Il caporeparto

Il proprietario della boutique si era subito accorto del potere che il giovane commesso Marius esercitava sulle clienti. Nessuna usciva dal negozio
senza il suo pacchetto e un sorriso ebete sul viso, quando egli poi riuscì
a fare comprare ad una donna grassa una cintura di cuoio firmata da strizzare
in vita con una pesante fibbia che sembrava di bronzo, convincendola
dell'eleganza, del buon prezzo e che sarebbe dimagrita a breve, tutto
in cinque minuti, il signor De Meo, che chiamavano dottore perché era ricco,
ma non aveva alcuna laurea in nulla, pensò di affidargli la propria
nipote prediletta per istruirla nel mestiere.

In verità Marius era una specie di nome d'arte perché il ragazzo cantava
in un piccolo complesso di notte, con sparuti guadagni e quasi sempre gratis.
Il fatto che avesse i denti grossi, storti e sporgenti sul davanti  lo
penalizzava quando apriva la bocca, piuttosto tumida, nell'insieme
non era un bel vedere, ma in negozio le clienti compravano appena
egli appariva. Le faceva sentire regine con una sola parola di approvazione.
Il signor De Meo non aveva figli ed amava quell'unica nipote
svisceratamente, la reputava mite, ma in realtà la ragazza era un po'
scema, non sapeva cavarsela da sola, così un bel giorno egli chiamò
Marius, con atteggiamento stranamente riguardoso.
Lo lodò ampiamente per l'ottimo lavoro che egli compiva in negozio
e Marius pensò che forse l'avrebbe nominato caporeparto, come
sperava da un anno. Avrebbe avuto più tempo per studiare le nuove
canzoni, parole e musica, che continuamente gli venivano in testa
pure la notte dormendo, ed un aumento del modesto stipendio.
Invece fu subito chiaro che avrebbe dovuto insegnare il mestiere
alla ragazza, una certa Angela,  ed a Marius venne l'istinto di
piangere come un bambino perché ai suoi compiti se ne sarebbe
aggiunto un altro gravoso e non pagato.
Aveva visto alcune volte la nipote del capo girare curiosamente
oziando per il negozio, guardava una pezza di seta arabescata,
un abito di velluto, sceglieva un pantalone a vita bassa che le stava
malissimo perché aveva pure un po’ di pancia, il maglioncino
traforato, il pendaglio con le pietre verdi di plastica, Marius,
in sè, pensava che aveva gusti orridi.
Dovette mettersi con lei e la cosa fu lunga, noiosa e poco
gratificante. Le insegnò, come prima cosa, a camminare con le spalle
e la testa erette, a sorridere come se le importasse davvero delle clienti,
a trovare anche nella racchia più brutta qualche cosa di positivo.
Tutto ciò che egli aveva capito in circa dieci anni di lavoro nutrì
la robusta fanciulla a piccole dosi, divenne più sicura dapprima
apparentemente, dopo nella sostanza, aveva perfino momenti
con prese di posizione fermissima, quando si incaponiva. Ad un certo
punto Marius temette che si fosse incaponita con lui e la cosa gli dispiacque moltissimo. Intanto il suo gruppo musicale non  aveva un grande successo,
volavano fischi e qualche ortaggio di tanto in tanto. Dovette misurarsi
con la sfortuna che si accaniva contro di lui, la nipote del capo
diventava sempre più invadente, rabbiosa se egli non le dedicava
tutti i minuti liberi dal lavoro, intanto aveva mandato l'ennesimo
cd ad una cantante famosa, che non rispondeva da tre mesi e
doveva pure sopportare sua madre, che lo pressava dicendogli di trovarsi
una brava ragazza benestante  per mettere su casa e darle dei nipotini.
Erano appena passati due mesi da quando egli istruiva la ragazza
nell'arte del vendere in qualsiasi più disperata situazione, quella mattina
Marius era partito da casa ancora più inferocito per l'ennesima
scenata della madre, < Non lo vedi? Non lo vedi come stiamo? Non
ci sono a metà mese più i soldi per comprare i libri al bambino >.
Il bambino era il fratello minore di Marius, iscritto da dieci anni
all'università in scienze della finanza. Era uno che faceva sempre
quello che voleva, schioccava le dita e tutti accorrevano. Marius,
per lungo tempo, non aveva dubitato  di lui, ma da un po' provava
uno strano senso di malessere. Dieci anni sono troppi per una
laurea e il bambino vestiva di lusso, in lino, seta e morbidi colori,
non nel suo negozio, dove non si vedeva mai anche se gli avrebbero
fatto lo sconto, lui andava libero, in città. Certe volte telefonava
a casa che restava con un amico, a turno Roberto o Giovanni oppure
Maria Teresa, così una volta gli scappò, < voglio dire Mario
Tereso > , si era corretto sfacciatamente per telefono, era stato
allora che all'improvviso Marius aveva capito.
< E smettila di cantare in quella stupida band, pensa a tuo fratello
che si deve laureare, con quali soldi gli facciamo la festa?> gli aveva
gridato dietro sua madre quella mattina, pazza del figlio più
piccolo perché ogni tanto le portava la rosa strappata alla siepe del
vicino oppure il cornetto alla crema di agrumi del quale era golosa.
Marius si sentiva nervoso e avrebbe volentieri spaccato qualcosa:
il vetro lucidissimo della porta, il pomello di ottone striato di argento,
la testa della biondona tinta e traboccante voluttà, troppo alta,
troppo scollata, troppo tutto per lui.
Entrò nel negozio e la vide che strillava contro due commesse,
colpevoli di avere fatto uscire " quella cretina senza niente in mano ".
Intanto le altre clienti, a bocca aperta,  infilavano la porta e se ne
andavano in fila zitte zitte.
La voce di Angela divenne bassa e sensuale appena lo vide, < Marius,
tesoro, tu vedi in me la nuova caporeparto > modulò in falsetto
e chinando modestamente gli occhi, < adesso sei mio sottoposto,
dovrai obbedirmi > scherzò, ma aveva un tono minaccioso.
Gli occhi le brillarono quasi crudelmente.
Egli rimase a bocca aperta davanti a lei e non parlò per un pezzo. 
Aprì e richiuse più volte la bocca, gocce di sudore freddo gli
scivolarono sulle tempie ed impallidì a vista traballando. Dovettero
sostenerlo a farlo sedere, sentì che un collega diceva: < Aspettava questa promozione da tanto tempo, poveraccio, che delusione >, l'altro rispose:
< L'avrebbe meritato lui fin dall'anno scorso > le commesse, che
Angela stava maltrattando all'ingresso di lui, si allontanarono dietro a
due clienti appena entrate ed apparve il dott. De Meo.
< Cosa c'è, cos'ha il nostro artista? Marius, ma lei ci fa prendere queste paure? Angela,  riaccompagnalo a casa, oggi giornata pagata, si deve festeggiare
la nuova caporeparto>.
Il ragazzo, finalmente, ritrovò la parola: <Voglio stare da solo > disse,
girò le spalle e corse via.
La biondona, che già fremeva stringendo nelle mani le chiavi della
propria macchina, non aveva l'agilità per corrergli dietro.
< Ecco, lo vedi, zio  > piagnucolò, < te lo dicevo che non mi vuole >.
< Parla piano che ti sentono > rispose lui con un piccolo scatto di impazienza,
ed era la prima volta che gli veniva un momento di contrarietà con
quest'unica nipote.
Pensò: < Dove vuoi che vada? Ti sposa e si sistema per sempre. E' un
poveraccio con un fratello che non si laureerà mai e non ha voglia di
lavorare. Ho mandato i soliti a fischiarlo nel locale dove canta, stanotte,
gli hanno pure tirato un cavolfiore. E' nelle nostre mani>.
Sospirò perché la vita era proprio una giungla, ma non per lui né per
Angela: per tutti gli altri.
 
