I pastori del Natale che viene

 Sacra Famiglia

A mezzanotte, mentre i bambini dormivano sazi di panettone e papà faceva l’amore con la mamma perché l’indomani era Natale  e non dovevano alzarsi all’alba, si sentiva solo schizzare qualche macchina, poi le statuine del presepio incominciarono a stiracchiarsi.
<Ragazze, ma lo sentite quest’accidenti di freddo?> brontolò un vecchio montone alle sue mogli, <Sissignore, che freddo, che freddo> lo assecondarono le pecore belando in coro.
<Amore, ti preparo una minestrina bollente?>.
<Ma no, ma no, è meglio una bevuta e un sigaro, corro a prendere il vino dalla botte>.
<Che dici? Qua ci vuole un bel massaggio sulla nuca e ti rimetto al mondo, spogliati che vengo>.
<Ma perché non puoi dormire, tesoro mio? Cosa succede stanotte? Poi domattina non hai la forza di stare sulle zampe e lo sai quant’è rabbioso il tuo capoufficio>.
<Ma domattina è Natale, non si lavora>.
<Invece sono tutte storie per farti compatire, va bene che ormai sei abbastanza decrepito e da pensione>.
<Coi nostri governanti che ci spremono? Adesso, mogli mie, quando viene quella sanguisuga a chiedere i soldi che cosa gli diamo, un po’ di fieno? Gli dovrò consegnare stipendio e tredicesima>.
<Ma che fa, ce la danno anche quest’anno la tredicesima?>.
<E sennò con che cosa paghiamo le tasse e l’imu dell’ovile? E va bene, noi siamo pecore di speranza, forse fra duemila anni tutti questi problemi non ci saranno più>.
L’ariete controllò allo specchio grande dell’ingresso se le sue corna fossero abbastanza lucide o avessero bisogno di una ulteriore lisciata, poteva scegliere la preferita tra quelle mogli servizievoli, ma che pazienza ci voleva. Femmine, inferiori ai maschi da sempre e per sempre, deboli, lagnose, benché discrete donne di casa, ma quante storie per partorire, tutte che strillavano e soffiavano.
E com’erano gelose le une delle altre, una cosa inqualificabile, che ben dimostrava la modestia del loro cervello. Ancora gli andava bene perché non avevano inventato i telefonini, altrimenti non gli avrebbero dato più pace.
In fondo, molto in fondo, la sua vita non era poi così rosea, e doveva pure guardarsi dagli altri maschi rivali, che gli volevano togliere ora una ora l’altra moglie e aggregarla al proprio harem.
Gli avevano fatto slittare l’età pensionabile e non avrebbe confessato mai a nessuno quanto gli facessero male i piedi e le ginocchia per i reumatismi incalzanti. Mai dare segni di debolezza o gli avrebbero fatto il subentro.
<Io mi sono stufata di lavare panni di carta e stenderli su quel filo ad ogni Natale> affermò la lavandaia alzandosi impetuosamente dalle ginocchia sulle quali stava piegata, <ho un appuntamento>.
Dall’interno di una casetta di cartone venne una voce stridula: <Comportati bene, figlia, altrimenti resti zitella e siamo rovinati, Almeno pigliati uno che ha un lavoro sicuro>.
