Il pinguino snob

Tutte le femmine erano affascinate dal suo perfetto corpo ovoidale, che dondolava a piccoli passi. Iulius non aveva mai fretta, non si preoccupava di nulla, la banchisa crollava sotto le sue zampe? Egli sorrideva di compatimento, come se si divertisse. Lo bocciavano all’esame di fisica termonucleare del ghiaccio? Poca cosa, era stato incompreso. Investiva con il suo fuori strada l’utilitaria della professoressa di storia pinguinesca? Pazienza, l’avevano investito. In casa teneva tre computer per giocare, quattro telefonini, dodici paia di scarpe, cinquanta pantaloni, settanta camicie, trenta cappotti, sessanta cappelli e quaranta maglioni tutti per lui. I papillon non si contavano.
I genitori erano ricchissimi ed avevano quell’unico figlio. Studiare non gli era mai piaciuto e così dovettero aiutarlo facendogli dapprima loro i compiti, dopo facendoli fare a vari professori, impegnatissimi al posto del ragazzo, si sa, delicato di salute. Però la salute gli veniva per stare in discoteca tutte le notti a dimenarsi in mezzo all’harem di ammiratrici, nell’emozionante bagliore dei riflettori colorati, che aggiungevano un mistero sexy alla sua persona ondeggiante.
Si laureò col massimo dei voti e la tesi scritta da una povera pinguina bisognosa, piccola, castana ed insignificante. Egli fu gentile con lei affinché dapprima facesse e dopo gli spiegasse quella stupida tesi in aurore boreali anomale, il cui argomento tanto piaceva al professore e tanto dispiaceva a lui. La ragazza lo credette sincerissimo e se ne innamorò, i primi tempi, fino al mattino della laurea, egli l’assecondò, dopo non l’invitò alla gran festa che seguì ed incominciò a non telefonarle più e, addirittura, a non salutarla se l’incontrava per caso. Lei capì rapidamente, soffrì un poco e poi se lo scordò. Conobbe un pinguino un po’ meno bello, ma molto più intelligente e, gioiosamente, lo sposò dimenticandosi del tutto di quell’Iulius o come si chiamava.
Una volta laureato, i genitori dovettero sborsare ancora perché superasse il concorso ed avesse un posto. < Pazienza, caro, lo sai che il ragazzo è cagionevole, e del resto fanno tutti così >, diceva lei conciliante e preoccupata perché vedeva che il marito dava segni di impazienza. Distribuendo regali ed anche qualche assegno qua e là, trovarono chi gli fece passare onorevolmente l’abilitazione, anche se fu duro per l’équipe di insegnanti, appositamente assunti, prepararlo sulle domande che gli avrebbero fatto.
Divenne professore di Sopravvivenza Pinguinesca in un prestigioso liceo classico del centro banchisa e si trovò davanti tre classi di diavoli scatenati e disinteressati come era stato lui per tutta la vita. Prima, seconda e terza classe.
Il primo giorno di scuola egli entrò in classe dondolandosi mollemente come al solito e sentì che qualcuno rideva, guardò accigliato e le risatine vennero dal lato opposto, fece la faccia brutta dall’altra parte e sentì un verso strano, che sembrava proprio una pernacchia, questa volta il suono arrivava dal fondo. Volle fare l’appello e i ragazzi incominciarono a confonderlo scambiandosi i cognomi:
< No, professore, Pinna di ghiaccio sono io >.
Egli, perplesso, restò a bocca aperta dimenticandosi completamente di tutte le volte che aveva fatto lo stesso agli insegnanti nuovi. < Professore, io non sono nell’elenco, mi chiamo Matusalemme > saltò su un pinguino magro e biondo, con innocenti occhi azzurri.
Ora Iulius nemmeno sapeva chi fosse questo Matusalemme e chiamò il bidello per avvisare il preside che uno dei ragazzi non stava nell’elenco, stavolta in mezzo alle risate esplicite di tutta la classe.
Dopo sarebbe stato necessario presentarsi e porre delle regole di convivenza valide per tutti gli anni di studio insieme. Disorientato dal comportamento degli alunni, egli saltò a piè pari questo importante passo pedagogico e si mise a spiegare la prima lezione del libro, che aveva imparato a memoria, con grande fatica, il pomeriggio precedente.
Alcuni ragazzi, col libro aperto sul banco, seguivano le cose che diceva schiamazzando senza potersi più trattenere e gli urlavano la parola giusta quando egli sbagliava.
Perché Iulius sbagliava, e non di poco, non avendo egli stesso mai conosciuto quell’argomento.
Fu a questo punto che il primo gli fece una domanda piuttosto difficile, alla quale egli non poté rispondere, ma gli venne l’idea luminosa e disse che avrebbero portato quell’argomento come ricerca per l’indomani.
