La giraffa zitellona

Avviso urgente: sul giardino dei poeti di Cristina Bove sono state pubblicate alcune mie poesie recensite da Flavia Isetta, se volete farci un salto ecco il link:

http://giardinodeipoeti.wordpress.com/2012/09/14/domenica-luise/#comments

Disse mamma giraffa alla giraffina: <Figlia, se non trovi un maschio che ti accarezzi il collo ed impazzisca per te fino a sposarti, non avrai nessun successo nella vita>.
La ragazza, che era stata promossa con una media altissima dal secondo al terzo liceo classico, si trovava in quel momento sdraiata sul muschio, con un libro di letteratura italiana davanti.
<Quello che conta nella vita> continuò sua madre, <è di passeggiare, in estate, tutte le sante sere con le compagne, ridendo e mangiando il gelato, di modo che i maschi ti vedano scuotere i fianchi e ondulare la coda>.
Chilometrico Collo, questo era il nome della giraffa figlia, volse verso sua madre gli occhi bruni: <Ma a me piace studiare> rispose,  io voglio fare la professoressa di lettere ed esercitarmi in pittura e poesia come hobby>.
La mamma si gettò le zampe nei peli del ciuffo, che le stava all’aria a furia di gommina, fra due graziosi cornicchi né piccoli né grandi.
<Via, mamma> disse Chilometrico Collo con un sorrisetto di compatimento alquanto insopportabile, <erano altri tempi>.
<No, figlia, guarda che sono sempre gli stessi tempi. Senza un marito e dei figli, chi penserà a te nella vecchiaia?>.
La ragazzina spalancò ancora di più gli occhi dalla sorpresa: <E devo preoccuparmi da ora? Non ti pare un po’ presto?>.
<No, figlia, è già tardi. Guarda le altre giraffe della tua età, sono tutte accoppiate da un po’>.
<Ma io non ho voglia di accoppiarmi!>.
<C’è il figlio del re delle scatolette di carne per gatti che ti vorrebbe accarezzare il collo>.
<Non lo voglio, ha gli occhi storti>.
<C’è il figlio del principe dei detersivi prendi tre e paghi due che ti vorrebbe accarezzare il collo>.
<Non lo voglio, ha la pancia ed è pure pelato>.
<C’è il pronipote del cugino del decaduto conte Cirillo, che ha sprecato tutti i suoi averi per pubblicare libri invenduti di poesie>.
<Questo lo voglio> disse Chilometrico Collo dopo averci pensato un secondo, <sai che ti dico? Hai avuto un’ottima idea, potremo pubblicare insieme libri di poesie. Però mi piace pure la pittura, non c’è un altro corteggiatore che dipinga?>.
C’era, naturalmente, ed era ricchissimo perché si faceva battere gli zoccoli dalla claque in tutte le mostre, passava le bustarelle ai giudici dei concorsi ed i suoi quadri erano scopiazzati qua e là. <Non lo voglio> affermò Chilometrico Collo, <è un farabutto ed è pure più basso di me>.
Sua madre, senza risponderle oltre, andò a piangere sul collo del marito, che le consigliò:
<Non insistiamo, facciamola studiare o questa ci porta un nullatenente in casa>.
Fu così che tutti la considerarono anormale. Sempre sola, coi libri in zampa a leggere o con la penna in zampa a scrivere poesie o con il pennello in zampa a fare quadri astratti.
Era, praticamente, la giraffa nera della famiglia.
I suoi fratelli e sorelle avevano tutti mogli e mariti, procreavano, litigavano e si reputavano felici. A loro pareva che Chilometrico Collo non facesse nulla.
Spedì le sue poesie agli editori, che gliele rifiutarono con varie scuse: perché erano lunghe, perché erano corte, perché non erano erotiche né adatte alle loro collane. Qualcuno trovò perfino inosservanze nei tempi verbali.
Propose i suoi quadri ai mercanti d’arte, che glieli rifiutarono con varie scuse: perché avevano colori troppo sgargianti, perché avevano colori troppo tenui, perché erano troppo piccoli, perché erano troppo grandi e perché non erano sufficientemente sensuali.
Allora la giraffina, che aveva creduto di fare un grande dono all’umanità con la sua arte, perdette tutti i sogni e rimase senza speranza. L’unica cosa che le riuscì fu di diventare professoressa.
I suoi fratelli e sorelle la usarono come baby sitter gratuita finché ebbero i figli piccoli, dopo ognuno prese la sua strada, si sa, è la vita.
I genitori, da lei assistiti amorosamente, morirono di vecchiaia e Chilometrico Collo dovette andare in pensione per raggiunti limiti d’età.
Il nipote maggiore, che lei aveva cresciuto, si sposò e si ricordò di invitarla al matrimonio per avere un buon regalo, si sa, è la vita. Chilometrico Collo gli regalò uno dei suoi quadri più belli superbamente incorniciato. Egli sperava, anzi era certo, che sganciasse un assegno. Rimase col collo storto contro la zia, che però non si avvide di nulla , neanche al banchetto di nozze, dove si presentò con un abito semplicissimo, dipinto da lei a macchie astratte, che fece ridere tutti, tranne un critico d’arte lì presente per caso.
Egli la guardava a muso aperto. Ormai Chilometrico Collo aveva più di sessant’anni e non era da un bel po’ una fanciulla, tuttavia quelle occhiate la turbarono.
Gli chiese, con voce roca, cosa lo interessasse, il giraffo tirò la pancia in dentro e si fece avanti.
Era affascinato dal suo vestito, rispose, ed anche da lei. Dall’insieme . Era forse lei l’autrice del meraviglioso quadro donato agli sposi? Poteva organizzarle una mostra? Poteva invitarla a teatro a vedere “ Giraffa Giselle? “ Poteva portarla a pranzo, a colazione, a cena, a ballare, poteva accompagnarla ora al buffet?
Poteva accarezzarle il collo?
Aspettò una risposta con gli occhi neri neri ed  il muso fremente.
E così Chilometrico Collo, a sessant’anni o poco più, trovò l’amore, la gloria e i soldi tutto in un colpo solo. Aprirono un rifugio per giraffini orfani, che li chiamavano mamma e papà e vissero a lungo tutti insieme felici e contenti.

