Poeti di oggi: Fernando della Posta, La chitarra

Vi racconto di quel berbero e suo figlio
che costruì tra i primi una chitarra.
Comprò il legno adatto il palissandro, da non so
quale carovana.
Conservò il vello della pecora più anziana
e il crine del cavallo a cui voleva bene.
Il primo servì a levigare e carezzare il legno
fino a renderlo armonico e sottile.
Il crine, intrecciato e saldato elastico, lo stirò
fino alle manopole, sulla sommità del manico.
Il figlio, grande appena per la meraviglia,
l’osservava lavorare, e osservava come
le maniere di suo padre, dure e forti ben dosate
gli si riflettevano sul viso impassibile ed intento
senza smorfie e alcuno sforzo, né felicità.
E l’artigiano, a tempo perso dopo il tè,
levigava e levigava, intrecciava e accordava,
pizzicava, bussava sul legno e sulla cassa,
come il padre bacia, accosta l’orecchio e ascolta,
e con tutti gli altri sensi la pancia, gonfia
di sua moglie e aspetta.
La sera del debutto a cena, con gli ospiti
davanti alle vivande, dopo il canto degli adulti
e dopo il tè, il bimbo pizzicò a caso fino a tardi,
si addormentò sulla chitarra.
Il suo respiro ritmico e flessuoso, il suo battito
fermo piano e regolare, del sonno dolce e tipico
della sua età, dal torace bruno glabro ossuto,
colorandosi di note nuove, si propagò
per dune e oasi, fino a vallate sconosciute.
Scandì quella notte fredda e quelle successive
del deserto, di un tempo e di rintocchi
mai uditi prima.

Presentare un poeta significa sempre uscire da se stessi per andare verso l’altro il più oggettivamente possibile. Si chiama critica, anche se non mi sembra il termine giusto perché contiene in sè un non so che cosa di negativo, come se si volesse trovare il pelo nell’uovo, il punto debole o tallone d’Achille allo scrittore caduto come un topolino nelle grinfie del gatto arrabbiato, affamato e magari invidioso.
Un buon critico non parte mai dal proprio gusto perché non capirebbe niente dell’altro, ma parte dall’altro senza giungere a se stesso.
Per questo la posizione di critica poetica è più difficile per uno che scriva poesia a propria volta.
Io scarnifico la mia poesia e Fernando della Posta, invece, l’accumula: siamo non solo diversi, ma anche contrari nello stile, e questo non conta.
Cosa conta, allora, al di sopra di me, che intanto leggo e voglio capire, cioè amo capire, poiché si ama con la volontà e non col sentire, e voglio anche scoprire nuove emozioni ed orizzonti diversi al di dentro e intorno ai miei?
È praticamente il nuovo mondo di Colombo e la poesia di Fernando mi piace in una dimensione diversa dal mio gusto personale: vado a toccare una sponda inesplorata dopo un oceano ignoto.
La chitarra costruita dal padre e amata dal figlio diventa come il ramoscello d’ulivo nel becco della colomba a testimonianza che il diluvio è finito, cielo e terra si sono pacificati e le generazioni fluiscono generosamente l’una dall’altra, dal deserto al fragore universale della storia umana , dalla piccola vita del berbero e del suo bambino e dalle dune fino alle stelle. Qui si inserisce bene il paragone d’amore tra il modo in cui il padre ha costruito la chitarra e come un qualunque padre si accosta al ventre gonfio della moglie per carpire i movimenti del bambino che nascerà: così il figlio in gestazione si mescola armoniosamente a quello già nato, innamorato della chitarra come del proprio padre, e tutto diventa paternità e filialità.
Infine questa poesia è un tiepido fiato del bimbo, che si addormenta pizzicando a casaccio la chitarra, ed ha una dimensione tattile come quella colomba di prima, alla quale mi ha fatto pensare, per un attimo così vicina da poggiarsi nel palmo della mia mano a portare il suo dono. Non ha gridato né fulminato, ha parlato all’orecchio del lettore, ma la sua forza rimane e si conferma.

