono tali, dicono tutto questo meglio degli altri, più o meno, secondo la propria capacità di pensiero-parola e il dono ricevuto, ma sempre incompiutamente perché è troppo semplice per la mente umana abituata a girare di continuo su se stessa catalogando razionalmente. E l’incompiutezza apre ad altra sete e scoperte, ecco perché il traguardo è sempre oltre quando trovi un panorama guardi ancora in su.
Come ci siamo aggregati così? Strani cristalli di neve assetati di gioia, insoddisfatti e giocosi, ma tutte persone ognuna diversa dall’altra.

Domenica Luise

(Elaborazione grafica di Domenica Luise)

L’amica Franca Canapini mi ha sorpresa con una presentazione della mia poesia delicatissima, vi metto il link del suo blog, cliccateci sopra due volte:
http://lieve2011.wordpress.com/2014/04/17/domenica-luise/

 

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11 thoughts on “I misteri dell’Ermetismo: La semplicità

  1. bello quello che dici della poesia, del suo lasciare spazio al mistero
    ‘ E l’incompiutezza apre ad altra sete e scoperte, ecco perché il traguardo è sempre oltre quando trovi un panorama guardi ancora in su.’
    un saluto

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    • Dal non finito michelangiolesco in poi l’incompiutezza apre a quello che l’essere umano cerca sempre senza trovare mai: la quadratura del cerchio, l’ordine assoluto, la sapienza ordinata e, soprattutto, controllabile.
      Benvenuta, tempodiverso. Ogni tempo è sempre diverso e sfugge anch’esso, perfino le fotografie scolorano e si annebbiano, come i ricordi, anche i più cari, e i dolori, anche quelli feroci. Difatti, quando nell’Illuminismo ci si convinse che con la ragione umana si potesse spiegare “ogni cosa”, la poesia tacque e il massimo che avemmo fu Vittorio Alfieri, già protoromantico. Subito dopo venne l’esaltazione del sentimento, lo struggimento della morte anche vagheggiata e, per ultimo, la scoperta del mistero e del subcosciente. È storia. Abbiamo due cammini, uno personale, di cui siamo responsabili, ed uno planetario, comune, anche politico e fraterno, nel quale siamo inglobati. Siamo soli, ma non soli simultaneamente. Che strana e inesprimibile cosa è la vita. Un abbraccio fraterno.

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  2. ciao Mimma,
    sulla logica del “tre” se ne parla e discute da secoli, lo stesso Leonardo nel suo “cenacolo” ha suddiviso gli apostoli in gruppi di tre, questo numero ricorre anche nella simbologia massonica e, lasciamelo dire, viene considerato “perfetto”. Tre sono anche i lati esistenti dell’ipotetico quadrato incompiuto che raffigura il pensiero sofista (ricordi la mia teoria?).

    buon week end Zietta

    TADS

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    • Giusto. La tua teoria è notevole e certo che la ricordo, casualmente quella scarica di embolie non mi ha, per il momento, rimbambita del tutto. Io ti rispondevo che bisogna mettersi d’accordo sul concetto di “sofista”, perché gli antichi lo vedevano nella sua accezione negativa, come una specie di filosofo capace di tenere una conferenza su qualsiasi argomento gli si proponesse improvvisando, il che mi fa pensare a certi professoroni odierni che hanno sempre le risposte sulla punta della lingua presumendo di insegnare la verità al volgo ignorante. Il numero tre è considerato “perfetto” da tempo immemorabile, non so se da prima del concetto cristiano della Trinità, ma suppongo di sì, il che non mi meraviglierebbe affatto: il quarto lato ignoto del quadrato comprende le intuizioni di tutti gli esseri umani, non soltanto dei cattolici o degli indiani. Ognuno presuppone che la propria religione sia la più giusta o l’unica possibile, ma nelle religioni altrui c’è tanto di buono e di vero, per esempio nella meditazione orientale. Non abbiamo il diritto di criticare le opinioni sincere degli altri, che possono soltanto arricchirci a vicenda e mettere pace fra i litiganti.
      In greco sofia vuol dire saggezza, e se quel lato incompiuto, meravigliosamente aperto al mistero, vuol dire pensiero saggio, come non lodare l’uomo, che intuisce oltre la propria ragione?
      Grazie per le tue preziose considerazioni e felice vita.

