L’angelo in estasi

Era un unico blocco di resina, si girava la chiavetta e il carillon suonava le note di Tu scendi dalle stelle. La maestra raccontò di Maria, Giuseppe e come Gesù fosse nato in una grotta perché non avevano trovato posto all’albergo. Disse che lì dentro scesero gli angeli e cantavano.
Noemi non poteva staccare gli occhi da uno di quegli angeli che stava nel gruppo poggiato sulla cattedra: era vestito di azzurro, aveva l’aspetto di un ragazzino, le ali aperte e il viso rovesciato all’indietro, allora Noemi chiese perché facesse quella faccia, la maestra rispose che era in estasi e tutti i bambini vollero sapere cosa fosse l’estasi né fu facile spiegarlo nell’entusiasmo generale.
Poi la maestra dette ad ognuno dei bambini un biglietto, che costava tre euro, e disse che lei regalava il presepio per sorteggiarlo, l’indomani avrebbero riunito i soldi e comprato i panettoni da portare, tutti insieme, al vicino orfanatrofio dove tante bambine, se nessuno le invitava, avrebbero passato il Natale senza mamma e papà.
Così avrebbero giocato e mangiato tutti insieme.
A Noemi piacque tanto l’idea del gioco, dei panettoni da mangiare insieme, ma soprattutto l’attirava l’angelo in estasi. Anche la Madonna era carina, San Giuseppe era vecchio e le piaceva meno, e poi aveva barba e baffi, che lei non sopportava perché il nonno la pungeva ogni volta che la baciava.
Alzò la mano: <Posso comprare tre biglietti invece di uno?> chiese essendo proprietaria di dieci euro. Sperava di vincere.
Le sarebbe sempre rimasto un euro per qualche masticante alla fragola.
<Certo> rispose contenta la maestra, <il Signore vede il tuo cuoricino generoso>.
Noemi restò perplessa perché invece si sentiva abbastanza egoista e, quando l’indomani vinse davvero ed ebbe il suo tesoro fra le mani, si mise a saltare di gioia.
Letteralmente.
Adesso bisognava nasconderlo perché la sua mamma, totalmente atea, faceva sparire immediatamente qualsiasi oggetto religioso appena qualcuno azzardava il pensierino da Lourdes oppure da padre Pio. In casa sua c’erano stanze, spazio, quadri e ricchezze, ma non s’era visto mai un crocifisso nemmeno piccolo oppure un’immaginetta. Il papà lasciava fare volentieri e preferiva anche lui tenersi lontano dalle superstizioni. Si sa, erano soltanto speculazioni sulla paura della morte che tutti gli esseri umani coscienti provano. Egli preferiva affrontare la verità.
Non aveva, del resto, nemmeno il tempo di pensarci col suo lavoro di dirigente dei dirigenti, come scherzosamente si autodefiniva.
La fabbrica di tessuti in pura lana era sua e sapeva che l’occhio del padrone ingrassa il cavallo. Voleva essere informato di tutto, specialmente delle minime lamentele.
Così non gli restava tempo, quando sarebbe andato in pensione avrebbe ripreso i pennelli in mano, visto che da giovane aveva tentato di fare il pittore, ma poi la fame era troppa e si era trovato un impiego.
“Da galoppino a padrone” pensava sempre anche se non lo diceva.
“Lo nasconderò nella pancia di Babì” decise Noemi. Babì era l’orsacchiotta rosa fucsia con la quale dormiva abbracciata, aveva una cerniera sulla schiena dalla quale si poteva estrarre l’imbottitura per lavarla. Coi suoi pugnetti Noemi fece un piccolo fosso e infilò lì dentro, al sicuro e nel morbido, il suo presepio.
Nessuno l’avrebbe mai trovato. Si addormentò sorridendo quasi con la stessa espressione dell’angelo. Era il ventiquattro dicembre.
L’indomani mattina sotto l’abete mostruoso e carico di palline e luminarie c’erano grandi pacchi multicolori, poi arrivarono gli zii con altri pacchi ancora più grandi e più colorati e i nonni ed anche una bisnonna col cammeo sulla gola e pizzi bianchi che venivano fuori dal cardigan blu.
Noemi fu sballottata, baciata, punta dalla barba e dai baffi del nonno Espedito, venne alzata per aria dal cugino Ippolito, che a lei sembrava un po’ cretino perché rideva sempre e la maestra diceva che il riso abbonda sulla bocca degli sciocchi. Dopo di che l’abbandonarono a giocare con le Barbie principesse in abito sontuoso e diadema di plastica insieme con le cuginette più piccole di lei, e quelle due incominciarono:
<La mia Barbie vuole un fidanzato>.
<Anche la mia cerca marito>.
Allora dobbiamo comprare l’abito da sposa e le fedi.
Noemi sbadigliava e pensava all’angelo nella pancia di Babì, <Mamma> fece, oggi ci sono tre  bambine dell’orfanatrofio che sono senza mamma e papà, ho sentito la maestra dire che non le ha invitate nessuno perché sono brutte, posso farle venire a mangiare con noi?>.
Anche il papà si interessò subito e poco dopo tre bambine intirizzite, con i cappotti un po’ corti e gli occhi spalancati, entrarono nell’elegante salone. Vennero accolte come ospiti d’onore, messe a loro agio e in breve finirono nella stanza di Noemi, dove si sentì ridere e chiacchierare fino all’ora di pranzo, quando si presentarono con gli occhi accesi ed erano tutte bellissime.
<Ho diviso con loro i miei giocattoli e anche i vestiti> disse Noemi orgogliosa.
<Hai fatto bene> rispose la mamma.
<Brava la mia bambina> disse il papà.
Nella pancia dell’orsacchiotta fucsia sembrava che l’angelo sorridesse più in estasi che mai.