<Il lavoro sicuro è finito> rise la ragazza con una mano sul fianco e la cesta coi panni asciutti sull’altro, <loro dicono che sarebbe noioso e dobbiamo cambiare sempre e lavorare tanto per pagare il mutuo della catapecchia o l’affitto della catapecchia e comunque la catapecchia, ormai le banche pigliano troppi interessi e vogliono troppe garanzie e nessuno ha più una catapecchia decente>.
<Dove stai andando, figlia mia? Bada che gli uomini sono cacciatori> disse la voce della madre altrettanto rauca dalla casa di cartone, <Mi sono innamorata dell’incantato della stella> rispose lei lasciando la cesta sulla soglia, <ma non ho intenzione di andarci a letto, voglio cuocerlo bene prima o non mi sposa>. E la ragazza partì.
<Ho paura che pesca e pesca qua non abbocca niente come il solito> fece il pescatore sullo stagno di specchio circondato da pietruzze raccolte a mare nell’estate precedente. Il suo collega gli sorrise: <Tranquillo, anche stasera mangeremo verdura selvaggia, speriamo che sia rimasto un po’ d’olio e che il pane non sia troppo duro, mi stanno cadendo alcuni denti, sono vecchio, ma non posso andare in pensione>.
<Siamo tutti sulla stessa barca> considerò l’altro mentre l’onda li dondolava con una certa, impertinente soavità.
Intanto si mise a nevicare e la stella, dall’alto dei cieli, scivolò sulla cima di una capanna piuttosto malridotta, le mancava perfino una buona parte del tetto. La stella illuminò una coppia e un bambino che vagiva a braccia spalancate, ognuno vide perfettamente per quanto fosse lontano e fosse buio:
<È nato anche quest’anno> gridarono, belarono, ragliarono e muggirono tutti insieme, anche i pesci dello stagno piroettarono.
<Questa non me l’aspettavo> brontolò il mugnaio svegliando sua moglie che si era addormentata davanti alla televisione, per quanto non fosse stata ancora inventata nemmeno quella, <che fai, dormi, amore?> le disse strattonandola, <Quante volte ti devo ripetere di non chiamarmi così forte quando mi abbiocco? > gridò lei furibonda, <poi mi sento male come ora, ecco>.
<Ma Lui è nato anche quest’anno> fece il marito afferrando due pagnotte ancora calde da portare alla grotta come faceva regolarmente da quando l’avevano modellato così bello, era solo riuscito un po’ più grande degli altri, difatti nel presepio l’avevano soprannominato “Il gigante”.
<È nato in questo caos? Coi peccatori incalliti e mummificati, i poeti disprezzati, le mamme che hanno la depressione post partum e i politicanti scatenati, le escort e il bunga bunga?>.
<È nato anche stavolta> fece il mugnaio afferrando la pelliccia di visone e porgendogliela.
<Sì, vengo, ma non mi metto quella…mi vergogno di averla pretesa…dammi la vecchia mantella, l’ho appesa fuori dai piedi, in alto e non ci arrivo senza salire sulla sedia. Tu, invece, sei bello alto> lo lodò, l’uomo ringalluzzì e arrossì perfino.  La lavandaia, che stava scambiando un bacio passionale, ma non troppo per non dare luogo a procedere, con l’incantato della stella rizzò la testa:
<Hai sentito, forse, piangere un bambino? Lui deve essere nato un’altra volta. I pannolini si devono ancora stirare, vado, tu comincia a correre alla grotta> disse scappando. E pensava: <È nato, lo fa ogni anno, niente e nessuno lo può fermare>.