Allora il secondo fece un’altra domanda, con linguaggio talmente elevato che il povero Iulius si vide perduto perché non capì cosa volesse dire. Stava per affermare che per l’indomani avrebbero dovuto portare anche quell’argomento, quando fu salvato da un discreto bussare alla porta.
Subito, nella classe, ci fu un silenzio da cimitero.
< Deve essere la vice preside, riconosciamo come bussa > disse il biondino, tirò giù i piedi, che aveva sollevato sul banco, mettendosi seduto composto.
Ed entrò la pinguina castana, che gli aveva fatto la tesi di laurea e l’aveva tanto sinceramente amato e che lui aveva così bruciantemente offeso ignorandola appena ottenuta la laurea.
Egli la guardò come il naufrago che si appresta ad afferrare la ciambella di salvataggio.
Scattò in piedi sulle zampe tremanti e le cedette la propria sedia. La vice preside non fece complimenti e si accomodò, sorridente e senza dare segno alcuno di averlo riconosciuto.
Con tono di voce sereno chiese perché strillassero tanto, nessuno osò rispondere. Il silenzio si poteva tagliare col coltello.
< Ci scusi, professoressa, non ce ne eravamo accorti > disse infine uno bruno, un po’ troppo panciuto e con un jeans tutto strappato sulle cosce e alle ginocchia.
Lei lo guardò come a giudicarlo e rispose: < Igloo, lo sai che non mi piace vedervi a scuola così conciati. E niente tatuaggi né orecchini né niente. Qua si viene a studiare >.
< Ho capito, professoressa > rispose Igloo.
< Mi scusi, signorina, forse lei mi riconosce, si ricorda di me? > osò dire il povero Iulius chinandosi verso di lei in una specie di inchino così deferente che si udì scappare ancora qualche risatina.
La ragazza volse verso di lui il suo volto sereno : < Adesso sono signora, mi sono sposata due anni fa ed ho una bambina > rispose.
< Ma si ricorda di me? > insisté con una specie di tono supplichevole lui.
< Vagamente > disse lei. Si alzò e infilò la porta mentre tutti i ragazzi scattavano in piedi.
Da quel primo giorno di scuola Iulius tornò a casa sconvolto. La mamma gli aveva preparato il pranzo di gala, pesce infornato con ripieno di alghe dolci, che gli piacevano tanto, vino rosso forte e cassata siciliana, ma egli quasi non toccò cibo né diceva niente di cosa fosse successo quella mattina, perché qualche gran cosa doveva essere accaduta per forza, visto come stava. Allora il padre indagò esplicitamente:
< Com’è andata, figlio mio ?>.
< Preferisco non parlarne > rispose Iulius. Mica gli poteva dire che si erano messi a ridere appena l’avevano visto, che non aveva saputo rispondere alle loro domande e che la vice preside dell’Istituto era quella cretina che gli aveva scritto la tesi di laurea. Per non parlare della pernacchia.
< Perché non ne puoi parlare, figlio? > insisté il padre interrompendo di masticare.
< Sono tutti maleducati, hanno fatto chiasso, li hanno abituati male, non mi vogliono ascoltare > gridò allora Iulius, alzandosi da tavola e battendo le pinne in aria dalla rabbia.
< Domani andrò a parlare col preside > disse allora la mamma, < magari gli regaliamo una damigiana di olio extra vergine delle nostre campagne >.
< Forse è meglio aggiungere una bella botte di malvasia dei nostri colli > rispose il padre,
< chissà se accetterebbe una bustarella, sarebbe più pratico >.
Iulius perse completamente tutta la propria pinguinesca compostezza: < Vi dico di no, mi volete svergognare del tutto ? > esplose, < se lo viene a sapere quella! >.
< Quella chi ? > chiesero in coro papà e mamma, com’era logico.
Qui Iulius si sfogò e confessò tutto.
< E tu hai trattato così una ragazza che ti voleva bene? > chiese la mamma ad occhi spalancati dallo stupore. Ai tempi lei aveva sperato tanto che Iulius la sposasse e si sistemasse.
< E adesso cosa vuoi fare? Vatti a preparare la lezione per domani, cialtrone che non sei altro > affermò il papà.
Iulius  passò tutto il pomeriggio sui libri senza capire niente perché, stavolta, doveva andare nella classe terza, quella da portare agli esami di maturità e non conoscendo la materia dall’inizio non gli riusciva di afferrare i riferimenti. Del resto non era abituato a studiare.
Così l’indomani restò a letto affermando di avere il raffreddore e facendo finta di sternutire, dopo disse che gli era venuto l’esaurimento nervoso per il troppo studio ed alla fine, poiché un lavoro doveva pur farlo per vivere, divenne aiutante dell’aiutante del bidello in una scuola elementare dove tutti i bambini lo prendevano in giro.
Il che dimostra che ci si può anche laureare con gli imbrogli, ma ci pensa poi la vita a raddrizzare le cose. E la vita non perdona.

