Colloquio di lavoro

La suora, forse, sembrava più vecchia di quello che era per la stazza, la pappagorgia e gli occhiali cerchiati di scuro.
Se ancora faceva la preside non poteva averne ottantacinque, nemmeno Monti avrebbe chiesto tanto.
Guardò distrattamente il crocifisso che l’uomo portava appeso al collo ad un sottile laccio d’oro e pensò che l’aveva indossato per l’occasione e pigliarla con le buone.
<Sì, il suo curriculum è magnifico. Complimenti davvero. Io la prenderei, ma domani ho un colloquio con altri due abilitati, un uomo e una donna, che lavorano gratis pur di avere il punteggio>.
<Lei capisce vero? Se l’abilitato oppure l’abilitata accettano, ma in realtà sono disponibili entrambi, preferiamo risparmiare, sa, sono tempi duri per tutti. Peraltro…>.
La suora era un parallelepipedo con gli occhiali. Lui, il giovane uomo, aveva trentatré anni come Cristo, quando i grandi sacerdoti decisero che conveniva toglierlo di torno: troppo bello, troppo intelligente e troppe guarigioni.
<Peraltro>.
<Lei sarebbe disposto a saltare la teoria dell’evoluzione? Sa, le giovani coscienze si potrebbero turbare. Siamo una scuola cattolica: la creazione…>.
Egli pure era cattolico e mai la teoria dell’evoluzione gli era apparsa in contrasto con la creazione in sette giorni, ognuno dei quali, nell’azione divina, poteva durare centinaia di migliaia di anni.
Tuttavia, per sganciarsi da mamma e papà e mantenersi da solo, aveva bisogno di almeno milleduecento euro al mese. Altri due o trecento euro li racimolava vendendo cose su eBay, oppure non avrebbe avuto mai la faccia di dichiararsi alla ragazza che gli aveva ricambiato il sorriso proprio in chiesa, alla messa. Già. Gli piaceva tanto.
Rispose alla suora che non c’erano problemi e avrebbe detto ai ragazzini tutto quello che voleva.
<Se poi viene una signora> continuò il parallelepipedo, <quando finiscono le ore di insegnamento ripulisce la propria aula e i bagni degli allievi>.
Qui, forse, conveniva che egli ripetesse: <Non ci sono problemi, lo faccio io, che ci vuole?>, invece disse:
<Ma non ci sono i bidelli?>.
<Sa, di questi tempi duri. Quindi tra lei e l’abilitato che si accontenta del punteggio, dobbiamo scegliere l’abilitato, ma tra l’uomo e la signora meglio la signora, che ci risparmia la spesa dei bidelli. Peraltro>.
Lo sguardo del ragazzo divenne remoto, ma un angolo delle labbra gli tremò al pensiero che aveva ottenuto quel colloquio con una raccomandazione. Gli scappava da ridere.
<Nel contratto noi scriviamo mille euro, ma lei ne riceverà ottocento, sui quali farà un’elargizione spontanea del venti per cento al nostro istituto>.
<Ho capito> rispose Cristo.
<Le faremo sapere> soffiò la suora restituendogli il curriculum, era quasi l’ora di pranzo e si sentiva deboluccia, soffriva di cali di zuccheri e aveva già mangiato tutte le caramelle mou che nascondeva nelle tasche.
Non lo richiamò mai, ma la ragazza, quella che gli piaceva tanto, la domenica seguente gli sorrise per prima e gli parlò.

Domenica Luise

Questo racconto è basato su fatti veri.

 

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23 thoughts on “Colloquio di lavoro

  1. Che vergogna! E queste sono le persone che dovrebbero vivere e trasmettere la carità cristiana!
    Purtroppo, avendolo vissuto da bambina sulla mia pelle, so che certe spietatezze appartengono proprio a quella genia che si professa seguace del vangelo e avvengono proprio in quei luoghi che si proclamano case del Signore!
    Da me solo parole di sdegno. nessuna scusante. Mi dispiace molto per il ragazzo, che ha dovuto fare questa brutta esperienza.
    Tu l’hai descritto che meglio non si può! Una denuncia chiara e circostanziata, con la tua solita fluidità di scrittura.

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  2. Ohibò! Se non avessi letto “Questo racconto è basato su fatti veri”, avrei detto che calcavi un po’ troppo la mano, contro le scuole private (che pur non approvo). E invece…
    Bene per quel ragazzo, l’ha scampata!

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    • Basta parlare con chi ha avuto la sfortuna di insegnarci. Anch’io penso che quel ragazzo l’abbia scampata. Del resto, quando mi ha raccontato di avere ottenuto questo colloquio, gli ho subito risposto che, per me, non c’era speranza. Non ho calcato la mano: una mia amica ha lavorato dalle suore facendo la maestra, le davano due soldi e la promessa del punteggio, arrivata al momento di andare in pensione, sorpresa: mancava il punteggio, non so se tutto o in parte. Anche sua figlia faceva la maestra dalle suore (le stesse?), quando scendeva dalla cattedra ripuliva la classe e i bagni dei bambini, venivano le madri degli allievi a parlare con lei e la trovavano col secchio e lo spazzolone, nobile mestiere che io pago a quanto la mia colf richiede e arrotondando ed è come una sorella che mi aiuta in questo momento difficile della mia vita, in cui cammino a fatica e con dolori.
      Una volta il catechismo, in quattro paginette, fra i comandamenti e il resto, in mezzo ai peccati recitava: “Defraudare della giusta mercede gli operai”, che poi corrisponde al perentorio “Non rubare” delle tavole della legge.