Marius raggiunse il garage dove provavano ed afferrò la chitarra.
Lo stanzone era buio e odorava di umido.
Incominciò dapprima a strimpellare, poi a suonare e a cantare
alternando urla alle note e trasformando tutto in un lamento delicato,
prorompente, che nessuno al mondo avrebbe mai più sentito,
solo lui e solo quella volta. Finì gettando a terra la chitarra, che era
la cosa più cara della sua vita e calpestandola sotto i piedi.
Dopo raggiunse la stazione ferroviaria e salì sul primo treno che
andasse lontano. Aspettava con una sorta di strizza allo stomaco
che si mettesse in moto. Appoggiò le dita sudate,  stringendo la sciarpa
di lana che gli aveva regalato sua madre al compleanno, dopo si
affacciò al finestrino e la buttò fuori insieme al telefonino.
Coi primi guadagni avrebbe comprato una chitarra buona.

                                                                               Domenica Luise

                                                      (Fine della prima puntata. Continua)

Marius un anno dopo

Il ragazzo cantava e suonava la chitarra elettrica cavandone ondate di vibrazioni. Il pubblico urlava, ballava e tendeva le braccia.
<Uffa> disse la vecchia, che noia, non sopporto tutti questi strilli,
abbassate la televisione>.
La biondona sbuffò senza muoversi, suo marito si alzò dal divano e incominciò
a cercare il telecomando sulla tavola ancora apparecchiata, infine lo trovò
sotto un tovagliolo sporco perché, mentre mangiava, come tutte le volte,
lei aveva vomitato. Lo stomaco gli si strizzò per il disgusto.
Quando si erano sposati era opulenta, adesso aveva già preso altri
venti chili. <Angela> la chiamò così sottovoce che lei non lo sentì. Stava sferruzzando un golfino rosa, <Sarà femminuccia come noi, le donne
della tua vita> disse a voce acuta. Le porse il telecomando, <Papà ha detto
domattina di andare al negozio un'ora prima perché sono arrivati i cappotti
nuovi da sistemare nella vetrina> fece la ragazza. Lui annuì e pensò
a come si era dovuto piegare a prendere il posto di suo fratello
in tutto e per tutto, anche al fianco di lei, perché non potevano più
andare avanti con la pensione minima di sua madre.
<Questo cantante somiglia a Marius> disse Angela sbadigliando, e si mise
in bocca un altro gianduiotto, <soltanto ha gli occhi neri invece di azzurri
slavati, i denti dritti e i capelli scuri>. Chinò la testa sul petto come se
un pensiero la turbasse, <brutto era brutto> aggiunse, si volse al marito:
<Tu sei più bello> affermò, <mi hai sposata per interesse, ma almeno
ti si può guardare>.
<Io non ti ho sposata per interesse>, si difese lui, con la testa al
fastidio di alzarsi prima l'indomani per i maledetti cappotti, già.
<Marius non ha telefonato più> disse la madre, alla quale bruciava
ancora che il figlio più grande se ne fosse andato in quel modo,
aveva chiamato una volta sola per dire che stava bene, ma non
sarebbe tornato ed aveva interrotto la comunicazione.
Era orgogliosa che il "bambino" avesse fatto quel matrimonio da favola
e adesso le stessero dando anche la prima  nipote. Suo figlio poteva essere soddisfatto, cosa importava se alla fine non si era più laureato?
Ormai lei si occupava della casa e i ragazzi lavoravano insieme.
L'interesse comune li avrebbe legati sempre più e sarebbero
vissuti felici e contenti. Ogni tanto lui sbuffava girando il viso
dall'altra parte, è vero, Angela era un po' seccante, lagnosa,
anche nervosa, diciamo pure prepotente, bella non era mai stata,
ricca sì, ma non si può avere tutto dalla vita.
 Appena la bambina sarebbe venuta al mondo le cose si sarebbero
stabilizzate in meglio.
 <E poi> aggiunse la nuora, <Marius aveva quelle labbra grosse
che mi sembrava un negro, questo invece ha una bella bocca e canta meglio>. Continuava a guardare il video concentratissima, <Come gli somiglia>
ripeté, <lo stesso modo di muoversi. Ma non ha quella brutta gobba sul naso>.
Non aggiunse che a lei, quella gobba, piaceva accarezzarla e dovette
trattenere un sospiro. Quei due erano scemi, ma non tanto.

