La sirena

Ulissa naviga il mare
senza cera nelle orecchie, legata
al palo della zattera o alla croce
con vela di carta velina e né timone
né copertura a difendere.

 Questo canto azzurro liquido sulle membra
e nei capelli dove l’universo
è tutto nel punto
della  stella marina bianca. La seduzione
non interrompe il fischio
ora più ora meno, ma
sempre
ultima insistente struggente
invincibile speranza senza speranza, che
mi cerca un’altra volta ancora
per la mia poesia inesistente
con la coda di pesce e le mani appoggiate
a trattenere la sabbia. I violini delle favole
a onde placide e lacrime, qui
c’è il tesoro dal cuore rattoppato.

Perché non capisci, non vedi, non senti?

Domenica Luise

Disegno eseguito al computer da Domenica Luise

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16 thoughts on “La sirena

  1. Forse la stessa sirena viene trascinata per mari non suoi… l’ho spesso pensato, quando leggevo di storie e leggende in cui venivano sempre descritte come perfide ammaliatrici.
    Provando a ribaltare le cose, chi ci dice che non siano loro le vittime di una navigazione senza bussola?
    La tua Ulissa è delusa, triste, mi accora, e i tuoi versi, molto belli, mi fanno anche molto riflettere.
    A volte ci si aspetta tanto e non ci si accorge di averlo già avuto, quel tanto.
    “Perché non capisci, non vedi, non senti?
    Chi, dovrebbe sentire e vedere? E perché? Non si possono esigere né amore né attenzione, si possono solo offrire, e già in questo si può trovare gratificazione.
    E poi c’è l’arte, la poesia.

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  2. Perché il canto della vita a volte fa impazzire… e di speranza in speranza, a furia di tenere sabbia tra le mani finisci per non avere più niente, nemmeno il cuore… le toppe soltanto…
    ma Ulissa in verità si può salvare se dimentica la meta, interrompe l’attesa e pensa solo al viaggio…
    un abbraccio

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    • È proprio così: il viaggio è esaltante in sè e per sè, anche le incognite sono esaltanti, sia quelle interiori che le esteriori. La nostra poesia è incarnata in una caducità insopportabile al pensiero, da qui la percezione dell’oltre che nessuno sa. Sono misteri insoluti e interagenti, suscitatori di domande e, talora, di una scintilla che pare accendere qualche mezza risposta. Io mi aspetto grandi cose da quell’oltre che intuisco e non so. Le voci delle sirene sono tutt’intorno e dentro, acute e aguzze, ad ascoltarle si soffre anche per motivi inesistenti oltre che per quelli reali. L’attesa non è nulla: conta l’essere, il viaggio, appunto, dove le domande sono la soavità umana incuriosita, interessata e viva.

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  3. Le sirene..il loro fascino…meraviglioso.. poi vivono nel mare… qnt vorrei avere qst possibilità anch’io =_=

    Le sirene del mare, metà umane e metà pesce, sono leggendarie creature marine di cui si racconta sin da tempo immemore,figure mitologiche nell’Odissea di Omero erano viste come cantatrici marine che incantavano marinai,portandoli poi alla morte… Nel mondo reale ci sono persone che intraprendono gli stessi ruoli. Attirare e distruggere.
    Insomma erano rappresentate decisamente all’opposto della sirenetta Ulissa simpatica e paurosa di questa tua pagina.

    ci sono varie leggende sulle sirene…una di queste è:

    “la vendetta delle sirena”

    …si dice che in Turchia abitava vicino ad un lago, dentro una grotta, una famiglia. Questa famiglia gettava tutte le sporcizie nel lago. Un giorno mandarono il figlio a prendere l’acqua nel lago e vide una ragazza,era una sirena.lei cantava accompagnata da un’arpa e il ragazzo si innamorò perdutamente di lei tanto che provo’ ad avvicinarsi per accarezzarla, ma lei lo tirò in acqua. La piccola sirena si sedette su di uno scoglio e guardò il ragazzo tramutarsi per magia in tritone. In seguito i due si sposarono. La famiglia da quel giorno non gettò più rifiuti nel lago per non uccidere il figlio e sua moglie .

