Carnevale e Carnevalessa

La famiglia Carnevale quattro

Carnevale si guardò allo specchio: era ancora un bell’uomo, ragionò. Nel referto dell’ultimo elettrocardiogramma l’illustre professore l’aveva definito “obeso”, invece aveva soltanto l’ossatura larga e quella non era pancia, ma robustezza costituzionale. Si studiò di profilo tirando la casacca del pigiama con entrambe le mani, non era pancia, sicuro. Né poteva essere colpa delle salsicce col pepe rosso o delle soppressate col pepe nero né del vino bianco, rosso o rosé che fosse. E del resto quei tre o quattrocento grammi di pasta col sugo quotidiani non avrebbero fatto ingrassare nessuno al mondo. Si difendeva coi contorni, almeno: melanzane alla parmigiana, caponata, patate fritte, peperoni ripieni, funghi trifolati, tutti vegetali. A cena poi si arrangiava con una o due pizze, ma dovevano essere belle grosse e ben condite altrimenti ce ne volevano tre.
<Da domattina dieta> incominciò quel giorno sua moglie Carnevalessa a colazione versandogli il mezzo litro di caffè forte con panna e accostandogli il piatto con tre brioches alte e gonfie.
<Ma se non mangio niente> rispose Carnevale a bocca piena.
I carnevalini figli,  intanto, si azzuffavano per qualsiasi buona ragione: perché le uova erano troppo crude o troppo cotte, perché tu hai toccato il mio tablet e tu hai cancellato il file tale dal mio portatile, perché la carnevalina femmina aveva fatto la spia riferendo che il carnevalino maschio aveva baciato la figlia del bidello nello sgabuzzino delle scope.
<Nessuno quest’anno festeggia più il carnevale, dicono che c’è la crisi> proruppe infine mamma Carnevalessa nel tentativo di cambiare discorso, a Carnevale si chiuse la bocca dello stomaco e allontanò il piatto delle brioches, ciò era talmente inconsueto che un lungo silenzio di moglie e figli corrispose al suo gesto, perfino il canarino smise di cinguettare.
Carnevale si alzò lentamente in piedi, con una certa solennità patriarcale. Portava una sciarpa multicolore di lana lavorata ai ferri da sua moglie sul pigiama celeste e si era messo una giacca da camera di velluto devoré color bordeaux ricamata in lurex che sembrava filo d’oro. Era, a dir poco, coreografico.
<Chi l’ha detto?>.
<La televisione> osò Carnevalessa, che si toccò un bigodino troppo stretto nel centro della testa, innervosita si alzò da tavola e incominciò a buttare di qua e di là tutti i bigodini, una massa di capelli castani coi riflessi rosso Tiziano le scese giù per la schiena, normalmente a questo punto i bambini si dirigevano alla fermata dello scuolabus e Carnevale andava a mettere le mani nei capelli di Carnevalessa sussurrando: <Quanto sei bella>, difatti anche oggi i bambini partirono per la scuola, invece Carnevale disse:
<E perché non mi festeggiano?>.
<Perché li hanno licenziati oppure non trovano lavoro, non possono finire di pagare il mutuo, hanno perduto le speranze, alcuni muoiono di fame>.
E io che c’entro?>.
<Tu scherzi sempre e non ti accorgi di niente>.
<Io scherzo sempre? Ma quando mai? E poi, se non li tengo allegri io, questi matti dove vanno a finire? Mi presenterò alle elezioni, è deciso, voglio salvare il mondo, così potranno festeggiarmi ancora, ridere e divertirsi liberamente>.
<E con quale lista?>.
<Con Manolesta e Assopigliatutto>.
<Ottima coalizione> commentò Carnevalessa dopo un attimo di riflessione, <Ma ci manca una donna, io per esempio>.
<Da sola?> chiese Carnevale.
<Mi ci porterei Pettoinfuori e Panciaindentro>.
<Quelle sembrano fatte di plastica, siliconate dapertutto> fece Carnevale.
<Appunto, mi sembrano indispensabili, sempre sotto di me, s’intende>.
<E tu, moglie mia, sotto di me>.
<Io no, marito mio, tu sotto di me>.
Litigarono furiosamente senza raggiungere un accordo:
<Facciamoci prima eleggere e dopo decideremo chi comanda. Non dobbiamo perdere quest’occasione>.
<Per il bene della patria>.
<Per il bene degli affamati>.
<Per il bene dei poveri disoccupati>.
<Per il bene dei nostri bambini>.
<Per il mio bene>.
<No, per il mio bene, così mi festeggeranno come prima, più di prima>.
<Gli diciamo che avranno un’elargizione di grano, vino, sigari e sigarette>.
<Magari anche un po’ di escort e feste tutte le sere>.
<Programmi televisivi sempre più idioti, sesso, violenza e stupidità per distogliere l’attenzione dalla nostra presa di possesso del mondo. E liberiamoci dei poeti, sono gli unici che ancora ragionano>.
<Per quelli sarà facile, basterà ridicolizzarli e dire che non si capisce niente di quello che scrivono>.
<Sì, voglio diventare la padrona del mondo, avrò l’unica banca tutta mia e la dirigerò> disse Carnevalessa.
<No, moglie, il padrone del mondo e dell’unica banca sarò io e tu la regina, angelo del mio focolare, moglie, serva, amante e madre dei miei figli, tu sola mi rattopperai i calzini>.
<Ma…> fece Carnevalessa. Era tanto più piccola e magra di lui.
<Niente se e niente ma> concluse Carnevale, <facciamoci prima eleggere e poi ti sistemo io>.

