Il cuore del padre

 
Il padre pianse in segreto perché il figlio più grande gli aveva chiesto la propria porzione di eredità e se n'era andato senza dire dove: <Sono maggiorenne e non voglio più sentire le tue prediche> gli aveva risposto quando egli, fino all'ultimo, lo aveva pregato almeno di dirgli cosa avesse intenzione di fare.
Allora il padre prese il telefono e chiamò un investigatore privato costosissimo e sicuro, perché gli dicesse se il figlio se la cavava.
I primi tempi i soldi c'erano e il figlio si divertì: donne, amici, banchetti, discoteca, alcool e droga, anche quella, purtroppo. Finì arrestato parecchie volte, ma il padre, in segreto, pagava la cauzione e il figlio usciva senza nemmeno domandarsi perché e chi l'avesse fatto liberare. "La colpa è mia" pensava il padre, "io l'ho fatto crescere troppo viziato, l'ho accontentato in tutto anche prima che me lo
chiedesse, era tanto un bel figlio sempre allegro, sornione, accattivante".
Ma suo fratello minore e la sorella piccola non erano come lui: studiosi, sempre promossi, entrambi con la testa sulle spalle, affermavano che il fratello era matto con una durezza che trapassava da parte a parte il cuore del padre.
I due ragazzi rimasti, per quanto il padre fosse riccone, si davano da fare coi primi lavoretti da piccoli guadagni come fanno i giovani che ragionano: distribuivano volantini di pubblicità alle famiglie nelle buche della posta, facevano lezioni private e in estate aiutavano i bagnini sulle spiagge, qualche volta salvarono una vita umana e il padre pianse anche stavolta, ma  di gioia.
Poi la femmina incominciò a fare la parrucchiera a domicilio e intanto si pagava gli studi, il maschio aiutava le persone a compilare la dichiarazione dei redditi e anche lui si pagava gli studi, cosa di cui erano orgogliosissimi entrambi.
E venne la sera in cui il fratello minore festeggiò la propria laurea in giurisprudenza ottenuta col massimo dei voti e la lode. Portava  un cravattino blu a farfalla, camicia immacolata con piegoline eleganti, completo dello stesso blu del cravattino e in mano una carpetta con dentro i suoi primi progetti. Aveva tentato di ordinare i riccioli mediante un gel che gli teneva i capelli appiccicati, il padre lo trovava un tantino buffo, ma tratteneva il sorrisetto. La sorella scollata in lungo con tacchi così alti che si trascinava, comunque belli tutti e due. Mentre mangiavano al ricco tavolo si presentò il figlio maggiore, poveramente vestito, col suo sorriso sornione e l'aria spavalda malgrado fosse tanto dimagrito e gli tremassero le mani. Il padre gli si gettò subito al collo, lo fece accomodare vicino a sè, lo ascoltò tutta la sera e si commosse per il modo famelico con cui mangiava. Poco dopo gli diede un grosso assegno, gli fece preparare la camera più bella, il letto più morbido,  lo baciò ancora e l'indomani mattina si svegliò felice e ben riposato dopo tanti anni di insonnia perché era tornato a casa. Quando lo cercò trovò il letto disfatto, la camera in disordine, le bottiglie di liquore che teneva nell'angolo bar dell'ingresso erano sparite e il figlio se n'era andato di nuovo con l'assegno.
Il padre pianse ancora in segreto mentre gli altri due figli mormorarono, altrettanto in segreto, del fratello cialtrone, egoista e ubriacone,
ma anche del padre sciocco.
Dopo altri due anni in cui il figlio entrava e usciva dalla prigione per piccoli furti, che però diventavano sempre più azzardati, si laureò anche la femmina in scienze della comunicazione. Quella sera indossava un abito rosso aderente, che non lasciava nulla all'immaginazione. Il padre, quando la vide apparire, rimase male e involontariamente a bocca aperta. Si accorse subito che alla ragazza piaceva un giovanotto biancastro di pelle, con una gran zazzera liscia e la maglietta a mezze maniche da cui uscivano due braccia muscolose e tatuate. Il maschio aveva al fianco la sua bella fidanzata, anch'essa in bilico sui trampoli attualmente di moda, che gli si stringeva addosso aggrappandosi per non cascare.