Domenica Luise

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22 thoughts on “La giraffa zitellona

    • I poeti, o coloro che sperano di avvicinarsi a tale nome, sono tutti giraffe nere, dal chilometrico collo che scruta in alto l’ignoto di cui ridono i più. La loro vita è esaltante, per quanto dolorosa per essere talmente incomprensibili…ermetici, ecco. Ma prima o poi uno-a che corrisponda è dato-a a tutti.

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  1. Chi la dura la vince! Il vero artista crede nella propria arte a dispetto di tutto e di tutti e non si abbatte quando non è compreso perchè sa quel che vale e cosa vuole dalla vita. Prima o poi sarà ricompensato!

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    • Non si abbatte perché continua a creare, ma non può smettere perché lo spinge lo tsunami dell’arte. Chilometrico collo è stata, almeno, fortunata in extremis, ho scritto questa favola molti anni fa, andando e venendo dalla scuola col treno, nelle sale d’aspetto, in sala professori. Mah. Certe volte mi chiedo perché e a chi tanto lavoro e tempo perduto, ma so che è una domanda inutile. Scrivo perché o scrivo o muoio, e poi penso: meglio del vizio del fumo o di ubriacarsi o peggio.

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  2. Sono rimasta affascinata da questa storia. Il tempo delle mele è passato, è arrivato quello delle nespole, che maturano sotto la paglia, e dell’amore, che è immortale! L’arte è vita! E chi la crea, prima di farne dono agli altri, la elargisce a sè stesso!! Bellissima!

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  3. Grazie, Danila, per esserti fermata da me, sono stata sul tuo blog ed ho letto la fiaba “Il paese di fantasia”, veramente delicata ed educativa, adornata da bei disegni. Volevo commentare, ma non ho trovato come, in ogni caso abbiamo tanto in comune e molti tuoi pensieri corrispondono ai miei, per esempio la passione per gli scritti mistici di S. Teresa d’Avila e S. Giovanni della croce e finanche lo stupore per le aurore boreali. Un abbraccio, hai letto la mia fiaba dell’usignola stonata? http://beatiipoeti.blogspot.it/, penso che ti piacerà.

