Poeti di oggi, Simonetta Bumbi: buongiorno Padre

allora c’era un’ora in cui tutti si riunivano alla cena. era, l’incontro dei familiari, e dei racconti di tutte quelle ore fuori, a lavorare. e si portava in casa l’esperienza, e le parole erano pietanze. ora solo silenzi, e sedie senza posti a sedere, ché tutti rincorrono la fretta, per non vedere.

e si cambia vita, nel generare ciò che vorremmo, lasciando alla balìa dell’incoerenza il pane e la pazienza.
e non è più tavola imbandita, la partecipazione, se ogni frutto nasce senza amore.

nemmeno l’immondizia si parla più. hanno separato anche lei, e come lei ci dividono con consapevolezza unita alla nostra, e l’accettiamo, di mano nostra, ma nostra non è più nemmeno l’idea, e ci gettiamo via. e con lei buttiamo tutto ciò che un giorno riciclavamo. per giocarci, per viverci, per completarci.
e la beneficenza è solo la gratificazione per la nostra coscienza.
oddio, tu sei Padre, e dai il seme. ma oggi il matrimonio non è più da conservare, ché dei nostri schifi facciamo marmellata da mangiare.

e c’era il pane e la misericordia, ed il timore s’invocava a purificare il peccato. e poi la grazia, che spezzava le catene, e la mattina ci si affacciava allo specchio col sorriso sulle vene. che forza, Padre, che mi dava il tuo perdono, e come pannocchie scoppiettanti si andava incontro al futuro.

(odDio che confusione!)

da quando sono entrata, sto cercando un copione.
ma sono stata attirata da una certezza: cercavo una carezza…

Simonetta Bumbi ha pubblicato un lungo testo in prosa apparente, che qui, per necessità, ho stralciato con rammarico o altrimenti nel commento ci saremmo persi. Per addentrarci bene conviene considerare le virgole come degli a capi.  Noterete subito che dopo i punti non ci sono lettere maiuscole, l’arbitrarietà soggettiva della punteggiatura nella poesia moderna non è una pura questione tecnica e tanto meno di una moda,  ma tende a mettere in evidenza lo stato d’animo e ad accentuare la confusione umana che si esprime.  Difatti la Bumbi conclude, fra parentesi, che è come scendere di un gradino nei livelli del proprio pensiero: (odDio che confusione). In questo suo brano è ricercata la continuità irruente di un pensiero struggente, simile a una violenta onda anomala intrattenibile, che tutto travolge, a capi e maiuscole, lasciando solo a puntello quelle virgole. Siamo a un passo dalle parole in libertà.
Non è un testo tanto ermetico quanto spontaneo, pensato e scritto di corsa, mai ripensato, o almeno questa è la precisa sensazione che l’autrice vuol dare.
Perché la tecnica, in arte, per poetare o dipingere o danzare, è assolutamente indispensabile,  chi legge o guarda un quadro deve pensare: “Questo l’ha fatto Mimma” perché io aspiro ad essere identificata da quello che creo anche se non l’ho firmato.
È il punto più nobile di un autore: essere se stesso.
L’abuso della tecnica soffoca la creazione come anche l’abuso della disinvoltura è un limite. L’equilibrio non è facile, ma qui mi pare che Simonetta l’abbia perfettamente raggiunto.
Quante volte, vedendo i nostri figli alzarsi da tavola prima del tempo e lasciare le sedie vuote per correre nella loro stanza a tuffarsi su facebook, abbiamo provato lo stesso stato d’animo? Tristezza, impotenza e confusione. Scrive l’autrice che lasciamo “alla balìa dell’incoerenza il pane e la pazienza”.
Non si parla più nemmeno di immondizia: vero, tanto più che nessuno la vuole gettare anche se tutti l’hanno prodotta. In genere è la mamma ad occuparsene sbuffando e trascinandola o al massimo il papà, i figli si stanno organizzando il pomeriggio dopo le fatiche smisurate della scuola odierna, pallida immagine di quella quando si andava a studiare. Quel boccone non è realmente consumato insieme con lietezza perché ci siamo gettati via insieme all’immondizia, perfino la beneficenza è una gratificazione per la nostra coscienza: verissimo. Noi mangiamo più volte al giorno, o peccatori che siamo, abbiamo sgobbato tutta la vita eppure ce ne facciamo un rammarico. E non per amore, ma per triste rimorso, mettiamo mano al portafogli.
C’è un pensiero di questa autrice che mi è molto piaciuto, quando scrive che con la spazzatura “buttiamo tutto ciò che un giorno riciclavamo. per giocarci, per viverci, per completarci”.
Già. Abbiamo la spazzatura facile e ce ne vantiamo pure. Poi, quando ci serve una bottiglia di vetro così e cosà oppure quella mia maglietta celeste che mi piaceva tanto, ci ricordiamo che sono finite nel sacco insieme al resto.
Ho notato che in questo testo di tanto in tanto appaiono rime occasionali, per esempio “oggi il matrimonio non è più da conservare, ché dei nostri schifi facciamo marmellata da mangiare”.
E quella marmellata così stucchevolmente dolciastra  ha reso insopportabili i delicati frutti amorosi che forse all’inizio abbiamo avuto o almeno sperato.
Allora “c’era il pane e la misericordia” : il grande danno della modernità è questo vuoto tecnologico degli affetti più sacri e del rispetto vicendevole. Ma cosa cercava Simonetta addentrandosi in questi convulsi ragionamenti così attuali? Guardate i due versi conclusivi: “cercavo una carezza…”
Eccoti la mia carezza, cara, insieme a quella di don Tonino.

