Poeti di oggi: Cristina Bove


Quando si legge la poesia di un autore bisogna guardarsi da alcune apparenze: per esempio una semplicità espressiva, che invece è condensazione di vita oppure dall'uso di parole poco abituali, antiquate o rare, che invece sono ansia espressiva. In entrambi i casi c'è un inganno dell'autore stesso, che mentre si confessa smuove le acque per essere soltanto intravisto senza essere posseduto.
Questa poesia di Cristina Bove si legge, si capisce e, volendo, si commenta d'un fiato, in cambio lei ha detto molto e il commentatore non ha penetrato niente.
 
La culla era un cassetto del comò
la bambola di pezza
anzi di cartapesta
aveva gli occhi disegnati blu
i capelli di stoppa
e mia sorella la ninnava a sera
 
io no
facevo finta d'esser grande
volevo solo leggere e imitare
mia nonna che faceva la frittata
e mi faceva sbattere le uova
La poca vita andava condivisa
con le amichette della stessa scala.
 
Ma c'era un'assoluta povertà.
Allora mi domando
oggi che abbiamo tanto
e questo tanto non ci basta mai
dov'è che abbiamo errato?
Visto che non è certo il capitale
a farci progredire
se viene tolto al povero e arricchisce
la curia il governante ed il banchiere.
 
Si disquisisce tanto sull'amore
Intanto che il regresso
è in atto e sta togliendo ogni valore
al clandestino come al manovale
e non permette più di rinsavire.
Ovunque
pare stia vincendo il male.
Ma forse non è vero e c'è chi ama
davanti a un forno mentre cuoce il pane.
 
A differenza della sorella, Cristina non ama giocare con le bambole. È un atto di disperazione, come quando l'innamorata pazza grida al proprio uomo: non ti amo più.
Tu non mi ami, nemmeno io ti amo più, allora me ne piglio un altro. E Cristina si prende i libri e "la frittata" della nonna, cose da grandi. Già.
Chissà se guardava di sghimbescio la sorella, che quando giungeva la sera cullava la sua bambola prendendola dal cassetto del comò. Sicuramente si chiedeva cosa ci trovasse.
Bisognava condividere il pochissimo che avevano con le amichette della stessa scala. Era consuetudine dei poveri.
Adesso i tempi sono cambiati ed è vero, abbiamo tanto, ma soltanto un di più materiale.
E qui giungiamo al punto nevralgico della poesia: Cristina soffia il suo attacco e si chiede dov'è lo sbaglio perché tanto non sono i soldi a farci progredire, li hanno tolti ai poveri e si sono arricchiti "la curia il governante ed il banchiere".
A questo punto  metterei in evidenza il titolo: Non era felicità nemmeno quella come non è felicità questa.
In realtà l'essere umano non è capace di vivere contento,manca la saggezza perché sull'amore si disquisisce sempre e non si agisce mai con fatti concreti.
Sembra che tutti insieme stiamo piombando nella voragine di un vuoto umano infinito, ma…
ecco la speranza o sogno o illusione: forse non è vero.
E l'ultima è l'immagine che tutti accarezziamo: " e c'è chi ama davanti a un forno mentre cuoce il pane".
L'uomo è tornato alla sua funzione più vera: nutrire e nutrirsi. Il profumo terreno.
 
                                                             Domenica Luise

Per ascoltare le poesie di Cristina interpretate magistralmente,
con una delicata musica sullo sfondo, fate clic su questo link:

http://neobar.wordpress.com/

 

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28 thoughts on “Poeti di oggi: Cristina Bove

  1. Tu come sempre Mimma ci sbocconcelli il testo in modo che anche i non addetti ai lavori come me  riescono  facilmente ad arrivare dove  sarebbero arrivati con fatica, per questo Grazie!
    mi soffermo sulla frase finale:
     l'uomo  di oggi non ha capito niente perchè ad uno ad uno sta facendo fuori tutti i fornai, il pane non lo vuole più nessuno, perfino chi chiede la carità lo rifiuta meglioil soldi per le sigarette e per la ricarica del cellulare che io manco mi sogno di acquistare questo simbolo odierno di catena alle caviglie.