Il concerto era finito. Marius si lavò la faccia nel grande camerino,
si tolse le lentine  nere e si pettinò scuotendo via i lustrini che gli si erano impigliati nelle ciocche dei capelli. Quando lei entrò sorrise con la sua bella dentatura rimessa a posto da un grande medico, quello dei vip, un altro professorone di chirurgia estetica gli aveva diminuito le labbra tumide
e una graziosa parrucchiera gli sfumava di scuro le ciocche alla radice
ogni dieci giorni. Lei era la cantante famosa alla quale, allora,
aveva spedito il cd con i propri pezzi. Era andato a cercarla
appena arrivato perché voleva guardare in faccia la persona che non
gli aveva risposto ed uscì fuori che invece stavano tentando affannosamente
di rintracciarlo dopo avere scritto e riscritto all'indirizzo di casa senza
mai ottenere segno di vita.
Marius pensò che le lettere si fossero smarrite, in realtà la madre,
credendo che fossero stampe inutili, le aveva sempre gettate via.
All'improvviso egli si trovò catapultato nel mondo soltanto sognato fino
a quel momento. Venne rivestito,  nutrito e servito. La cantante famosa si
prese cura di lui ed egli l'amò profondamente come non gli era capitato mai. Insieme conobbero un'intensità tale che tutto il resto, come le loro
stesse carriere,  divenne un optional. Gli amici li prendevano in giro,
ma in realtà li invidiavano, sia pure bonariamente.
L'unica cosa della sua storia che gli dispiacque fu che non poté chiamarsi
Marius perché sarebbe stato troppo riconoscibile.

 
                                                              Domenica Luise

                               (Fine della seconda puntata. Continua)

