La follia ermetica

Il matto è un alienato: significa uno che sta altrove. Anche il poeta o pittore o artista è concentrato diversamente.
Personalmente non rimugino quello che scriverò, mi viene da solo con naturalezza e abbondanza, magari a frammenti o gocce o scintille come questi appunti sull’Ermetismo. Non lo faccio apposta, però mi piace, mi diverto, lo godo, ne capisco, almeno in parte, il dono ricevuto chissà come e chissà perché, cerco di non perderlo e di regalarlo agli altri più intatto possibile.
Oggi il movimento letterario che abbiamo chiamato Ermetismo ha scoperto che l’irrazionalità della parola, quando sale dal più profondo, cela nuovi mondi che tentano di apparire ed aprirsi. Forzare questa irrazionalità spontanea del poeta caricandola di artifici e figure retoriche alla moda la soffoca soltanto. Occorre semplicemente assecondarla e la posizione mentale giusta è l’ascolto in abbandono dei propri movimenti interiori. Qui le parole diventano farfalle in volo e il poeta ha un retino a maglie larghe per catturarne qualcuna da eternizzare nei propri versi.
La poesia è una voglia, e si ama con la volontà. La poesia è, quindi, un amore da fidanzamento ardente, foriero di speranze nuziali non immaginabili. La razionalità non basta al poeta  che, salendo progressivamente da un piano all’altro sempre più sottile, impazzisce ed esce fuori dal normale comune deviando felicemente verso eden labirintici, nei quali è bello smarrirsi,  aggirarsi, lasciarsi condurre dal mistero storico che germoglia o fermenta e crea terremoti dentro di noi per venire alla luce e farsi dire.
Si può, volendo, chiamare follia poetica dove l’irrazionalità della parola è un annuncio di altro, di nuovo e sempre più desiderabile.

                                                                                                          Domenica Luise

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27 thoughts on “La follia ermetica

  1. Grazie Mimma, ancora una volta, per quello che ci dai. La conoscenza, la cultura, non sono meno importanti della poesia e tu sei davvero speciale se ami condividerle con noi. La mia riconoscenza, la mia stima, il mio affetto

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    • È strano, rossella: la cultura, lo studio degli altri poeti e la stessa passione artistica non determinano la nascita di una propria poesia valida, tuttavia sono la strada di avvio della quale non si può fare a meno. E anche quando si è formato uno stile personale e si vede zampillare da sè una scrittura originale, l’altro lato della medaglia è continuare a studiare, a cercare, ad approfondire, senza fermarsi mai. È come andare a lavorare in miniera, si può trovare un tesoro dove non te lo aspetti, quindi si scava dapertutto.

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  2. Ciao Mimma
    Pensieri profondi ma, espressi con un linguaggio comprensibili, come è nel Tuo stile. Complimenti!
    Comunque, leggendo minutamente il tuo post veicolava nella mia mente un pensiero di Antonio Tabucchi, recita: “Se ti metti a guardare nelle pieghe più nascoste della società, qualsiasi essa sia, scopri la pazzia. Ma quelli che hanno avuto il coraggio di farlo, erano pazzi”.
    Sulla poesia, Troisi disse: “La poesia non è di chi la scrive, è di chi gli serve”.

    Ti auguro un fine settimana sereno.Edo

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    • Benvenuto, Edo. Lo stile DEVE essere comprensibile perché la semplicità espressiva è un punto di arrivo, da cui si può ripartire oppure non c’è niente, né cultura né capacità di comunicare agli altri quello che uno sa. È anche vero quello che afferma Tabucchi e tu riporti: in ognuno di noi c’è un po’ di poesia ed un po’ di pazzia, se pensiamo a come ci siamo talora comportati capiremo il perché e il per come di questa considerazione. Noi non conosciamo nemmeno noi stessi in tutto e per tutto, significa che siamo fuori di testa. Ti pare?
      Sì, bellissima quella frase di Troisi, ma io penso che la poesia sia ugualmente di chi la scrive e di chi gli serve (espressione che preferisco lasciare viva anziché “italianizzarla”) perché la prima persona che risolleva e fa rivivere sono io stessa, colei che ne ha estremo bisogno. Serve a me che la scrivo e a chiunque ne goda, NON per i commenti, che mi confortano e sono graditissimi e mi aiutano non poco, ma per la poesia in se stessa. È una sorgente pulita alla quale bere insieme.

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  3. La razionalità è una bella cosa, ma l’animo umano ha bisogno di altro, almeno ogni tanto, altrimenti non potrebbe mai volare, ma starebbe sempre attaccato al pavimento.
    Buona domenica, dolcissima poetessa!

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    • Giusto, katherine. Difatti durante il 1700 e l’Illuminismo ci fu l’illusione che la ragione umana potesse spiegare tutto, oggi ne sorridiamo, ma ai tempi tutta la gente di cultura ne era convinta, il movimento si chiamò Illuminismo perché la ragione “illuminava” le menti. Durò poco, soppiantato dal Romanticismo e dalla scoperta del sentimento, superiore alla ragione, e finché durò non ci furono grandi poeti perché era sbagliata la premessa. La poesia per quel periodo rimase “attaccata al pavimento”. Poi esistono i poeti ignoti, che non emergono sulla massa per motivi più o meno ovvi, ed il grande silenzio delle donne, anch’esse “attaccate ai pavimenti”.

