L’avvoltoia bugiarda

Una volta l’avvoltoia si mascherò da gallina per penetrare nel pollaio. Era una ragazza nullatenente e nullafacente. In barba alle tradizioni avvoltoiesche, da quando aveva avuto l’età di ragione, si era allontanata dalla famiglia iperprotettiva per vivere in un gruppo promiscuo di giovani senza futuro né presente. Alcuni di loro, addirittura, non avevano nemmeno un passato. Si nutrivano di cadaveri ed erano molto aggressivi. Avvoltoia non conosceva la pietà né il senso del bello né il perdono dato o anche ricevuto e nemmeno il galateo. Sapeva solo la fame. Nella gerarchia del suo gruppo era l’ultima, di conseguenza gli altri le lasciavano ogni volta ossa spolpate. Non ne poteva più.
Ci volle una bella pazienza per trovare le penne giuste in giro, nelle pattumiere che esalavano (per lei) tanti profumini deliziosi. Non sempre era fortunata ed impiegò un anno di ricerche, alla fine ebbe le penne, ma non sapeva come attaccarsele.
Provò con la saliva, però cadevano subito. Pensa e ripensa, si servì della resina di pino, che era un mastice naturale a buon mercato. Si guardò allo specchio e vide che era una grossa gallina senza cresta. Provvide appiccicandosi un geranio rosso e si riguardò sorridendo ed ammiccando a se stessa con atteggiamenti gallineschi.
Adesso bisognava trovare una vittima. Il gallo no, era troppo giovane e pimpante. Occorreva una gallina vecchia, grassa e bisognosa di conforto, con casa, pensione e manica larga nel dare. Prima l’avrebbe sfruttata e dopo mangiata.
Il gallo, appena la vide camminare a passi felpati, subito la rincorse e voleva pizzicarla, cosa che ad Avvoltoia non avrebbe fatto né caldo né freddo, ma per la paura che le staccasse qualche penna e, soprattutto, le facesse cadere la finta cresta guastandole il maquillage, gli dette una spinta e lo mandò a zampe all’aria con un colpo bene assestato di karate avvoltoiesco. Lui la guardò con gli occhi più tondi del normale per lo stupore e, appena poté rialzarsi, se la filò di carriera.
<Così impari> borbottò Avvoltoia fregandosi soddisfattissima le zampe. Fu allora che sentì una vocina piuttosto querula: <Vieni, vieni cara, nasconditi nella mia casa, così il gallo ti lascerà un poco in pace >.
Era una vecchia gallina da brodo sulla soglia di una deliziosa villetta. Proprio quello che Avvoltoia andava cercando. Si infilò dentro fingendo di tremare.
<E’ un dongiovanni, non la smette mai di rincorrere tutte le pollastre più graziose> disse la gallina aggiustandosi gli occhiali, che sempre le scivolavano sul naso. Aveva i capelli corti, tinti di biondo, e si chiamava Mimì.
Avvoltoia si buttò sul divano, che gemette sotto il suo peso. Era un gran  bel divano, di pelle blu petrolio marezzata, montato su acero. Faceva angolo con una poltrona e in mezzo c’era un tavolinetto dipinto con miniature di fiori su sfondo dello stesso colore del divano e della poltrona. Una cosa di gusto squisito.
<Ho dipinto io quel vecchio tavolino> disse la gallina, <coccodè. Era proprio da buttar via, ma c’ero affezionata, è un cimelio di famiglia. Al mio povero marito piaceva moltissimo. Lui è andato in brodo l’anno scorso. Il giorno di Pasqua abbiamo fatto lutto stretto in sua memoria. Figurati che abbiamo rifiutato il pastone di crusca e non abbiamo deposto uova, ma gli uomini nemmeno se ne sono accorti. Adesso non sono nemmeno passati due mesi e quelle infedeli sono tutte innamorate pazze del gallo nuovo, uno stupido di primo pelo, pure mia nipote Ninetta, che si è sviluppata da poco in petti e coscette e sta sempre a dieta con l’unico scopo di non finire in pentola. Lui nemmeno la guarda, forse perché è talmente magra!>.
Avvoltoia faceva finta di ascoltare con interesse tutte queste chiacchiere. Lodò i quadri che coprivano le pareti, chiese se la gallina avesse fatto delle mostre, <No> rispose lei versando un caffè profumatissimo nelle tazze del servizio buono, <non ho mai voluto commercializzare la mia arte, la considero un dono da regalare a mia volta> e concluse con un paio di perentori Coccodè perché si era scottata. Avvoltoia pensò che era pure cretina come occorreva oltre che bella grassa.
Il divano, in verità, andava stretto all’avvoltoia, che  era molto più grande di una gallina normale, così reputò opportuno di dare delle spiegazioni: <Sono ammalata di gigantismo> mentì spudoratamente, <per questo mamma e papà  mi hanno cacciata di casa>.
Ora la gallina, che era molto religiosa, si era confessata alcuni giorni prima e il prete le aveva dato, per penitenza, di fare un’opera buona. Quale occasione migliore? Asciugò, con la punta delle ali spennacchiate, le finte lacrime dell’avvoltoia e l’invitò a restare in casa sua quanto voleva. Finì che Avvoltoia vuotò il frigorifero e dopo, quando fu sazia fino alla nausea, poiché era tanto grande e sul divano stava scomoda, la vecchia gallina le cedette il proprio letto, e lo fece con gioia, ed andò lei sul divano e sentì un po’ di freddo mentre l’avvoltoia ronfava sotto le coperte di pura lana vergine sognando che la gallina morisse presto presto per restare padrona lì dentro, per quanto anche il letto le stesse un po’ stretto.
Tutta la casa era ingombra di piante, “Quando sarà mia “ pensava Avvoltoia, “ci terrò tante belle ossa insanguinate“ . Soprattutto avrebbe eliminato il poster del gallo ex marito, che stava proprio di fronte al letto, coi lumini accesi: petto in fuori, pancia in dentro, becco sexy socchiuso, cresta all’aria.
Quando l’indomani mattina la gallina bussò con il vassoio della colazione, Avvoltoia dormiva ancora. Il geranio che le faceva da cresta era diventato secco e si vide subito chi c’era sotto.
Zitta zitta , Mimì telefonò alla polizia. Avvoltoia stava sognando di farla fuori a colpi di becco e che la vecchia strillasse, ma era l’ululato delle sirene. Così finì davanti all’ispettore, un tricheco isterico dai lunghi baffi, furente per essere stato svegliato all’alba per causa sua. Egli la condannò a tornare a casa, sotto l’ala ispida di mamma e papà, perché le insegnassero l’educazione. Difatti le bugie hanno il naso lungo, le gambe corte e, le più gravi, anche le braccia rattrappite e le orecchie a sventola; e prima o poi, ma meglio prima, in un modo o nell’altro, vengono sempre fuori.