 Domenica Luise

 

 

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14 thoughts on “Poeti di oggi, Simonetta Bumbi: buongiorno Padre

  1. a volte mi piacerebbe avere il cuore e la mente di Mimma, sentire le cose come le sente lei…
    ma almeno qui ne posso leggere e condividere e comprendere della sua comprensione ogni poetica.
    Simonetta Bumbi è una di quelle voci che non si dimenticano, forte e chiara e vibrante.
    mai nessuno mi ha dato tanta fiducia nell’essere, la sua sincerità può sgomentare, ma sicuramente farla amare.

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  2. Viva e vibrante, come giustamente dice Cristina, questa poesia mi conduce sul terreno della dicibilità dell’Essere. Don Tonino Bello è una splendida pietra che , forse suo malgrado la Chiesa trattiene, ma la fa più vicina all’uomo. alla creatura.
    Narda

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  3. Bravissime entrambe. La poesia è notevole, la recensione di Mimma non è da meno. Complimenti e baci.

    P.S. Scusa Mimma, a volte non riesco a starti dietro, il tempo è poco, tu vulcanica.

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  4. Cari, vi ringrazio per la vostra presenza e sono ben cosciente che, avendone il tempo, potreste soffermarvi di più in questi discorsi che allargano l’anima e ci mettono in deliziosa comunicazione, ma non tutti sono in pensione come me. Non fatevi quindi problemi: bastano anche poche parole, io capisco. Però non mollatemi del tutto, date qualche cenno di vita e, nel caso, potete sempre ritornare, io non vi chiedo i perché siate spariti, capisco bene, ma poi anche riavvicinarsi può mettervi in imbarazzo, con me non voglio che avvenga. D’accordo?
    Per adesso sono sconvolta per l’attentato di Brindisi davanti alla scuola e per la studentessa morta, per le altre ragazze ferite, per i giovani spaventati, le famiglie angosciate. Che la poesia, gridando il dolore, possa dare voce a questi strazi indicibili e li renda indimenticabili.

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  5. Le parole di Simonetta Bumbi parlano di noi: del nostro essere distratti, del nostro essere veloci, del nostro essere opachi e ripiegati su noi stessi. Mi ci riconosco e condivido un certo spaesamento di fondo che ci conduce lontano dall’autenticità nell’irrealtà di una vita vuotaUn caro saluto,

    Rosaria

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    • Io invece credo che questo spaesamento non soltanto sia umano, ma è anche positivo: è l’imperfezione che ci fa crescere ed è in grado di confessarla soltanto una persona autentica, che la vive nella propria carne fino all’anima e nella propria anima fino alla carne, in totalità. Se poi, al di fuori, esista o no una verità oggettiva religiosa, umana o politica o che so io, tanto meglio, ma per adesso ne conosciamo molto poco e viviamo in oscuro con qualche barlume: appunto.

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  6. mimma, tu. voi. quando ci si incontra, nessuno ci lascia mai per davvero, anche nel silenzio assoluto. anche dall’eterno. ci sono cose che faccio per dovuto, ma nel mio intimo nemmeno il respiro esce, ché spesso mi basta il sentire, per sapere che esisto. che esisti. che esistete. troppo dolore intorno e dentro. troppo. troppo.
    un caro saluto
    simy

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    • Sì, cara, lo condivido e me ne accoro, per aggiunta più invecchio e più il dolore del pianeta me lo sento addosso e dentro. Vorrei lenirlo in qualche modo ed aiutare il compimento di questo grande Golgota, che è proprio per tutti, nessuno escluso. Dedicarsi alle cose belle come la poesia, la pittura e l’amicizia ci aiuta moltissimo e così spargiamo un po’ di polline buono su fiori desiderosi di moltiplicarsi. Non lasciamoci scoraggiare dalla corruttela intorno, ma diamo il nostro bene.

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  7. Pingback: Domenica Luise: Poeti per don Tonino Bello – Simonetta Bumbi | Neobar

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