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  4. io sono quello nel banco dell’ultima fila, quello con la testa rivolta verso la finestra, sguardo al cielo, testa tra le nuvole, ma ascolto, ascolto tutto. Se mi interroghi non saprò rispondere ma dentro di me qualcosa è cambiato.
    Grazie Mimma e buona domenica delle palme

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  5. follia creativa – alchimia e con l’alchimia infatti l’ermetismo ha il dio hermes in comune
    e ti auguro, grazie alla poesia, trasformazione…
    baci

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    • È vero, theallamente: la poesia attrae e trasforma in sè, è un punto di fusione con l’anima storica di tutti i poeti presenti, passati e anche futuri. Affratella e unisce lasciando ad ognuno la propria unicità. Il canto è un coro di assoli dove tutte le voci sono belle e tutte le lingue diventano una sola.

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  6. Vagabonda, la poesia è una luce che sta dapertutto, oggi i confini tra prosa e poesia si sono assottigliati e l’una confluisce naturalmente nell’altra. Spero di comunicarvi tanta pienezza, umile coscienza, attesa del meglio che mi sento dentro, e se questo avviene nella mia fragilità è meglio: ci riconosceremo facilmente tutti di terra che germoglia insieme, dove ognuno dà il suo filo.

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    • Mirka, l’Ermetismo siamo noi, che non conosciamo noi stessi e sempre ci sorprendiamo perché non ci credevamo capaci né di questo né di quello e invece lo stiamo facendo oppure l’abbiamo già fatto. L’Ermetismo è il mistero interno, la razionalità non arriva fino in fondo a quel mistero, non è nelle sue forze terrene. Quello che resta bolle nel profondo e talora erutta come l’Etna, si manifesta, scoppia, dice parole anche sconnesse o strane. Allora raccogliamo molte pietre e qualche gemma. Per me non è un passaggio, ma uno stadio che deve essere esplorato, unendo i nostri barlumi la luce aumenterà e il mistero, credetelo, si infittirà. Così le conoscenze sull’universo esteriore hanno aumentato indicibilmente le sorprese e le domande dando qualche piccola risposta, ne sappiamo di più, ma è un punto di partenza, non di arrivo. La poesia è l’universo interiore, ancora più misterioso di quello esterno.

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    • frantzisca, la gioia è vicendevole ed appagante, suscitatrice di nuove esplorazioni poetiche. Il colloquio fra poeti, è proprio così che osiamo chiamarci, è altamente costruttivo, dà origine a nuovi germogli nel praticello che faticosamente coltiviamo togliendo tempo al riposo, alla fragilità fisica, talora ad altri svaghi. L’impegno è assorbente, ma non sentiamo la fatica perché l’entusiasmo è superiore.

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  7. come le altre volte hai dato una spiegazione chiarissima dell’ermetismo.
    le stesse argomentazioni personali ne completano in modo eccellente il significato.
    come dice francesca, anche i tuoi commenti dono l’ulteriore scandaglio della tua profonda e intelligente disamina.
    mi piace molto anche l’idea di poesia vagabonda, un camminare del poeta senza meta, proprio perché la meta è in sé.
    ciao 🙂

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  8. Appunto e lo ribadisco,sempre che piaccia,si ami l’ermetismo che,dopo un poco può anche annoiare se il gioco del nascondersi e poi apparire è semplicemente una fuga da se stessi e,non un mezzo per chiarirsi e capirsi..Con onestà,.col desiderio “vero” di frugarsi,senza infingimenti o camuffamenti, in modo da districarsi dal labirinto creato,a volte,dai nostri stessi demoni,non affrontati e,che, con subdola ambiguità ci indirizzano al falso obiettivo della poesia.
    Questo è il mio pensiero chiaro.M’auguro che sia allo stesso modo chiaro anche per te,cara Domenica,. alla quale auguro sogni d’oro e non a processo di castello kafkiano. Brrr…Mirka

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    • Difatti: è questo il gravissimo limite della poesia moderna, che usa se stessa fino al disfacimento. Avviene ugualmente nella pittura e nella scultura, ma alla fine i trucchi diventano boomerang contro se stessi.

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    • Effettivamente sono entrambe indefinibili, ma tutto ciò che è incompiuto è bello perché lascia aperto il discorso. Le definizioni vanno bene in matematica. In arte esiste una follia buona, che è quella di cui parlo in questo articolo, quando la concentrazione nel proprio pensiero fa cadere le decorazioni superflue e banali. Agli altri sembriamo “strani”, me l’hanno detto in faccia. Mah. A me sembrano strani loro, e anche un po’ falsetti. Non avere dubbi su te stessa, ma porta pazienza con coloro che vivono coi paraocchi: il buon matrimonio, il denaro, il posto, sì, va bene, dico io, ma non solo. Mi sembrano degli stoccafissi.

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    • Grazie, Serena, , voglio incorniciarlo e appenderlo insieme agli altri nella mia stanza preferita. Mi piace vivere circondata dai miei colori. Ho notato che li ripeto identici quando disegno i file nel computer, sono quelli che amo e li emano.

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