    Dominique, ma quanto SEI BRAVA!!TANTOTANTO
    1 abbraccione Buon Weekend
    ♥ vany

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    • La tua leggenda è deliziosa. Fin da quand’ero piccina sono stata incuriosita da questi esseri bellissimi metà donna e metà pesce, che poi ho incontrato nell’Odissea, incantatrici e divoratrici.
      Ulissa, nella mia poesia, è la viaggiatrice su questa terra strana, bella e pericolosa. È la persona umana che ha paura e coraggio, nel mio caso la donna, che tante volte non solo si sente incompresa, ma lo è effettivamente, tanto più la
      poetessa incomprensibile, ermetica e quant’altro.
      Il canto della sirena è anche quello poetico, che sempre si ripete e sempre è nuovo.
      Appena ho scritto questa poesia, ed è stato appena qualche giorno fa, poche ore prima di pubblicarla sul blog, io mi sono liberata dalla domanda finale: “Perché non capisci, non vedi, non senti?”.
      All’improvviso non me ne è importato assolutamente nulla: che non mi capiscano, non vedano e non sentano e ridano pure, Ulissa ha altro da fare.
      C’è una soglia poetica e poi un’altra e altre ancora, voglio conoscerle e dirle.
      Oggi mi sono rubata una domenica tutta per me, non solo farò quello che mi pare e non quello che devo, ma anche penserò quello che voglio e non quello che serve.
      All’uopo, ho già cucinato ieri, sono stata a messa in mattinata e, al ritorno, ho fatto una buonissima colazione, latte e caffè coi biscotti fatti ieri, buoni, boni, bboni.
      Mi tocca un film al computer, che comunque incomincia stranamente e non sono sicura che mi piaccia, ne vedo un altro pezzo e se continua con questa lagna passo altrove.
      Anche avatar incomincia prolisso e poi diventa splendido, mi ha inchiodata davanti alla televisione per tre ore l’altra settimana.
      Buona domenica felice a tutti.

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    • Però, Grazia, come siete brave a decodificare questa poesia, che ha voluto il suo ermetismo, l’ha preteso e si è rifiutata alla chiarificazione. La poesia moderna è a stratificazioni geologiche o come una cipolla, ne vedi l’epidermide e l’insieme e gli insiemi in ogni insieme e su una sola poesia potresti lungamente sostare e deliziarti perché non si esaurisce. Basta una scintilla vera in tutto il groviglio. La poesia è rutilante. È lei la seduzione che non interrompe il fischio. L’autore è un gattino festoso che gioca col gomitolo doloramoroso, i lettori vengono a zampettare anch’essi. Il pensiero umano: quale grandezza, stupore, universo.

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  4. Eccomi tornata dal mio secondo bagno ( di questa estate) e a leggerti, Mimma, manco fossi ancora là, dinnanzi al mare che il mito vuole solcato proprio da Ulisse..là sulla sabbia fine fine, dorata e appena appena offuscata dal sole intermittente!
    Mi posso rotolare qua dentro?

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    • Sì, Marzia, certo che ti puoi rotolare, fare le fusa, giocare coi fili del mio gomitolo sospesi qua e là. Riprendo la metafora del mio commento precedente: scrivo per comunicare il mio pensiero al vostro pensiero, non è perfetto, cammina, barcolla, talvolta corre, salta e batte il muso, così avviene dei vivi. Buona domenica a te e vivete tutti felici e contenti quanto questa terra permette.

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  5. Navigare legati per non cedere alle tentazioni dei sireni…(perchè son anche maschi, eh!…), poca difesa, ma tanta voglia di esplorare e di scoprire quel tesoro che altri dicono fantastico. Ma sarà vero? Ulissa sa che conta più il viaggio che la scoperta, sa che conta vivere e sentirsi vivi e che il finale delle favole in fondo potrà essere diverso da quello scritto.

    La bellezza di questi tuoi versi si scopre lentamente:brava!

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    • In fondo, cara Maria Rosaria, il viaggio è un po’ come il sabato del villaggio di leopardiana memoria, carico di aspettativa per la festa attesa. poi, invece, viene la domenica e tutto è finito senza infamia e senza lode o così almeno appare alla sete umana di una felicità sempre intuita e mai raggiunta. Sono d’accordo: ci sono anche “i sireni” così come le persone sono uomini e donne. Ed ognuno di noi ha un lato seduttivo, un suo canto, che usa come la tela del ragno, solitamente non per uccidere, ma per amare ed essere amati. Che tragedia, per i poeti, avere scelto la poesia quale canto della sirena… Vanno a ultrasuoni. Ecco.

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    • Amo la poesia perché posso dire quasi senza dire e darmi quasi senza perdere me stessa, di più: l’amo perché l’amo e, dentro la poesia, amo le persone e per loro canto a ultrasuoni, talvolta uno-a mi corrisponde. Hai detto bene, quel canto inudibile è un eterno tormento, ma dolcissimo e irrinunciabile.

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