I misteri dell’Ermetismo: amor, dolore, gioco

La poesia universalizza tutto il dolore, l’amore e anche il gioco ironico umano. Si serve della parola finita per dire l’anima infinita, impresa incalcolabile. La traduzione nelle altre lingue limita ancora di più la purezza del concetto, che è già incalcolabile, sicché la poesia è un barlume imperfetto di una sostanza oggettivamente irraggiungibile. Da qui tutti i tentativi più o meno maldestri di agguantare una frangia del tappeto volante interiore, che sempre scappa su, giù e intorno: metafore, onomatopee, rielaborazioni, ermetismi e stranezze forzate fino a cadere nell’innaturale aggrovigliato, che è un limite grave della poesia odierna. La musica, invece, è un linguaggio universale, che non è necessario tradurre, più la comunicazione è semplice (sette note con annessi e connessi invece del dizionario e delle traduzioni) e meglio si dà e si riceve, ma serve un’interiorità maggiore sia da parte del creatore che del fruitore. Altrettanto vale per la pittura.
L’arte non si capisce senza cultura e studio, non si improvvisa né mi riesce a casaccio. Ignorando grammatica e sintassi nessuno scrive poesia con la scusa della libertà né posso creare un quadro astratto se non conosco i colori e il disegno. E se sono stonata come faccio a cantare o a danzare se sto paralitica in carrozzina?
Allora canto, danzo e dipingo in un altro modo: con la parola. Oppure faccio poesia ballando, dipingendo e cantando il mio mistero insieme a quello dell’umanità storica, così tutto diventa poesia, anche il dolore e il tormento, perché tutto è amore in un entusiasmante gioco perennemente creativo.
Oggi è il momento dell’osmosi tra le varie forme di arte, che si trasfondono l’una nell’altra agilmente, così come tutti i sentimenti umani si intersecano, uniscono, mescolano e vivono.

Domenica Luise

Vi annuncio con gioia che sul blog letterario collettivo Viadellebelledonne sono state pubblicate alcune mie poesie presentate da Cristina Bove.  Vi metto il link:

http://viadellebelledonne.wordpress.com/2012/10/05/domenica-luise-lusignola-stonata/#comments

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20 thoughts on “I misteri dell’Ermetismo: amor, dolore, gioco

  1. Dici bene: “Da qui tutti i tentativi più o meno maldestri di agguantare una frangia del tappeto volante interiore”…
    I tentativi dei molti sedicenti poeti, musicisti, cantanti, ecc…
    Esistono delle condizioni e dei parametri entro i quali l’arte si esprime e può essere fruita come linguaggio originale e tentativo di comunicare l’incomunicabile.
    Ma sono in pochi a conoscerlo a fondo, pochi che non si accontentano di risultati goffi, addirittura ridicoli, e cercano l’affinamento delle eventuali doti naturali.
    Spero vivamente che mi accompagni sempre la mia capacità autocritica, in poesia e in qualunque altra forma d’arte mi cimenti.

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    • Cristina, io penso che non ci sia nessuno capace di conoscere a fondo quello che ci attira. Lo sostituiamo coi soldi, il benessere, il successo, la salute, la forma fisica, ma nulla basta tranne un amore vero, che è quanto più si avvicina alla sete umana. La poesia è amore e l’amore è poesia, ma ci troviamo nell’imperfezione che, se da un lato ci stimola ad andare oltre, dall’altro ci fa sentire impotenti. Allora camminiamo pur sapendo che non c’è traguardo sufficiente almeno su questa terra, dopo non so, ma ho buone speranze che capiremo.

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  2. Quando leggo le tue “lezioni di poesia” mi accorgo di quanto poco conosco e so e avverto una “sete” strana, curiosa, bella. Ancor più mi piace soffermarmi su alcuni commenti, tuoi e dei tuoi ospiti: quello scritto a Cristina è fantastico!

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    • Cara Maria Rosaria, e dopo le tue parole cos’altro potrei desiderare di più da una mia lettrice? La sete, su questa terra, è fatta per crescere sempre senza saziarsi mai, è il potere della poesia. Certi commenti che ricevo sono di grande profondità, non occorrono trattati, bastano l’attenzione e l’animo. Grazie a tutti voi per la partecipazione.

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  3. carissima Mimma,
    non penso che la poesia sia la sublimazione della cultura ma rispetto il tuo pensiero. Se consideriamo i versi espressione emotiva la cultura diventa forma e non sostanza, nel caso dovessimo interpretare, sempre un pensiero poetico, come frutto di una elaborazione ci troveremmo di fronte ad un componimento razionale.
    In tanti anni di web ho assistito a diverse diatribe sulla capitalizzazione (nella accezione nobile del termine) della cultura.

    TADS

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    • TADS, nemmeno io penso che la poesia sia la sublimazione della cultura né mai l’ho scritto, forse mi sono espressa infelicemente per spingere chi mi legge a questa conclusione. Lo sfoggio culturale è ridicolo, io affermavo soltanto che non si possono fare entrare in poesia anche gli errori gravi di grammatica, del genere plurali sbagliati, ortografia errata e cose del genere, accetto il linguaggio parlato e anche qualche parola forte quando ci vuole, però i congiuntivi vanno al loro posto e l’accento sulla è verbo non si può dimenticare né lo mettiamo a piacere. La cultura confluisce anch’essa nella poesia come una cosa bella, uno studio appassionato per sapere, certo se mi voglio divertire a fare satira con gli endecasillabi e le rime della Divina Commedia debbo anche saperlo fare, non ci si improvvisa, mi sono divertita e, debbo dire, non ho faticato. Io parlavo del semplice studio e della correttezza grammaticale e sintattica della lingua in cui il poeta scrive, tutto qui. La cultura non è mai sostanza, però la forma ci vuole, anche una donna di centotrenta chili rimane una donna, ma sicuramente la sua forma potrebbe migliorare.