 <Come ti senti, cara?> chiese Giuseppe a Maria mentre le luci della stella suscitavano mille colori di qua e di là e il focherello che egli aveva acceso sembrava un termosifone gigantesco, tanto riscaldava e sebbene nemmeno i termosifoni fossero stati ancora inventati.
<Bene, come tutte le volte. Il Bambino non mi ha fatto più male di un raggio di luce che mi ha attraversata>.
<Guarda, arrivano i pastori, come ogni anno>.
<C’è lo zampognaro nuovo e anche un gelataio… con tutta questa neve> ridacchiò Maria.


Domenica Luise

Rielaborazione grafica di Domenica Luise

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28 thoughts on “I pastori del Natale che viene

  1. un mondo in miniatura, ma forse con più poesia… e la certezza di quella nascita.
    E noi?
    Di cosa siamo sicuri? Del sole? Dell’eroe? Della nostra società?
    Bello bello bello questo racconto, Mimma che hai parlato con le statuine…
    Baci

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    • Noi abbiamo finalmente saputo che non sappiamo niente o così poco da essere niente. Ha incominciato Freud col subcosciente, seguito subito da quelli che, in poesia, sono il Decadentismo (Pascoli) e l’Ermetismo. La poesia è conoscenza che include e sintetizza tutte le altre conoscenze: forme religiose, politiche, storiche, eventi oggettivi, supposizioni e mondi interiori soggettivi, tutto ciò che l’uomo è stato, è e sarà, una meravigliosa, anche se pericolosa, fucina intellettuale. Ma tutti siamo i pastori che hanno bisogno d’amore e di un Dio sul cui seno appoggiare la fronte stanca. Non può bastarci altro che la felicità proprio perché siamo uomini e poco importa questo o quel Dio o anche nessun Dio: tutti possiamo amare malgrado tutto. Nessuna delusione può impedirci di rinascere a Natale oppure in un altro qualunque dei 365 giorni dell’anno. Che ognuno segua con forza quello in cui veramente crede o vuole credere, poi ci sono tanti modi di consolarci momentaneamente: un bel vestito, la stampante che finalmente lavora come è suo dovere, la creazione di una fiaba come questa, un film con l’amica del cuore, un sorriso e un pacchetto di lusso al povero che attende davanti ai negozi. Non ci importa di tutto ciò che non è amore o che era finto per ottenere qualcosa in cambio. Vorrei che foste felici, a partire da voi che sempre mi commentate per passare a tutti gli altri, uno per uno. Buon Natale, piccola, immagina di esserci anche tu con la tua storia dentro quel presepio e che io ti tenga per mano aguzzando gli occhi per distinguere qualcosa nel buio.

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      • Dolcissima e poetica amica… torno per farti gli auguri (e mi verrebbe da dire che sei già perfetta così, ma forse tu hai un desiderio nel cuore e allora ti auguro che quello, proprio quello, si avveri )
        Buon Natale
        Eli

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        • Penso che sia prettamente umano, cara Eli, avere sempre un desiderio inappagato che sembra fondamentale per la propria felicità, invece poi, se anche si realizza, mostra subito tutti i lati negativi. Diciamo che è come il computer nuovo: io, quand’ero piccolissima, nella mia mente usavo il verbo “fare”: un pezzetto di pane che avevo a lungo stropicciato tra le mani, sulla vestina e il più intorno possibile, per me era “fatto”, cioè era “mio”. Ricordo benissimo che avevo “fatto”, un bel giorno, un pezzetto di pane (mi piaceva tanto quando diventavo sporco e tiepido di me), era magnifico, nero, inumidito e storto, i “grandi” si sono messi a gridare, l’hanno buttato e me ne hanno dato un pezzetto nuovo, ricordo che pensai (il passato remoto è d’obbligo), contrariata: Uffa, adesso debbo “fare” quest’altro. Il computer nuovo tanto desiderato è come il pezzetto di pane nuovo: non è “fatto” da me e di me, non mi contiene. Così un desiderio nuovo appare subito come qualunque e ancora non “fatto”.
          Però quel desiderio che talora mi pizzica, mi farebbe piacere se si avverasse, ma senza portarsi appresso un’altra serie di delusioni e fastidi assurdi come sempre mi succede.
          Solitamente, su questa terra, gli appagamenti si sfiorano, così, ad una certa età quasi venerabile, è d’uopo smetterla e non aspettare oltre, forse si chiama prudenza o coscienza o crescita interiore, rassegnazione mai.

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  2. Un presepio vivente e allegro come la notte che ha visto il cielo toccare la terra. Complimenti anche per l’immagine artistica: colori elettrici perfetti. Anch’io come una statuina del presepio ritorno dopo tanto tempo e porto il mio racconto di Natale per gli amici

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    • Bentornato, caro falconiere, sono stata subito sul tuo blog e il tuo racconto di Natale è proprio bellissimo, mi è tanto piaciuto, l’hai mandato a Renzo Montagnoli come ti avevo suggerito? oggi è l’ultimo giorno per la raccolta natalizia, ti metto qui sotto il link:
      rmontagnoli@alice.it;
      Buonissimo Natale insieme a tutti i tuoi cari e ti raccomando: vivete felici.

