Poeti di oggi, Abele Longo: Ai tempi delle botteghe

Abele Longo ha avuto don Tonino come insegnante al liceo e ne ha ricevuto l’orma indimenticabile. È sua l’idea di questa raccolta poetica in memoria del maestro di vita. Quando ho avuto il nostro libretto fra le mani subito mi è venuto il pensiero che adesso si ripete: chissà se un giorno, tra i miei ex allievi, ci sarà qualcuno che si ricorderà anche di me. Reputo tragica e un po’ infantile questa voglia di essere ricordati eppure non posso sottrarmi. Ma non occorre sottrarmi: tutti sanno che sono una pavona e mi piace essere letta e incoraggiata come a qualsiasi persona normale, però per la poesia scriverei anche per un solo lettore all’anno e senza gratificazioni: l’amo troppo, non la lascio.

La poesia di Abele Longo che intendo commentare ha un incipit dall’alto, per me: il crescendo è giunto alla sua pienezza e si dirama da un nucleo di pensiero, il pensiero è la fatica umana, che è sacra, non solo il lavoro, ma anche e simultaneamente la fatica di vivere.

Ai tempi delle botteghe l’amore
contava i rintocchi del ciabattino
prima che la notte lo sorprendesse
con i chiodi ancora tra le gengive

scaldavano il latte le donne a uomini
svezzati in città lontane svegliati
da una luna storta che il vino pessimo
delle bettole riportava a galla

sapevano che sarebbero a loro
sopravvissute con un colorito
roseo e la letizia delle clarisse

a quella malafede naturale
che torpida macera per questioni
di confine il cuore in un vuoto a perdere.

Sono i tempi delle botteghe e dei piccoli artigiani, è notte, l’amore spinge i ciabattino a sbrigarsi per togliere finalmente i chiodi ancora fra le gengive, ed è l’amore a contare i rintocchi dell’orologio del campanile, facendoli echeggiare  nel cuore dell’operaio: è tardi, è stanco, ha voglia di casa e di rassicurazione. Un piatto caldo, anche per lui un po’ di vino, un sorriso del volto caro che lo aspetta.
La vita è dura per i poveri, non c’erano, ai tempi, le macchine, i telefonini, i computer, nemmeno ancora la luce elettrica, per questo si viveva di più amore. Le donne scaldavano il latte ai loro uomini sventagliando continuamente il fuoco, speravano che gli facesse bene e servisse, quasi, a disintossicarli dal pessimo vino che, insieme e come affranti, li ubriacava nelle bettole. E nei fumi dell’alcol si ricordavano delle città lontane dove erano nati rivedendole come in sogni strani e offuscati. Le donne erano coscienti che essi, con tanta fatica e tanto vino, non potevano vivere a lungo e in modo sano, mentre a loro sarebbe rimasto il colorito roseo delle clarisse ed anche una letizia quasi non terrena, dovuta al lungo lavorio per apparire serene all’arrivo del marito e confortarlo.

In questa poesia viene fuori una tale umanità dolente e amorosa, con così poca enfasi da affascinare. Il pensiero si dirama spontaneo, ma poi culmina nei tre versi finali, che smascherano tutto il pessimismo di una tale vita:
sì, esse sarebbero sopravvissute ai propri uomini e a quella sventura naturale, così violenta da essere definita “malafede”, che torpida come le sabbie mobili macera, consuma il cuore trasformandolo in un guscio vuoto: l’asprezza della vita ha succhiato tutta la sostanza del frutto.

Noi, leggendo il vangelo, abbiamo visto la figura di san Giuseppe ed il suo matrimonio con Maria, madre di Gesù. Ne abbiamo sicuramente idealizzato il lavoro di falegname.  Oggi, sicuramente, alcuni falegnami astuti e abili si sono magari arricchiti, invece a quei tempi era un lavoro da poveretti. Non c’erano i macchinari, si faceva tutto con olio di gomito. Nella bottega di Giuseppe c’era pace e niente ubriacature, ma il lavoro faceva venire dei bei calli alle mani e la stanchezza era tanta.

E i padroni c’erano allora come oggi, la prima cosa che chiedevano erano le tasse.

Così la famiglia di Dio somiglia alle famiglie del medio ceto odierno, l’altro ieri la mia sarta, nel provarmi un vestito, si è messa accucciata davanti a me con gli spilli fra i denti. Allora ho pensato a questa poesia: eccoci, siamo noi.