Domenica Luise

Disegno di Domenica Luise

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21 thoughts on “Carnevale e Carnevalessa

  1. si riconoscono bene certi politici che s’ingrassano facendoci pagare fior di tasse e ci propinano ogni sorta d’imbrogli e false promesse, sicuri che abboccheremo ancora all’amo come abbiamo sempre fatto. Anche Carnevalessa, appena sarà eletta, comincerà ad ingrassare, mentre noi saremo sempre più magri e infelici.

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    • Coraggio, Katherine: le persone stanno prendendo coscienza e forse, com’è accaduto all’uscita della seconda guerra mondiale, troveremo una via di salvezza. Abbiamo internet e una testa per ragionare. Tremo quando mi dicono che non si occupano di politica come se fosse un vanto, nemmeno io sono particolarmente portata per tutte quelle macchinazioni, però capire è molto più elementare di quanto sembri , altrimenti poi vanno a chiedere a persone presunte sicure per chi devono votare e cascano nella rete.

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  2. Bella la favola, Mimma. Questo Carnevale che ingrassa a dismisura, non vede e non si vede. Il suo progetto così “fasullo” quanto le sue parole. Com’è tutto in linea con i nostri tristi e buffoni governanti, mentre fuori si muore senza lavoro e senza dignità, quella che loro calpestano e neppure conoscono. E la carnevalessa magra e smunta è ritratto di tante donne che subiscono l’ingiustizia e pensano di riscattarsi solo nel riflesso di un uomo che le usa e calpesta. “Martedì magro”… più che “grasso”, purtroppo e carnevale sempre con le solite “maschere” sempre più sfacciatamente”smascherate”. Un forte abbraccio, Flavia.
    P.S: : C’è neve lì?