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  3. Buongiorno Mimma,

    Provo ad esprimere meglio la teoria del “quadrato incompleto”, il sofismo a cui faccio riferimento è quello di Platone, filosoficamente parlando figlio di Socrate, protagonista della depurazione della corrente sofista precedentemente vissuta negativamente. Per dirla in breve Platone è stato per molti anni una emanazione di Socrate, ergo, Socrate è certamente considerabile il padre della evoluzione sofista (il sofismo cerca la verità non negli eventi bensì nel concetto di “idea”), detto questo…

    Tantissimi anni fa scrissi in una relazione che il pensiero sofista è un quadrato con un lato mancante, i tre esistenti si chiamano Socrate, Dante Alighieri e De Sade (molti lo associano alle perversioni narrate ma ha scritto veri e propri trattati), la cosa passò in sordina tra qualche sorriso e qualche smorfia. Dopo un lungo periodo riproposi la cosa su un forum culturale, verso la fine degli anni ’90 non esistevano i blog. In quella occasione diedi vita a un dibattito affollato che durò svariati giorni (quel forum non esiste più, mi rammarico di non aver salvato tutta la discussione).

    Ovviamente una volta messo a fuoco il De Sade sofista, aver ampliato l’interpretazione della Divina Commedia e mantenuto Socrate come punto fermo, lo scambio di opinioni si concentrò sull’ipotizzare chi potesse rappresentare il “quarto” lato e quindi chiudere il quadrato… non giungemmo a nessuna conclusione convincente. Probabilmente oggi, a distanza di 15anni e alla luce di alcuni eventi, sarebbero in tanti a proporre Steve Jobs come “candidato”.

    Poiché vivo nella convinzione che il quadrato rimarrà incompleto, colloco i lati restanti nella teoria del “tre”, da te egregiamente esposta, spero di non averti annoiata e di non essere stato troppo prolisso.

    Un abbraccio a buona domenica Domenica

    TADS

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    • Peccato che tu non abbia salvato le tue considerazioni e comunque non dubito affatto che siano state accolte con diffidenza e derisione, avviene sempre alle mentalità chiuse e bigotte, troppo affezionate al proprio punto di vista. Per non parlare degli invidiosi del talento altrui, ai quali non va mai bene niente di quello che fanno i lampantemente più bravi di loro e li disprezzano anche apertamente (da questo blog ultimamente ho cancellato un commento con una bestemmia e un altro con una parolaccia, eppure tu, da nipote adottivo sincero e da uomo di esperienza della vita, conosci bene il tono dei miei blog e se mi merito questo tipo di offese).
      Perché, invece di attribuire un lato del quadrato ad un solo artista, non andiamo per categorie? E comunque il quarto lato lo darei all’amore divino, che ha originato universo, uomini e tutta questa meravigliosa baraonda esterna ed interna a noi. Tu, a questo punto, potrai parlarmi di creazione (che non esclude l’evoluzione manco per niente) e di evoluzione, che invece esclude la creazione (per dimostrare in qualche modo la non esistenza di un Dio oppure per una reale convinzione, poco importa). Io non vedo alcun contrasto tra l’imput creativo (facciamone un lato del quadrato) e l’energia evolutiva innegabile a breve e lungo termine (ne farei un secondo lato). Poi un lato lo attribuirei al dolore, che è anch’esso evidente in ognuna delle nostre vite e il lato che rimane al grande gioco d’amore tra tutti i lati. E comunque il mistero rimane tale e l’evoluzione, da sola, non può creare dal nulla perché crea sempre da qualche altra cosa che già c’è: l’acqua, lo zolfo, i fenomeni fisici di cui abbiamo capito qualcosa. Quand’ero bambina e mi ponevo queste domande, papà per me era la massima autorità a cui chiedere lume, così un giorno egli mi spiegò che esistevano le forze di attrazione tra le stelle e i vari pianeti e, poiché non mi pare che a quel tempo sapessi ancora leggere e scrivere, cosa che feci verso i quattro, cinque anni, mi fece il disegnino della terra e disse che una cometa era passata vicina, l’aveva sfiorata e sulla cometa c’era la vita. Finalmente avevo capito qualcosa, ma la mia gioia e il sollievo durarono poco perché papà aggiunse: Ma quella cometa com’era venuta fuori? Chi ce l’aveva messa?

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    • E senza amore ogni cosa diventa nulla, muore e non resta. Comunque l’amore (nuziale, materno, filiale in tutte le sue varie accezioni simultaneamente) ha una componente sacrificale che è ai limiti delle forze umane, pensa alle angosce di una madre per i propri figli e a quello che provano i figli davanti alle tombe di mamma e papà. Per amare ed essere amati, di più, per amare senza essere amati bisogna rischiare se stessi. Non è una cosa che si fa una volta per tutte, ma che si continua a fare. Chi può dire cosa soffre un marito o una moglie per il tradimento del partner? L’amore è un sentimento, una scelta, un abbraccio che sarà indissolubile malgrado tutto, altro che sport estremo.

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  4. Caspiterina! E’ semplice! Condivido ogni parola, ogni espressione: non ce n’è una che non abbia pensato che non abbia sperimentato.
    Me lo copio…è troppo semplice!
    Un bacio
    franca

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