Domenica Luise

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13 thoughts on “L’angelo in estasi

  1. Grazie di tutto, ricambio ogni augurio. Incomincio a riemergere da quella brutta influenza che attacca lo stomaco, curavo la pressione un po’ altina e mi è crollata. Ah, ah, ah, mi hanno trovata dimagrita, lo credo bene. Sto imparando ad usare word press più o meno in stato di trance. Intanto, avete visto, tutti i miei post e tutti i commenti sono qui sopra, li troverete mese per mese, anno per anno e categoria per categoria, adesso sono soddisfatta, non me ne manca nessuno. La collezione c’è, adesso si tratta solo di radunare gli amici scombussolati almeno quanto me. A fine gennaio, il 31, splinder chiuderà definitivamente ed iobloggo toglierà tutte le immagini dai blog che lì si sono trasferiti, quindi tenete presente questa realtà. Personalmente nessuna delle immagini che ho usato nei miei blog è rubata da internet: la gran parte sono foto, quadri e file da me creati, alcuni pochi sono dei miei amici, sorella e nipoti, che mi hanno dato con gioia il consenso alla pubblicazione. Quindi nessuno al mondo può vantarsi che io abbia nemmeno tratto spunto da una sua opera né scritta né dipinta. Dai a Cesare quella che è di Cesare, ecco.
    Ed io faccio Cesarina.
    Intanto preparatevi a trascorrere un anno nuovo al meglio delle vostre forze in barba alle premesse poco rosee e a tutti i profeti di sventura, Cassandri e Cassandre pontificanti, me compresa, perché anch’io pontifico e ogni tanto sui blog vado tuonando il ruggito del topo.

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  2. ci stiamo ritrovando un poco alla volta, dopo questo periodo splinterburrascoso, io ci son riuscito ieri grazie all’aiuto di un amica che mi ha rilanciato (avevo già rinunciato) .
    Devi imparare anch’io a postare e sistemare tutto il vecchio blog che qui è arrivato un po’ ammaccato (ma intero). Qualcuno mi insegnerà prima o poi come si fa a scrivere con lo stesso carattere dall’inizio alla fine.
    Il tuo racconto è un altra lezione di bontà, e di questi tempi ne abbiamo ulteriore bisogno, allora forza cara Mimma deponi qui i tuoi doni che li divideremo e faremo sorridere l’angelo.

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  3. Ciao
    oggi ho fatto una bella scorpacciata delle tue favole favolose.
    Quest’ultima è proprio bella…
    non bisogna per forza credere in qualcuno o in qual cosa per far del bene
    essere caritatevoli o amare.
    Per fortuna Dio non ha il nostro metro.
    Un abbraccio
    Chiara

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    • È proprio questo lo spirito della fiaba, Chiara: valorizzare quelli che non la pensano come noi. E davvero Dio non usa il nostro metro, tanto è vero che nel Vangelo è scritto: le prostitute precederanno molti credenti nel regno dei cieli perché non basta la forma, ci vuole una vera conversione.

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