Marius due anni dopo

<Perché, amore, ti sei chiamata Gianna Ly?> chiese Marius accarezzandola distrattamente. La ragazza gli sgranò gli occhi negli occhi :
<E tu perché ti sei chiamato Marius?>.
<Così> risero insieme.
<A me Gianna Ly è sembrato come un ruscelletto che scende limpido
e spensierato, una cosa pulita>.
<A me, invece, Marius è sembrato solenne, un nome patrizio> disse lui. Si baciarono.
<Affermano tutti che questo tipo di amore finisce presto>.
<Perché, che tipo è il nostro amore?>.
<Passionale> fece lei.
<Canterino anche> affermò lui.
<Un amore rosso secondo le tradizioni>.
<Anche verde di speranza>.
<Facciamo un bambino> disse la ragazza, ma non come una domanda.
<Subito> rispose Marius.
<Pigliamoci un anno tutto per noi. Intanto prima ci riposiamo e dopo
prepariamo il cd col quale ripresentarci. Nel frattempo partoriamo>.
Marius rise per quel "partoriamo" al plurale.
<Però deve essere un cd che nessuno ha mai sentito. Bellissimo. Voglio mescolare
la musica melodica con quella più ritmata e le nostre due voci debbono anche intrecciarsi, opporsi e incontrarsi. Proprio come un buon matrimonio>.
Quelli della casa discografica stralunarono quando sentirono quel programma: <Scomparite dalla scena per un anno e sarete dimenticati> risposero tutti concordi. <Guardate che per voi abbiamo speso fior di quattrini>.
<Adesso cantare incinta con la pancia all'aria è perfino di moda> disse il capo.
<Ma non se ne parla proprio> strillò il capo dei capi, <carpe diem>.
<Significa cogli il momento, approfitta dell'occasione> sussurrò Gianna,
che aveva fatto il liceo classico,  all'orecchio di Marius.
<Ci sono cantanti più bravi di voi, che non hanno sfondato> aggiunse.
<Sì, ma vogliamo comunque diminuire gli impegni> insisté Marius.
<Tu non sai quello che dici. Abbiamo  esigenze a cui non si può venire meno.
E poi avete firmato un contratto>.
Marius e Gianna non osarono chiedere delucidazioni. L'atteggiamento della produzione, nei loro confronti, non era più così rispettoso, ammirato, scodinzolante. Il loro sguardo sembrava di ghiaccio. Si calmarono subito appena i due ragazzi intonarono insieme l'ultima canzone che era venuta in mente a Marius la sera prima.
Egli, per un triste attimo, si sentì sfruttato esattamente come nella sua vecchia vita, dalla madre, dal fratello e dai De Meo, zio e nipotona. Almeno, tuttavia, qui aveva la donna di cui era innamorato, tanti soldi e faceva il lavoro che voleva. Ragionò che nella vita non si può avere tutto, così le cose continuarono come prima fra serate, nottate e spettacoli. Si annunciò un bambino e la produzione mise a loro disposizione un'ulteriore schiera di medici, dottoresse e domestici, ma l'ingranaggio non si fermò se non in extremis.  I giornalisti riuscirono ad inseguirli fin dentro la clinica con domande idiote e i lampi delle macchine fotografiche mentre lei strillava: prassi comune per le vite pubbliche come le loro. Sempre meglio di fare
il commesso o l'idraulico oppure il parrucchiere. O meglio il parrucchiere?
Marius ci pensò e ripensò. Lasciare di nuovo tutto, aprire un bel negozio di parrucchiere, appunto, lui avrebbe diretto e gli altri lavorato.
Ne parlò con Gianna e insieme decisero che avrebbero aspettato la scadenza
del contratto e dopo si sarebbero messi in proprio, il negozio di parrucchiere avrebbe prodotto soldi e loro avrebbero cantato per diletto.
<Cercheremo nuovi talenti e creeremo una casa discografica nostra.
Ormai sappiamo come muoverci. Tranquillo, tesoro. Ci vogliono
soltanto sedici mesi e dopo saremo liberi> disse Gianna.
Risero insieme pensando a quant'erano stati felici quando avevano firmato quel contratto per due anni e come adesso non vedessero l'ora che arrivasse la scadenza.
<Però loro non debbono conoscere le nostre intenzioni. Vedrai che quanto prima ci proporranno un nuovo contratto per trattenerci> disse lei arrotolandosi una ciocca castano dorato sul dito, era un gesto che faceva quando non si sentiva tranquilla.
Nessuno dei due si aspettava mai quello che trovarono l'indomani mattina,
anzi era una "quella": alta, smunta, con una voce acutissima.
<Loredana interverrà per arricchire le vostre canzoni nei momenti salienti,
sentite che estensione, l'ho scoperta ieri sera, che gorgheggiava come un
usignolo nel bar Papillon e non potevo lasciarmela sfuggire> disse il capo.
Il bar Papillon, malgrado il nome gentile e francese, era un buchino di
periferia con una pessima reputazione di spaccio e gioco d'azzardo.
Loredana strizzò la faccia  in quello che voleva essere un sorriso e le brillarono due dentoni sul davanti. Oh, l'avrebbero sistemata in breve e sarebbe anche ingrassata ai punti giusti. Aveva una gran cascata di riccioli selvaggi nerissimi, ma era la stessa cosa di Angela la biondona. Marius si mise in guardia e sentì la gelosia per quella che considerò una rivale. Invece Gianna sembrava contentissima, l'abbracciò subito e si misero a chiacchierare come vecchie amiche. Provarono insieme e Loredana, che conosceva tutte le loro canzoni, si rivelò geniale: c'era tecnica, ma tutto sembrava assolutamente spontaneo, come se il canto venisse fuori d'impeto e potesse essere soltanto così com'era e nulla ci fosse di più perfetto. Quando la sentì a Marius passò tutto, batté le mani entusiasta, <Sei bravissima> disse, <proprio quella che ci voleva, così adesso siamo un terzetto>.
Il capo, che li scrutava, sembrò disorientato. In verità si era aspettato tracotanza, superiorità e anche rifiuto da parte di quei due scemi. Oh, e non capivano nemmeno che Loredana poteva togliergli il successo già raggiunto? Le avrebbe fatto firmare un contratto per cinque anni e così avrebbe avuto il meglio del meglio sul mercato.
Però, però. Il terzetto funzionava, le loro voci si intrecciavano, salivano, scendevano, si inseguivano, si sfioravano, si perdevano e tornavano insieme. Una cosa sorprendente. Alla fine della prima prova erano tutti eccitatissimi.
Si abbracciarono e il capo telefonò al capo dei capi per dirgli la grande novità. Quello, all'inizio, nicchiò un poco perché faceva sempre così e si sa che un capo dei capi deve essere rigido o i vassalli diventano disobbedienti, ci vuole una guida ferma, le decisioni può prenderle chi è in alto. Insomma cedette e il duetto fu promosso terzetto.
<Lo dicevo io che non potevo finire al Papillon> si confidò Loredana con Gianna e Marius, <prima o poi qualcuno mi avrebbe sentita cantare e avrebbe capito. Ma ho sofferto tanto per restare onesta>.
Marius, a lungo, provò vergogna per quella sua segreta, e mai confessata
nemmeno a Gianna, prima reazione di rigetto.

<Guarda> disse la vecchia al figlio sonnecchiante davanti alla televisione, <adesso c'è una ragazza nuova che canta con quei due, come si chiamano?>.
Angela, che da quando era incinta aveva sempre mal di denti e carenza di calcio, disse che la ragazza "secca secca" aveva un sorriso che poteva fare
pubblicità a un dentifricio.
Un acuto di Loredana svegliò definitivamente "il bambino", che strabuzzò
gli occhi: <Ma è bellissima> affermò.
<Adesso ti piacciono queste magre come la morte in vacanza? > ribatté Angela mettendosi in bocca un altro gianduiotto. 
 
                                                         Domenica Luise

 
Fine

 

46 pensieri su “Il caporeparto

  1. è molto triste non essere apprezzati per quel che si fa, soprattutto quando sono i nostri stessi cari a non farlo
    sono casi molto più diffusi di quanto non si pensi
    ciao Mimma, buona domenica, avevo voglia di distrarmi e mi sono fermata a leggere la tua storia: istruttiva

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  2. Maiuscolo racconto di vita che, in sapiente metafora, da leggere a tutto tondo, percorre ciò che capita spesso nel quotidiano nostro vivere, quasi sempre nascosto tra pagine che nessuno sa e nessuno legge…
    Anche per chi appare sconfitto a tutto campo, nelle aspettative di carriera, di incarichi, d'arte ed anche di affetti familiari, giunge il momento della riscossa, del coraggio di afferrare e tracciare nuovi sentieri.:-)

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  3. Buongiorno, amici. Già, queste cose terribili nella vita avvengono più frequentemente di quanto pensiamo. Ho scrittoquesto racconto  per ribadire che, quando il nostro contorno ci isola, madre compresa, in questo caso, e la vita ci bastona di qua, forse troveremo qualcosa di meglio andandocene. Non è una fuga, ma un atto di coraggio necessario. Significa avere fatto tutti i tentativi ed averli trovati vani alla propria realizzazione umana dignitosa. In quanto alle madri (ed anche i padri), hanno spesso preferenze "di pelle" tra i propri stessi figli, i genitori di normale intelligenza o anche di intelligenza mediocre arrivano a capirlo e controllarsi, gli altri no, non dubitano del proprio criterio né del proprio sentire. Ed in genere si preferisce il figlio che più ci somiglia: questo è grave e diventa un atto di egoismo.

