Telegiornali

 
Le lacrime di Dio dalla pelle nera
troppi Dio in incognito (maschi e femmine)
incarnato sotto specie umane, ancora
figlio in croce. E i nuovi giustizieri
scelgono chi tenere, chi respingere
e cosa farne e fin dove avere pietà.
 
Chi l'ha detto?
 
Acqua salata come la mia.
 
La risata finta a canini scoperti si aggira dentro il monitor
parla accusa simula nasconde
e non desiste dallo scempio, il Vesuvio
è coperto di spazzatura, la scuola
strizzata dall'ignoranza e nelle tasche degli italiani
c'è rimasto il fazzoletto per piangere. Paghiamo
le tangenti al sole all'aria
e all'acqua, anche alla terra dove ci danno un posto
bontà loro.  Com'è umano lei. E zitti
o ci fanno la multa. Ma il gregge
sta riservando qualche sorpresa, gli ridiamo in faccia
e il belato corale frastorna più del ruggito solitario
per sè e i pochi adepti pronti al bacio di Giuda. Abbiamo
deposto fiducia paura e creduloneria, adesso
preferiamo il letto di chiodi, che è più comodo
della viltà.
 
Io la notte ho intenzione di dormire.  Mi resta
l'urlo di Munch universale. Sì, lo voglio, porgo il dito all'anello
e i polsi alle manette dell'anima.
 
Apro
la bocca sdentata, l'elettrochoc
non si usa più da quando siamo diventati civili
e, come dicono tutti i matti, non sono pazza
né ubriaca né niente: questa
è la mia normalità quotidiana. La poetessa
da cuoramore e l'usignola stonata
ha raccontato una favola diversa, vera
purtroppo. Elargiamo un'offerta, basta scegliere
 tra cento associazioni benefiche della pubblicità televisiva
che appaiono come i funghi dopo l'acquazzone
e togliamoci lo scrupolo, tanti poveri
una mollica per uno è un dovere,
o finiamo all'inferno e non sarà servito a niente
esserci presi l'artrosi polidistrettuale
andando e venendo dalla scuola ogni giorno
con qualunque tempo, ricordo che mettevo
due collant sotto i pantaloni
e mi alzavo presto, i gatti e i cani
mi chiamavano per strada e ci fu
il vento furioso e il calore che le cosce
si appiccicavano ai sedili dell'autobus.
 
Manteniamoli tutti, è il minimo
che dobbiamo fare poiché la nostra tavola
è imbandita tutti i giorni dopo una vita di fatica.
 
Ci fu il mio primo giorno di scuola appena laureata
particolari insignificanti, grigio su grigio
non da telegiornali. Avrei voluto fondare
una casa editrice per i poeti ignoti, occorre
d'urgenza uno sponsor
contro la paralisi dell'anima più diffusa dell'aids.
 
Chi collabora? Tutti assenti.
Ah, ah, ah.
 
Ah.
 

                                                            Domenica Luise
 
                                                               
 
 
 
 

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11 thoughts on “Telegiornali

  1. Ah! Fanno finta di ascoltare:in verità non sentono!
    L'indifferenza è il male di vivere!
    Brava come sempre!
    Ti abbraccio Mimma!
    Sara (ex Chiaretta) 😀

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  2. Il gregge poco a poco tra prendendo coscienza…a fatica, lenetamente, ma il belato sta acquistando sonorità…Il gregge sta cominciando a capire e, forse, qualcosa potrebbe cambiare…ma ci vorrà ancora molto tempo.

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  3. Ehi, buonanotte a tutti. È arrivato il grande caldo, d'altro canto era anche ora. Ho avuto internet e telefono fuori uso perché il mio elettricista stava sistemando, splinder ha pubblicato da solo i post che avevo programmato. Vi saluto, miei cari, e che siate felici in mezzo ai guai come lo sono io, ah, ah, ah. Buona estate e continuate a belare forte.

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  4. Buongiorno, cara Mimma, che meraviglia questa poesia, è molto di più, oltre che per il contenuto dissacratorio nei confronti di una classe distruttiva, anche per la bellezza delle metafore, per l'armonia del suo lessico e per le immagini chiare e significative. Mi è piaciuta tantissimo, sei bravissima! Possa la tua voce giungere dove dovrebbe, il gregge… non si lascia più condurre e giungerà al suo pascolo.

    un affettuoso abbraccio
    annamaria*

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  5. Meno male che c'è ancora chi bela talmente forte da trasformare il belato in urlo, come questi tuoi versi…un urlo che tutti dovrebbero udire e condividere aiutandoti ad urlare sempre più forte…

    Un abbraccio

    frantzisca

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  6. E' una poesia durissima, ahi ! Quanto dolore racconti, quanto ne subisce questa umanità…
    L'urlo del poeta, l'urlo della tua  anima, Mimma, scuote ogni pensiero sensibile…
    Fa davvero caldo, cerchiamo un po' di frescura almeno, ciaoo carissima
    ti voglio bene !

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  7. Buon pomeriggio, o bellissime audaci, che affrontate il caldo per me, ah, ah, ah. Il belato cumulativo è un ruggito in incognito, ecco. Avete visto l'Etna, che fuochi non d'artificio? Questa è la Sicilia: chiassosa, generosa, minacciosa, anche pericolosa, proprio come il resto dell'Italia. E questa sono io, in camiciola scollata in mezzo a tre finestre aperte con una timida brezza marina che mi permette di respirare. È la meravigliosa estate ardente che mi piace tanto anche se brucia un bel po'. Per consolarmi mi vado a fare un caffè macchiato freddo col biscottino, stasera insalata di pollo mimmiana, chissà cosa uscirà? Ho inventato una ricetta che forse risulterà mangiabile e ipocalorica. 

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