Domenica Luise

Annunci

21 thoughts on “Poeti di oggi, Abele Longo: Ai tempi delle botteghe

  1. Pingback: Domenica Luise – Poeti per don Tonino Bello: Abele Longo | Neobar

  2. un grazie con tutto il cuore, Mimma, non solo per la tua lettura dei miei versi ma per esserti imbarcata in questo bel progetto di leggerci tutti. Non posso non notare che hai saltato l’autrice che nel libro viene prima di Abele Longo e, se me lo concedi, vorrei che fossi io a presentarla la prossima volta.
    con stima e affetto
    Abele

    Mi piace

  3. ciao Domenica Louise, rieccoti…
    Sì, la mia gatta è una peste, il bambinello non era di formaggio, era di legno, pure sacrilega ‘sta gatta!!! distruggere il legno le deve piacere molto perché il parquet di casa nostra è completamente massacrato dalle sue unghie!

    Mi piace

  4. Ci hai portato ad altri tempi carissima, tempi in cui tutto si gustava più lentamente.
    Le persone vivevano la vita con intensità con le loro poche cose ed anche se erano tempi difficilissimi erano persone semplici tanto che per noi ora sembrano tutte magie.
    Grazie di aver condiviso con noi questa meraviglia regalandoci questa stupenda poesia e le tue riflessioni.
    Dolce sera ♥ vany

    Mi piace

  5. Molto elegante “Ai tempi delle botteghe”, ha la struttura di un sonetto, è un sonetto. Il testo coniuga in sè la raffinatezza stilistica con il sapore di un tempo altro in cui, nelle relazioni uomo/donna i ruoli erano ben definiti, fissi. Il lavoro era manuale, artigianale e i luoghi, la bottega, la città, la bettola, la casa avevano una funzione specifica: ogni cosa avveniva nel posto giusto. L’attività, la cura domestica, la vita familiare, lo “svezzamento” maschile, il divertimento all’osteria rispondevano ad uno schema preciso, “antropologico” che donava consapevolezza a ciascuno. “Malafede naturale” la definisce Abele nell’ultima terzina che chiude la poesia come un adagio.
    “Volpi” è un testo più complesso, sperimentale, composito nel linguaggio e nell’ intreccio dei riferimenti testuali. E’ costruito su più piani, su più “confini”. Trae ispirazione da un macabro fatto di cronaca ed ha un ritmo duro, spezzato che narra più storie. Sembra sentirlo il rumore dei denti dell’animale che ringhia mentre addenta i resti del cadavere di un bimbo povero, figlio di una periferia urbana, sepolto nella bara di cartone e non di ulivo: “hear them eating me/their growling teeth/their ghostly breath”.

    Grazie Abele per “La Versione di Giuseppe”, grazie per la tua poesia!
    Un saluto a Domenica Luise,

    Rosaria

    Mi piace

  6. Una lettura piena questa di Mimma, dolente e umana, come ella stessa definisce la poesia di Abele, in un passaggio cruciale (cruciale perché importante, centratissimo e bello: “In questa poesia viene fuori una tale umanità dolente e amorosa, con così poca enfasi da affascinare”).
    “Allora ho pensato a questa poesia: eccoci, siamo noi.”
    bellissimo Mimma, così come bello è il tuo progetto di ripercorrere e farci ripercorrere il libro.
    Grazie! un bacione

    Mi piace

  7. Anche mia madre teneva gli spilli tra i denti quando doveva puntarmi un orlo o delle pinces sui vestiti che andava cucendo per me,. Una volta la vita era più faticosa, ma ci si voleva più bene, ci si accontentava di poco e credo che, tutto sommato, si fosse più felici di oggi.

    Mi piace

  8. La capacità di Mimma di trarre dai versi dei poeti il più profondo significato è ormai risaputa,
    ciononostante rimango ogni volta sorpresa delle sue presentazioni e recensioni.
    Forse perché si avverte, oltre la competenza, l’amore per la poesia e per tutte le creature che ad essa si avvicinano e ne sono ispirati.
    Abele è una grande anima poetica, i suoi versi ne sono conferma.
    E la sua generosità è continua e impagabile testimonianza di condivisione.
    Grazie a entrambi.

    cristina

    Mi piace

  9. la forneria di io padre nella quale lavoro ora si affacciava a sud sul cortile, due ali di case, a destra quella dello zio Mario che non era mio zio ma aveva i chiodi in bocca, e ad est la zia Afra che non era mia zia ma aveva gli spilli in bocca.
    Nel lato nord della forneria, il negozio distribuiva pane affacciato sulla strada e di fronte c’era l’osteria e fino a tardi per tanti anni ho sentito il canto di uomini al top di vino, ora è un bar e chiude le serrande alle 19.00.
    Il tempo cambia resta la malafede, chiodi e spilli nelle gengive ogni giorni e non siamo più ciabattini ne sartine . La famiglia del “falegname non la conosce più nessuno” che per quella vivere è un dono, mai fatica.