Domenica Luise

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12 thoughts on “L’avvoltoia bugiarda

  1. Bellissima! Come vorrei che la realtà fosse davvero così e gli avvoltoi venissero sempre scoperti e neutralizzati! Purtroppo invece molti avvoltoi si aggirano tra noi per “spennare le galline senza farle strillare”

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    • Cara Marzia, leggendo il tuo commento mi sono fatta un’altra bella risata. Ma come mi diverto a fantasticare queste sceneggiate. Sopportare l’afa? Ho il condizionatore a ventotto e sembra che sia freddo, appena esco dalla porta si schiatta. E agosto ha una sola cosa di buono: che passa. Ecco.

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  2. l’ironia leggera di cui sono disseminate certe tue storie (penso anche solo all’idea del marito andato in brodo, ahahahah) ricorda la gradevolezza delle bollicine nei giorni di afa (per riallacciarmi al commento precedente)… in effetti visto che sei versata anche nella pittura sarebbe delizioso se tu le illustrassi!
    baci!

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    • Appena letto il tuo commento ho subito immaginato una scena a colori di Avvoltoia con Gallina, ah, ah, ah, mi hai fatto venire la voglia di disegnare tutte le mie favole come ho fatto con quella dell’usignola stonata. Sì, mi diverto da matti.

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