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    • Sono cattolica praticante e dico la verità conosciuta perché chi tace acconsente ed io non acconsento. Hai ragione: sono tutti politicanti, fratelli e sorelle gemelli. Invecchiando ho capito ciò che mai avrei voluto conoscere, il dio denaro impera assiso più di quanto io potessi lontanamente supporre. L’ho sempre snobbato e ho visto gli amici presunti allontanarsi da me appena hanno visto che non gli riempivo il piatto oltre misura, non me ne importa: sto meglio da sola, soffro di meno. Tutti uguali, con poche eccezioni che mi tengo care. Bisogna sempre conservarsi delle speranze su cui fare leva per vivere, ma se le speranze fossero appigli falsi non le sopporterei, è la verità che voglio, una persona vera. Come Diogene, cerco l’essere umano col lanternino o tramite tastiera, cambiano i modi e le mode, rimane la sete.

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  3. Ah ti credo, è proprio così! Pensa che una mia collega che, tanti anni fa, ha lavorato per i Salesiani, doveva restituire, ogni volta, la busta nella quale le avevano dato lo stipendio ( misero) affinchè potesse essere usata per consegnarle lo stipendio successivo. Si risparmiava anche su quello! Poveri giovani!

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    • Che vergogna. Perché si permette ancora che le scuole private possano usare l’arma del punteggio sottopagando gli insegnanti fino al volontariato? Lo stipendio statale è appena mediocre, se non insufficiente, ma quelli privati non sono stipendi, sono oboli.

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  4. Carissima Mimma,
    io appartengo, mi fregio di appartenere, al pensiero sofista, una corrente filosofica che tu conoscerai sicuramente visto la professione che hai esercitato con tanta passione. Seppur da angolazioni diverse, miriamo alla verità intesa come centro gravitazionale dell’esistenza, dell’essere, del vivere, del rapportarsi.

    In questo percorso ci imbattiamo quotidianamente nelle pietre miliari della involuzione comportamentale e concettuale, algidamente ti dico che da genitori malati difficilmente nascono figli sani, viviamo in una società infetta che partorisce generazioni di infettati.

    Mi vedo costretto, mio malgrado, a riporre le speranze nelle sacche di resistenza giovanili ancora sane, integre, dotate di anticorpi naturali. Mi avvilisce constatare che debbano essere proprio i fruitori a trasformarsi in elargitori. L’impresa è titanica ma è pure la sola ancora rimasta per salvarci dalla deriva totale.

    TADS

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    • Caro amico, fai bene ad appartenere al pensiero in cui credi, senza sottomissioni e cercando la verità, diciamo, che è possibile raggiungere. Ora si tratta di persone: ho vissuto tanti anni nella scuola, dove c’erano insegnanti mediocri, scadenti ed eccellenti. Se i mediocri venivano aiutati, si adattavano e miglioravano, ma avevano bisogno di quella parola coraggiosa al momento giusto. Negli ultimi anni mi trovai in classe due ragazzi con la propria insegnante di sostegno, uno era sordo e furbissimo, l’altro a livello di seconda elementare, se gli chiedevo di aprire o chiudere la finestra, ed io lo chiedevo sempre a lui per farlo sentire importante, egli sapeva farlo. Durante la ricreazione gli facevo a suo comando i disegnini nel quaderno, ne era felice. Il primo giorno che dovetti fare lezione con altre due insegnanti in classe, naturalmente, se ne approfittavano tutti gli altri dando corda ai compagni, quello più mite non dava fastidio, ma il sordo si divertiva moltissimo facendo anche lo scemo. Intanto l’insegnante del sordo si è messa con lui e l’ha impegnato mentre l’altra ha oziato tutta l’ora senza nemmeno guardarlo, finita la quale, quando è passata (stava seduta nel banco col ragazzo) accanto alla cattedra, l’ho chiamata e gliel’ho detto in questi termini:
      Fagliela qualcosa a quel poverino.
      Anche l’insegnante era molto giovane, forse troppo.
      Non è stato necessario ripeterlo una seconda volta per il resto dell’anno.
      Il “poverino” è stato felice con me, mentre il sordo, raccomandatissimo, ha continuato ad approfittare, a farsi fare i temi dalla prof. di sostegno e, alla fine, hanno preteso a chiari termini la promozione, così tutti promossi e sempre avanti.
      La scuola DEVE essere seria e selettiva. Non può farne a meno, devono frequentarla tutti quello che hanno amore allo studio. E basta con questi ignoranti. Poi confluiscono ai posti direttivi mediante le raccomandazioni nelle quali sono maestri e quando alla fine ci ritroviamo la marmaglia incapace di gestire il minimo problema andiamo a catafascio.
      Quindi le persone di valore ci sono in tutte le religioni, filosofie, agnosticismi o quello che è. Tu dici bene i giovani ancora sani, io estendo a tutte le età anche perché mi sento sana, per quanto molto arrabbiata.