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  4. Un racconto triste, ma così vero! Queste situazioni accadono nella realtà: chi è di buon cuore finisce per essere sfruttato; per fortuna il nostro Marius ha preso la sua rivincita! Che si arrangino da soli madre, fratello opportunista, datore di lavoro e l'ochetta nipote del titolare.

    Complimenti, cara Mimma, come sempre quando ti leggo dimentico ogni cosa divertendomi.

    Grazie per questa bella storia.
    un bacione
    annamaria

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  5. Triste realtà che – espressa dalla tua penna – riesce a toccare le corde del cuore. Mi piace, Mimma, come sai spaziare dall'humour alla tenerezza, se scorro indietro anche tuoi scritti del passato. Più ti conosco, più ti sento vicina.
    bacio
    g*

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  6. menomale che lo hai fatto partire!
    non vedevo l'ora che finisse, che si ribellasse, è talmente brutto per un essere umano doversi piegare a simili vicissitudini!
    è certo, così, che non tornerà più sui suoi passi. ecco.

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  7. Buonanotte o buongiorno o quello che è, care ragazze e ragazzi. La vostra presenza è una gioia vera. Ho deciso di farvi una sorpresa, sempre che mi riesca, naturalmente: con la scrittura non si sa mai.
    Marius ha portato a termine quello che io avrei fatto al suo posto: non ci sarebbero stati, a fermarmi, né madre né famiglia né posto di lavoro. È vero, annamaria, che chi ha buon cuore finisce col soccombere a furia di fare la spalla agli inetti. Dobbiamo anche imparare a difenderci dagli approfittatori. A scuola andavo bene nelle materie letterarie e non vi dico cosa accadeva durante il tema, questo fin dalle elementari. La maestra dettava il titolo, io lo leggevo e scrivevo quello che pensavo, dopo cinque minuti incominciava il coro: <Luise, quanto ne hai scritto?> mostravo il quaderno e i compagni strabiliavano per la quantità, ero piccola eppure nella mia mente pensavo che non era il quanto, ma se quello che mi veniva fuori valeva oppure no. Così un giorno, seccata, fino all'ultimo non ho scritto niente, poi non gliela facevo e ho dovuto consegnare fra i ritardatari. Non è capitato mai più: piccola sì, scema no. Al liceo avevamo due ore per il tema in classe, facevo il mio, quello della compagna di banco e ne dettavo un terzo alla ragazza davanti, ma prima facevo il mio e nessuno doveva chiamarmi. Per le versioni di latino e greco lasciavo il foglio libero dal vocabolario, io facevo le versioni, la compagna di banco copiava e si occupava della posta: messaggi sotto banco innumerevoli, alla fine imparai a scrivere due versioni, una per me ed un'altra, lievemente diversa, per tutti gli altri che a me si ispiravano, questo affinché non fosse copia conforme. Agli esami di maturità quasi tutti vennero rimandati in latino e greco, lo credo bene.
    Naturalmente in classe non ero l'unica in grado di scrivere e tradurre, c'era un gruppetto che aiutava gli altri. Non potevamo lasciare i compagni nei guai.
    Gardenia, nel commento hai scritto una cosa che mi ha commossa e dato ulteriore gioia: "più ti conosco, più ti sento vicina".
    Anch'io, uno per uno.
    Già, Cristina: l'ho fatto partire. Nei miei racconti avviene sempre come liberazione. Quando la nostra vita diventa troppo dura tutti sogniamo il cambiamento e talora qualcuno lo fa, solitamente l'imput è un incontro d'amore o di qualcosa che scambiamo per amore dando la stura a innumerevoli guai.
    E con ciò vi auguro una giornata serena, migliore delle più rosee previsioni.

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  8. Io ti leggo sempre volentieri, per me sei l'immagine della maestra alla quale ognuno di noi è legato da sempre. Un attimo fa ho lasciato un commento a Lucy dove ho scritto :
    A me l’idealismo di Mimma fa sempre un bell’effetto ricostituente come quello sciroppo che mi dava la zia da piccolo quando non avevo voglia di mangiare( Grazie Mimma!).
    Grazie Mimma!

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  9. Ciao, cara Mimma.
    Racconto molto bello.
    Ottimi commenti. Barone Rosso… "vola" in alto, e io, se permette, con lui.
    L'importante è che Marius, andandosene via, non continui più – se possibile – ad essere…

    Abele.

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  10. Finalmente, uno che ha il coraggio di guardare in faccia la realtà.
    E di decidere della "sua" vita…alla faccia di tutti!
    Spero che non esistano madri come la sua, fratelli egoisti mi sta bene, ma una madre così… è la matrigna delle favole.

    Un abbraccio

    frantzisca

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  11. Qualcuno, in lettura ora con me al pc, sostiene che Marius è, chi più chi meno, ciascuno di noi e che ci sarà sempre un "dottor" De Meo che, in diverse e inevitabili forme e modi, sarà – magari anche suo malgrado – un pò Caino accanto ad ognuno di noi… e tu caro Abele non potrai sempre fuggire.

    Che sia così?

    A nome suo, Abele (2).