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    • E buonissimo Natale a te, cara ili, hai detto bene: “niente e nessuno può fermare la speranza” , nemmeno noi stessi quando accogliamo i pensieri più neri e li fomentiamo dentro di noi quasi godendo di rigirare nella piaga il coltello già doloroso di suo. Ma poi viene sempre una stella, o cometa o stellina che sia, allora rialziamo la testa stupiti e comprendiamo qualche sia pur minima cosa di noi stessi e degli altri compagni di pianeta.

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  3. Ma com’è che leggendo di pecore, arieti, panni di carta stesi ho come l’impressione di averceli davanti, Mimma?
    Se non mi scappasse da sorridere, suggellerei con un “Amen”! ampolloso questo apporto che reca la tua cifra stilistica. Intatta manco fosse pergamena!
    🙂

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    • Sai, capita quando nel presepio entriamo anche noi, con il nostro pensiero, la storia della nostra vita, gioie e dolori normali fra tutti i normali compagni di pianeta, allora è facile trovare se stessi e gli altri e riprendere speranza che una stella, una grotta e un Bimbo possano lenirci.

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  4. riso in agrodolce
    potrei definire questo tuo delizioso racconto metaforico.
    ci hai messo proprio tutto, massimu e imu…
    una sapiente mescolanza di soggettività e oggettività zoopedagogica, per chi ha orecchie da intendere, s’intende.
    e occhi per leggere oltre le parole e i colori della tua fantasmagorica immagine.
    straordinaria Mimma!

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    • Questo racconto era fresco di giornata quando mi è scappato sul blog prima del tempo, adesso mi piace lasciarlo un po’, quello che dovevo dire l’ho detto, non occorre insistere, ne riparliamo per l’epifania, suppongo, dipende dalla voglia e dall’ispirazione.
      Però sto pensando seriamente a una favola sulla befana, ormai che faccio parte della categoria.
      Comunque sui miei vari blog, specialmente sui questo che curo ogni giorno, mi sono divertita moltissimo.
      Ti auguro tutto il bene, Cristina, tu lo sai.

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    • No assolutamente, cara lillo, questo è un racconto freschissimo e subito buttato sul ring, pardon, sul blog, invece l’immagine era in cantiere da anni, una delle prime che ho rielaborato nel mio primo computer, quando imparavo ad usare i programmi di grafica e fotografia. Eravamo nel 1998 ed io passavo le giornate al computer scoprendo meraviglie e comprendendo quale potente mezzo fosse per una aspirante scrittrice pittrice.
      Adesso questo è il risultato.
      Vivi il Natale nel miglior modo possibile, cerca di aggirare gli ostacoli anziché sormontarli e discendere dal lato opposto: ti stanchi di meno e, forse, ottieni di più. Vale per tutti noi a partire da me, che ogni tanto mi lascio prendere dallo scoraggiamento anche se a voi non sempre lo dimostro.

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  5. Che delizia questo racconto natalizio, i personaggi del presepio hanno un’anima narrante. Ho sorriso piacevolmente per le vicende rapportate al genere umano.
    Hai una freschezza nel cuore che stupisce ogni volta, bravissima!
    Un bel regalo di Natale per chi ti legge.
    Spero che tu possa vivere questo Natale con la stessa leggerezza in compagnia dei tuoi cari che hanno la gioia d’averti accanto.
    Comunque poi ci rifaremo gli auguri.
    affettuosità
    annamaria