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  2. grazie, Mimma.
    mentre tossisco e mi bruciano gola e occhi, passo qui un attimo perché il piacere di condividere un ricordo, supera il malessere dell'nfluenza.
    le bambole non mi piacevano davvero.
    preferivo leggere, l'ho imparato da piccolissima grazie ai due giovani fratelli di mia madre che mi insegnarono anche a scrivere, a contare, e a mandare a memoria tutte le capitali del mondo.
    si divertivano a vedere con quanta facilità imparavo.
    nel cassetto ci dormiva sai chi…
    per il resto,penso di averlo detto molto "semplicemente" in questi versi da te così ben commentati.
    un abbraccio
    cri

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  3. Brava Cristina, che ha disegnato il suo passato ed il suo presente, anzi il nostro presente storico ed esistenziale. La soddisfazione dei nostri bisogni o desideri,compiutasi appieno nel nostro tempo, caratterizzato dal consumismo,non ha prodotto che effetti positivi; ci ha privati della felicità che è tutta nell'attesa(docet Leopardi),  nel sogno. A Cristina, confesso, che personalmente non credo che ci sia più amore nella nostra società, non ne trovo. Riscontro dapperttutto solo ipocrisia, menzogna. Ritornare ai valori del passato è solo utopia. Il progresso, il relativo benessere di cui abbiamo goduto ci ha resi duri, ha pietrificato i nostri cuori, ci ha snaturati.  Provo nostalgia, dei tempi passati, ma il tempo ha solo una direzione , un verso unico. Nessuno e niente potrà riportarci indietro. A te, mimma e alla tua acuta capacità di entrare in ogni testo va la mia lode sincera. 

    nunù

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  4. Buonasera, cari, eccoci qui riuniti intorno alla tenera poesia di Cristina, che d'impatto ha precipitato nella propria vecchia vita quelli di noi che ancora ne hanno memoria. Sapori di pane, appunto, impastato "cu lievateddu", come lo chiamavano al mio paese, sarebbe un pezzo di pasta che veniva conservato dalla volta precedente (di norma si faceva il pane ogni sette giorni), si inacidiva e, mescolato al nuovo impasto, lo faceva lievitare. Se "u lievateddu" era finito, bastava bussare alla porta accanto e la vicina ne dava un pezzetto.
    "U lievateddu" era come il fuoco sacro per le vestali. Una volta sola finì e sentii un po' di contrarietà in casa, come di una cosa che non sarebbe dovuta avvenire.
    Soltanto i ricconi avevano il telefono e la macchina. Quando arrivò la televisione facevamo capannello ai bar, si vedeva a onde, le prime volte. Tutti guardavano a bocca aperta, io volevo capire, sapere, ammirare.
    Facevano le commedie in prosa e certe volte recitava Emma Grammatica, che mi sembrava decrepita.
    A casa di alcuni parenti ricchi io, mia sorella Iole e la mamma vedemmo Il romanzo di un giovane povero, con Lea Padovani e Paolo Carlini. Partivamo insieme dopo cena e, dopo una passeggiata gioiosa, ci accoglievano a braccia aperte.
    I programmi erano castissimi. Quanto eravamo felici.
    Non dico di tornare indietro, ma migliorare il presente. Innamoriamoci del pane.

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  5. grazie mimma per aver proposto questa splendida poesia che mi ricorda quando avidamente cercavo le poesie nel  libro di scuola.
    la semplicità è un previlegio, è togliere tutto il superfluo per lasciar risplendere il significato.
    sembra di esserci con quella bambina che gioca con niente con le amichette, e con la donna che si interroga sul senso della ricchezza e sull'ingiustizia, e su quella fame che non si sazia con niente, e par di sentire il profumo del pane ancora caldo e tutto l'amore a condividerlo.

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  6.  Non so se Cristina ha una sola sorella, io ho un solo fratello e mi ritrovo nel mondo binario dei suoi versi  cristallini e ispirati: c’è chi nonostante tutto, perché non è mai facile essere bambini, riesce a farsi accarezzare dall’infanzia e chi la vede invece come un’attesa interminabile.  
    Mimma superlativa anche questa volta 🙂
    abele

