I misteri dell’Ermetismo o le stranezze


L'Ermetismo per l'Ermetismo è finito da almeno cinquant'anni. Nessuno
dotato di una mediocre conoscenza poetica si siederebbe a tavolino scrivendo
le prime stranezze sconnesse che gli vengono in mente considerandole poesia moderna così come, tanto meno, nessuno penserebbe di prendersi il ruolo di
maestro sul volgo ignorante come cento e più anni fa, e tenete presente che
faccio i conti all'ingrosso.
Viceversa oggi il poeta è uno che si abbandona al mistero interno ed
esteriore mescolando come più gli piace parole oscure e chiarissime,
intrecciandole e potenziandole a vicenda le une sulle altre e dentro le altre
fino a trasformarle in una sola sintesi simultaneamente oggettiva
e soggettiva, leggibile a diversi livelli.
Anche la vecchia idea di scrivere poesia comprensibile a tutti, opposta
alla poesia premeditatamente incomprensibile, è completamente caduta.
La cultura è indispensabile per fare poesia di un qualche livello. E
mica posso piazzarci dentro gli errori di grammatica e di sintassi
del periodo. Comunque senza amore per la conoscenza e lo studio
degli altri autori, numerosi e diversi per non subirne l'influenza stilistica,
la mia poesia non progredisce, magari resta gradevole, ben composta,
ma sarà soltanto un'eco e non inciderà nei cuori e nelle anime.

                                                              Domenica Luise
 

9 pensieri su “I misteri dell’Ermetismo o le stranezze

  1. La poesia è linguaggio altro, che esula dal quotidiano, che trasforma il fatto esperienziale e lo sublima.
    Può addirittura, come ogni altra forma artistica, diventare “artificio”, finzione, benefica però, finalizzata alla costruzione di un quid che è sempre l’io pensante, l’autore, ma specchiato, distanziato e perciò meglio percepibile.
    Si fa poesia per non soccombere all’impossibilità di inferire completamente la realtà.
    Se nell’approccio scientifico la realtà bisogna teorizzarla prima di comprovarla, nella poesia accade invece che la si intuisca, sotto veli che ne celano a volte allo stesso poeta la grandezza e il mistero.
    Luce, fotoni, particelle ultime che sono imprevedibili seppure ipotizzabili, di un essere e divenire che riserva continue sorprese.
    Non si può e non si deve banalizzare la poesia come si sta facendo oggi (in un pullulare di blog e di editori che a pagamento stampano di tutto) portando a un degrado del concetto poetico, tanto che tutti si credono poeti solo perché vanno a capo, in una sagra di banalità da cuore-amore, provocando così da una parte lo svuotamento concettuale di questa altissima forma d’Arte, e dall’altra il distacco elitario del mondo accademico.
    Bravissima, prof. a porgerci queste ottime considerazioni!

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  2. E le tue considerazioni, cara Cristina, meritano una risposta immediata ed entusiasta. Il concetto di arte-artificio è importante e vero, si potrebbe anche parlare di stile. Insomma la tecnica della scrittura esiste, alcuni l'intuiscono prima ed entrano nel profondo fino a cogliere quei bagliori che salgono oltre la razionalità dello stesso autore, altri si sforzano, il che è vano perché la poesia e lo studio sono una passione, impegnativa quanto vogliamo, ma non uno sforzo. Ci possono essere periodi di stasi, ma non di sforzo per eccellere sugli altri o per mantenere le posizioni raggiunte.  Occorre una purificazione sulla voglia di emergere, farsi avanti, ottenere un nome. Io so bene quanto ciò sia duro, oltretutto si pubblica di tutto, errori compresi, basta che l'autore paghi,  cosa significa? Talmente poco da essere nulla. Comunque la tecnica della scrittura non può prevalere sull'ispirazione perché un occhio appena esercitato l'avverte immediatamente. La poesia non si costriuisce con la tecnica, sempre indispensabile, ma si eleva con l'ispirazione. La quale è rarissima. Negli autori migliori ci possono essere gravi cadute di livello e questo è assolutamente normale. L'opera geniale è infrequente in seno allo stesso autore. Qui andiamo per tentativi talora anche maldestri, altro che gnosi e poeta vate come nel passato.

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  3. Dopo due commenti così alti, io ho ben poco da aggiungere: condivido ogni parola. L'ermetismo pregno di cultura poetica è luce che rischiara, ognuno troverà la sua.

    felice giornata
    affettuosità
    annamaria 

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  4. Tutto vero, tutto condivisibile in teoria. Poi c'è il fatto  che la poesia deve emozionarmi con una verità, un'immagine bella, un ritmo, un tono ( quell'indefinibile quid ) e non ci sono stili o forme particolari che tengano: mi ha raggiunta e basta. 
    Quanto più il poeta raggiunge l'intimo dei lettori e permane, tanto più è grande.

    ciao 

    franca

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  5. Beh, io ricordo che a scuola, quando mi spiegavano il significato delle poesie, mi piacevano molto di più. A volte il suono delle parole è così bello da far apprezzare comunque una poesia ma confesso che quando riesco a capirne il significato, l'essenza,è tutta un'altra cosa.

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  6. Sono d'accordo con Cristina, Mimma cara. Le tue argomentazioni sono comunque validissime. Non voleremo lontano, ma che c'importa? L'importante è tirar fuori quello che sentiamo nel cuore, e tu lo fai egregiamente.  Un bacio

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  7. beh, io da quando ero bambina cerco un linguaggio poetico che sia immediatamente fruibile, in un equilibrio instabile che forse è proprio di questa forma di espressione…ma sono solo i miei esperimenti….

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  8. PER LASCIARE TRACCIA
    di fiori bisogna avere la passione della conoscenza che è attenzione e cura là dove altri guardano e con indifferenza girano l'occhio.Ciao,Mirka

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  9. Buonanotte o buongiorno, mie carissime. Com'è bello sentire le parole che mi sussurrate, debbo dire che siete "poche, ma buone". Rossella, in che senso non voleremo lontano? Il successo, normalmente, non arride ai poeti, che hanno voci di bambini in un mondo di signori della guerra. È stato sempre così per i più grandi, figurati per quelli piccoli come me. Piccola, ma originale: di questo vado fiera.  Sono i miei pensieri, le mie foto, raramente pensieri e foto di amici a me vicini, i miei quadri e i disegni creati da me nel computer. Anche i canti che ho inventato me li sono cantati da sola, erano tempi molto felici, di cui mi è rimasta traccia nelle vecchie audiocassette.
    A nessuno di noi interesserebbe volare lontano con applausi finti, meglio un blog da nulla, ma sincero.
    E dopo ho tanta voglia di andare nel Paradiso dei poeti per sempre, se mi vorranno.

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