L’imperfezione ermetica

L’imperfezione è il motore della vita. Esistono molte bellezze e tutte sono imperfette. Nessuna religione è in mano a persone che dicono e fanno sempre le cose giuste o la piena volontà di questo e di quel Dio.  Certo i grandi peccati sono un altro discorso: uccidere, prevaricare sui deboli, violentare i bambini. Qui non parlo di questo, che sono crimini contro l’umanità. Direi che l’imperfezione è uno scarabocchio, il tremito della mano, una radice storta, di secondaria utilità, che però dà vita ad altre radici forti.
La poesia è imperfetta per propria natura essendo una continua ricerca senza traguardo o una supposizione senza parole insostituibili. E proprio nessun poeta è stato talmente grande da raggiungerla, possederla ed esprimerla in maniera ottimale e continua. Capito ciò, il secondo punto è l’imparagonabilità di un poeta con un altro o un’altra. Che significa? Ognuno è se stesso. Al massimo si possono mettere in rilievo influenze di autori precedenti ai quali lo scrittore si è ispirato anche involontariamente perché è ovvio che, per scrivere poesia, bisogna conoscerne le poetiche e la storia umana nei secoli. Il grande poeta, comunque, sorpassa tutti i maestri precedenti e tocca un gradino oltre perché il concetto di poesia evolve come i continenti alla deriva, la catena alimentare e la nascita delle stelle nell’universo. Nulla vi è che sia stabile.
Per questa mancanza di stabilità, la poesia può essere ottima, ma non perfetta e oggi, finalmente, abbiamo capito di capire così poco da raccogliere semplici barlumi di un mistero di fronte al quale ci troviamo sempre meravigliosamente inadeguati.

Domenica Luise

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26 pensieri su “L’imperfezione ermetica

  1. Imperfezione, imparagonabilità, instabilità, inadeguatezza…forse perché la poesia sta tra il mondo reale e quello delle idee, dal tempo cerca di cogliere qualche barlume ( come dici tu ) di eterno. Queste tue schede sono sempre molto stimolanti.
    ciao

    franca

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    • È proprio così, la poesia unifica l’attualità del dentro e fuori di noi, passato presente e perfino futuro diventano ora e si catturano attimi di eternità, ma poiché l’eternità è fuori dal tempo, la si cattura tutta in un punto solo, al di sopra, anzi al di fuori delle mode e del gusto letterario, che diventano pure esteriorità necessarie. Rimane lo spirito.
      In parole povere l’uomo l’Ulisse in viaggio storico oltretombale di Dante è uguale all’uomo di oggi in viaggio su internet.

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  2. “Per questa mancanza di stabilità, la poesia può essere ottima, ma non perfetta e oggi, finalmente, abbiamo capito di capire così poco da raccogliere semplici barlumi di un mistero di fronte al quale ci troviamo sempre meravigliosamente inadeguati.

    Perfettamente imperfetto!
    E non lo dico tanto per…
    Un concetto sintetizzato al massimo, chiaro, efficace, straordinario. Mimmiano.

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    • Cristina, ma che bell’avatar un po’ sull’azzurro sognante e sorridente. Grazie per il tuo affettuoso sostegno, è vero, sono molto concisa, ho sempre odiato l’addio ai monti di Lucia e tutte le lungaggini dei Promessi sposi, mentre impazzivo per la parte colloquiale e umoristica del romanzo. Oggi lo ridurrei alla sua decima parte e forse meno. Uffa, finalmente abbiamo capito che si scrive per sintesi e non per analisi, la quale deve restare interna e inespressa.

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  3. nell’imperfezione si cela il vero senso del desiderio, del sogno, quella spinta che porta ognuno di noi a creare qualcosa, a desiderarla, e che possa assomigliare alla perfezione, pur nella consapevolezza di non poterla raggiungerla mai del tutto.

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    • Ti sei espressa benissimo, puntualizzando quello che ho detto. È proprio così. Questa consapevolezza ci fa anche misurare i nostri limiti sia per migliorarli che per non presumere. Certe volte sorrido un po’ mestamente quando vedo qualche poeta, al primo piccolo accenno di successo, credersi chissà che e cambiare: è anche pericoloso perché l’ispirazione langue subito. E adesso vado a fare merendina, ecco, non so ancora cosa saccheggerò, potrebbe bastarmi una mela. Speriamo.

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    • Quant’è vero, Stefano. La vita è un perpetuo divenire, che è imperfetto in sè e per sè o non sarebbe divenire. I limiti come la vecchiaia, la morte e il disamore non arrivano a distruggere la vitalità, la gioia di esistere e la speranza di una sopravvivenza spirituale. E adesso ciao a tutti: vado a posare il mio artrosico corpicciolo sul letto, dove intendo iniziare a leggere il prossimo poeta che voglio commentare, un peperino vero e proprio, che però ha un grande pregio: mi fa ridere e piangere, non solo piangere.

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  4. la perfezione è una nostra idea, legata al concetto di immutabilità: ciò che è perfetto, infatti, non evolve. Francamente non mi viene in mente niente di “perfetto”, infatti… a parte, ovviamente, Mary Poppins (praticamente perfetta sotto tutti gli aspetti) 😉
    Bacionissimi

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    • Buona questa di Mary Poppins…ma qui si parlava della realtà. Poi ci sono quelli che si reputano perfetti: una cosa insopportabile. Appena gli parli ti rispondono: Ma io…
      E sono pieni di buoni consigli non richiesti.