                                                                                                      Domenica Luise

 

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17 pensieri su “Il pinguino snob

    • È strano come vi abbia colpito il nome del pinguino. Come mai ti chiedi chi sia? Iulius è ogni persona di quel genere con cui, purtroppo, ho avuto a che fare durante il mio lavoro nella scuola. Se mi avessero lasciata in pace io li avrei guidati tranquillamente, ma poiché a fine anno venivano sempre a raccomandarmi il più asino della classe in tutte le classi, due erano le vie: o li promuovevo tutti con danni generali e anno successivo da combattimento, oppure li bocciavo quanti erano. Così alla fine li bocciavo e peggio per loro, che non volevano ascoltarmi. Aggiungo per dovere di giustizia che con me era quasi impossibile ripetere l’anno, gli davo tutte le possibilità di ripresa, ma quello che è troppo non si può davvero accettare: entravo pure nelle sale gioco a cercarli, telefonavo a casa di tasca mia se la segreteria non se ne occupava, li giustificavo il lunedì se erano impreparati, ma mi dovevano lo studio e il rispetto, altrimenti non era una tragedia ripetere l’anno, così uno un bel giorno mi ha detto: Lo so che è stata lei a farmi ripetere l’anno, ma io ormai mi sono affezionato.
      Certo che lo sapeva: era raccomandato dal preside.

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  1. Ah! Ne conosco di Iulius… e di solito cadono sempre in piedi.
    Analisi perfetta di certi soggetti e, soprattutto, di certe famiglie, di certi genitori che con la loro iperprotezione rovinano i figli. A volte per sempre.
    Non sono esenti da colpe, naturalmente, gli insegnanti che si accorgono e non fanno molto per modificare le cose: a volte un sano e sincero colloquio con le famiglie può portare a svolte decisive, ma solo a volte….(e noi che operiamo nella scuola lo sappiamo bene).

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    • È grave che agli insegnanti non importi abbastanza da lottare perché gli allievi imparino qualcosa, ma chi non lavora sulla cattedra paga col chiasso e il disinteresse generale. Le famiglie fanno complicità coi figli contro gli insegnanti ed imbrogliano vergognosamente, appunto, rovinandoli per sempre, dopo mi dicono: io l’ho accontentato-a in tutto, gli ho comprato (segue un elenco assurdo), perché mi risponde male e non studia?
      Normalmente i genitori danno ragione svisceratamente all’insegnante durante i colloqui per fare poi l’esatto contrario, ma talora un risultato si ottiene. Raramente, eppure accade, ed è un evento.

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  2. Se fosse vissuto in Padania la laurea l’avrebbe comprata in Albania… ahahahha…
    Sempre simpaticissimi i tuoi racconti, e sempre con quel fondo amaro di verità che ironicamente sai così bene dosare.
    Anche uno spaccato sulla scuola e gli insegnanti, con satira polare.
    ciao 🙂

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    • Questa favola è la trasfigurazione della noiosa realtà ed è piuttosto datata, più di vent’anni. Avevo un allievo che non si poteva rimandare a settembre, arrivava con una risata, sedeva e si assentava mentalmente. Così una volta che c’era letteratura latina lo interrogai e gli chiesi la suddivisione dei periodi storici da quale secolo a quale altro con tutti gli annessi e i connessi letterari. Stavamo al liceo, mica alle scuole medie, allora i compagni, col libro aperto avanti, incominciarono a dettare le risposte, io ascoltavo e tacevo, ora tutti sapevano che ci sentivo benissimo e i suggerimenti mi arrivavano sempre per prima, non era credibile che la cosa potesse prolungarsi talmente. Arrivati all’ultimo periodo, quello di decadenza, il poverino era scarlatto e, forse per la prima volta in vita sua, a disagio e un poco cosciente di sè. Mi stavo impietosendo, gli allievi suggerivano, ma lui restava muto, allora alzai leggermente la voce, caso più unico che raro per me, e gli chiesi di spicciarsi a dirmi quale fosse quell’accidente di periodo storico, in verità ormai i compagni suggerivano a voce alta, periodo di catalessi, sputò fuori di corsa il disgraziato, che a quel punto ci fece fare una bella risata e si beccò due, tanto avevo il registro pieno di due, ma io dicevo sempre ai ragazzi che non conoscevo la matematica (cosa verissima) e che se si mettevano a studiare avrei chiuso un occhio e anche semichiuso l’altro.

