Un fischio sotto la finestra

 Questi alberi…non so che alberi siano, ma hanno un profumo snervante, che mi dà nausea. O forse non saranno gli alberi. È da due mesi che non sopporto il caffè  e nemmeno di fumare, anche la mamma, quando era incinta di me, non sopportava il caffè. Lei non aveva mai fumato, quindi non poteva capire la differenza. Signore! Non avrò un figlio dentro, sarebbe comico, con una volta, zaffete, il pupo, sono stata una scema. E mia cugina Nadia ci ha impiegato cinque anni di matrimonio e un capitale di visite. Rido aspramente, qualcuno si gira a guardarmi, sotto gli alberi c’è un negozio dove vendono corredo, abiti da sposa (Signore! Abiti da sposa) e articoli per bambini. Faccio le corna dietro la borsa a tracolla e dico la filastrocca contro il malocchio che mi ha insegnato la nonna. Stai a vedere che divento superstiziosa, anzi lo sono già. Io me lo sento questo figlio in corpo, sono tutta diversa da prima. Molto meno limpida, anche.
La scuola sta finendo, ho avuto un calo in tutte le materie, per forza, il professore di matematica oggi mi ha detto: <Ma perché, Velli, non hai studiato, perché non dici una parola?> e io zitta, tanto cosa me ne importava ormai? Lui mi scrutava e ho sentito che impallidivo e mi veniva la nausea, l’ho solo guardato, mi ha detto subito: <Vai al posto>, ma l’ha detto con una faccia, come se capisse, e sarebbe terribile se avesse capito. I compagni hanno fatto un innaturale silenzio mentre incespicavo verso il banco, <Ti senti poco bene?> ha insistito il professore, ed era così buona la sua voce che io ho pianto con la testa piegata sul braccio, <Vuoi un caffè?> proprio il caffè mi proponeva. Ho fatto cenno di no, <Vuoi uscire?> ho continuato a fare cenno di no e gli sono stata grata perché non mi ha detto più niente e ha interrogato quell’antipatica di Pierina, che è sempre preparatissima e sa tutto, brutta com’è certamente figli non ne fa.
Mi accorgo di essere impietosa mentre sono io ad avere tanto bisogno di pietà. Continuo a fissare la delicatissima copertina gialla con tanti fiori lavorati a uncinetto, io non so lavorare a uncinetto, niente so fare. Sono un peso.
Ma perché lui non viene? Poco fa gli ho telefonato e gliel’ho detto, meglio senza guardarlo in faccia: <Ho paura di aspettare un figlio, vieni al solito posto alle quattro>, ora sono le quattro e mezzo e non arriva ancora né oso richiamarlo. Quando lo sapranno i miei mi diserederanno, figurarsi, la brillante figlioletta messa incinta dal meccanico dell’angolo, quello che qualche volta dà un’occhiata alla fuoriserie di papà e si piglia la mancia dicendo: <Grazie, signore>.
Oh, finalmente è arrivato. Sto per dire: <Sei in ritardo>, ma mi fermo a tempo. Nelle mie condizioni non mi posso permettere di farlo arrabbiare. Mi tormento le dita e, per darmi un contegno, incomincio a stuzzicare l’anello antico che ho al dito, me l’ha regalato per il compleanno la nonna, è una perla vera, grossa, dai riflessi rosa, circondata da diamanti tagliati a rosetta. Giulio mi sembra che abbia un’aria strana, non è arrabbiato, anzi pare  contento, ma è contento per conto suo, io non c’entro nella sua soddisfazione.
<Capirai che fortuna se aspetti un figlio, così devono farci sposare per forza,>, ma lo dice in un modo che mi dà malessere, e poi non mi ha baciato la mano come faceva sempre sotto questi alberi nei momenti in cui nessuno ci vedeva. Non ha dolcezza nello sguardo. Io non ho ancora detto una parola.
Incominciamo a camminare, mi prende sottobraccio, ma non al solito modo. Una volta un medico disse che ero ipersensibile, sì, passiamo davanti a una pasticceria e non mi offre il gelato, eppure lo sa bene che potrebbe venirmi una voglia come alle donne incinte. Rallento il passo, ma lui procede e allora lo seguo.
<Avremo bisogno di molti soldi subito> dice Giulio, <dovremo fare un bel matrimonio, un bel viaggio di nozze. Tuo padre ci può dare i soldi, vero? Così nessuno sa niente che sei incinta>.
“E papà ti assumerebbe subito nella nostra industria” penso io con una lucidità  arida che mi stupisce, “e saresti a posto, con una bella strada liscia da percorrere e tutte le facilitazioni, di questi tempi, poi”, Giulio non può immaginare quello che mi gira per testa e invece solo troppo tardi io ho capito di essere rimasta incastrata in un gioco ignobile.
Giulio guarda avidamente il mio anello, la grossa perla dai riflessi rosa, mi accarezza la mano, ma la carezza è per la perla, non per me.
<Sai, ho scherzato, non è mica vero che temevo di aspettare un figlio> dico allora e mi riesce benissimo di ridere, voglio vedere cosa fa adesso, lui si ferma e poi si mette a urlare, in mezzo alla strada, come un cafone, dice tante cose, che l’ho preso in giro, che sono una bugiarda, che non mi ha mai amata, non posso sopportare l’umiliazione, il dolore e fuggo via mentre intorno a lui si riunisce un mucchietto di gente, non deve vedermi nessuno, voglio sparire.