    Mi piace

  10. Che bello leggere questi riflessioni, mi riportano al tempo dei miei nonni ai nonni di mio marito
    alle nostre radici che in qualche modo abbiamo voluto sdradicare con l’evoluzione del proggresso.
    Fanno parte di noi ed è bello riabbracciare quel tempo e ritornare all’amore condiviso.
    Grazie Mimma, grazie anche ad Adele Longo per i bei versi pieni di vita.
    Un sorriso
    un abbraccio
    Chiara

    Mi piace

  11. Questa poesia entra nel cuore: verso per verso è un rievocare i tempi passati, i tempi della semplicità amorevole. Le famiglie povere vivevano di fatica e tanto amore, valori importanti; quelle famiglie si donavano a vicenda.
    Faccio tanti complimenti all’autrice per le sue doti poetiche e complimenti a te, MImma, per l’interpretazione poetica molto coinvolgente e profonda.
    un abbraccio ad entrambe
    annamaria

    Mi piace

  12. Parli di cose ricche e piene di storia, di catene che legano il nostro essere italiani mediterranei.Un anello che ci fa essere diversi dagli altri popoli.
    Olio, vino, frumento.
    Il frumento che da il pane e la pasta
    l’olio il nostro condimento
    il vino la forza dello spirito.
    Provo la combin spesso: pane fresco ancora tiepido, con giro d’olio e un buon bicchiere di vino. Ti assicuro che è una specialità

    Mi piace

  13. Grazie, cari, per questo bel colloquio e la partecipazione. Sono golosissima anch’io del pane cotto nel forno a legna, odoroso di rami e di caldo, con olio, sale e una puntina di pepe. Rivedo zia Maria, che impastava piegata sulla madia, quand’ero piccola mi dava un pezzetto di pasta lievitata ed io modellavo pagnottelle e mini ciambelle ripetendo i gesti che vedevo fare a lei. Com’era bello quel tavolo nella cucina pieno di noi, entravamo a stento, stretti. Ma talora ci vuole anche il coraggio di apprezzare i mutamenti e, se vogliamo, se lo riconosciamo, anche il computer ha un suo calore, ci permette una comunicazione bellissima, ci fa lavorare e giocare, è un’invenzione geniale. Allora godiamoci quello che abbiamo oggi senza dimenticare il passato dietro l’angolo: appena un secolo fa. Viviamo felici e saggi in mezzo alle difficoltà che sempre ci sono state e ci saranno.

    Mi piace

  14. E’ una poesia piena di amorevolezza e com-passione per la gente semplice, laboriosa e povera. Amo queste poesie che rievocano atmosfere di vita corali. Io non riesco più a farlo e mi dispiace.
    A Mimma un grazie per la parafrasi, che mi ha aiutato ad entrare meglio nel testo.

    franca

    Mi piace

  15. Grazie Mimma,
    la tua esegesi di questa bellissima poesia, lascia ben poco spazio ad altre considerazioni che non siano strettamente personali e attinenti al proprio vissuto, e a me fa proprio piacere leggere la tua competente analisi.
    Mia madre faceva la sarta…e questa poesia di Abele è stata per me un tuffo nella mia infanzia, quando vivevo in un paesino della Sardegna, ricordo il ciabattino, il falegname, il maniscalco…quanta operosità e quanti sacrifici.
    Questa poesia è uno spaccato vivo di quei tempi, io la vedrei nelle antologie scolastiche
    per insegnare ai giovani di oggi dove sono ancorate le loro radici.
    Complimenti all’autore per l’eleganza dei versi e la delicatezza nel tratteggio di tempi così duri.
    Un caro saluto a entrambi

    Mi piace

  16. Ed io ringrazio voi tutti di tutto ricambiando poesia, musica ed affettuosità, preparatevi a leggere una mia favola mitologica cattivissima, ah, ah, ah, ve la metto domani: mi sono divertita crudelmente a fantasticarla. Ecco, così imparano.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...