                                                                                                           Domenica Luise

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12 thoughts on “Poeti di oggi: Fernando della Posta, La chitarra

  1. Pingback: Domenica Luise – Poeti per don Tonino Bello: Fernando Della Posta | Neobar

  2. che bella, sincera disamina!
    per tutte le ragioni così bene evidanziate, la poesia è da scoprire, soprattutto quanto più è lontana dal proprio poetare.
    Fernando tesse parole, aggiunge colori, indica con chiarezza.
    mi piace anche la sua pacata, ma non per questo meno incisiva, descrizione di gesti familiari, un mare ondoso, definito e caldo.

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  3. Cara Mimma, amo molto la diretta onestà che hai nel porgerti verso il lettore, ne deriva una visione dell’argomento che non pone filtri, che si lascia avvicinare, non si nasconde, sincera.
    In questa bella pagina hai teso la mano con dentro un dono, i versi di Fernando, che meritano la nostra attenzione, profondi e sorprendenti, così come la tua dedizione alla Poesia.

    Ciao, Doris

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  4. Cara Mimma, molto bella questa tua lettura dei versi, intensi ed evocativi, di Fernando. Hai ragione, “critica” è una parolaccia. Facciamo “poesia sulla poesia” nel tuo caso, visto che è un parlare con il cuore.
    Abele

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  5. Sì, Abele: poesia sulla poesia è una bellissima parola, è questo il quid che provoca la moltiplicazione del pane poetico nel quale tutto l’uomo si porge, nutre e viene nutrito: cervello, cuore, respiro e afflato.

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  6. Sì, sì. bravo Abele, poesia sulla poesia, Mimma è maestra, e anche gli ultimi della classe quelli che hanno lo sguardo oltre i vetri quando tornano a casa cantano i versi.
    La poesia di Fernando mi piace molto come ogni scritto che parli di padri e figli, di contro mi ricorda una scena triste: un amico di pochi anni più di me che amava la chitarra più della sposa, i figli arriveranno diceva, intanto assemblo casse armoniche e manici, capotasti, ponticelli e corde, e suonava suonava suonava mentre la moglie sfioriva, ora son rimasti in due e tante chitarre.

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  7. una lettura originalissima la tua, fuori da qualsiasi binario, semplicemente accogliente. è davvero un’espansione del canto,che si lascia accendere e risuona e restituisce. Fernando è compreso e valorizzato nel suo sentire così limpido, nelle sue note così vere. grazie, Domenica
    annamaria ferramosca

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  8. @Domenica: Grazie infinite per la tua profonda e attenta “poesia sulla poesia” (critica è una paroloccia! mi trovate completamente d’accordo!). Ti ringrazio soprattutto, Domenica, per aver rinunciato per un attimo ai tuoi personali sentire e concepire la poesia. E’ un atto di grande generosità che ho visto fare a pochissimi autori. Ciò ti rende ammirevole ed esemplare.

    E grazie a tutti voi, che avete lasciato il vostro commento, rendendomi particolarmente felice: Mirella, Cristina, Doris, Abele, Fausto e Annamaria.

    Ciao a tutti! 🙂

    Fernando

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  9. Grazie a voi, cari. Siete una scoperta stupenda e continua. Non potete immaginare la gioia che mi dà questo colloquio: non so chi riceva di più. E poi, se non fossi sincera, non mi uscirebbe un rigo. Che bella cosa è la diversità di ognuno, quanto sbagliano i “critici” che vorrebbero vedere se stessi negli altri, si privano di una grande libertà e la tolgono agli autori. Soprattutto deformano la nobiltà della poesia in sè e per sè a tal punto da renderla ridicola e falsificarla. I poeti non si giudicano: si amano. E un’ultima cosa voglio aggiungere: è assurdo suddividere i poeti tra quelli comprensibili e gli altri, non mettiamo limiti alle ispirazioni, la parola semplice ha il suo valore come quella dotta e quella che scivola nell’irrazionale, dipende tutto dalla sincerità di chi scrive e di chi legge.

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