È stata una cosa tristissima, penso. Sono affacciata alla finestra della mia camera e guardo il giardino sotto di me, in fondo c’è un tramonto tutto giallo, il mio colore preferito. Non aspettavo nessun bambino, tutte paure inutili, per fortuna o per grazia divina, nel caso me lo sarei tenuto e cresciuto da sola. E non mi hanno nemmeno bocciata anche se non ho preso la solita borsa di studio. Anche questa è stata una bella fortuna. Ho imparato una lezione molto amara. Cercavo l’amore fuori di casa mia, dove mi sentivo soffocare e non sapevo di averlo tanto vicino. Qualcuno mi fischia dal basso, è il mio papà, prima pensavo continuamente che mi aveva avuta nella vecchiaia e perciò non mi capiva affatto, ora provo solo una grande tenerezza per i suoi pochi capelli bianchi. La mamma si fa il cachet biondo cenere, anche il cachet della mamma mi mette tanta tenerezza. <Eccomi, vengo> grido con gioia e il fischio si interrompe. Mi attendono.

Domenica Luise

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16 thoughts on “Un fischio sotto la finestra

  1. come dire che in questo mondo non tutti siamo uguali e l’importante è scoprire, in un modo o nell’altro, anche amaro che sia, la vera essenza delle persone di cui ci circondiamo o alle quali concediamo il contatto. Il luogo dove possiamo avere le massime certezze resta sempre la famiglia: il resto è avventura.
    racconto scorrevole ed immediato. Un saluto mattutino tutto per te, ciao.
    Marirò

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    • Benvenuta, Marirò, come sempre le tue considerazioni sono acute e toccano i tasti giusti. È davvero fondamentale rendersi conto delle persone che ci circondano, fare, sicuramente, tutti i tentativi per accontentarle, amarle ed avere una corrispondenza, se poi non c’è niente da fare il mondo è tanto grande ed io, personalmente, cambio sponde. Ho smesso da un po’ di pigliarmela per le delusioni.
      Nella famiglia i genitori, di solito, sono quelli che ci amano di più, è un forte legame di sangue. In me è rimasto un ricordo struggente, mi mancano.