Mentre tutti mangiavano il menu a base dei pesci più squisiti, apparve il figlio maggiore, ancora più malridotto della volta precedente. Sembrava su di giri e incominciò a protestare perché non era stato invitato.
 Il padre l'abbracciò, lo fece sedere accanto a sè, ascoltò tutti i suoi lamenti e quanto egli si fosse sentito abbandonato dalla famiglia, gli fece preparare una bella stanza per dormire e fermarsi quanto volesse ed anche stavolta gli diede un  grosso assegno.
 Quella notte il figlio maggiore prese una statuina d'argento massiccio ed entrò nella camera del padre incominciando a frugare nei cassetti. Egli dormiva tranquillo, fece un piccolo gemito, si girò e riprese sonno. Il figlio rimase con la statuina pronta a sferrare un colpo sulla testa del padre, ma subito si rimise a cercare. Portò via tutto il denaro, il brillante di matrimonio e l'orologio d'oro del padre, prima di infilare la porta afferrò due bottiglie di liquore dal solito angolo bar.
Stavolta il padre si ammalò e temettero per la sua vita anche se non l'aveva visto in procinto di colpirlo.
L'anno dopo la figlia si sposò col giovanotto dalla pelle biancastra, quello coi tatuaggi, che si rivelò un bravo ragazzo  e fu proprio lui, con compassione inespressa, a fare ritornare il sorriso sul volto del padre.
Mentre erano tutti seduti al tavolo degli sposi, apparve il figlio primogenito, stavolta non era soltanto modestamente vestito, ma anche stracciato e chiaramente ubriaco. Inveiva e gridava che avrebbe ammazzato il padre per averlo scacciato di casa togliendogli la propria eredità.
Ancora una volta il padre lo fece sedere accanto a sè, chiamò i servi perché gli facessero un bagno, del quale aveva estremo bisogno perché puzzava, lo fece rivestire e quando egli riapparve, con la solita faccia insolente, ascoltò tutti i suoi lamenti ed infine gli fece preparare un letto nella stanza accanto alla propria sperando di sentirlo se di nuovo se ne fosse andato.
Prima di mandarlo a dormire volle parlargli. Gli diede un assegno con parecchi zeri, per ricominciare tutto daccapo, affermò, poi gli mostrò un gancio nell'ingresso, sistemato proprio sopra l'angolo bar, e disse: <Promettimi che, se un giorno tu dovessi di nuovo cadere in miseria ed io non ci sarò più, ti impiccherai a questo gancio>.
Il figlio baciò le mani del padre e promise stringendo forte l'assegno ed in quel momento aveva anche delle buone intenzioni serie.
L'indomani mattina egli se n'era di nuovo andato e, malgrado l'assegno, si era portato anche via le bottiglie di liquore. Stavolta il padre durò pochi giorni e morì.
Gli angeli discesero a prendere quell'anima ferita e la condussero in una gioia tale che nessuno, su questa terra, può immaginare.
Quando battezzarono la prima bambina della figlia femmina ed erano tutti intorno alla culla ad ammirarla, riapparve il figlio maggiore sporco, stracciato e a mani tese per mendicare. Stavolta il padre non c'era ad accoglierlo e i fratelli gli diedero un pezzo di pane e un sacchettino di confetti invitandolo ad andarsene senza disturbare oltre.
Il ragazzo si allontanò, uscendo vide il gancio e ricordò. Si nascose dietro una tenda senza fiatare.
Quando la festa finì e tutti andarono a dormire, prese la grossa fune di seta che reggeva la tenda, salì su una sedia e s'impiccò al gancio.
Non soffocò, ma cadde perché il gancio era murato in uno scatolone di compensato leggero, che  per il suo peso si spaccò, dall'alto vennero giù gioielli, un testamento per il quale egli, il figlio degenere, era erede di una fattoria e di una rendita, infine gli caddero sulla testa parecchi pacchi di denaro liquido di grossa taglia ognuno col suo nome e cognome sopra: una fortuna.  Non di più di quello che avevano avuto gli altri due, ma uguale perché uguale era l'amore senza confine del padre per i figli.