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  7. Cristina si racconta in tutta sincerità, è un punto di partenza per parlarci d'altro , c'è satira pungente in questa poesia, condita con l'eleganza del verso che è una costante nella sua poetica…
    grazie per la bella proposta Mimma, e per la tua bellissima presentazione

    frantzisca

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  8. DI QUESTA POESIA,
    il mio cuore ne aveva già versato lacrime di "testa",appena la lessi e l'ascoltai recitata.Voglio allora,soffermarmi,ancora una volta sulla TUA capacità d'arrivare al cuore di tutto.Poesia inclusa.E,anche questo mi commuove profondamente.
    Si,siamo "spiriti animali del capitalismo" e noi ne siamo causa intenzionale con una precisa "volontà" nel "scegliere" quella via anzichè quella del pane spartito con la luminosità di una bimba che ha aiutato la nonna a fare la frittata.Terribile ragionare in soli  termini di denaro e scandirne il proprio tempo come sua iuxta et propria principia.Prima o poi saremo stritolati proprio da quella inarrestabile corsa alla "cupidigia",noi,frammenti senza neppure la possibilità del ricordo fissato seppur nell'immaginazione di "narici aperte" ai un pane appena sfornato.
    Vi abbraccio entrambe,Mirka

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  9. Grazie, cari, per i vostri commenti e la partecipazione, siamo tutti intorno a Cristina come al caminetto acceso, mangiando pane e olio col sale e il pepe rosso oppure pane e noci e trincando il vino pestato dai nostri uiomini, quando facevamo il pane noi a Rometta Superiore alla fine infornavamo "la semola", così chiamavamo quello nero, a cui si aggiungeva un po' di crusca. Era squisito.
    Si mandava ai parenti e vicini la pagnotta calda appena uscita in quegli enormi tovaglioli in uso ai tempi.
    E tutto era armonia. Adesso, per concludere, debbo andare a cucinare la cena, visto che non mangio soltanto virtualmente e nei più soavi ricordi poetici.

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  10. L'avevo già letta e mi era piaciuta molto per il racconto, le differenze e soprattutto il finale dubbioso speranzoso. Io non ho nemmeno dubbi: la maggior parte della gente del mondo sta insieme perché si vuole bene  e per proteggersi l'uno con l'altro.
    Poesie come questa, che si legge e si capisce e il commentatore non ha da penetrare, sono le mie preferite perchè arrivano a tutti, soprattutto a tutta quella gente cosiddetta semplice che"ama mentre cuoce il pane".
    A te, Mimma, il mio apprezzamento per la generosità e la bravura con la quale stai affrontando il compito di critica letteraria.

    franca

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  11. Che bello leggere una poesia spiegata da te! La si apprezza molto di più e la si gusta fino in fondo. Ho anche sentito la stessa recitata col sottofondo di fisarmonica sul sito da te indicato. Molto intensa.
    In quanto alla felicità…sicuramente le cose materiali non la danno. Mio padre mi raccontava sempre che mia madre, nei primi tempi del matrimonio, arrivava dal lavoro cantando, poi andava nell'orto e si mangiava un pomodoro staccandolo direttamente dalla pianta e il solo guardarla era per lui fonte di grande felicità. Felicità riflessa negli occhi della persona amata, felicità per essere giovani ed innamorati, felicità nel sapersi poveri ma non privi del necessario: un lavoro, una casa, un orto, l'amore.
    Io ho pensato spesso a quella felicità e, a volte, l'ho un po' invidiata. Oggi non ci troviamo più per pranzo perchè abbiamo orari diversi, non abbiamo l'orto perchè non abbiamo il tempo per coltivarlo e siamo sempre di corsa ma, se cerchiamo in fondo al cuore, forse quella felicità possiamo ancora trovarla.

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  12. Ma che commenti interessanti. Io non dividerei, Francuzza, le poesie tra semplici e incomprensibili. Lasciamo che rimangano libere, come ogni autore le sente e le vuole, talora egli sintetizza, altre volte analizza, parte dal pane esteriore o da quello interiore, usa metafore o parole di bambini, che siano come sente e vuole. È comunque il più prezioso balbettio umano alle successive generazioni, che allargheranno i cerchi concentrici delle nostre tracce nello spazio e nel tempo.
    È vero, Katherine: le cose materiali non danno felicità, ma come le droghe creano tristi dipendenze. E oggi sono cambiati i modi di quella felicità, che però è sempre la stessa e viene dall'amore dato e ricevuto. Può essere un pomodoro dell'orto oppure una poesia scritta con Microsoft Word.