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  5. D’accordissimo con te. La perfezione o il raggiungimento della perfezione non è il fine più importante della nostra vita e la poesia deve, prima di ogni cosa, trasmettere emozioni. Bacio

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    • Se la poesia non trasmette emozioni, cioè l’anima dell’autore al di sopra, anzi al di fuori della moda storica, non può definirsi poesia. L’imperfezione è necessaria perché è vitale, sintetica, visionaria e aiuta lo spostamento dalle regole al gusto poetico universale.

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  6. hai detto bene . se dovessi dire di me più che imperfetto sono trapassato e se dovesse commentare mia moglie …ancora peggio :))). ma credo che la mia bellezza sia proprio lì nell’essere quello che sono.
    Vale anche per la poesia come del resto nella pittura, non ditemi che un pittore abbia cercato in tutti i modi quel segno particolare per il quale è diventato famoso (es.i tagli di Fontana o i segni di Pollock). molto spesso è successo così, non voluto, lui non se n’era neanche accorto, è partita la mano, una macchia di colore…il capolavoro!

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    • Tutti magnificamente imperfetti, trapassati non ancora, grazie al cielo! Ah, ah, ah. E condivido anche quanto tu dici sull’arte pittorica: ogni volta che al liceo, sul libro di storia dell’arte, trovavo strani grafici sui quadri, che so, di Leonardo o Tiziano, in cui mi spiegavano lo “schema” entro il quale l’autore aveva immaginato le figure, come se fosse una cosa puramente razionalistica, per quanto giovane capivo benissimo che gli erano uscite così perché così gli piacevano, e intuivo fin da allora un oltre dell’arte. Il pericolo è piuttosto di servirsi del proprio stile premeditatamente una volta che lo si è raggiunto: mai forzare l’ispirazione, ma lasciarla fluire come se avesse punti aperti e liberi di sbocco. E bisogna aggiungere che nessuno al mondo è sempre al proprio massimo livello artistico, siamo appunto imperfetti, tuttavia possiamo mantenere un dignitoso livello dal quale spiccano ispirazioni più potenti quando poesia vuole, talora addirittura senza motivi espliciti.

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  7. la poesia dovrebbe essere l’esternazione di uno stato d’animo oppure quella di una percezione, poichè le due cose non possono autogenerarsi è il vincolo con l’esterno che la rende imperfetta, ergo, concettualmente non può esistere una poesia perfetta.

    Se poi l’imperfezione è vissuta come faro che illumina la perfezione, possiamo affermare che la stessa ha un vincolo imprescindibile con l’imperfezione

    Perdonami la sintesi, complimenti per il post

    TADS

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  8. Alda Merini ha raggiunto il”non plus ultra della poesia”.

    Eccoti un esempio:
    “La semplicità”
    La semplicità è mettersi nudi davanti agli altri.
    E noi abbiamo tanta difficoltà ad essere veri con gli altri.
    Abbiamo timore di essere fraintesi,
    di apparire fragili,
    di finire alla mercè di chi ci sta di fronte.
    Non ci esponiamo mai.
    Perché ci manca la forza di essere uomini,
    quella che ci fa accettare i nostri limiti,
    che ce li fa comprendere,
    dandogli senso e trasformandoli in energia, in forza appunto.
    Io amo la semplicità che si accompagna con l’umiltà.
    Mi piacciono i barboni.
    Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla propria pelle,
    sentire gli odori delle cose,
    catturarne l’anima.
    Quelli che hanno la carne a contatto con la carne del mondo.
    Perché lì c’è verità,
    lì c’è dolcezza,
    lì c’è sensibilità,
    lì c’è ancora amore.

    Io mi emoziono quando leggo versi così…Tu invece?

    Ci farò un post con questa poesia.
    Buon fine settimana. Edo

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    • Anch’io mi emoziono molto davanti ai versi di Alda Merini per la semplicità addensata mai semplicistica o annacquata. È una poetessa di valore. Poco prima che morisse andò come ospite da Chiambretti, casualmente la vidi: seduta comodamente, a suo pieno agio, galvanizzò l’attenzione dello studio quasi senza parlare né muoversi, ogni sua parola incideva anche per quelle che non diceva. Era una grande e si vedeva.

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  9. “L’imperfezione è bellezza, la pazzia è genialità, ed è meglio essere assolutamente ridicoli che assolutamente noiosi.” Marilyn Monroe.
    Sulla pazzia non sono tanto d’accordo, sull’imperfezione sì ed io…..sono imperfettissima!! 🙂

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    • Grazie al cielo, cara, anch’io sono imperfettissima, o altrimenti cosa ci faremmo io e te su questo blog?
      La follia poetica è ben diversa dalla follia comunemente detta: è una follia metaforica, significa essere fuori di sè perché assorbiti da un pensiero dominante, quello artistico, che abbaglia e cancella le minuzie del genere: cosa mangerò oggi? Come potremo pagare l’imu? Sono stufa della solita giacca blu, ne voglio una rosso corallo. Ora che ci penso, magari sarebbe anche una buona idea, no, non l’imu, la giacca rosso corallo. E oggi ho fatto il riso con la salsa aglio e basilico: una voluttà. Però lo ammetto: non sempre mi accorgo che è arrivata l’ora di cucinare, dopo infilo la mozzarella nel panino e sono contenta lo stesso.

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