                                                                         Domenica Luise 

(Questa favola è ispirata ad una rielaborazione della parabola del
figliol prodigo che papà raccontò a me e a mia sorella Iole quando eravamo
bambine. In questo modo egli cercava di insegnarci l'amore e il rispetto, ricordo ancora oggi la grande impressione che ne ricevetti e voglio dedicargli questo mio breve scritto. Egli ci intrattenne soltanto con un'altra storia, quella
di "Marietta", che non aveva voglia di studiare ed era ignorante.
Che io sappia, le ha raccontate entrambe una sola volta, ma mi è bastata).

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22 thoughts on “Il cuore del padre

  1. Leggendoti, leggendoti mi chiedevo dove volessi andare a parare Mimma.
    C'è un significato recondito in alcune scelte.
    I dinamismi familiari, a volte, si ripresentano e quasta saga riveduta della parabola mi sa tanto di qualcosa di già letto, già visto, già udito, sai..
    Il finale mi ha spiazzato, lo ammetto.
    Ma com'è nata questa storia con una morale della favola che no ti aspetti?

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  2. p.s. in questi giorni mi è capitato qualcosa di vagamente simile alla tua storia; ma con esito ben diverso.
    Me ne son derivata l'idea che noi umani non impariamo mai, perciò vivo con una bella dose di pessimismo.

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  3. Passo, Mimma cara, per ringraziarti del bellissimo commento lasciato da me, per augurarti una splendida giornata di sole, per estrinsecarti ancora una volta il mio apprezzamento per la strabiliante fantasia di cui sei dotata.
    Racconto amaro, purtroppo molto verosimile, ma che si rischiara nel finale perché enuncia una verità inconfutabile. Grazie di tutto cara, un abbraccioneRossella

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  4. Credo che si amino i figli tutti allo stesso modo, almeno il mio amore di madre  non faceva differenze…dare ai figli in egual misura è giusto, ma a volte loro hanno bisogno d'altro poichè sono diversi, e le cure che si prestano ad una pianta a volte non sono efficaci per un'altra…
    Questa tua storia sembra una rivisitazione del figliol prodigo in chiave moderna, con la variante  del  figlio che reitera  lo stesso comportamento
     tipo "il lupo perde il pelo ma il vizio no", ma infine è pronto ad uccidersi come promesso…
    Mi riesce difficile immaginare un padre chiedere al figlio d'impiccarsi anche se già sa che non riuscirà nell'intento.
    Il fatto che il figlio decida d'impiccarsi non è per me sintomo di cambiamento, cioè di chi decide di mantenere la parola data, potrebbe essere semplice disperazione di chi si rende conto
    che non c'è più chi provvedeva per lui, di essere insomma in un vicolo cieco
    Lasci un finale aperto…

    Ciao Mimma, un abbraccio e buona giornata.

    frantzisca

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  5. un racconto che si apre a molte interpretazioni.
    tengo per me una che mi consente di giustificare il comportamento del figlio.
    in fondo però quello che conta è la certezza di un amore infinito.
    e per questo è bene coltivare la speranza.
    ciao
    un abbraccio
    cri

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  6. L'ho letto a velocità supersonica, che devo fare le noiose ma necessarie relazioni finali: ci ritornerò. Per me il significato è tutto nell'ultima frase. L'amore del Padre ( Dio ) è infinito e uguale per tutti i suoi figli.
    Ritorno, lo prometto.

    ciao

    franca

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  7. L' amore del padre..il rimorso-disperato del figlio ingrato che però, nel ricordo, ha sfidato la morte per ricominciare, a vivere.
    Bacione!
    chiaretta