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  12. Mirka, benvenuta ed evviva. È vero, questa storia fa trattenere il fiato. Da un lato, per Marius, è stato anche positivo incontrare tanti personaggi negativi, madre compresa, perché altrimenti non avrebbe trovato il coraggio di andarsene, che non è una fuga, ma una presa di coscienza e una protesta.
    Margueritex, il tuo dissenso mi piace: "dissento sul fatto che tu sia vecchia", oh, quale goduria, tutte le mie rughe si increspano in una risata affascinante.
    Falconier, sono commossa per le tue parole. Ho amato tanto l'insegnamento, ma in realtà sono alla ricerca insieme ad ognuno di voi.  Intendo soltanto dire qualcosa che sento urgere dentro di me, non sono una maestra, ma è dolce che tu l'abbia detto come un piccolo che si affida.
    Abele carissimo, sto pensando di scrivere un seguito. Non credo che Marius commetterà oltre l'errore di una pazienza infinita, anche quella è un limite, io l'ho toccato molto spesso col risultato che i beneficati hanno tirato calci, giungendo a più miti consigli davanti alla fermezza.
    Peggio per loro. Quando si sono accorti che perdevano la mia confidenza hanno cambiato stile.
    Paolam, quando ci vuole ci vuole. Io sono per i tagli netti.
    Frantzisca, se un figlio sa arruffianarsi la madre, questa triste cosa può capitare, qui poi c'è anche sottintesa una buona ignoranza e mancanza della sia pure minima psicologia nell'educare i figli. In quanto ai fratelli egoisti sono comunissimi.
    Abele, l'amico col quale hai letto questo racconto ha ragione: in noi c'è, mescolato, Marius e  de Meo, anche la biondona, la madre ottusa e il fratello gaudente. Poi tocca alla nostra intelligenza trovare l'equilibrio positivo, il più adeguato ad un amore robusto ed adulto.
    Essere Abele non è giusto: facciamo tanto per difendere i diritti degli oppressi e poi ci lasciamo calpestare? E perché mai? A noi è dovuto il rispetto così come lo diamo.

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  13. Scritto benissimo questo racconto.

    Aspetti la fine che ucciderebbe Marius, ma in Marius è incominciata la vera crescita.

    Bellissima la scelta di Marius.
    …e butta via la vecchia sciarpa, simbolo del suo passato da succube.

    Brava!

    Hai saputo dosare tutto con sensibilità.
    La lievità è ben presente.

    Un abbraccio
    Aura

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  14. Ciao carissima, bellissimo monologo indiretto.ma anche introspettivo…
    racconti tutto: il dono, l'estro, arte e poesia di un artista…di una persona ..di coraggio e soprattutto un augurio di fortuna!

    carissima mi è venuto spontameamente di scrivere cos'ì , e la penna ha cominciato a scrivere! spero di aver compreso! . boh!
    bacione!
    Chiaretta

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  15. Buonasera, cari, grazie di essere qui, mi confortate tanto. Oggi giornata di combattimento, avevo ospiti a pranzo e contemporaneamente sono venuti gli operai per sostituire la caldaia. Alla fine avevo quasi perduto l'uso del movimento, ero piena di dolori articolari e crampi, così poco fa mi sono presa un calmante che qualche minima cosa mi fa, forse dormo un po' meglio. Non posso eccedere per via degli anticoagulanti quotidiani. strano che ancora non mi sia rincretinita del tutto, oppure ci ho fatto l'abitudine, alla cretinaggine mia personale, intendo.
    Adesso la caldaia è a posto, gli ospiti sono andati via, il pranzo è riuscito perfino bene. Lo sapete che ho scritto, ieri sera, il seguito di questo racconto? Ah, ah, ah,
    È verissimo, Aura, quella sciarpa rappresentava il laccio di succube.
    Chiaretta, hai capito tutto benissimo, non solo, ma prima di leggere il tuo commento avevo già scritto la seconda parte sove l'augurio di fortuna per Marius diventa realtà. Perché i sogni talora si realizzano e dopo la sofferenza c'è sempre e per tutti una rinascita.
    Barone rosso, non sei fuori tema: la capinera spicca il volo proprio come Marius e si libera della zavorra.
    Domani vi metto la conclusione della storia, un grande abbraccio.

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  16. Bentrovata Mimma, con questo racconto un pò amaro che si riscatta nel finale: bravissimo Marcus. Adoro chi non scende a compromessi. Bellissimo racconto, in linea col tuo modo di pensare ed agire. Bacio di buona giornata

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  17. Un bellissimo racconto in cui, credo, possiamo rispecchiarci un po' tutti., perché penso che a tutti sia capitato almeno una volta di non vedere riconosciuti i propri meriti, di non essere compresi e apprezzati. Sono felice che a Marius sia andata bene, riuscendo a raggiungere il successo e soprattutto a incontrare l'amore, quello che vale più di tutte le vittorie.

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  18. Marius, parte seconda.
    Il tocco delicato, positivo, costruttivo di Mimma, scrittrice e donna che sente e vive sensibilità verso comportamenti giusti, solidali, di umanità.
    L'importante, ed è la mia speranza, e anche la mia maliziosa e fors'anche cattivella ipotesi che vorrai perdonarmi, cara Mimma, che quell'Abele, ora "arrivato" al successo, non si comporti poi – come spesso accade – come un qualsiasi  altro, nuovo "dottor" De Meo ma ricordi sempre di essere (stato) Marius.
    Lo so, questa è un'altra storia…
    Un caro abbraccio.

    Abele.