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    • In questo pinguino, che ho inventato andando e venendo dalla scuola, evidentemente furiosa per le solite raccomandazioni di fine anno, alla fine qualcosa di positivo si trova: dopotutto Iulius va a fare il garzoncello al garzone del bidello e quindi si piega, papà e mamma invecchiano e muoiono, allora bisogna incominciare a guadagnarsi la pagnotta e per chi non ha concluso niente prima la faccenda è durissima.

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  3. uhm… ma siamo sicuri che sia un pinguino e non un trota? Gustoso racconto, alla fine Iulius diventa perfino simpatico. Ma sono meno ottimista di te circa le capacità della vita di compensare e bilanciare le ingiustizie. Anche se spero che sia proprio così!!
    Baci

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    • Ah, ah, mah, diciamo che è un prototipo degli oziosi nati bene. Vedi, quando una persona come Iulius procede nel corso della vita, alla fine rimane solo perché è ovvio che tutti lo sfuggiranno e soprattutto si dimenticheranno volentieri di lui. Sarà sempre un perdente: nel lavoro, dove non è in grado di insegnare nulla agli altri essendo ignorante egli stesso e nei rapporti umani: anche se dovesse ingannare qualche altra povera pinguina fino al matrimonio ( e i casi me li vedo intorno: mariti che hanno cambiato faccia passando al dispotismo dal primo giorno di nozze, appena usciti di chiesa, uno anche appena ha visto apparire la sposa, fino a quel momento vagheggiatissima, nell’entrata trionfale sul tappeto rosso) dicevo, se qualcuna si spingesse a sposarlo come potrebbe lui affrontare un rapporto che è durissimo anche partendo con amore, tenerezza e disinteresse, che nel suo caso non può avvenire, dato il soggetto? Che marito sarebbe? Fallirebbe comunque e su un cretino del genere qualunque moglie di mediocre intelligenza prenderebbe il sopravvento. Però gli uomini hanno un asso nella manica e questo lo so anche dalle tante confidenze delle mie colleghe: la loro maggiore forza fisica, che si traduce immediatamente in prepotenza psicologica. Si arrabbiano per un nonnulla, la scusa la trovano, se non regge, meglio: così si infuriano senza motivo e la femmina tace e obbedisce. E questo non è fallire?

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      • ma così è un fallimento totale! Fallimento del maschile come del femminile. L’idea che occorra lottare per prevalere mi appare strana (soprattutto in un matrimonio) e crea tanta infelicità
        baci

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  4. Sei bravissima, cara Mimma, non mi stancherò mai di ripeterlo: come scrivi le favole tu… Le storie sono originali e così rapportabili alla realtà umana, è splendida la morale. Leggendo la storia del pinguino ho pensato ad un certo pinguino dei giorni nostri che non solo ha preso il diploma in Albania, ma si faceva passare una cospicua paghetta, uno stipendio da magistrato, ma la colpa è dei genitori consenzienti, gli stessi della favola che ci proponi.

    un abbraccio
    annamaria

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    • E pensare, annamaria, che questa favola ha oltre vent’anni di età, ero ancora una pulzella quando ne ho scritto un bel po’ andando e venendo dalla scuola oppure aspettando che infine arrivasse il trenino. Lo sai? Non ci avevo proprio riflettuto. Credimi: nessuno al mondo potrebbe resistere in nessuna classe senza meritarselo: gli allievi sono spietati. Esigono preparazione e rispetto, allora ti amano per sempre. E tutto diventa perfetto.

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  5. Cara Theallamente, purtroppo mi sono vista intorno parecchi esempi negativi, con le colleghe, a scuola, parlavamo tanto. Nell’insieme c’erano anche matrimoni più felici, basati sulla fiducia e complicità, però erano rari. Normalmente era una lotta al comando dove, vicendevolmente, lei detestava i parenti di lui e lui quelli di lei per colpirsi nel tallone d’Achille, una cosa inaccettabile, la distruzione di tutti i sogni più cari. Ed è proprio origine di tanta infelicità.

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