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  8. Buonanotte, carissime. Ieri sera sono caduta addormentata fuori orario, adesso mi sono svegliata e dovrei ancora cenare, ho messo avanti la lavatrice e passato l'aspirapolvere, domattina faccio prima con le faccende, uffa, tanto lo so che poi, con la luce del giorno, ritrovo altra sporcizia nuova e ricomincio.
    Volevo parlarvi di questo racconto, che sicuramente parte dalla parabola del figliol prodigo, ma la porta alle estreme conseguenze.
    Gli atroci fatti di cronaca che la televisione ci ammannisce oltre ogni discrezione non suscitano in me curiosità, ma dolore e sorpresa. Sono troppo frequenti per non pensare ad una ragione di costume planetario.
    Cerco insomma una causa che stia alla radice di simili accadimenti. Purtroppo credo di trovarla principalmente nell'uso incosciente della droga, alcool  e stravizi. Si incomincia per spiritosaggine: "Tanto io posso smettere quando voglio", invece è una caduta libera. C'è troppa fame di soldi e di potere, la televisione è anche colpevole per le programmazioni erotiche e violente oltre ogni buon gusto. C'è una disumanizzazione generale e vedo che anche nelle famiglie con matrimonio d'amore e figli desiderati si litiga tanto per gridare con profusione di parolacce.
    La sera ci narcotizziamo con giochini dove si vincerebbero grosse somme, se la cosa riuscisse. Ogni tanto qualcuno gliela fa e tutti gli altri si accodano speranzosi.
    Il figlio avido si preparava a colpire il padre con la statuina, in lui agiva la droga. Anche il padre ha una sua colpa: l'ha sempre accontentato in tutto, proprio come fanno i genitori odierni che, non avendo sufficiente vita propria, vivono della vita dei figli, di cui fanno tutta la propria compiacenza anche imbrogliando, raccomandandoli e portandoli avanti fra le braccia fino all'età pensionabile.
    Così non gli permettono di crescere. Non mi piace l'educazione autoritaria e repressiva di sessant'anni fa, ma adesso, nella stessa misura, non sopporto la diseducazione odierna. Qui i figli comandano col grido e la prepotenza.
    Credetemi, si drogano tutti prima o poi, disgraziatamente alcuni continuano e si rovinano per sempre.
    Un'altra cosa: quando il marito uccide la moglie, i figli e alla fine si spara, arriva la televisione e tutti i conoscenti dicono: <Una così brava persona, tranquilla, educata, riservata>.
    Ma quando mai.
    Non è che adesso uno è un santo, poi gli viene la crisi di follia, fa fuori il figlio o il marito o la moglie e poi s'impicca al gancio o dove gli pare.
    Cerchiamo di restare lucidi e presenti a noi stessi senza esasperare le situazioni. Il modo di vivere odierno è squilibrato. Come vedete non parlo da cattolica, per quanto io abbia preso spunto dalla parabola evangelica. E diamo, ai nostri figli, fin da piccoli dei lavoretti da compiere oltre al gioco e allo studio, facciamoci rispettare perché ne abbiamo non solo il diritto, ma anche il dovere.

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  9. Non ho avuto tempo ieri di scrivere un commentino, così tu, Mimma, mi hai preceduto: io volevo evidenziare proprio quello che mi era parso di cogliere nel tuo racconto e cioè una rappresentazione ahimé troppo fedele della realtà e in particolare la debolezza, oltre ogni aspettativa, dei genitori di oggi che non sanno dire dei no forti e decisi e che accrescono l'immaturità dei figli senza accorgersi e senza capire di farli precipitare…
    Un padre così non è un buon padre, certamente.
    Ciao, buona giornata.
    car