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    • Andrò a leggere senz’altro la tua fiaba! E ringrazio te per aver letto “ll paese di Fantasia”, non ho messo l’opportunità per i commenti, ma credo si possa fare, nel mentre si commenta altra cosa postata sul mio blog! O come hai fatto tu, in questo contesto!! Sono una carmelitana secolare, quindi S, Giovanni della Croce e Santa Teresa d’Avila sono i nostri Santi fondatori, se non li amassi, non sarei camelitana!!Le aurore…..sono stata in Norvegia, per vederle dal vero!! Uno dei miei sogni ho potuto realizzarlo…ma sai perché? Perché le aurore fanno parte della Creazione, e il Signore me l’ha concesso!!! Un abbraccio formato Paradiso

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      • Cara, che piacere conoscerti. Ricevo e ricambio con gioia l’abbraccio formato Paradiso. Perché hai tolto la possibilità di commento alla tua fiaba? Prima o poi qualcuno arriva e gode.
        Sul link che ti ho messo sopra, dove ho pubblicato la fiaba dell’usignola tutta di seguito senza i numerosi disegni che l’illustrano, troverai anche un canto inventato e cantato da me, è soltanto un pezzetto perché quello completo dura un’ora, ero molto ispirata in quel periodo, ho acceso, allora, il registratore e ho cantato finché ho avuto voce creando nell’istante. Se vuoi vedere la favola con un grande numero di disegni (non li ho messi tutti, erano troppi) su blogspot c’è un link per andare all’altro blog dove la tengo.
        Ho anche un blog dove ho messo e metterò i miei scritti religiosi , ti aggiungo il link:
        http://iltesorosommerso.wordpress.com/2011/09/20/il-giardino-amoroso/#comments
        Le aurore e i grandi mistici: quale notte dello spirito potrà mai vincerci?

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        • Ho salvato anche questo tuo sito, e mi rende felice sapere che ne hai creato uno ad impronta spirituale. Non l’ho tolta, la possibilità di commento alla mia fiaba, semplicemente non so come fare ad aggiungerci i commenti, avendola postata come gadget!!! Non sono espertissima in queste cose! Ma se visiti ancora il mio blog “Il paradiso non può attendere” ho postato qualcosa che ti riguarda! Un articolo o post che dir si voglia, e tra i link preferiti ho inserito la tua fiaba illustrata, quella dell’usignola stonata! Spero non ti dispiaccia…
          Il mio abbraccio formato Paradiso vola da te!! Buona continuazione e, dimenticavo, quel che hai rilasciato nella tua intervista ad Arteinsieme (o a Renzo, che è la stessa cosa!) lo condivido pienamente!! ciao!!

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          • Cara, mi può fare soltanto piacere che la mia fiaba dell’usignola stonata viaggi su internet anche nel tuo blog, ti ringrazio per tanta attenzione, hai trovato il canto? Sta su un altro blog dove ho messo la favola dell’usignola senza illustrazioni, ti ci metto il link, tu fai clic sulla stringa nera che appare:
            http://beatiipoeti.blogspot.it/
            Sì, lo so che ho sovrabbondato in disegni, scrittura e canto, io stessa ne sono sorpresa, tutto questo è come se mi attraversasse e mi ricolma di gioia che debbo regalare.

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  4. Una fiaba deliziosa che si sviluppa con la leggerezza di una scrittura ironica e al tempo stesso profonda e con la spinta della fiducia ben riposta in se stessi e nelle proprie capacità. Affinché si avverino i desideri hanno bisogno del supporto della speranza…

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    • Talora è proprio quella la più grande tentazione: perdere la speranza in se stessi. Oggi vedo molte persone, giovani e meno giovani, così scoraggiate, persone di valore, no gentuccia. Ho inventato nell’attimo questo neologismo e l’ho aggiunto al dizionario, che sto addestrando allo stile Mimma anche se recalcitra. La quantità di gentuccia che ci pressa non ci fa paura.

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  5. Buongiorno, cara Mimma, che delizia, una favola metaforica che mi ha fatto sorridere e pensare. Ma dove le trovi storie di animali così affini agli uomini? Hai una capacità descrittiva e narrativa così fantasiosa che leggere queste favole, vuol dire distrarsi e riflettere sugli errori del genere umano. Favole che insegnano i veri valori della vita, dovrebbero anche essere destinate ad un pubblico in crescita, cara Mimma, ma si sa gli editori incompetenti cercano altro.
    Ti auguro una bella giornata.
    un abbraccio
    annamaria

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