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  6. ….”È nato, lo fa ogni anno, niente e nessuno lo può fermare>.” Che bello!!! Nessuno lo può fermare…… Bravissima Mimma! Tanti augurissimi ancora ! Ciao,
    Giovanna

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    • Benvenuta, Giovanna: sì, rimango colpita dal fatto che il mondo NON finisca come, a intervalli più o meno regolari e con supposizioni fantasmagoriche, annunciano i soliti profeti di sventura. E basta con tutte queste stupidità, la vita prevale sempre, la speranza è l’araba fenice che risorge dalle proprie ceneri e i pastorelli del mio presepio si divertono molto, tutto il male del mondo, quello vero, inqualificabile e innominabile, non è sufficiente per impedire la stella. Trascorri un Natale felice.

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  7. Divertente, estemporaneo, innocente; sono entrata in un presepe di gente senza tempo, animato da un raggio di luce. La tua fantasia è sempre una meraviglia.
    Tante stelline per te e un caloroso augurio di Buon Natale.
    franca

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    • Il Natale è per tutti, il Natale è di tutti, il Natale è nostro, evviva. Quando capiremo che l’altro non va “tollerato”, ma amato come amiamo noi stessi e i nostri figli? Grazie TADS, le tue parole sono un bellissimo augurio che ricambio in pienezza. Mi spieghi, se torni qui e hai voglia e tempo, cosa significa per te “sofismo”?

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  8. ti rispondo con un commento “sofista” 😀

    Tendo, fin dai tempi della scuola, ad assimilare ed elaborare ciò che imparo, studio, acquisisco (lo si capisce anche dalla mia avversione verso citazioni e riferimenti). L’aspetto sofista che mi appartiene è di matrice antropologica ed espressiva, la ricerca della verità attraverso lo studio dell’uomo, della umanità, ricerca che produce riflessioni espresse, comunicate, usando il linguaggio delle metafore che intrecciano i concetti e nascondono messaggi subliminali. I miei post contengono sempre un messaggio palese e un messaggio occulto, è un vezzo che mi porto dietro da sempre

    il tuo post, intendo questo, lo vivo come un testo “sofista” (guarda che è un complimento che faccio raramente), è interpretabile su vari binari, una bellissima metafora che trasforma una ironica favola in denuncia sociale, un educato gridare il disagio.

    non so se mi sono capito :mrgreen:

    TADS

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  9. Bellissima e rasserenante l’immagine . 😉
    Umani e profondi pensieri avvolgono la sacra umanità con toccante semplicità sai dar voce e vita ai personaggi del presepe.
    E’ una stupenda prosa, una conversazione intima fra diversi soggetti,il marito,la moglie,la notte,il fuoco,le stelle il giorno, la forza. Energia e palpito ondeggia impetuosa in questa tua pagina.
    E non manca ciò che più ti contraddistingue… l’umorismo
    Complimenti Dominique!!
    Auguri Buon Natale di amore e di preghiera e di gioia!!!!!!!
    ♥ vany

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  10. Come è bello e quanto mi è piaciuto questo post, mia cara “sorella”. E’ lieve e profondo, ridente e serissimo. Tutto quel parlare, quel volersi affermare, ciascuno con la propria ragione o la propria speranza: un’umanità di statuine che cercano la vita vera in se stessi per poi scoprire che è nell’altro, in chi nasce sempre e malgrado tutto per offrirsi. E nel sorriso della madre-ragazza, “attraversata dalla luce”, c’è il bene dolcissimo della compassione.
    La luce proviene dal bimbo e risale per riflettersi nelle due figure: così è sulle mani e nel volto di del padre e della madre, ma è solo sul ventre di quest’ultima. E’ un dipinto pieno di significato e di poesia. Splendida è poi la tua risposta a infranotturna, da rileggere e ricordare.
    Grazie Mimma per questi auguri speciali e illuminati, per avermi ancora una volta aperto alla verità con il sorriso. Ti abbraccio con tutto il mio cuore. Buon Natale, Flavia

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