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  10. Cerchiamo di restare lucidi e presenti a noi stessi senza esasperare le situazioni. Il modo di vivere odierno è squilibrato.
    Questo secondo me il fulcro di tutta la storia. E' importante farsi rispettare dai figli e non dare troppo amore, che significa coltivare inevitabilmente vizi e prepotenza. Ma non smettere mai di ascoltarli e rispettarli evitando di prenderli in giro o deriderli. Purtroppo io assisto quotidianamente al modo di voler educare di mio marito che esige rispetto senza offrirlo. E' egoista e pronto a rispondere sempre no, tranne poi a comprargli pantaloni e magliette di marca costosissimi e alla moda per farlo apparire appartenente ad un certo livello sociale. Pretende il massimo a scuola, nello sport, con gli amici e lui si ostina a non ascoltare il figlio e a non gioire con lui quando porta a casa bei voti. Per principio non intende comperargli il motorino, ma non trova mai il tempo per accompagnarlo al cinema o dagli amici, né tanto meno per stare con lui semplicemente. E' abituato a dire piccole bugie (spero solo piccole) anche inutilmente. Ed io poi passo per la madre troppo comprensiva… per bilanciare o provano a mettermi in mezzo per trovare una soluzione. La famiglia e l'educazione dei figli è il lavoro più difficile del mondo… ma le responsabilità non possiamo sempre delegarle agli altri, scuola, amici, società, perché noi ne siamo la componente fondamentale.

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  11. Accontentare i figli in tutto fin da piccoli significa rovinarli con le proprie stesse mani, purtroppo. Sarebbe come se io, insegnante di lettere all'istituto superiore, mi fossi messa a fumare in classe chiedendo la sigaretta agli alunni o gli avessi domandato consiglio raccontandogli i fatti miei oppure mi fossi fatta scoprire ignorante in sintassi latina. L'educazione di un figlio o di una classe è uguale, incomincia da subito ed il padre, la madre e la prof. hanno diritto al rispetto costante, che quindi va meritato con l'impegno e la serietà di vita.
    Ho sempre ragionato molto sulla parabola del figliol prodigo e ne ho dedotto che il ragazzo ritorna a casa per fame e non per amore o almeno più per fame che per amore. Il vero amore di un genitore sa dire di no quando occorre, non solo, spiega anche il perché. Gli alunni sapevano sempre il motivo dei miei comportamenti, come anche che, dopo molta pazienza, non sarei tornata indietro.  Nessuno è rimasto ignaro e non ho mai cancellato un rapporto, anche se ne ho dovuti scrivere pochissimi nel corso della mia esistenza. Qui invece ci facciamo ridere dietro da qualunque ragazzino squinternato e prepotente dalla bocca lunga, che tutto chiede senza nulla dare.
    Secondo me i figli e gli allievi sono le vittime finali di un piano inclinato ormai quasi verticale, che fa precipitare il mondo scivolando su sesso, droga, pigrizia, avidità di guadagnare senza fatica e ignoranza.

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  12. A BUON INTENDITOR POCHE PAROLE
    continua a dire il saggio,nel mentre io aggiungo,continua ad amare ma non farti illusione sui  cambiamenti d'un carattere assecondato nelle sue debolezze.Le chance e le opportunità per cambiare ci sono sempre e sempre bisogna darle ma…aiutandole anche con il coraggio consapevole di un NO messo fra le mani come il più grosso degli assegni. E brava la DomenicaLuise!  Applauso.Mirka

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  13. Buonasera e benvenuti a tutti. Volevo aggiungere una cosa fondamentale sull'educazione: i ragazzi viziati diventano dei rammolliti e impiegheranno una vita per capire cose fondamentali. Quando il privilegio cesserà e non saranno più protetti, tenderanno a cercare sostituti del padre e della madre dai quali farsi assistere sia materialmente che psicologicamente e anche spiritualmente. Non sono in grado di lottare né di perseverare, si scoraggiano subito, non si sentono più amati da nessuno poiché nessuno è più disposto a tributargli l'offerta in olocausto della propria vita. Diventeranno rabbiosi, presuntuosi e si sentiranno sempre traditi. Imparare questa lezione è duro ed è lento, pochi sono quelli più intelligenti che arrivano a riparare lo sfascio provocato dalle predilezioni infantili, quando arrivano a sorridere di sè e delle proprie smanie la guarigione è compiuta: non sono più i bimbi che debbono crescere, ma vecchi che debbono morire, speriamo che almeno ne prendano coscienza prima dell'ultimo respiro.