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  19. riuscire a rompere il giogo della schiavitù, come ha fatto Marius, per poter vivere la propria vita è quasi un dovere… a volte ci incateniamo da soli, erigendo un monumento all'infelicità che inevitabilmente poi si trasmette anche a chi ci vive accanto… quando invece si riesce a trovare la forza dentro di sé, l'oscurità si dirada e tutto si trasforma in luce…
    un saluto affettuoso

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  20. a questo punto, mimma cara, spero che finisca qui, questa esemplare storia,
    c'è altrimenti il rischio paventato da abele…
    dico io, almeno gli diamo una possibilità di vita decente? 
    ce ne sono troppe di queste storie senza speranza di salvezza, nella vita reale,  ovunque ne possiamo conoscere.
    marius, infine, se finalmente si sottrae alla vita che non desiderava, potrà farci sperare nel sua completa realizzazione.

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  21. Mi sa che qui, per sapere come si comporterà Marius una volta raggiunto il successo, ci vuole una terza parte, ah, ah, ah, ci penserò: ma se lui ha incontrato un vero amore, insieme gliela faranno perché ogni amore va difeso. Oggi il giardiniere ha piantato le talee di uva fragola, che piace a tutti noi, ma se io l'abbandono e l'innaffio troppo oppure non l'innaffio per niente, non la mangeremo mai. MAI pensare che un amore, quando c'è, non ha più bisogno di nulla. È un ulteriore messaggio importante da capire. Poi guardate che matrimonio squallido tra Angela e il fratello minore di Marius: lui per interesse e pigrizia, per non faticare all'università, lei perché vuole un marito. Mah. In quanto alla madre ragiona ignorantemente. È la donna comune, che non vede più in là del proprio naso, ma non è cattiva nemmeno lei, il vero cattivo, qui, è il "dott." De Meo. Il disamore è un boomerang, che sempre si rivolta e colpisce chi l'ha lanciato.
    Grazie a tutti voi, a Rossella, che credo abbia letto soltanto la prima parte, ad happysummer: è vero, tutti siamo stati, talora, incompresi ed anche umiliati, ma quanto siamo cresciuti in quei momenti difficili. Adesso sappiamo, quindi, anche la compassione per i tentativi degli altri, usciamo dall'egocentrismo ed incominciamo ad amare. Abele, ho visto una persona, dopo avere patito in gioventù, incattivire, e non poco, una volta raggiunto il benessere. Eppure non era così cattiva come si manifestava, soltanto viveva, ormai, in fase di rivalsa. Un'altra mia amica o conoscente o quello che è mi faceva una testa così perché non trovava marito, alla fine c'è riuscita anche lei e da subito è cambiata, mi dà l'impressione che, essendo io nubile, mi consideri inferiore.
    Permettetemi una risata: ah, ah, ah. Ah.Vorrebbe sempre suggerirmi cosa fare o non fare. Non è affatto cattiva neanche lei, anzi è una gran bella e brava signora.
    Con me ha anche tentato di fare la nervosa, giungendo tuttavia a più miti consigli rapidamente, visto come mi sono allontanata e di quale freddezza sono stata capace.
    Beauvoir 60, benvenuta. Le tue considerazioni sono interessanti e vere, sì, ci incateniamo da soli. È un grave errore ripetuto anche da persone giovani e intelligenti, alle quali basta una  delusione per crollare facendosi il vuoto dentro e intorno. Invece dobbiamo essere dei lottatori, buttare via le carabattole (sciarpa e telefonino) per passare da vita nuova in vita nuova.
    Anche a settant'anni ed oltre. Fino all'ultimo respiro, dopo soltanto non servirà più.
    Cristina, adesso mi immagino come sarà la vita quotidiana di Marius nelle situazioni spicciole… ho voglia di continuare il racconto. Ecco.
    Buon pranzo a tutti, che mi dite, siete ingrassati nelle feste? Ah, ah, ah.

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  22. #26
    Stimata, gentile e cara Cristina, ciao.
    L' esperienza insegna che coloro che riescono ad emeregere, a realizzarsi, ad uscire da una condizione che impone lacci e lacciuoli, quasi sempre dimenticano la loro origine e/o partenza e si sentono omologati, allineati e coperti alla nuova appagante realtà, comportandosi, ahimè, "pari pari" se non peggio di coloro che, già "dottor" De Meo, non accettavano, disprezzavano, rifiutavano.
    Sicuramente Marius ora, con la sua fortuna, cercata e trovata, riesce a volare alto, come aquila maestosa, rimanendo, dentro, lo stesso "essere" di sempre.
    O no, Mimma?

    Un cordiale saluto.

    Abele (ancora lui!)

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  23. Questo è uno di quei salmi che finiscono in gloria, menomale che uno su mille ce la fa…come dice il Gianni nazionale…

    Ciao Mimma, buonagiornata e un bacio.

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  24. Buonasera, baldi giovani. Già: il ragionamento è giusto, soltanto una persona veramente matura riesce a gestire il proprio successo, specialmente se inaspettato oppure immeritato (non è questo il caso). Altrimenti non si spiegherebbe la fine abbastanza misera che hanno fatto molti vincitori di grandi lotterie, totocalcio e simili, posti dall'oggi al domani alle prese con somme ingenti. All'essere umano ciò che è "troppo" riesce difficile da contenere. Molte giovani attrici finiscono rapidamente drogate, prese in un ingranaggio che le stritola. Adesso Marius ha un'ulteriore sfida: dominare il successo. Parte bene perché si è innamorato riamato, evento più unico che raro. Vedremo. Grazie, Abele, per i tuoi interventi  sempre graditi, Francesca, io penso che la percentuale di coloro che "gliela fanno" in questo campo sia ancora più ridotta, uno su mille mi sembra troppo.

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  25. Sono proprio contenta Mimma cara, che in questo piccolo ritaglio di tempo, sia riuscita a leggere il finale di questo bellissimo racconto, che dice oltre il dire. Sei eccezionale, te lo ripeto. un bacio, tesoro. Devo  prepararmi per andare al lavoro, tempus fugit….