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  13. che bei commenti, che belle considerazioni sono scaturiti da questi semplici versi!
    ringrazio tutti voi di aver lasciato un segno del vostro pensiero, e Mimma ancora per aver dato risalto a questa poesia e a tutto quello che l'ha ispirata.
    che ci sia sempre il pane! e magari anche delle rose…
    molto bello, infine, ciò che dice Mimma della poesia, che lo è sempre, qualsiasi forma prenda o sottenda, che sia una filastrocca o un'opera ermetica, quando è vera poesia chi legge si emoziona.
    un caro saluto a tutti
    cri

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  14. Sì: la vera poesia viene dall'amore con cui è scritta, poi la forma, certo, deve essere corretta ed equilibrata, è il suo binario. Il modello del treno conta poco: una vecchia locomotiva col suo pennacchio di fumo oppure quello a massima velocità sospeso sulla sua rotaia. La moda è secondaria, è il corpo che conta. Cari, vi auguro tanta poesia e che vi dia gioia, pienezza e condivisione.

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  15. Le poesie di Cristina nascono dal profondo del suo cuore e si sente: non ci si stanca mai di leggerle e rileggerle, è come se ogni volta ci si arricchisse di emozioni.
    Tu Mimma sei bravissima a coglierne gli aspetti più intimi, siete entrambe meravigliose e vi ringrazio.

    un affettuosissimo abbraccio
    annamaria* 

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  16. ho letto con grande piacere questo tuo appasionato commento!
    amo da qundo l'ho "incontrata" la poesia di Cristina , che io credo abbia diversi volti, a volti semplici, a volte complessi , ma credo sia proprio questo il suo pregio…ùgrazie davvero
    chicca

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  17. T'amo pia Bove… mi sorge spontaneo commentare.
    Si, amo la poetica della nostra Cristina, permeata di profonda fede laica. Emerge in pieno fulgore, nel canto a Don Tonino, la grande umanità di una poetessa (non la si può definire in altro modo, ormai) che ci porge un dolcissima drammatica immagine di una sorella (quasi madre di bambola) che, come in famosi quadri d'Artisti, ritrae come madre di un Cristo morente fra le sue braccia…cullato , quasi a scacciar la sorte…mentre il modo procede, ignaro della grandezza dell'evento…
    E' vento che scompiglia il canneto, la nostra Cristina…vento d'impetuosa poesia…

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  18. "Dov'è che abbiamo errato?" Se ancora in noi, in molti di noi, ci sono bambole di pezza o libri o uova buone o amiche sulle scale, se c'è condivisione e spartizione e amore. Una poesia forse di rimpianto ( e come potrebbe non esserlo l'infanzia?), ma ancora più di recupero e sento di speranza. Bellissimo e dolce il commento di Mimma, che accresce la lettura dei versi ed è come quel pezzo di pasta messo da parte e prezioso per far lievitare altro pane e darci ancora nutrimento.
    Complimenti ad entrame, due vere poetesse che stimo, ammiro e a cui voglio bene.
    Un abbraccio
    Flavia

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  19. E' un vero piacere leggere un post come questo, due amiche che si completano per l'amore della poesia e permettono a persone come me di apprezzare e capire meglio dei versi così belli.
    Sono molto felice di aver scoperto i vostri blog e i vostri scritti. Grazie ad entrambe!

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  20. Grande a Cristina per le sue
    perle, e grande a te cara Mimma
    per la semplicità di farci capire e amare
    questa bella vita che è
    la poesia.
    Un sorriso
    un abbraccio
    Chiara

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  21. Bella la poesia di Cristina e la tua spiegazione, con quel finale che mi è piaciuto tanto " Il profumo terreno"
    Il pane, l'essenziale, l'amore come unica  cosa che ci nutre, l'amore per noi e  questa terra.

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  22. E belli i vostri commenti, Cristina suscita forti emozioni. È vero, l'immagine della bimba che culla la propria bambola sembra tanto una pietà… la povertà è dura, il bisogno d'amore cronico e i poeti sono i portabandiere dei sentimenti umani universali.

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  23. ringrazio ancora Mimma per avermi dato il piacere di tanti commenti bellissimi e profondi.
    ringrazio tutti per avermi riconosciuta nella poesia e per avermi manifestato stima e affetto.
    vi abbraccio tutti

    cri

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