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    • Io non penso che mai, su questa terra imperfetta e fonte di imperfezioni, potremo giungere a una definizione di arte universalmente valida, ma questo è il bene più grande perché così il discorso si dilata, prorompe, continua e riprende sempre come nuovo. Qualcuno ha detto: “l’arte è l’uomo”, il che mi sembra l’espressione che meglio si avvicina al concetto. Entrare nella poesia significa andare incontro ad una semplificazione umana del sè: prima di tutto ci si libera delle gelosie e invidie dell’arte altrui. Chi vale più di noi deve essere apprezzato non solo appena muore e non ci dà più fastidio né ci può rispondere picche, ma anche quando è vivo, nel suo blog deserto, con commenti molto meno attenti dei vostri e nell’indifferenza generale. coi suoi libretti smilzi che non vogliono nemmeno regalati e i parenti che gli ridono dietro. Dobbiamo cercare la poesia altrui col lanternino, come Diogene cercava l’uomo (la poesia è l’uomo, appunto), trovarla e dirla al meglio perché i poeti sono fragili fiori e non debbono morire inutilmente. Una volta capito l’amore fraterno, iniziato questo processo di umanizzazione, il nostro stile si assottiglierà, cadranno gli aggettivi inutili e resteranno quelli pregnanti, impareremo a dire le cose in maniera netta, i versi liberi nei quali ci esprimiamo oggi cammineranno da soli, almeno per me è stato così e anche sono stata facilitata dal fatto di non essere invidiosa per natura, sono partita direttamente con l’amore. Però ho altri difetti, che per il momento sono fuori tema e preferisco non elencare qui…ah, ah, ah, ah. Su internet mi sono resa conto che le invidiuzze poetiche sono frequenti, naturalmente me la sono squagliata subito e così ho tagliato corto. Mi sono tenuta gli amici che veramente mi vogliono, ma ho capito anche quelli che si sono allontanati, la vita quotidiana è terribile, ci assorbe e toglie energie.
      È bello lasciarci illuminare gli uni dagli altri, quanto s’impara. Grazie a te.

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  4. …”C’è un punto nel quale la cultura diventa automaticamente poesia, ma è un punto altissimo e profondissimo”…

    ho formulato il mio commento su questo tuo assunto.
    Non mi pareva un problema di congiuntivi nè di accenti, se ho capito male… mi scuso

    TADS

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    • Non dubitavo, caro TADS, di essermi espressa poco chiaramente, ma non c’è affatto bisogno di scusarsi. Ora ho capito : dicevo che quel punto è altissimo e profondissimo proprio perché è estremamente difficile che la cultura si trasformi così felicemente in poesia, ciò avviene, penso, attraverso un’intensa semplificazione dell’essere a livello umano. Chi si compiace della propria cultura e vuole sorprendere il lettore non trasforma nulla in poesia, espone cultura e basta, anzi la dice pure male perché il tono ermetico (peggio ancora l’ermetismo forzato e aggrovigliato premeditatamente) rende oscuro l’assunto culturale e chi legge non capisce né intuisce, si stufa e passa oltre. La semplicità poetica, a sua volta, viene spessa confusa col semplicismo, invece, quand’è vera, è un addensamento di pensiero capace di sintetizzarsi nel minimo delle parole. Nel primo caso la poesia si riduce a una specie di telegramma senza verbi né articoli e, talora, anche senza il sufficiente contenuto umano, nel secondo caso risplende la limpidezza del dire. Si sa che sono sempre barlumi, ma hanno raggiunto una propria efficacia e toccano come laser l’anima del lettore. Mi hai regalato la possibilità di un approfondimento appagante, grazie.

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  5. Alla base di ogni forma d’arte c’è la necessità dell’uomo di esprimere quello che sente dentro di sé, la sua parte invisibile, ma così profonda da non riuscire a dirla usando i canali quotidiani, tuttavia è anche un modo per sfuggire alla transitorietà della vita… ed è bellissimo aprire questa antologia infinita di voci, danze, suoni, colori, caratteri tipografici che proprio grazie alla loro combinazione rendono accessibili tante vite altre, permettendo anche a chi non riesce ad usare mezzi propri per esprimersi, di assorbire le creazioni degli altri vivendo delle emozioni molto forti e raggiungendo livelli d’intensità che altrimenti si potrebbero soltanto intuire…
    il linguaggio poetico in particolare, grazie alla sua capacità evocativa e di sintesi, secondo me è tra le forme comunicative più efficaci…
    un abbraccio

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    • Sì, Maria: è bellissimo comunicare a livello artistico gli uni con gli altri, quanto s’impara e come si entra nel profondo. Si sa, è tutto imperfetto perché l’essere umano è imperfetto, il volo di Icaro non corrisponde al desiderio e la parola cede di fronte all’immenso, tuttavia l’arte è vita. Scriveva Orazio parlando della sua poesia: non omnis moriar.
      Non morirò del tutto.
      Anzi: non moriremo per niente. Ecco.

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