La febbre dell’arte

Era un’uccella del paradiso, che sembrava fatta con tutti i colori dell’arcobaleno. Aveva preso una strana malattia non facilmente diagnosticabile: la febbre dell’arte. Così stava sempre col termometro sotto l’ala ed un flaconcino di pillole in tasca.
Le venivano anche strani starnuti a catena, come se fosse allergica.
Ogni pomeriggio dipingeva furiosamente, di sera scriveva novelle, la notte poesie. Al mattino, però, doveva andare al lavoro perché faceva la bibliotecaria al Liceo scientifico. Arrivava con le occhiaie, il quaderno delle poesie e due penne in borsetta al posto dei trucchi per ritoccarsi le penne. Certo, premeditava un trasferimento in una scuola con biblioteca più adatta a lei, ma non era tanto facile perché i posti erano occupati.
Per tutta la mattina maneggiava libri di matematica trattenendo più o meno invano gli sbadigli. Era in quelle occasioni che le saliva la febbre. I suoi starnuti intrattenibili si udivano fino dalla presidenza, all’altro capo del corridoio.
La scuola era principalmente frequentata da galletti di primo pelo con i capelli irti di gommina. Le ragazze si davano tutte il rossetto sulla cresta. Era normale, trattandosi praticamente di un pollaio, che avessero il cervello di una gallina.
Il preside era un bell’uomo rubizzo, dai potenti bargigli. Di nascosto brindava volentieri col  vicepreside, il vice del vice e le rispettive consorti. Era il loro massimo sollazzo. La mattina si ricomponeva in doppio e triplo petto color cremisi, si ammorbidiva le penne con la crema antirughe di sua moglie, fazzolettino profumato, catena d’oro massiccio dell’orologio a vista sul panciotto e stivaletti con le borchie, era uno spettacolo di prosopopea gallesca nel pedissequo rispetto di tutte le formalità. E si sentiva bello, specialmente da quando gli avevano incollato il parrucchino punk sul cranio pelato.
Veramente gli prudeva un pochino, ma il medico diceva che era per tutti così i primi tempi.
Il preside gallo non sopportava di sentire i continui starnuti dell’uccella del paradiso. Possibile che non ci fosse una cura? Bella com’era e ben sviluppata in petti e coscette, non poteva trovare marito e levarsi di zampa? Perciò, a insaputa di lei, mise un annuncio sul quotidiano più prestigioso a livello nazionale e internazionale, che s’intitolava “ Il pollo”: Affascinante uccella del paradiso cerca subito marito, anche minorato, vecchio, vedovo, separato e con figli a carico.
Fu così che all’uccella del paradiso incominciarono ad arrivare strane proposte ed ancor più strani individui bussarono a casa sua con mazzi di rose rosse e scatole di cioccolattini infiocchettate.
Venne un vecchio di ottant’anni  che rideva senza denti, col naso curvo sul mento storto; venne un paralitico in carrozzella, che si arrabbiò perché non passava dal cancello e subito dopo c’erano gli scalini da scendere: < Questo matrimonio non fa per me > urlò.
Venne un’aquila tutta vestita a lutto, una piccola tigre, un gruppo di iene affamate, un panda, un orso bianco appena uscito dal letargo e finanche uno scoiattolo curioso.
L’uccella del paradiso ebbe il suo bel da fare a smistare tutta quella processione.
Infine arrivò un cieco, con la sorella e il cane guida.
Aveva grandi ali dalle piume coloratissime, ampio torace ed occhiali scuri.
< Siamo venuti a parlare un momento con lei > disse la ragazza garbatamente nel citofono.
< Bau bau > fece il cane. Anche l’uccella del paradiso aveva un cane, che subito si mise a chiacchierare col collega. Da come scodinzolavano entrambi, si capiva che c’era da fidarsi.
L’uccella del paradiso scese le scale e quando lo vide, così bello e infelice, si mise violentemente a starnutire. La sorella di lui le porse, attraverso il cancello, il pacchetto dei fazzolettini di carta.
< Vogliamo soltanto chiederle perché ha pubblicato questo annuncio sul giornale, non sapeva di andare incontro a guai molto seri? >
< Non sono stata io. >
< E chi è stato? >
< Non lo so. Qualche scherzo di cattivo gusto. Entrate. >
Si accomodarono nel salone, pieno dei quadri che aveva fatto l’uccella del  paradiso. La ragazza si guardò intorno: < Lei è un’artista > affermò, < da come starnutisce vedo che soffre di febbre dell’arte. Lui > e accennò al fratello, <dipingeva. >
< Oh > fece costernata l’uccella del paradiso trafficando col caffè e il servizio buono.
< Ma adesso lavoro la creta > rispose il giovanotto allegramente, < e sono felice lo stesso>.
Il pomeriggio passò come un fulmine. Quando infine se ne andarono, erano amici per la pelle, cani compresi.
L’indomani il preside gallo le disse: < Allora, ha trovato marito? >
Così l’uccella del paradiso seppe chi era stato a mettere quello stupido annuncio.
< Sì > rispose, < è uno scultore affermato ed abbiamo deciso di fare le mostre insieme. Lei dovrà trovarsi un’altra bibliotecaria. Io odio la matematica > gli sibilò con gioia selvaggia. E così furono tutti, ma proprio tutti, felici e contenti.

Domenica Luise

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26 thoughts on “La febbre dell’arte

  1. Un racconto che definire delizioso sarebbe davvero poco, è un piccolo gioiello prezioso sia per il significato, sia per la descrizione divertentissima dei personaggi… Impossibile dimenticare il Preside-gallo che si ammorbidisce le piume con la crema antirughe della moglie, l’uccella del paradiso che vive d’arte e tanti altri personaggi, ognuno con le proprie caratteristiche animalesche che li rendono così umani…

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    • Sì, talora dimentico anch’io le cose più elementari, adesso conto prima di risponderti qui, poi di commentarti da te e spero che alla fine io sappia linkarti senza soverchie difficoltà… Grazie per le tue parole, mi fanno bene.

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    • Cara, mi hai fatta sorridere di gusto, e proprio mentre mi appresto a risponderti mi è scappato un magnifico starnuto, ma credimi, non è la febbre dell’arte, si tratta di un brivido di freddo perché sono uscita dalla stanza riscaldata nell’ingresso così com’ero a passare il ferro del portone. Mah.

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  2. Dall’usignola alla paradisea, bisognerebbe scrivere un trattato di ornitomimmologia…
    In cui a perderci le penne sono soprattutto i gallinacei, e a farci bella figura le splendide uccelle dai piumaggi policromi o dalle voci melodiose…

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    • Forse quel trattato di cui parli l’ho già scritto con tutti questi pollai ed uccelli di vario genere. Mah. Mi diverto, mi accoro, rifletto, fantastico: eccomi qui, per i pochi audaci che mi leggono. Ciao, Cri: buona domenica.

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    • In fondo siamo tutti animali, ognuno coi suoi difetti e qualità. Poi, all’interno della stessa specie, ci sono i diversi caratteri, intelligenze e scelte. E spero che l’umanità arrivi a capire che bisogna elevarsi sulla mediocrità del pollaio e dei vermi da razzolare. Sempre benvenuta, cara ili, e grazie.

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  3. Entrare da te vuol dire leggere colta ironia intrisa di tanta fantasia che dà piacevolezza al cuore, quanto ne abbiamo bisogno! Sei un’isola felice, cara Mimma, grazie per questo bel racconto.
    Ti auguro una buona serata
    con affetto
    annamaria

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