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    • Si muore di freddo, tra poco corro a letto, ho mangiato di nuovo una cosa calda, ma ancora rabbrividisco. Da quattrocento metri in su c’è la neve anche qui, io abito al mare. Mi fa tanto piacere sentirti, Flavia, spero che tu stia benino nel corpo e nello spirito. La favola mi è scappata di mano come spesso avviene ed è diventata amara né io ho fatto nulla per trattenerla. Il potere fa male, cambia le persone. L’altra notte ho sognato un incubo: mi trovavo a un comizio all’aperto, molto affollato e c’era Monti vicino a me, il quale mi ha incominciato a interpellare senza smetterla più, io pensavo: meno male che ho sentito tutti quei programmi di politica in televisione, altrimenti a questo cosa gli rispondevo?
      Meno male, invece, che mi è venuto di andare in bagno e il sogno si è interrotto. Non mi ricordo una parola di quanto mi diceva. L’impoverimento continua a macchia d’olio. La mia Carnevalessa ha tentato di lottare, ha litigato, ha cercato di metterlo a dieta, ma alla fine è diventata come tutti quelli che comandano: avida e imbrogliona.
      Ti sono vicina.

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  3. Mi hai fatto venire un appetito che non ti dico con tutte queste leccornie dispiegate. Prima penseranno a sopraffare la gente, poi lui penserà a sopraffare lei? Non lasci scampo all’amarezza, facendoci ridere. Bravissima.
    franca

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  4. chi ha orecchie per intendere intenda…
    e già, il brutto però è che la simbolica favola ha riscontri fin troppo realistici, e Carnevale impazza con le sue promesse-coriandoli, addomesticando le coscienze, imperando sull’ignoranza.
    non sono riuscita a sorridere.
    ma sono sicura che nemmeno tu lo volevi.

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  5. Cara Dominique,
    una favola allegra e divertente, con un finale amaro che ci conduce ai nostri giorni .
    Oggi finisce carnevale domani inizia la quaresima e il digiuno.
    Dalla tua storia i protagonisti vogliono per sempre,ma si sa il troppo è nemico del bene.
    Una delle ragioni per cui siamo irrequieti e insoddisfatti è che non abbiamo ancora imparato a vivere , non abbiamo governanti seri,affidabili…solo gente mostruosa che tutto il giorno si dibatte con fare litigioso e irrispettoso per chi li ascolta essi sono ovunque per i vari talk show e se questo pure non basta ci sono pure i loro imitatori.
    Non esiste più rispetto; da giorni alla coop permane un tavolo con mille pubblicità e tante bandiere…poi ci sono uomini che quando entri ti consegnano il modulo esempio vota :”Pd” e così pure davanti alle scuole altre schede di vota Pd e la stessa cosa davanti all’ospedale.
    Ogni politico ha le proprie armi per sedurre i votanti ma così è troppo.
    Rido pensando al tuo sogno, hai sognato Monti; povero, ha perso pure lui credibilità come tutti gli altri del resto.
    Che dire…mi sa che ne vedremo di belle per dire brutte.
    Buon pomeriggio carissima a te ed a tutti coloro che passano di qui!!
    ♥ vany

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    • E per aggiunta ci pigliano per scemi. Ecco perché dobbiamo lottare contro l’ignoranza, le perdite di tempo continuate, la svogliatezza e quell’orribile senso di inutilità: tanto non c’è speranza… passano solo i raccomandati… assumono chi piace a loro… Non avrò mai il posto, lo stipendio decente, tutti mi usano e gettano. E basta con gli scoraggiamenti, guardiamo al bello e al buono che abbiamo e agiamo di conseguenza, i vari Carnevali, Carnevalesse e Carnevalini dovranno almeno moderarsi un po’. E poi, noi siamo felici perché una violetta è sbocciata nel ghiaccio, loro no.

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  6. il martedì non è più grasso ma obeso: e mentre tutti dimagriscono lui s’abbuffa sempre di più. Così finirà per scoppiare, ma noi non glielo diremo. No no. E lo porteremo dal cardiologo? No!
    Baci

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    • Benvenuta, cara: io l’ho pure spacciata per favola “giocosa”, ma in realtà ho mentito in un sussulto di compassione, forse era meglio dire “favola giocosa e disperata”. Hai visto i carri di Viareggio in televisione? Una satira politica ferocissima, esplicita e molto dolorosa, fino al punto di spegnere il sorriso che provocava.

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