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  5. Ciao Mimma, lo hai detto, non sono tutti uguali, per fortuna.
    Credo che l’egoismo, il non rispetto sia presente in tanti, che siano noti o non, cristiani o non.Triste, ma vero. La consolazione e la rabbia (allunisco) che per uno di loro disonesto ce ne sono migliaia e anche di più onesti…e senza lavoro…..!!!!!!
    Come sempre Mimma sei un portento nello scrivere.
    Grazie per la tua visita da me, sempre molto gradita.
    Un abbraccio
    un sorriso
    Chiara

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  6. Sono come te alla ricerca della verità e non ho mai avuto una vita facile, anche se cerco di non lamentarmi più perché vedo che c’è chi sta peggio di me, ma credo fermamente nei miei principi e non sono disposta a scavalcarli per il dio denaro, come dici tu. Preferisco accontentarmi di ciò che ho e fare tutto quello che posso per migliorarmi e soprattutto far crescere mio figlio forte, bravo ed equilibrato.

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  7. condivido il tuo pensiero e apprezzo il tuo operato, molto, sai che sono sincero.

    il nostro essere puliti non può che far del bene e magari seminare bene, credo su questo non ci piova nemmeno a novembre, io sono padre, vedo le cose proiettate nel futuro, oltre la quotidianità, per quanto questa sia importante. Quel futuro che è di fatto in mano a quella gioventù ribelle (nella accezione più nobile e costruttiva del termine) che ha la forza di lottare per ripristinare equilibri e valori perduti, fagocitati dall’effimero, dall’apparire più che dall’essere. Compito arduo ma non impossibile, anche questa è fede.

    TADS

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  8. Ecco perché molti si allontanano dalla fede, che vergogna! Queste suore sono delle povere donne frustrate che sono lì non per vocazione, altrimenti non si spiegherebbe un comportamento così. Non sapevo che gli insegnanti degli istituti privati religiosi ricevessero un simile trattamento. Anch’io pensavo che fosse una storia di fantasia ed invece… Comunque chi semina amore e giustizia, nonostante le difficoltà, ha nel suo cuore una forza speciale: la serenità divina.
    Buona giornata, cara Mimma.
    un abbraccio
    annamaria

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    • Purtroppo è la verità, che ho riscontrato per testimonianze dirette in luoghi diversi. Dai tempi di Gesù, dei farisei, dei grandi sacerdoti e dei venditori del tempio nulla è cambiato. Nel vangelo c’è tutto e lo proclamano dagli altari mentre molti di loro agiscono ben diversamente. Per lungo tempo sono stata incerta se mettere questo racconto sotto la targhetta “testimonianze” , considerata la realtà dei fatti, poi, per scrupolo ed avendo inventato alcuni particolari, del genere le caramelle mou, ho preferito definirlo racconto. I miei ultimi anni su questa terra sono stati amareggiati da queste prese di coscienza dolorose. Il ragazzo di cui parlo nel racconto si è allontanato dalla chiesa e sta per trasferirsi in America.

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  9. E’ una satira sferzante e amara. Perché se entri in un luogo che si spaccia per buono e accogliente e in difesa dell’umanità, la delusione nello scoprire che è quasi peggiore di altri o come gli altri solo più ipocrita, è cocente. Brava
    franca

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    • Sono le dure verità che non posso tacere. Nessuno può immaginare quanto io ne soffra. Grido su questo blog come una voce del deserto, talora mi fa compagnia un miraggio. Hai mai visto le foto del deserto in fiore? Tutto può avvenire e la vita prevale sempre sulla morte, trova la strada all’acqua e bagna le radici.

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  10. Una vergogna sì e confermo quanto da te scritto nel racconto,
    Non ho mai insegnato in una scuola privata, nè cattolica nè laica ma so per certo: una mia cugina che per anni ha insegnato per punteggio in una scuola cattolica ogni mese, dopo la riscossione dello stipendio come da contratto nazionale, doveva fare “un’offerta” all’istituto pari al 50 per cento di quanto riscosso.
    Se necessario le suore non si vergognavano a chiedere alle insegnanti di passare la cera sui davanzali di prezioso marmo delle finestre.
    E ancora
    era un continuo inviare alle famiglie biglietti con scritto :offerta di euro…per S Agata, per S. Giuseppe,per San Filippo, per la Santa pasqua, per il primo giorno di quaresima, ecc…
    Una vergogna!

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    • Sì, lo smile perplesso ci sta bene, io non riesco a rassegnarmi e così, insieme a te, ancora mi sorprendo che simili vergogne esistano. Nel vangelo da loro stessi proclamato sugli altari Gesù prende la sferza contro i venditori del tempio, non credano di cavarsela.

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