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  26. Nooooo…le labbra tumide non dovevi ritoccargliele( a me piacciono… o erano gommoncini?). Insomma "uno su mille ce la fa", in barba alla gentucola senza spirito. Come sempre ci delizi con i tuoi lieto fine, spandendo in giro polveri di speranza.

    ciao

    franca

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  27. Mia Dolù,
    sono passata per un saluto … ora non ho tempo di leggerti … ma domani troverò il tempo.
    Attendo le ricette dei biscotti di tua nipote.
    Baciotti
    Cristiana

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  28. Ohhhh…mi è uscita una terza puntata, ecco, buona lettura, vivete felici e, se potete, dormite un pochino più di me. Ultime novità: mi sono beccata il raffreddore per stare dietro al giardiniere, uffa, per quanto riguarda i biscotti della nipotina ve li pubblico nel prossimo post, il burro è sostituito con la ricotta e sono buonissimi, ciao, mi faccio lo scaldino elettrico morbido, ultimo ritrovato della scienza e della tecnica, e corro di nuovo a letto nel tentativo di rilassarmi un po'.  Non mi dispiace scrivere e leggere di notte, il problema è che poi mi addormento di giorno. Mah.

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  29. Cara Mimma, non sapevo avessi inserito una seconda e terza puntata, mi spiace non essere passata prima. Lo svolgersi delle vicende rispecchiano varie vicissitudini familiari e tu con la tua scrittura accattivante e ironica hai dato smalto alla quotidianità che affligge chi non sa prendere una posizione e chi finisce per adagiarsi nel menage matrimoniale. Marius ha trovato la sua dimensione e Angela si è dovuta accontentare, come è giusto che sia quando la mediocrità tenta di infliggere inganni.

    Bravissima!

    buon fine settimana
    bacioni
    annamaria

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  30. Mia cara Dolù,
    prima di tutto spero tu stia decisamente meglio … poi devo dirti che questa storia mi è piaciuta molto. Hai un modo di scrivere semplice e scorrevole che invita il lettore a leggerti tutto d'un fiato.
    Alla fine la bontà d'animo viene ricompensata … Marius vivrà con l'amore della sua vita !!!
    Ti abbraccio
    Cristiana

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  31. Io mi diverto un sacco con te Mimma. 
    Hai sempre quella carica positiva che tira sù.
    Mi sta venendo in mente quella storia dell'angelo in paradiso con te e e Cristina scritta tempo fa, se  me l'avessi raccontata durante un pranzo o una cena sarei potuto morire soffocato. Anzi adesso vado subito a rileggermela. Un abbraccione  dal falconiere

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  32. Mi sono divertita ancora tanto, cara Mimma, grazie.
    Hai dato vita a una situazione realistica, ma l'hai corredata della creatività che ti appartiene e metti sempre  con tanta attenzione ai particolari.
    buona serata e buona "domenica"…

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  33. Eccomi qui, carissimi amici, il raffreddore incalza spietatamente e sto andando a mettermi a letto al caldo: che rabbia, con queste belle giornate.
    Vi ringrazio per le vostre parole, sono contenta di darvi un po' di serenità , volevo farvi notare come la coppia Marius-Gianna si apra agli altri con l'accoglienza piena della nuova cantante: nell'amore coniugale dapprima c'è il "noi due e nessun altro", il passo successivo è la comunità umana nella quale viviamo. L'amicizia viene generata dall'amore: bello.

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  34. Mimma che bello leggere di questi buoni sentimenti, accoglienti verso l'altro, fa davvero bene al cuore. Non stanchiamoci mai di pensare che è così che può essere…
    Molto bello ! Grazie Mimma, bacii
    Auguri per il raffreddore, kiss

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  35. Già è dura trovare un accordo di progetto di vita in due, in tre la faccenda si complica. Però i tuoi coprotagonisti sono spiritualmente evoluti e ce la stanno facendo alla grande. Certo che potresti continuarla ancora, viste le innumerevoli possibilità di sviluppo che fa presagire. Io mi sto divertendo a leggerti.

    ciao

    franca

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  36. Benvenute, signore, benvenuti a tutti. È vero, Paola, le cose possono andare davvero così: superando i propri rifiuti, specialmente se "a pelle" e non giustificati, ammettendo il valore dell'altro (cosa non facile a chi è oppure si sente inferiore) e collaborando (cantare insieme: ognuno ci mette le note che può e il suo meglio).
    Però mi dispiace per come sono finiti male il fratello e la madre di Marius e Angela, che tuttavia almeno è incinta. Tutti e tre affogati nella più ottusa mediocrità, slittano l'uno accanto all'altro senza incontrarsi.
    Il signor De Meo meriterebbe un castigo severo: ci penserà la vita a presentargli il conto.
    Sì, Franca, è vero, si potrebbe continuare, ma ormai lasciamoli liberi: abbiamo già scrutato abbastanza nella loro vicenda così simile alla nostra.
    Ci rimane soltanto di incominciare sempre noi ad accogliere gli altri,  valorizzandoli sinceramente quando lo meritano e senza ferirli a nostra volta nemmeno provocati. Lo so che è duro, ma necessario o rimarremo sempre ai più bassi livelli umani e poetici.
    Una buona notizia: il raffreddore va meglio e anche la condizione generale di abbattimento, il giorno peggiore è stato ieri.
    Oggi pomeriggio ho fatto i biscottini alla ricotta e ne ho salito una porzione sopra a mia sorella, la nipote e il cognato, ho trovato le due ragazze (lui è a Messina) col piatto per me pronto: avevano fatto i biscottini alla ricotta e me li stavano scendendo.
    Non è bellissimo?

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