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  2. Difficile trovare l’amore autentico fuori della propria famiglia di origine: è proprio vero; però è necessario cercare, fa parte dell’esistenza e della storia di ognuno; vedrai che alla tua saggia e sveglia ragazza andrà meglio la prossima volta. Bello, come al solito.
    ciao
    franca

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    • Quella è una prima volta in tutti i sensi, sia a livello sessuale che sentimentale e di crescita umana. La ragazzina ha capito alcune cose fondamentali della vita e di sicuro, la prossima volta, saprà essere prudente: è nella natura umana uscire dalla famiglia per sposarsi e farsi amici con cui completarsi, ma ci vuole prudenza e approfittare dei consigli dei genitori, che difficilmente sbagliano.
      Grazie, Franca, per il tuo commento.

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  3. Un racconto pieno di tenerezza che mi ha conquistata fin dalle primissime parole. Quel bambino che non c’era nella realtà, ma solo nei progetti, è tuttavia “nato”, nel racconto, come un piccolo messia capace di portare chiarezza, conoscenza, pace.
    Proprio bello, sai Mimma?
    Baci

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  4. Un racconto molto intenso e coinvolgente che si legge tutto d’un fiato, è una storia bellissima, con quel bambino che col suo “non-essere” permette alla ragazza di far luce in se stessa e attorno a sé e di riconoscere le persone che l’amano veramente!

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    • È soltanto una ragazzina alla sua prima volta, ha creduto di essere amata e corrisposta, ma si è sbagliata come quasi sempre avviene. Tuttavia l’amore esiste e “sbagliando s’impara”, non ad essere imbroglioni e cattivi a propria volta, ma a diventare prudenti. Ci sono poi persone ancor meno fortunate che non sono sufficientemente amate nemmeno dalla madre e dal padre e conservano ferite indelebili, ho scritto un romanzo inedito su questo argomento, l’ho riletto l’altro ieri, vale la pena riprenderlo.
      Poi ci sono i vecchi, ai quali si sbuffa in faccia, tanto non si accorgono più di niente (pensano loro, cioè i meno vecchi).
      Ci vuole un gran coraggio per vivere senza lasciarsi andare, è quella la scommessa.
      Cara happysummer, grazie per la tua stima che mi riscalda.

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  5. “Ci vuole un gran coraggio per vivere senza lasciarsi andare”

    sì, Mimma, è proprio così, ci vuole un gran coraggio.
    e non solo in tarda età.
    già dalle prime delusioni una ragazza può avvertire tutta l’ambiguità di un sistema maschilista, un sistema che penalizza sempre la donna.
    aspettare un bambino dovrebbe essere sempre un’attesa di coppia, invece quante giovani donne sono state abbandonate a crescersi un figlio da sole.
    nel tuo racconto è l’amore dei genitori che riscatta, che dà ancora speranza e voglia di riprovare.
    come al solito, la tua acutezza e quel tocco di ironia che ti contraddistingue, e la piacevolezza del tuo narrare.
    cri

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    • Comunque, cara Cristina, meglio sole che male accompagnate. Se qui il figlio ci fosse stato avremmo avuto una mamma adolescente con tutte le conseguenze del caso e due nonni già anzianotti, invece la vita ha concesso altro tempo per capire, imparare, difendersi e amare ancora con oculatezza. Si cresce anche attraverso il dolore.
      Da giovani e da vecchi, vedo. E invece vorrei essere felice e dare felicità, senza mezzi termini.
      Grazie per la tua presenza nella mia vita.

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  6. Bellissimo racconto, a volte i figli non apprezzano l’amore disinteressato e oblativo dei genitori, cercano fuori dalla famiglia qualcosa che li soddisfi e spesso prendono muri in faccia. Ma la vita è questa, anche le delusioni aiutano a crescere e a fare in futuro le scelte più giuste. Ciao, mia grande scrittrice! Baci Iole.

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    • La vita è una grande maestra, peccato che quando incominciamo a capire qualcosa si debba morire… basta, i muri in faccia li prendiamo tutti e fino all’ultimo impariamo. Grazie per la tua presenza, Iole.

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