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  14. Ho amato troppo mio padre per poter capire quel figlio viziato. Allo stesso modo mio padre, pur amandomi più della sua vita, sapeva essere autorevole al bisogno e  dire no al momento opportuno. In ogni caso, a me dispiaceva troppo l'idea di far soffrire i miei genitori e mai avrei potuto comportarmi in modo tale da recare loro dispiacere.Il loro amore era fatto di tempo, dialogo, rispetto, condivisione…non mi hanno mai fatto mancare il necessario, ma non mi hanno mai dato il superfluo.Eppure è proprio questo che mi ha sempre legata a loro: nulla di materiale, ma solo l'amore. Denaro ed oro chiedono altro denaro ed oro, consentendo l'ozio ed i vizi, mentre l'amore chiama altro amore ed è proprio questo che dovrebbe accomunare un padre ad un figlio.

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  15. Buongiorno, cara Mimma, già dalle prime righe ho pensato alla parabola del figliol prodigo, alla perla delle parabole di Gesù; pensa che l'avrò ascoltata chissà quante volte alla lettura del vangelo eppure ancora mi emoziona: insegna il perdono e l'infinito amore di un genitore che cercherà di redimere il proprio figliolo. La tua storia offre uno spaccato della gioventù attuale che c'era anche duemila anni fa, perchè la bellezza delle parabole sta nell'essere sempre in linea con i tempi. Un vero genitore non deve mai stancarsi di esserlo, il tuo ha continuato anche dopo la morte.
    Ti faccio tanti complimenti per la narrazione fluida e per il finale diverso da quello della parabola, un finale veramente inaspettato.

    Ti auguro una buona giornata, di vero cuore.
    affettuosità
    annamaria*

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  16. Hai fatto una bella reinterpretazione della parabola del fgliol prodigo, Mimma, che però si ravvede subito mentre qua il ragazzo non riesce a venire fuori dal suo mondo malato. Solo alla fine si ravvede arrivando a cercare la morte perché ignora che l'amore di un padre va oltre ogni male.

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  17. ottima la tua rielaborazione de Il figliol prodigo!

    p.s.
    chi è la donna che riceve quei bellissimi fiori?
    e la meravigliosa pasta al forno chi l'ha preparata?

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  18. hai rispettato in pieno il significato della parabola conosciuta come la parabola del figliol prodigo ma  che in verità è la parabola del padre misericordioso.

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  19. Buonasera, signore e signori, eccomi qua, saltellando dai fiori alla pasta al forno al figliol prodigo profittatore…allora, la donna che riceve quei fiori stupendi sono io, o sorella e zia fortunata che più fortunata non si può. La pasta al forno è opera di mia sorella Iole, troverete come si fa su questo blog nella categorie ricette, basta buttarci dentro tutti gli avanzi che trovate in frigorifero. Accidenti, mi sta venendo nuovamente fame, uffa. Ho ancora due tortellini col sugo avanzati dal pranzo. È vero, la parabola del figliol prodigo è la realtà del padre misericordioso. Il mio papà l'ha raccontata così quand'ero piccina, non l'ho dimenticata mai più.

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  20. Che rabbia mi è venuta  a leggere questa storia, Mimma, questo padre che non  sa dire di no e questo figlio che cade sempre più in basso…capisco che  Dio ci ama in qualunque situazione, però secondo me non è mica tanto educativa questa parabola, col fatto che ci perdona sempre uno può fare sempre tutti i suoi comodi, proprio come figli viziati…mah

    Buona giornata !!

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  21. Buongiorno, bei ragazzi e bellissime giovanette. Allora: sono contenta di avervi fatto rabbia, lo scopo è raggiunto, al troppo amore del padre risponde il perenne egoismo del figlio, spesso, purtroppo avviene.
    Poi, quando papà e mamma chiudono gli occhi, all'improvviso costoro si svegliano  e incomincia il rimorso, sempre che ne siano in grado.

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